FATTORIA SAN LORENZO

MARCHE BIANCO IGT ELEVATO 6 MESI SUI PROPRI LIEVITI "DI GINO" 2025 - FATTORIA SAN LORENZO

Prix régulier €10,90 Prix de solde€12,00vous économisez €1,10

Abbinamenti, La freschezza, la sapidità e la consistenza acquisita durante i sei mesi sui lieviti rendono il Di Gino 2025 un bianco molto più gastronomico di quanto la sua immediatezza possa far pensare. È perfetto con antipasti di mare, alici, cozze, vongole, crostacei e pesce alla griglia, mentre l’acidità e la componente salina funzionano magnificamente con fritto misto di paranza e altre preparazioni fritte. Ottimo anche con risotti di mare, paste alle verdure, formaggi freschi e piatti vegetariani, possiede sufficiente struttura per accompagnare pesci più importanti senza perdere equilibrio. Interessante anche con una semplice pizza Margherita, dove freschezza e sapidità riescono a confrontarsi molto bene con pomodoro e mozzarella.
Alcol, 13,5%
Annata, 2025
Denominazione, Marche Bianco IGT
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Marche (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Verdicchio 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Di Gino 2025 è la porta d’ingresso al mondo di Fattoria San Lorenzo e al modo estremamente personale con cui Natalino Crognaletti interpreta il Verdicchio sulle colline di Montecarotto. Un bianco apparentemente semplice, costruito però con la stessa filosofia artigianale delle etichette più importanti della cantina e capace di coniugare immediatezza, materia e una spiccata impronta territoriale. Nel calice si presenta con un giallo paglierino luminoso. Il naso è fresco e nitido, con pera, mela, agrumi e fiori di acacia che si intrecciano a sfumature di erbe di campo e a una sottile sensazione minerale. La lunga permanenza sui propri lieviti aggiunge progressivamente maggiore profondità e una delicata rotondità, senza compromettere la fragranza del frutto. In bocca è succoso, equilibrato e dinamico, sostenuto da una bella acidità e soprattutto da una vena sapida che accompagna tutto il sorso. La consistenza è superiore a quella che ci si potrebbe aspettare da un bianco così immediato, mentre il finale torna sugli agrumi, sulle erbe e su una piacevole sensazione salina. È proprio questa combinazione tra semplicità di approccio e sostanza a rendere Di Gino uno dei vini più riconoscibili di Fattoria San Lorenzo: un bianco estremamente scorrevole, ma tutt’altro che banale.

CURIOSITÁ:

Il Di Gino 2025 nasce da 100% Verdicchio coltivato nei vigneti di Fattoria San Lorenzo a Montecarotto, nel cuore delle Marche e a circa 30 chilometri dal Mare Adriatico. Le vigne hanno mediamente una ventina d’anni e affondano le radici in terreni prevalentemente calcareo-argillosi, all’interno di un’azienda condotta secondo principi biologici e biodinamici. Natalino Crognaletti porta avanti un’agricoltura fortemente legata alla biodiversità, nella quale anche animali come oche e conigli vengono utilizzati per contribuire alla gestione naturale delle erbe tra i filari. La prima annata di Di Gino risale al 1997 e il vino è diventato nel tempo una delle etichette più rappresentative della cantina. Le uve vengono raccolte manualmente generalmente nella seconda metà di settembre e sottoposte a pressatura soffice; la fermentazione parte spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e si protrae per circa 30 giorni. Uno degli elementi fondamentali della lavorazione è l’utilizzo del cemento: il vino fermenta e successivamente rimane per circa 6 mesi sui propri lieviti di fermentazione, acquistando maggiore consistenza e complessità senza ricorrere al legno. L’approccio di Crognaletti esclude chiarifiche e interventi enologici invasivi, limitando al minimo gli additivi e cercando di lasciare al vino la massima libertà espressiva. Curiosamente, pur essendo ottenuto interamente da Verdicchio e provenendo dal cuore del suo territorio storico, Di Gino viene commercializzato come Marche Bianco IGT: una scelta coerente con la volontà di Fattoria San Lorenzo di lavorare con maggiore libertà rispetto ai vincoli della denominazione.

Fattoria San Lorenzo

Fattoria San Lorenzo è una delle realtà più rappresentative del Verdicchio contemporaneo e nasce a Montecarotto, nel cuore dei Castelli di Jesi, dalla storia agricola della famiglia Crognaletti. L’identità moderna della cantina prende forma nel 1995 con Natalino Crognaletti, terza generazione di una famiglia che aveva già costruito un rapporto profondo con vite e vino: il nonno Enrico era vignaiolo, vinificatore e bottaio, mentre il padre Gino era un esperto potatore e si dedicò a un importante lavoro di selezione delle piante di Verdicchio, patrimonio che Natalino avrebbe successivamente valorizzato nei propri vigneti.  Oggi Fattoria San Lorenzo lavora circa 24 ettari vitati e produce nell’ordine delle 80.000 bottiglie, con vigneti concentrati nell’area di Montecarotto e nelle colline circostanti, in un paesaggio caratterizzato da terreni prevalentemente argilloso-calcarei e dalla significativa influenza climatica dell’Adriatico. Il Verdicchio è il centro assoluto del progetto e viene interpretato non come un bianco da consumare necessariamente giovane, ma come una varietà capace di struttura, profondità e soprattutto di lunghissime evoluzioni. Il lavoro agricolo segue principi biologici e pratiche di ispirazione biodinamica, evitando la chimica di sintesi e privilegiando un rapporto diretto con la fertilità naturale del terreno; questa impostazione prosegue in cantina attraverso fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, interventi ridotti, aggiunte molto contenute di solforosa e lunghi affinamenti sulle fecce. Cemento, acciaio e vecchie botti vengono utilizzati come strumenti di affinamento senza ricercare un'impronta aromatica del contenitore, lasciando invece che siano vitigno, annata e tempo a determinare il carattere finale del vino. È proprio il tempo uno dei concetti fondamentali per comprendere Natalino Crognaletti: i suoi Verdicchio vengono spesso lasciati maturare a lungo prima dell’imbottigliamento e possiedono una capacità evolutiva che ha contribuito a modificare la percezione stessa della varietà. La gamma costruisce una sorta di progressione attraverso differenti interpretazioni del Verdicchio. Il Bianco di Gino è dedicato al padre e rappresenta l’espressione più immediata e quotidiana della filosofia aziendale; Le Oche nasce dalla Vigna delle Oche a Montecarotto e affronta un lungo affinamento sulle proprie fecce, mostrando maggiore struttura e profondità; Campo delle Oche porta ulteriormente avanti questa ricerca attraverso selezione, concentrazione e lunghi tempi di maturazione, mentre Il San Lorenzo rappresenta una delle interpretazioni più rare e ambiziose della cantina, prodotta nelle annate considerate particolarmente adatte a un'evoluzione prolungata. Accanto ai bianchi, Natalino lavora anche varietà rosse come Montepulciano, Sangiovese e Syrah, dando origine a vini come Rosso di Gino, Artù e Solleone, nei quali la stessa filosofia viene applicata attraverso fermentazioni spontanee, macerazioni importanti e affinamenti capaci di accompagnare la naturale struttura delle uve. Fattoria San Lorenzo rimane però indissolubilmente legata al Verdicchio e alla Vigna delle Oche, diventata nel tempo quasi un simbolo della proprietà. Dietro questi vini esiste una continuità familiare estremamente concreta: Enrico costruiva le botti, Gino selezionava e potava le migliori piante e Natalino ha raccolto entrambe le esperienze trasformandole in una propria visione del vino. Non si tratta di una ricerca della naturalità fine a se stessa, ma della volontà di ridurre progressivamente la distanza tra vigneto e bottiglia, lasciando che fermentazioni spontanee, lunghe soste sulle fecce e affinamenti pazienti restituiscano il carattere dell’annata e delle colline di Montecarotto. È proprio questa combinazione tra cultura contadina, vecchie selezioni di Verdicchio e una vinificazione volutamente poco interventista ad aver reso Fattoria San Lorenzo una delle firme più riconoscibili dei Castelli di Jesi: vini energici, profondi e spesso sorprendentemente longevi, attraverso i quali Natalino Crognaletti continua il lavoro iniziato dalle generazioni precedenti senza trasformarlo in nostalgia, ma utilizzandolo come base per una delle interpretazioni più personali del Verdicchio marchigiano.