FATTORIA SAN LORENZO

MARCHE BIANCO IGT "CAMPO DELLE OCHE" 2022 MAGNUM - FATTORIA SAN LORENZO

Prix régulier €44,50 Prix de solde€50,00vous économisez €5,50

Abbinamenti, Perfetto con piatti di pesce anche importanti
Alcol, 15%
Annata, 2022
Denominazione, Marche Bianco IGT
Filosofia, Tradizionale
Formato, 1.5 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Marche (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Verdicchio 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Verdicchio "Campo delle Oche" è di color giallo paglierino carico con riflessi dorati. Al naso si rincorrono sfumature di spezie, erbe e fieno. Pregevole complessità di note di frutta matura, acacia, mandorla, camomilla, con sentori di miele e zafferano. Importante il grado alcolico al palato a sorreggere un sorso caldo, marino e sapido, opulento, dal frutto ben avvertibile e dal grande potenziale, di notevole persistenza e dai ritorni speziati e ammandorlati. Pervasivo e di pregio rustico! 

CURIOSITÁ:

Il "Campo delle Oche" di Fattoria San Lorenzo è una scelta sicura e autentica se si vuole un pregevolissimo vino bianco, tra i migliori di questa denominazione. Un porto sicuro per chi vuole allegria, come quella del suo vignaiolo, Natalino Crognaletti. Questo vino è nato come “riserva”, poi volutamente declassato da parte della cantina come “superiore”. Questo bianco proviene sempre dal vigneto “Le Oche”, a Montecarotto. Le uve vengono selezionate in maniera mirata, uno o due per pianta massimo, e vengono destinate alla successiva fase di vinificazione. L’esposizione del vigneto è Sud-Ovest  e il terreno è di tipo sabbioso e argilloso, ad un’altitudine di 380 metri. La coltivazione biodinamica e biologica non è una scelta del momento, ma è semplicemente fare bene e fare il bene per l’ambiente e la vite stessa. Natura e attesa. Rispetto dei ritmi naturali in vigna e minimo intervento in cantina. Fare il vino come una volta. La fermentazione avviene solo mediante l’utilizzo di lieviti indigeni in acciaio, con una macerazione sulle bucce per 20 giorni. Fermentazione malolattica svolta. Il periodo di affinamento è diviso in tre momenti: 2 mesi in cemento, 36 mesi in acciaio sui lieviti, poi 6 mesi in bottiglia.

Fattoria San Lorenzo

Fattoria San Lorenzo è una delle realtà più rappresentative del Verdicchio contemporaneo e nasce a Montecarotto, nel cuore dei Castelli di Jesi, dalla storia agricola della famiglia Crognaletti. L’identità moderna della cantina prende forma nel 1995 con Natalino Crognaletti, terza generazione di una famiglia che aveva già costruito un rapporto profondo con vite e vino: il nonno Enrico era vignaiolo, vinificatore e bottaio, mentre il padre Gino era un esperto potatore e si dedicò a un importante lavoro di selezione delle piante di Verdicchio, patrimonio che Natalino avrebbe successivamente valorizzato nei propri vigneti.  Oggi Fattoria San Lorenzo lavora circa 24 ettari vitati e produce nell’ordine delle 80.000 bottiglie, con vigneti concentrati nell’area di Montecarotto e nelle colline circostanti, in un paesaggio caratterizzato da terreni prevalentemente argilloso-calcarei e dalla significativa influenza climatica dell’Adriatico. Il Verdicchio è il centro assoluto del progetto e viene interpretato non come un bianco da consumare necessariamente giovane, ma come una varietà capace di struttura, profondità e soprattutto di lunghissime evoluzioni. Il lavoro agricolo segue principi biologici e pratiche di ispirazione biodinamica, evitando la chimica di sintesi e privilegiando un rapporto diretto con la fertilità naturale del terreno; questa impostazione prosegue in cantina attraverso fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, interventi ridotti, aggiunte molto contenute di solforosa e lunghi affinamenti sulle fecce. Cemento, acciaio e vecchie botti vengono utilizzati come strumenti di affinamento senza ricercare un'impronta aromatica del contenitore, lasciando invece che siano vitigno, annata e tempo a determinare il carattere finale del vino. È proprio il tempo uno dei concetti fondamentali per comprendere Natalino Crognaletti: i suoi Verdicchio vengono spesso lasciati maturare a lungo prima dell’imbottigliamento e possiedono una capacità evolutiva che ha contribuito a modificare la percezione stessa della varietà. La gamma costruisce una sorta di progressione attraverso differenti interpretazioni del Verdicchio. Il Bianco di Gino è dedicato al padre e rappresenta l’espressione più immediata e quotidiana della filosofia aziendale; Le Oche nasce dalla Vigna delle Oche a Montecarotto e affronta un lungo affinamento sulle proprie fecce, mostrando maggiore struttura e profondità; Campo delle Oche porta ulteriormente avanti questa ricerca attraverso selezione, concentrazione e lunghi tempi di maturazione, mentre Il San Lorenzo rappresenta una delle interpretazioni più rare e ambiziose della cantina, prodotta nelle annate considerate particolarmente adatte a un'evoluzione prolungata. Accanto ai bianchi, Natalino lavora anche varietà rosse come Montepulciano, Sangiovese e Syrah, dando origine a vini come Rosso di Gino, Artù e Solleone, nei quali la stessa filosofia viene applicata attraverso fermentazioni spontanee, macerazioni importanti e affinamenti capaci di accompagnare la naturale struttura delle uve. Fattoria San Lorenzo rimane però indissolubilmente legata al Verdicchio e alla Vigna delle Oche, diventata nel tempo quasi un simbolo della proprietà. Dietro questi vini esiste una continuità familiare estremamente concreta: Enrico costruiva le botti, Gino selezionava e potava le migliori piante e Natalino ha raccolto entrambe le esperienze trasformandole in una propria visione del vino. Non si tratta di una ricerca della naturalità fine a se stessa, ma della volontà di ridurre progressivamente la distanza tra vigneto e bottiglia, lasciando che fermentazioni spontanee, lunghe soste sulle fecce e affinamenti pazienti restituiscano il carattere dell’annata e delle colline di Montecarotto. È proprio questa combinazione tra cultura contadina, vecchie selezioni di Verdicchio e una vinificazione volutamente poco interventista ad aver reso Fattoria San Lorenzo una delle firme più riconoscibili dei Castelli di Jesi: vini energici, profondi e spesso sorprendentemente longevi, attraverso i quali Natalino Crognaletti continua il lavoro iniziato dalle generazioni precedenti senza trasformarlo in nostalgia, ma utilizzandolo come base per una delle interpretazioni più personali del Verdicchio marchigiano.