PODERE CONCORI

TOSCANA IGT CHENIN BLANC BIO 2024 - PODERE CONCORI

Prix régulier €17,90 Prix de solde€20,00vous économisez €2,10

Abbinamenti, Perfetto con pesce affumicato, crostacei, cucina vegetale, formaggi di capra e piatti speziati della tradizione asiatica.
Alcol, 12%
Annata, 2024
Denominazione, Toscana IGT
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Toscana (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Chenin Blanc 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Còncori Bianco BIO IGT si presenta con un colore giallo dorato luminoso dai riflessi intensi, espressione della macerazione sulle bucce e della sua anima artigianale. Al naso è profondo, vibrante e territoriale, con note di agrumi maturi, mela gialla, erbe officinali e frutta a polpa bianca, accompagnate da sfumature minerali, richiami di pietra bagnata e leggere sensazioni mielate e speziate.

Al palato è teso, fresco ed estremamente dinamico, con una struttura materica sostenuta da una marcata acidità che richiama i grandi bianchi della Loira. La trama salina e minerale accompagna un sorso elegante e persistente, mentre la breve macerazione conferisce complessità e profondità senza perdere slancio e finezza.

CURIOSITÁ:

Questo vino nasce da piccole vigne situate nella parte più alta del podere, tra gli appezzamenti Selvapiana, Prete e Renaio, in un contesto fortemente influenzato dalle ventilazioni appenniniche. I terreni sabbiosi ricchi di silice e scisti del miocene contribuiscono a creare un profilo unico, caratterizzato da tensione minerale, eleganza e freschezza.

Prodotto da uve Chenin Blanc in purezza, il vino viene vinificato con fermentazione spontanea in vasche aperte e una macerazione di circa 15 giorni sulle bucce. L’affinamento in cemento e successivamente in bottiglia permette di preservare autenticità espressiva e precisione territoriale. La produzione limitata a circa 5500 bottiglie rende questa etichetta una piccola interpretazione artigianale di grande personalità.

Podere Concori

Podere Còncori è una delle realtà più originali della Toscana settentrionale, nata a Fiattone, nel comune di Gallicano, in quella Garfagnana stretta tra l’Appennino Tosco-Emiliano e le Alpi Apuane dove, alla fine degli anni Novanta, parlare di viticoltura di qualità era tutt’altro che scontato. La storia familiare comincia però molto prima con Luigi Da Prato, padre di Gabriele, che negli anni Cinquanta acquista il podere e inizia a produrre vino destinato soprattutto all’osteria di famiglia, conservandolo nelle tradizionali damigiane. Gabriele Da Prato cresce quindi tra cucina, convivialità e vino e lavora inizialmente come oste, fino alla scelta che cambia completamente la storia aziendale: nel 1998 decide di dedicarsi alla terra e trasforma progressivamente un’agricoltura convenzionale in un progetto orientato alla biodinamica, passando da una logica di quantità a una ricerca quasi ostinata della qualità. Il contesto è particolare: intorno al podere non esisteva allora una vera viticoltura moderna e Gabriele ha dovuto praticamente riscoprire da solo il potenziale di queste colline.  I vigneti si trovano lungo i ripidi versanti che dominano il fiume Serchio, in un ambiente montano caratterizzato da forti escursioni termiche e dalla ventilazione proveniente dalle montagne circostanti. I terreni derivano principalmente da arenarie su scisti del Miocene, sono ricchi di pietre, ciottoli e silice e possiedono caratteristiche molto differenti dalla Toscana viticola più conosciuta. È proprio qui che Gabriele individua nel Syrah il vitigno capace di interpretare meglio il territorio: una scelta apparentemente insolita, ma perfettamente coerente con un microclima fresco e ventilato nel quale la varietà riesce a maturare lentamente conservando tensione, componente speziata e finezza. Accanto al Syrah trovano oggi spazio Pinot Nero, Chenin Blanc e Traminer, oltre ad altre sperimentazioni che testimoniano una ricerca mai realmente conclusa. La conduzione è biologica e biodinamica e mette al centro fertilità del suolo, humus, microrganismi, biodiversità e presenza di vegetazione spontanea; in cantina questa filosofia continua attraverso fermentazioni spontanee, interventi ridotti, solforosa contenuta e affinamenti soprattutto in legni usati e cemento. Il vino che più di ogni altro racconta Podere Còncori è Melograno, Syrah in purezza il cui nome nacque durante una passeggiata tra le vigne con Gino Veronelli, grande estimatore del progetto. Le uve provengono da differenti vigne – Concori, Collaccio, Giorgio e Campo – e vengono fermentate spontaneamente in vasche aperte con sole follature; l’affinamento prevede circa un anno in barrique di rovere di secondo passaggio e un periodo finale in cemento. La produzione attuale dichiarata è di circa 7.000 bottiglie. Ancora più radicale è VignaPiezza, Syrah proveniente dalla storica vigna appartenuta ai bisnonni, piantata su un versante che raggiunge pendenze del 70% sopra il Serchio: esposizione meridionale, forte ventilazione, escursioni termiche e terreni ricchi di silice, arenarie e ciottoli ne fanno una delle parcelle simbolo della proprietà. La gamma permette però di comprendere quanto il progetto sia andato oltre il solo Syrah. Flos ne propone una lettura rosata e possiede un forte legame con la memoria familiare e con la tradizione gastronomica locale: la famiglia ricorda infatti come Giovanni Pascoli raggiungesse in calesse la loro osteria per mangiare la trota accompagnandola con il vino delle colline di Fiattone. Còncori Bianco porta invece in questo angolo di Toscana lo Chenin Blanc, mentre La Calda è dedicato al Traminer e il Pinot Noir esplora una varietà perfettamente coerente con il clima relativamente fresco della valle. Daprì completa il lavoro sul Syrah attraverso un’espressione più immediata e accessibile. Podere Còncori rappresenta quindi molto più di una piccola cantina biodinamica toscana: è il progetto attraverso cui Gabriele Da Prato ha contribuito concretamente a riportare la viticoltura di qualità in un territorio che alla fine degli anni Novanta ne aveva quasi perso la memoria. La scelta del Syrah, le vigne ripidissime affacciate sul Serchio, i terreni silicei, l’influenza contemporanea dell’Appennino e delle Apuane e una viticoltura costruita sulla vitalità del suolo hanno creato un’identità difficilmente confondibile con quella di qualsiasi altra zona della Toscana. La storia dell’osteria di famiglia continua inoltre a emergere nel modo in cui Gabriele pensa i propri vini, sempre profondamente legati alla tavola e alla convivialità. Dal vino in damigiana prodotto da Luigi negli anni Cinquanta alla svolta biodinamica del 1998, fino alle interpretazioni contemporanee di Syrah, Pinot Nero, Chenin Blanc e Traminer, il filo conduttore rimane la volontà di dimostrare che anche la Garfagnana può possedere una propria identità viticola. È proprio questa combinazione tra montagna, agricoltura biodinamica, cultura dell’osteria e ricerca personale ad aver trasformato Podere Còncori in uno dei progetti più singolari e riconoscibili della viticoltura toscana contemporanea.