PIGATO WEST LIGURIAN RIVIERA DOC « ALBIUM » 2017 - POGGIO DEI GORLERI
Abbinamenti, Perfetto con frutti di mare, crostacei, pesce al forno, risotti di mare, insalate ricche e formaggi freschi. La sua freschezza e mineralità lo rendono ideale anche come aperitivo estivo.
Alcol, 13%
Annata, 2025
Denominazione, Vino Bianco
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Liguria (Italia)
Temperatura di servizio, 10-12°
Vitigni, Chenin Blanc, Granaccia
NOTES SENSORIELLES :
Pigato "Albium" est un vin blanc expressif, frais et territorial, avec une agréable concentration aromatique. Robe jaune paille aux reflets dorés. Parfum élégant aux notes fruitées et citronnées. Le goût est équilibré, exaltant, d'une grande douceur et d'une fraîcheur parfaite.
CURIOSITÉ:
Le Pigato "Albium" de Poggio dei Gorleri est l'un de ces vins blancs frais et propres dans le verre qui ne peuvent laisser indifférents ceux qui le goûtent. La cave Poggio dei Gorleri, malgré sa fondation récente, a mis très peu de temps à s'établir au niveau régional et est aujourd'hui l'une des réalités les plus belles, dynamiques et brillantes de la Ligurie occidentale. Les soins œnologiques permettent de produire des vins de caractère, qui respectent pleinement le terroir dans lequel ils sont insérés. Des vins qui se distinguent, avec leur propre personnalité, même ceux vieillis en acier comme le Pigato "Albium" qui fermente pendant trois jours au contact des peaux avant de reposer 12 mois en acier et 12 mois en bouteille.
La Felce +
La Felce è la piccola azienda agricola di Andrea Marcesini, situata nell’estremo Levante ligure, nell’area di Luni al confine con la Toscana, un territorio nel quale le colline scendono rapidamente verso il mare e il Vermentino trova una delle proprie espressioni più caratteristiche. Le origini del progetto risalgono al secondo dopoguerra, quando il nonno Renato Marcesini conduceva una classica azienda contadina policolturale nella quale vigneti, ortaggi, frutta e allevamento convivevano all’interno della stessa economia familiare. Negli anni Settanta Renato costruisce una piccola cantina nella propria abitazione e comincia a produrre vino in damigiana destinato alla vendita locale; Andrea cresce quindi con il ricordo di quei vini quotidiani e proprio la volontà di recuperarne autenticità e immediatezza diventerà molti anni dopo il punto di partenza della sua filosofia. Dopo gli studi agrari, nel 1998 prende definitivamente in mano l’attività del nonno e nasce La Felce, mentre i primi imbottigliamenti segnano il passaggio dalla produzione prevalentemente sfusa a un progetto vitivinicolo con una propria identità. Oggi Andrea è affiancato dal figlio Francesco e lavora circa 6 ettari di vigneto, inseriti in una proprietà nella quale continuano a trovare spazio olivi, orti e zafferano: una dimensione agricola volutamente conservata, perché La Felce non nasce come semplice cantina ma come prosecuzione della cultura contadina della famiglia. I vigneti sono distribuiti tra Luni e Castelnuovo Magra, nel territorio dei Colli di Luni, e comprendono numerose parcelle, alcune caratterizzate da piante che superano i cinquant’anni. I suoli cambiano sensibilmente secondo la posizione: nei vigneti collinari destinati soprattutto al Vermentino prevalgono formazioni sedimentarie e arenarie, mentre nelle zone più pianeggianti compaiono terreni sabbiosi e ciottolosi. Il Vermentino rappresenta naturalmente il vitigno principale, affiancato da Trebbiano, Malvasia, Massaretta, Canaiolo, Sangiovese, Alicante e altre varietà che testimoniano la storica mescolanza ampelografica di questa zona di confine tra Liguria e Toscana. Andrea conduce le vigne secondo principi biologici da molti anni e la proprietà risulta certificata biologica dalla vendemmia 2022; niente diserbanti o concimi chimici di sintesi, filari inerbiti e utilizzo estremamente contenuto anche dei prodotti ammessi in agricoltura biologica. È una filosofia nata molto prima della diffusione commerciale del vino naturale e legata soprattutto al desiderio di produrre vini simili a quelli che Andrea ricordava dall’infanzia. La Felce è stata inoltre la prima azienda ligure a entrare nel progetto Triple “A”, con cui nel 2025 ha celebrato dieci anni di collaborazione. La stessa essenzialità continua in cantina, dove Andrea cerca di limitare il più possibile tecnologia, additivi e correzioni. Le fermentazioni avvengono spontaneamente attraverso i lieviti indigeni e acciaio e cemento rappresentano i principali contenitori di vinificazione e affinamento; la solforosa viene utilizzata in quantità molto contenute, principalmente quando necessaria in prossimità dell’imbottigliamento. Alcuni vini vengono semplicemente travasati e stabilizzati naturalmente, mentre sulle etichette più immediate può essere utilizzata una leggera filtrazione. La gamma racconta differenti livelli di questa filosofia. FelceBianco nasce dall’incontro di Malvasia, Trebbiano e Vermentino, raccolti e co-fermentati secondo una logica che richiama i vecchi vini contadini di campo; FelceRosso riunisce invece diverse varietà rosse tradizionalmente presenti nei vigneti familiari. Monte dei Frati porta il Vermentino al centro della scena e rappresenta una lettura più precisa del territorio dei Colli di Luni, mentre In Origine 400 è una delle interpretazioni più personali: Vermentino, Trebbiano e Malvasia di Candia provenienti anche da vecchie vigne vengono macerati sulle bucce per circa dieci-quindici giorni, fermentano spontaneamente e maturano successivamente in acciaio, mostrando quanto la tradizione locale dei bianchi possa assumere profondità e struttura senza ricorrere al legno. Reconteso esplora invece il patrimonio delle uve rosse e Non Sempre rappresenta una delle selezioni prodotte soltanto quando l’annata e la materia prima permettono ad Andrea di ottenere il carattere desiderato. La Felce rappresenta così una Liguria profondamente agricola e distante da qualsiasi costruzione stilistica. Andrea Marcesini non ha cercato di trasformare la piccola azienda del nonno in una cantina tecnologicamente sofisticata, ma ha seguito quasi il percorso opposto: recuperare il vino come alimento quotidiano, conservare vecchie vigne e varietà locali e intervenire il meno possibile perché siano uva, annata e territorio a determinare il risultato. Anche il nome scelto per l’azienda è significativo: la felce cresce spontaneamente nei terreni umidi e acidi della zona ed è una delle piante terrestri più antiche, immagine che Andrea associa idealmente alla resistenza e al radicamento. Accanto alla produzione vinicola ha inoltre sviluppato iniziative di agricoltura sociale legate all’inserimento e al recupero attraverso il lavoro agricolo, ulteriore testimonianza di una concezione della terra che va oltre la semplice produzione commerciale. Oggi Andrea e Francesco continuano quindi un percorso iniziato da Renato nel dopoguerra attraverso appena pochi ettari, fermentazioni spontanee, vecchie vigne e un Vermentino profondamente legato ai Colli di Luni. La Felce è proprio questo: una cantina che ha scelto di diventare contemporanea senza abbandonare la propria origine contadina, trasformando semplicità, biodiversità e minimo intervento in una delle interpretazioni più riconoscibili del vino naturale ligure.