DOMAINE KOJI ET JAE HWA

MARSANNAY BLANC BIO "LE DÉSERT" 2023 - DOMAINE KOJI ET JAE HWA

Prix régulier €260,00 Prix de solde€320,00vous économisez €60,00

Abbinamenti, La ricchezza e la tensione minerale del Marsannay Blanc Le Désert 2023 lo rendono uno Chardonnay particolarmente gastronomico, capace di accompagnare preparazioni raffinate e strutturate. È magnifico con capesante scottate, astice, aragosta, gamberi alla griglia e pesci nobili come rombo e sogliola, soprattutto quando accompagnati da salse delicate al burro o preparazioni leggermente cremose. La componente agrumata e la freschezza permettono di bilanciare la ricchezza dei crostacei, mentre le sfumature di nocciola e tostatura trovano grande sintonia con funghi, risotti e carni bianche. Particolarmente interessante l'abbinamento con pollo di Bresse alla crema, faraona arrosto, animelle e preparazioni a base di tartufo bianco, dove la profondità del vino riesce a sostenere l'intensità del piatto senza sovrastarla. Ottimo anche con Comté stagionato, formaggi a crosta fiorita e caprini affinati.
Alcol, 13,5%
Annata, 2023
Denominazione, Marsannay AOP
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Borgogna (Francia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Chardonnay 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Marsannay Blanc Le Désert 2023 è una delle interpretazioni più affascinanti dello Chardonnay della Côte de Nuits, un bianco che unisce la sensibilità borgognona alla precisione e alla ricerca stilistica di Koji Nakada e Jae Hwa Park. Nato da una piccolissima parcella di Marsannay, nella parte settentrionale della Côte de Nuits, rappresenta un'espressione particolarmente ricca e profonda di questo territorio, spesso conosciuto soprattutto per i suoi Pinot Noir. Nel calice si presenta con un giallo paglierino luminoso, attraversato da delicati riflessi dorati. Il profilo aromatico è complesso e progressivo: scorza di limone, cedro e frutta a polpa bianca incontrano sfumature di miele, nocciola tostata e fiori delicati, accompagnate da richiami di biscotto, cereali e una sottile componente affumicata. Con l'ossigenazione emergono sensazioni più minerali, erbe aromatiche e leggere note di zenzero, mentre l'affinamento contribuisce ad ampliare il quadro senza cancellare la precisione del frutto. Al palato è ricco, avvolgente e materico, ma sostenuto da una freschezza incisiva che mantiene il sorso perfettamente dinamico. La consistenza è cremosa, attraversata da una marcata tensione minerale che richiama la natura calcarea del vigneto. Il finale è lungo, sapido e raffinato, con ritorni agrumati, nocciola e pietra bagnata. Un grande Chardonnay di Borgogna, capace di combinare generosità e rigore, mostrando già alla sua prima annata una personalità sorprendentemente definita.

CURIOSITÁ: 

Le Désert 2023 è prodotto da 100% Chardonnay biologico proveniente da una minuscola parcella di circa 0,47 ettari situata a Marsannay, nella Côte de Nuits, all'interno dell'area di Les Champs Perdrix. Il vigneto è stato acquistato nel 2017 da Koji Nakada, che ha scelto di dedicarlo allo Chardonnay proprio per la particolare ricchezza di calcare presente nel terreno. Le viti sono ancora molto giovani e il 2023 rappresenta la prima vendemmia di questa etichetta, rendendola particolarmente interessante anche per il futuro del progetto. La conduzione è biologica certificata e le rese sono estremamente contenute, intorno ai 25 ettolitri per ettaro. Dopo la raccolta, le uve vengono lavorate a grappolo intero, senza diraspatura, e la fermentazione avviene spontaneamente grazie ai lieviti indigeni. Particolarmente originale è la scelta dei recipienti: il 20% del vino fermenta e matura in anfore di arenaria da 250 litri, mentre il restante 80% viene suddiviso equamente tra barrique nuove e barrique di un precedente utilizzo, realizzate dalla tonnellerie Chassin. L'affinamento complessivo dura circa 16 mesi e il vino viene successivamente imbottigliato senza filtrazione. Dietro questa bottiglia si trova inoltre una storia personale affascinante: Koji Nakada, vignaiolo giapponese trasferitosi in Borgogna, è conosciuto per aver fondato Lou Dumont nel 2000 insieme alla moglie coreana Jae Hwa Park. Il progetto è diventato celebre anche grazie all'incontro con Henri Jayer, figura leggendaria della viticoltura borgognona, che incoraggiò Koji a sviluppare una propria identità anziché limitarsi a imitare i grandi produttori francesi. Nel tempo la coppia ha affiancato all'attività di négoce una produzione da vigneti di proprietà, coltivati con particolare attenzione alla biodiversità e alla vitalità dei suoli. Le Désert rappresenta proprio questa nuova fase: un vino di singola parcella, prodotto in quantità estremamente limitate e destinato a raccontare con sempre maggiore precisione il carattere del suo piccolo vigneto.

Domaine Koji Et Jae Hwa

Domaine Koji et Jae Hwa è una delle realtà più affascinanti e ricercate della Borgogna contemporanea, nata dall’incontro tra due culture apparentemente lontane dalla tradizione vitivinicola francese: quella giapponese di Koji Nakada e quella coreana della moglie Jae Hwa Park. La loro storia comincia nel 1996, quando Koji lascia il Giappone per trasferirsi in Francia e studiare enologia a Beaune. Prima di iniziare la formazione deve però imparare il francese e si stabilisce a Digione, dove incontra Jae Hwa, insegnante di lingua francese di origine coreana. Da quell’incontro nasce un legame personale destinato a trasformarsi anche in un progetto professionale. Koji approfondisce la propria conoscenza del vino attraverso esperienze in Borgogna, Bordeaux, Alsazia e Champagne, maturando una sensibilità che unisce il rigore tecnico francese alla precisione e all’attenzione per i dettagli tipiche della cultura giapponese. Nel 2000 la coppia fonda a Gevrey-Chambertin Maison Lou Dumont, una piccola attività di négoce destinata a conquistare progressivamente un posto importante tra gli appassionati di Borgogna. Il nome richiama Lou, la loro figlioccia, e il termine francese mont, omaggio alle montagne dei rispettivi paesi d’origine. Sulle etichette compare un ideogramma giapponese che richiama l’armonia tra cielo, terra e uomo, principio che sintetizza perfettamente la filosofia produttiva di Koji: il grande vino nasce dall’equilibrio tra natura, territorio e intervento umano. Dopo oltre dieci anni dedicati alla selezione e alla vinificazione di uve provenienti da differenti denominazioni borgognone, nel 2012 Koji e Jae Hwa realizzano il desiderio di diventare proprietari delle vigne, acquistando i primi appezzamenti a Prémeaux-Prissey e nel Clos La Brunelle. Nasce così Domaine Koji et Jae Hwa, progetto distinto dall’attività di négoce Lou Dumont e interamente dedicato alla valorizzazione dei vigneti di proprietà. Nel 2016 il patrimonio viene ampliato attraverso nuove acquisizioni a Marsannay, nelle Hautes-Côtes de Nuits e a Gevrey-Chambertin, arrivando progressivamente a circa sei ettari. La cantina si trova a Gevrey-Chambertin, negli edifici storicamente utilizzati dalla famiglia Fourrier, e rappresenta il centro di una produzione estremamente limitata, costruita intorno a parcelle selezionate per età delle viti e qualità del terroir. Uno degli elementi più importanti del domaine è proprio l’età del patrimonio viticolo: numerose vigne di Pinot Noir superano i cinquant’anni, alcune raggiungono o oltrepassano il secolo di vita e una parte delle piante più antiche risale addirittura al 1908. Accanto al Pinot Noir vengono coltivati Chardonnay e Aligoté, quest’ultimo presente anche attraverso una parcella centenaria. I terreni sono quelli caratteristici della Côte de Nuits, con differenti combinazioni di calcare, marne e argille che cambiano sensibilmente secondo altitudine, esposizione e posizione del vigneto. A Gevrey-Chambertin il Pinot Noir può esprimere maggiore profondità e struttura, mentre Marsannay e le Hautes-Côtes de Nuits offrono interpretazioni generalmente più tese, fresche e delicate. Koji ha scelto di valorizzare queste differenze attraverso una viticoltura estremamente rispettosa dell’ambiente, ottenendo nel 2016 la certificazione biologica Ecocert e introducendo progressivamente pratiche biodinamiche. I vigneti vengono lavorati senza erbicidi di sintesi, utilizzando preparati vegetali, tisane e interventi destinati a favorire la vitalità dei suoli. La vendemmia è manuale e la selezione delle uve particolarmente rigorosa, con una preferenza per rese contenute e maturazioni capaci di conservare freschezza e precisione aromatica. In cantina l’approccio è altrettanto personale e si distingue per una ricerca quasi assoluta della purezza del frutto. Le fermentazioni vengono affidate ai lieviti indigeni e, per numerose cuvée di Pinot Noir, Koji utilizza una percentuale importante di grappoli interi, tecnica che contribuisce a costruire vini dalla struttura delicata, con tannini sottili e una componente aromatica particolarmente complessa. Le estrazioni vengono condotte con grande moderazione, privilegiando infusioni delicate e pressature leggere anziché rimontaggi aggressivi. La solforosa viene evitata durante gran parte della vinificazione e utilizzata soltanto quando strettamente necessario, spesso in quantità minime prima dell’imbottigliamento. Anche la scelta dei contenitori è diventata uno degli aspetti più interessanti della ricerca contemporanea del domaine. Accanto alle tradizionali pièces borgognone, generalmente utilizzate senza ricercare un’impronta marcata del legno nuovo, Koji ha introdotto recipienti ceramici Clayver, capaci di accompagnare l’evoluzione del vino senza apportare aromi di rovere. In alcune cuvée l’affinamento viene suddiviso tra ceramica e legno, permettendo di modulare il rapporto tra ossigenazione, struttura e integrità del frutto. La gamma riflette questa filosofia attraverso vini prodotti in quantità estremamente limitate. Il Bourgogne Pinot Noir Vieilles Vignes rappresenta una delle etichette più emblematiche e nasce da vecchie vigne selezionate, mostrando quanto un'appellazione regionale possa raggiungere profondità e complessità quando viene interpretata attraverso piante molto anziane e vinificazioni particolarmente attente. Il Marsannay En Leautier approfondisce il carattere di una singola provenienza, mentre il Gevrey-Chambertin Village esprime il volto più classico e strutturato della Côte de Nuits. La Violette, nelle Hautes-Côtes de Nuits, costituisce un'altra interpretazione particolarmente ricercata del Pinot Noir, caratterizzata da una produzione minuscola e da un affinamento che può combinare contenitori ceramici e rovere. Sul versante dei bianchi, Bourgogne Blanc Dijon, Marsannay Le Désert Blanc e le altre selezioni di Chardonnay mostrano una ricerca orientata verso freschezza, tensione e precisione, mentre l’Aligoté proveniente da vecchie vigne rappresenta un ulteriore elemento di valorizzazione della biodiversità borgognona. Negli ultimi anni Koji e Jae Hwa hanno inoltre ampliato i propri interessi verso la Champagne, sviluppando piccole produzioni nella Côte des Bar e applicando anche alla spumantizzazione la stessa attenzione riservata alle singole vigne. Domaine Koji et Jae Hwa rappresenta quindi un caso particolare nel panorama della Borgogna: una proprietà nata nel 2012 dall’esperienza di due persone arrivate in Francia da Giappone e Corea del Sud, cresciuta senza perdere la propria dimensione artigianale e diventata progressivamente un nome ricercato dagli appassionati internazionali. Il patrimonio di circa sei ettari, le vecchie vigne talvolta centenarie, la certificazione biologica, le fermentazioni spontanee, l’utilizzo dei grappoli interi, le estrazioni delicate e la sperimentazione tra legno e ceramica costituiscono gli strumenti di una filosofia estremamente riconoscibile. Koji non cerca Pinot Noir concentrati o costruiti sulla potenza, ma vini trasparenti, fragranti, profondi e capaci di lasciare emergere il carattere delle singole parcelle. È proprio questa combinazione tra precisione giapponese, sensibilità artigianale e rispetto della tradizione borgognona a definire il domaine: una delle interpretazioni più personali della Côte de Nuits contemporanea, nella quale il lavoro dell’uomo cerca soprattutto di accompagnare, senza sovrastarlo, l’equilibrio tra cielo, terra e vite.