SANTA BARBARA

METODO CLASSICO BRUT - STEFANO ANTONUCCI

Prix régulier €28,90 Prix de solde€32,00vous économisez €3,10

Abbinamenti, La freschezza e la cremosità del Metodo Classico Brut Stefano Antonucci lo rendono particolarmente versatile a tavola. È ideale con crudi di pesce, crostacei, molluschi e antipasti di mare, ma accompagna molto bene anche fritture, risotti ai frutti di mare e primi piatti a base di pesce. La struttura permette di abbinarlo anche a pesci più saporiti come ricciola e baccalà, oppure a preparazioni a base di uova e carni bianche delicate. Molto interessante con formaggi freschi e poco stagionati, dove acidità e perlage alleggeriscono efficacemente la componente grassa.
Alcol, 12,5%
Annata, NV
Denominazione, Vino Spumante
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Marche (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Chardonnay 80%, Pinot Nero 20%

NOTE SENSORIALI:

Il Metodo Classico Brut Stefano Antonucci si presenta con un giallo paglierino intenso e luminoso, impreziosito da riflessi dorati e da un perlage fine, continuo e ben integrato. Il naso è elegante e progressivo, con mela gialla, pesca matura e agrumi che si intrecciano a mimosa e gelsomino. La permanenza sui lieviti porta poi sfumature più profonde di crosta di pane, biscotto, burro e leggere sensazioni di cera, senza appesantire il profilo. Al palato è pieno e cremoso, ma sostenuto da una freschezza ben presente che mantiene il sorso dinamico. La componente fruttata rimane nitida, mentre la sapidità cresce nella parte finale e dona maggiore slancio alla struttura. La chiusura è asciutta, armoniosa e persistente, con ritorni di frutta gialla, agrumi e pasticceria. Un Metodo Classico marchigiano equilibrato e gastronomico, capace di unire morbidezza, freschezza e piacevole complessità.

CURIOSITÁ:

Questo Metodo Classico porta direttamente il nome di Stefano Antonucci, anima della Cantina Santa Barbara di Barbara, nell’Anconetano. Antonucci lasciò il proprio lavoro in banca intorno al 1994 per dedicarsi completamente al vino, trasformando la realtà familiare nell’attuale cantina e costruendo negli anni uno stile fortemente orientato alla sperimentazione. La cuvée Brut è composta da 80% Chardonnay e 20% Pinot Nero ed è proposta come Vino Spumante di Qualità non millesimato. Il vino base viene vinificato in acciaio prima della presa di spuma in bottiglia secondo il Metodo Classico; segue una permanenza sui lieviti di almeno 18 mesi, sufficiente a sviluppare una componente più cremosa e sfumature di pane e pasticceria mantenendo ancora centrale la freschezza del frutto. Il grado alcolico è di 12,5% vol. È una delle etichette con cui Antonucci ha voluto affiancare alla tradizione marchigiana dei vini fermi una lettura più internazionale, mantenendo però uno stile immediato e profondamente gastronomico.

Santa Barbara

Santa Barbara è una delle realtà che hanno contribuito maggiormente a costruire un’immagine moderna e ambiziosa del vino marchigiano, e la sua storia è inseparabile dalla figura di Stefano Antonucci, personaggio eclettico che ha trasformato una passione personale in un progetto capace di valorizzare soprattutto il Verdicchio dei Castelli di Jesi. L’azienda nasce ufficialmente nel 1984 nel piccolo borgo di Barbara, in provincia di Ancona, ma la svolta decisiva arriva circa dieci anni più tardi, quando Antonucci sceglie di abbandonare definitivamente il proprio lavoro in banca per dedicarsi al vino. Nel 1994 ritorna così nel paese in cui era cresciuto – figlio di un fornaio e di un’insegnante elementare – con l’idea di trasformare la realtà vinicola familiare in una cantina costruita secondo una visione molto personale: partire dai vitigni e dalla cultura delle Marche, senza considerarne la tradizione come un limite alla sperimentazione.  Il progetto cresce fino a raggiungere oggi circa 40 ettari vitati, distribuiti sulle colline della provincia di Ancona e in particolare tra Barbara e l’area dei Castelli di Jesi; le vigne si sviluppano in una fascia geografica estremamente interessante, racchiusa tra il Mare Adriatico a est e gli Appennini a ovest, dove l’influenza marina incontra le correnti più fresche provenienti dall’interno. I terreni sono prevalentemente argillosi e le differenti esposizioni e altitudini consentono alla cantina di lavorare su un patrimonio varietale articolato. Il Verdicchio rimane inevitabilmente il grande protagonista e proprio attraverso questo vitigno Antonucci ha espresso alcune delle intuizioni più importanti della propria carriera. Le Vaglie ne rappresenta una lettura più immediata e territoriale, mentre Stefano Antonucci Bianco nasce dalla convinzione, inizialmente tutt’altro che scontata, che il Verdicchio possieda struttura e acidità sufficienti per sostenere fermentazione e affinamento in legno: le uve provengono da vigneti intorno ai 250 metri, esposti prevalentemente a est e sud-est, e dopo la vinificazione in acciaio il vino prosegue il proprio percorso in barrique francesi. Ancora differente è Tardivo ma non Tardo, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva diventato una delle etichette simbolo della casa e legato anche al progetto artistico e solidale sviluppato con Catia Uliassi, che realizza le etichette-opere destinate a questa cuvée; parte del ricavato viene destinata alla Fondazione Dr. Dante Paladini di Ancona. La sperimentazione di Antonucci non si è però mai fermata al Verdicchio. Montepulciano e Lacrima rappresentano l’altra anima profondamente marchigiana della proprietà, mentre Sauvignon Blanc, Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah testimoniano la volontà di confrontarsi anche con varietà internazionali. Pathos è probabilmente l’esempio più evidente di questa filosofia, mentre Stefano Antonucci Rosso riunisce Montepulciano, Merlot e Cabernet Sauvignon, vinificati separatamente secondo i differenti tempi di maturazione e successivamente affinati in barrique. Il punto centrale non è quindi la contrapposizione tra tradizione e modernità, ma la libertà di utilizzare tecniche e varietà differenti per costruire vini riconoscibili. Anche la cantina riflette questa identità: Santa Barbara ha sede nel borgo omonimo e parte delle strutture occupa ambienti storici legati a un antico monastero, creando un contrasto particolarmente efficace tra architettura del passato e una produzione che ha sempre cercato di guardare avanti. Oggi l’azienda produce nell’ordine delle 900.000 bottiglie annue e mantiene Stefano Antonucci al centro della propria identità, affiancato da una squadra tecnica dedicata alla gestione enologica e agronomica. È proprio la sua figura a spiegare meglio il percorso di Santa Barbara: Antonucci non nasce professionalmente come enologo o vignaiolo, ma arriva al vino dopo un’esperienza completamente diversa e costruisce la cantina attraverso viaggi, degustazioni, intuizioni e continue sperimentazioni. La sua idea dichiarata è sempre stata quella di produrre innanzitutto vini che lui stesso avrebbe voluto bere, mantenendo il territorio come punto di partenza ma senza sentirsi obbligato a replicarne rigidamente gli stili tradizionali. Santa Barbara rappresenta quindi una delle interpretazioni più dinamiche delle Marche contemporanee: il Verdicchio rimane il centro culturale ed enologico del progetto, ma viene declinato dall’acciaio al legno, dalle versioni più immediate alle riserve capaci di lunga evoluzione; Montepulciano e Lacrima mantengono vivo il patrimonio rosso regionale, mentre le varietà internazionali diventano strumenti di sperimentazione. È questa capacità di mettere insieme radici marchigiane, curiosità e una visione fortemente personale ad aver trasformato il percorso iniziato a Barbara negli anni Ottanta in una delle cantine più riconoscibili del territorio dei Castelli di Jesi.