ETNA RED DOC "GOCCE DI LAVA" 2018 - CONTES SICILIENNES
Abbinamenti, Il Rosato 2025 di IDDA è un vino dalla notevole versatilità gastronomica, particolarmente indicato per accompagnare preparazioni mediterranee nelle quali freschezza, sapidità e delicatezza aromatica possano trovare un equilibrio naturale. Lo consigliamo con tartare di gambero rosso, carpaccio di ricciola, crudi di pesce e ostriche, piatti nei quali la tensione agrumata e la componente salina valorizzano la purezza degli ingredienti. Ottimo con linguine alle vongole, spaghetti ai ricci di mare, risotto ai crostacei e cous cous di pesce, preparazioni capaci di dialogare con le sfumature fruttate e minerali del vino. La sua struttura lo rende particolarmente interessante anche con pesce spada alla griglia, tonno rosso appena scottato, polpo arrosto e calamari ripieni, soprattutto quando accompagnati da capperi, pomodorini ed erbe aromatiche. Per un abbinamento territoriale suggeriamo caponata siciliana, involtini di pesce spada alla messinese, arancini al ragù delicato e pasta alla Norma, dove la freschezza del rosato contribuisce a bilanciare la ricchezza delle preparazioni. Interessante anche con carni bianche alla griglia, insalate estive strutturate e formaggi freschi, come ricotta di pecora, caprini e primo sale. Da provare infine con una pizza gourmet ai pomodorini confit e burrata oppure con gamberi alla griglia accompagnati da una salsa agli agrumi, per un incontro particolarmente armonioso tra fragranza e sapidità.
Alcol, 12,5%
Annata, 2025
Denominazione, Terre siciliane IGT
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Sicilia (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Nerello Mascalese, Grenache, Carricante
NOTES SENSORIELLES :
Gocce di Lava Etna Rosso DOC est chaud et bien équilibré à la dégustation, la saveur confirme son origine volcanique.
CURIOSITÉ:
Vinifié à partir de raisins Nerello Mascalese et Nerello Cappuccio, élevé 20 mois en barrique
Idda +
IDDA nasce dall’incontro tra due delle famiglie più importanti del vino italiano, Gaja e Graci, unite dal desiderio di confrontarsi con uno dei territori più affascinanti e complessi del Mediterraneo: l’Etna. Angelo Gaja aveva iniziato a interessarsi seriamente al vulcano già negli anni Novanta, anche grazie al rapporto con Giacomo Tachis, ma è l’incontro con Alberto Graci nel 2015 a trasformare quella curiosità in un progetto concreto. La collaborazione prende forma tra il 2016 e il 2017, quando le due famiglie decidono di unire esperienze profondamente differenti: da una parte la visione maturata dai Gaja tra Piemonte e Toscana, dall’altra la conoscenza diretta dell’Etna e della sua viticoltura posseduta dalla famiglia Graci. Il nome scelto racconta immediatamente il rapporto con il territorio: “Idda” significa “Lei” in siciliano ed è uno dei modi con cui gli abitanti chiamano affettuosamente l’Etna, attribuendo al vulcano una personalità femminile, potente, imprevedibile ma allo stesso tempo materna e protettiva. Fin dall’inizio il progetto prende una direzione controcorrente rispetto a buona parte della rinascita enologica etnea: invece di concentrarsi prevalentemente sul versante nord, Gaja e Graci scelgono di esplorare il sud-ovest del vulcano, lavorando tra Belpasso e Biancavilla e successivamente ampliando il patrimonio fino a circa 35 ettari situati indicativamente tra 600 e 800 metri di altitudine. Qui le esposizioni guardano verso la piana di Catania e beneficiano delle correnti marine che contribuiscono ad asciugare rapidamente vegetazione e terreni, mentre le forti escursioni termiche legate all’altitudine aiutano a preservare freschezza e precisione aromatica. Particolarmente interessanti sono i suoli di Biancavilla, considerati tra i più antichi dell’Etna e in parte appartenenti alle formazioni dell’antico vulcano Ellittico, aree che non sono state ricoperte dalle colate laviche più recenti e che presentano quindi una composizione profondamente differente rispetto ai terreni più giovani e scuri di altre zone del vulcano. Belpasso mostra invece un paesaggio maggiormente segnato dalla lava e da terreni vulcanici più scuri e pietrosi. È proprio questa diversità tra altitudini, esposizioni, età e composizione dei suoli a rappresentare il cuore della ricerca di IDDA. I vitigni principali sono Carricante e Nerello Mascalese, affiancati in piccola parte dal Nerello Cappuccio, ma è soprattutto il Carricante ad assumere un ruolo centrale e quasi programmatico nel progetto. Tradizionalmente legato alle quote più elevate dell’Etna, questo vitigno possiede naturalmente acidità, tensione e una particolare capacità di tradurre in vino la componente minerale e salina dei terreni vulcanici. IDDA Bianco, prodotto per la prima volta con la vendemmia 2018, nasce da Carricante coltivato principalmente a Biancavilla tra circa 700 e 800 metri e viene vinificato attraverso una fermentazione di circa tre settimane seguita da dodici mesi di affinamento tra acciaio e rovere. L’obiettivo non è costruire un bianco semplicemente fresco, ma ottenere struttura, profondità e capacità evolutiva mantenendo quella tensione che costituisce una delle caratteristiche più affascinanti del Carricante. Il Nerello Mascalese rappresenta invece il volto rosso dell’azienda e dà origine a IDDA Etna Rosso, prima vendemmia 2017, nel quale può essere presente anche una piccola quota di Nerello Cappuccio secondo l’annata. Fermentazione e macerazione durano indicativamente tre settimane e l’affinamento prosegue per circa diciotto mesi tra rovere e cemento, contenitori scelti per accompagnare il vino senza cancellare il carattere del vitigno. Il Nerello Mascalese del versante sud-occidentale mostra una personalità differente rispetto alle interpretazioni più austere del versante nord: il clima più luminoso e le esposizioni favoriscono maturità e volume, mentre altitudine e correnti mantengono tensione, dando origine a vini nei quali frutto rosso, erbe mediterranee, spezie e sensazioni minerali convivono con tannini sottili e una naturale eleganza. La ricerca territoriale si è ulteriormente approfondita con Contrada Stella, Etna Bianco dedicato a una provenienza specifica e nato ancora una volta dal Carricante, segnale evidente della volontà delle due famiglie di passare progressivamente da una lettura generale del versante sud-occidentale a una comprensione sempre più dettagliata delle singole parcelle. Un altro momento fondamentale arriva nel 2023 con il completamento della nuova cantina di Belpasso, costruita su una “dagala”, termine etneo che identifica una sorta di isola di vegetazione e terreno miracolosamente risparmiata dalle colate laviche circostanti. La posizione stessa della cantina diventa quindi simbolica: un edificio immerso in un paesaggio continuamente modellato dall’attività del vulcano e pensato per permettere vinificazioni sempre più precise delle differenti origini. Anche l’identità grafica delle bottiglie richiama direttamente il territorio: le sfumature cromatiche evocano lava, mare e terrazzamenti, mentre il movimento a spirale richiama continuità, trasformazione ed espansione. IDDA rappresenta quindi molto più di una semplice collaborazione tra due produttori prestigiosi. Per la famiglia Gaja è il primo vero confronto con la Sicilia e con un territorio vulcanico; per Alberto Graci è l’occasione di esplorare insieme a un'altra grande famiglia del vino una parte dell’Etna rimasta a lungo in secondo piano rispetto ai versanti più celebrati. L'obiettivo non è trasferire sull’Etna uno stile piemontese o replicare i vini già prodotti dalla famiglia Graci, ma costruire progressivamente un linguaggio autonomo partendo dal Carricante, dal Nerello Mascalese e soprattutto dalle differenze tra i suoli del versante sud-occidentale. Altitudini comprese tra 600 e 800 metri, vecchi terreni vulcanici, correnti provenienti dalla piana di Catania, maturazioni lente e una viticoltura costantemente confrontata con la presenza del vulcano costituiscono le fondamenta del progetto. IDDA è quindi l’incontro tra esperienza e scoperta: due famiglie che avrebbero potuto limitarsi a ripetere modelli già consolidati hanno scelto invece un territorio nuovo, complesso e ancora in parte da interpretare, affidando al Carricante e al Nerello Mascalese il compito di raccontare il volto meno conosciuto dell’Etna.