BARBARESCO DOCG "CASCINA CROSA" 2023 - PELISSERO
Abbinamenti, La struttura elegante e il tannino preciso del Cascina Crosa 2023 lo rendono ideale con la grande cucina piemontese. È splendido con tajarin ai funghi o al ragù, ravioli di carne, brasato, arrosti di vitello e agnello, ma trova grande sintonia anche con porcini, selvaggina da piuma e piatti profumati al tartufo. Ottimo con formaggi stagionati, Parmigiano Reggiano e tome piemontesi di buona maturazione, dove freschezza e tannino riescono a bilanciare perfettamente la componente grassa.
Alcol, 14,5%
Annata, 2023
Denominazione, Barbaresco DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Nebbiolo 100%
NOTES SENSORIELLES :
Le nez présente des arômes intensément fruités, avec des notes de mûre et de fruits rouges et une finale épicée. Vin à combiner avec des entrées de terre, charcuterie.
CURIOSITÉ:
Fermentation alcoolique de 8 jours à température contrôlée. Pelissero Barbaresco Cascina Crosa est un vin vieilli 3 mois en acier et en bouteille.
Pelissero +

Pasquale Pelissero è una storica e autentica realtà familiare di Neive, nel cuore della denominazione Barbaresco, la cui storia prende forma ufficialmente il 5 gennaio 1921, quando Giuseppe Pelissero e il fratello Giovanni acquistano Cascina Crosa dai Conti Cocito, antica famiglia nobiliare del paese. Intorno alla cascina esistono già circa due ettari di vigneto e la famiglia conduce un’attività agricola tradizionale fatta di vigne, campi e allevamento, conferendo inizialmente le uve alla cantina sociale di Neive. Dopo la prematura scomparsa di Giuseppe nel 1956, la proprietà passa al figlio Pasquale, che ha appena diciassette anni e deve occuparsi dell’azienda insieme alla madre Aurelia e alla sorella Rosa. Sono ancora gli anni della Langa contadina, quando vivere esclusivamente della terra significa affrontare enormi sacrifici, e per un breve periodo anche Pasquale cerca maggiore sicurezza lavorando alla Ferrero; comprende però rapidamente che la sua vita è tra le vigne e torna definitivamente a Cascina Crosa. La vera svolta arriva negli anni Settanta: Pasquale è tra i primi produttori di Neive a scegliere di non limitarsi alla vendita delle uve e nel 1971 imbottiglia il primo Barbaresco Cascina Crosa, dando inizio all’autonomia produttiva della famiglia. La sua filosofia era estremamente semplice e ancora oggi rappresenta uno dei principi dell’azienda: quando il vigneto viene curato bene, in cantina è necessario intervenire molto meno. Alla sua improvvisa scomparsa, nel settembre 2007, la proprietà passa alla figlia Ornella Pelissero, che lavorava stabilmente accanto al padre già dal 1986. Ornella prende in mano la cantina proprio alla vigilia della vendemmia e progressivamente ne sviluppa la produzione senza modificarne l’impostazione tradizionale. È lei a valorizzare in maniera più precisa la MGA San Giuliano, introducendo dalla vendemmia 2007 il Barbaresco Bricco San Giuliano e successivamente, dalla vendemmia 2010, la relativa Riserva. Oggi al suo fianco lavora il figlio Simone, classe 1999 e diplomato alla Scuola Enologica di Alba nel 2018, rappresentando così la quarta generazione della famiglia. La proprietà comprende circa 8 ettari vitati, interamente aziendali, concentrati intorno a Neive e coltivati principalmente a Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Freisa e Favorita. Il cuore assoluto del patrimonio è San Giuliano, storica MGA di Neive dove la famiglia possiede circa due ettari e dove un vecchio ciabot in mattoni con la statua di San Giuliano rappresenta quasi il simbolo della continuità familiare. Da queste vigne nascono circa 8.000 bottiglie di Barbaresco Bricco San Giuliano e una piccolissima quantità di Riserva, nell’ordine di circa mille bottiglie nelle annate in cui viene prodotta. Un altro vigneto fondamentale è Cascina Crosa, circa 4.000 metri quadrati di Nebbiolo situati praticamente sotto il campanile di Neive e piantati oltre sessant’anni fa dal nonno Giuseppe: è la vigna storica della proprietà e quella che mantiene il legame più diretto con le origini del domaine. La famiglia conserva inoltre una piccola parcella di Freisa di poco inferiore ai 4.000 metri quadrati, varietà sempre più rara nelle Langhe e particolarmente amata da Pasquale, oltre a circa una “giornata” piemontese – approssimativamente 3.800 metri quadrati – di Favorita. In vigneto l’approccio rimane quello di una piccola azienda contadina: grande quantità di lavoro manuale, attenzione alla maturità delle uve e controllo diretto di ogni fase, con la scelta fondamentale di vinificare esclusivamente uve provenienti dalla proprietà. In cantina la tradizione rimane altrettanto evidente, soprattutto per il Nebbiolo destinato al Barbaresco: gli affinamenti vengono effettuati prevalentemente in grandi botti di rovere francese da 25-30 ettolitri, evitando che il legno diventi protagonista e lasciando invece al tempo il compito di distendere il tannino e sviluppare la complessità del vino. Il Barbaresco Cascina Crosa rappresenta la memoria storica della cantina, mentre Bricco San Giuliano offre una lettura più precisa della MGA e la Riserva Ciabot costituisce una delle selezioni più limitate e ambiziose della produzione. Accanto ai Barbaresco, la famiglia continua a lavorare i vitigni tradizionali delle Langhe attraverso Barbera d’Alba, Dolcetto d’Alba, Freisa, Favorita e differenti interpretazioni del Nebbiolo. Particolarmente interessante è il confronto generazionale tra i due Langhe Nebbiolo: Pasqualin, dedicato a Pasquale e affinato anche in botte, e Simone, creato dalla generazione più giovane e vinificato esclusivamente in acciaio per privilegiare fragranza, immediatezza e purezza del frutto. Due vini che raccontano lo stesso vitigno attraverso sensibilità differenti e che simbolicamente riuniscono nonno e nipote all’interno della stessa gamma. Pasquale Pelissero rappresenta così una delle espressioni più autenticamente familiari di Neive: non una cantina costruita attraverso acquisizioni recenti, ma una proprietà cresciuta intorno a Cascina Crosa dal 1921 e sviluppata attraverso quattro generazioni. Giuseppe acquistò la cascina, Pasquale trasformò l’azienda da conferitore a produttore e imbottigliatore, Ornella ne raccolse l’eredità nel momento più difficile e valorizzò San Giuliano, mentre Simone sta introducendo progressivamente una sensibilità nuova senza interrompere il rapporto con la tradizione. Otto ettari, esclusivamente uve di proprietà, vecchie vigne, grandi botti e un legame quasi fisico con Neive definiscono ancora oggi l’identità della cantina: una storia nella quale il Barbaresco non nasce da una strategia commerciale, ma dalla continuità di una famiglia che lavora gli stessi filari da oltre un secolo.