TENUTA FORNACE

VINO BIANCO BIO "ZIO TIMO E ZIO PINO" - TENUTA FORNACE

Prix régulier €17,50 Prix de solde€19,50vous économisez €2,00

Abbinamenti, La freschezza del Pinot Nero vinificato in bianco e la maggiore struttura del Timorasso rendono Zio Timo e Zio Pino particolarmente versatile a tavola. È molto interessante con risotti, paste condite con verdure o pesce, crostacei e preparazioni di mare non eccessivamente delicate, ma possiede sufficiente materia per accompagnare anche carni bianche e pollame. La componente sapida e la buona persistenza permettono di spingersi verso formaggi di media e lunga stagionatura, abbinamento particolarmente indicato dalla stessa Tenuta Fornace. Può funzionare bene anche con funghi, risotti mantecati e preparazioni nelle quali sia presente una componente cremosa, perché freschezza e mineralità riescono a riequilibrare la parte più ricca del piatto.
Alcol, 12,5%
Annata,
Denominazione, Vino Bianco
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Timorasso e Pinot Nero

NOTE SENSORIALI:

Zio Timo e Zio Pino è uno dei bianchi più originali di Tenuta Fornace, nato dall’incontro tra due vitigni e soprattutto tra due territori differenti: il Pinot Nero vinificato in bianco dell’Oltrepò Pavese e il Timorasso dei Colli Tortonesi. Andrea Rossi li riunisce cercando un equilibrio tra la finezza e la freschezza del primo e la struttura, la tensione e la capacità evolutiva del secondo. Nel calice si presenta con un giallo paglierino luminoso, destinato ad acquistare maggiore intensità con l’evoluzione. Il naso è delicato ma persistente, con mela, pera e agrumi che si accompagnano a fiori bianchi, erbe aromatiche e leggere sfumature più mature. Al palato acquista maggiore personalità: è secco, teso e progressivo, con una freschezza ben presente sostenuta da una marcata componente minerale. La permanenza sui propri lieviti aggiunge consistenza senza appesantire il sorso, mentre l’assenza del legno mantiene nitida l’espressione delle due varietà. Il finale è lungo, sapido e pulito, con una bella alternanza tra la parte più agile del Pinot Nero vinificato in bianco e la maggiore profondità del Timorasso. È un bianco volutamente fuori dagli schemi, costruito più sulla tensione e sulla personalità che sull’immediatezza aromatica.

CURIOSITÁ:

Zio Timo e Zio Pino nasce dall’assemblaggio di Pinot Nero vinificato in bianco e Timorasso, entrambi provenienti esclusivamente dai vigneti di Tenuta Fornace: il primo viene coltivato in Lombardia, nell’Oltrepò Pavese a Rovescala, mentre il secondo proviene dal Piemonte e in particolare da Sant’Agata Fossili, nei Colli Tortonesi. I vigneti si trovano intorno ai 280 metri di altitudine, con esposizione a sud e terreni prevalentemente argillosi e marnosi; le densità d’impianto variano indicativamente tra 4.000 e 6.500 ceppi per ettaro. Le uve vengono coltivate in regime biologico, affiancando pratiche biodinamiche e il progetto aziendale dedicato alla biodiversità, quindi raccolte manualmente in cassetta soltanto a piena maturazione. In cantina la fermentazione parte spontaneamente grazie ai lieviti indigeni presenti sulle uve e avviene in vasche d’acciaio; il vino rimane successivamente per alcuni mesi sui propri lieviti, sempre in acciaio. Non viene chiarificato né filtrato, non vengono utilizzati additivi e non viene aggiunta anidride solforosa, lasciando nel vino soltanto i solfiti naturalmente prodotti durante la fermentazione. Anche il nome e l’etichetta raccontano bene l’idea della cuvée: Andrea Rossi ha voluto rappresentare due personalità differenti costrette a trovare un punto d’incontro, affidandone l’immagine a un disegno della figlia Alice. I due personaggi raffigurati simboleggiano infatti i due vitigni, quasi opposti per carattere e provenienza ma capaci, una volta assemblati, di trovare un equilibrio comune. Il risultato è un bianco fermo biologico da 12,5% vol., pensato espressamente anche per sviluppare complessità con il tempo.

Tenuta Fornace

Tenuta Fornace è una realtà familiare dell’Oltrepò Pavese con sede a Pieve di Rovescala, nell’estrema parte orientale della denominazione, oggi guidata da Andrea Rossi e costruita su una storia agricola che la famiglia fa risalire agli inizi dell’Ottocento. Le prime generazioni coltivavano la vite soprattutto per vendere le uve, destinando soltanto una piccola parte alla produzione domestica; tra le due guerre il nonno Beniamino iniziò ad aumentare la quantità vinificata e a imbottigliare le prime bottiglie, mentre negli anni Cinquanta Mario Rossi e il fratello Pietro svilupparono la vendita diretta alle osterie. Nel 1980 Mario avviò la costruzione dell’attuale cantina e pochi anni più tardi Andrea e il fratello Fabrizio cominciarono a occuparsi direttamente dell’attività; dal 1987, in seguito ai problemi di salute del padre, assunsero la responsabilità delle vigne e della produzione, ampliando progressivamente il patrimonio familiare. Nel 2010 i due fratelli scelsero percorsi differenti e Andrea proseguì autonomamente Tenuta Fornace, avviando la certificazione biologica e approfondendo contemporaneamente l’agricoltura biodinamica e rigenerativa. Oggi l’azienda dichiara circa 40 ettari vitati distribuiti in differenti zone dell’Oltrepò Pavese, mentre i vigneti posseduti nei Colli Tortonesi hanno fatto parte del progetto fino al 2024. La filosofia è particolarmente interessante perché non concentra tutte le varietà intorno alla cantina, ma cerca per ciascun vitigno il territorio ritenuto maggiormente vocato. A Rovescala, nella Tenuta La Pieve, si trovano i terreni più argillosi e vengono coltivate soprattutto Croatina e Barbera; tra Rovescala e Santa Maria della Versa, Cascina Mosca occupa una collina esposta a nord dove convivono vecchi Pinot Nero destinati al Metodo Classico, Pinot Nero da vinificazione in rosso, Malvasia, Moscato e vecchi impianti di Pinot Grigio. A Canneto Pavese, nella Tenuta Il Torchio, terreni argillosi e limosi attraversati da componenti sabbiose ospitano invece le varietà tradizionalmente utilizzate per il Buttafuoco: Croatina, Barbera, Uva Rara e Ughetta di Canneto, raccolte e fermentate insieme secondo l’antica composizione dei vigneti locali. A Mornico Losana, infine, terreni leggermente argillosi in superficie e gessosi in profondità, esposizioni settentrionali e importanti escursioni termiche ospitano alcune delle vigne più vecchie di Riesling e Barbera, oltre a Pinot Nero e Pinot Grigio. Questa vera e propria zonazione costituisce il cuore del pensiero di Andrea Rossi: non adattare il territorio alle esigenze produttive, ma collocare ogni varietà dove può raggiungere naturalmente il proprio equilibrio. La conduzione dei vigneti è certificata biologica e affiancata da pratiche biodinamiche e rigenerative, con inerbimenti spontanei, sovescio quando necessario, tutela delle siepi e della biodiversità e assenza di irrigazione. Andrea considera fertilità biologica e vitalità microbiologica del terreno elementi essenziali per ottenere uve sane e capaci di affrontare anche periodi di siccità, cercando di restituire continuamente sostanza organica attraverso l’erba e i residui vegetali prodotti dal vigneto stesso. Dal 2022 Tenuta Fornace è inoltre entrata nel circuito Triple “A” e nello stesso anno ha iniziato una collaborazione con il progetto Avanguardia dedicata a cru provenienti da vigne vecchie. La stessa impostazione prosegue in cantina, dove l’intervento viene ridotto drasticamente: tutte le fermentazioni sono spontanee e affidate ai lieviti indigeni presenti sulle uve, mosti e vini non vengono chiarificati né filtrati e la solforosa non viene normalmente aggiunta durante la vinificazione e l’imbottigliamento, salvo quantità minime quando le caratteristiche dell’annata lo rendono necessario. Tempo e basse temperature vengono utilizzati per ottenere naturalmente la sedimentazione, mentre acciaio, grandi botti di rovere e altri contenitori vengono scelti secondo varietà e stile. La produzione è estremamente articolata e racconta bene la volontà di recuperare tanto i vitigni quanto le tecniche tradizionali dell’Oltrepò: Croatina, Barbera, Pinot Nero, Riesling, Pinot Grigio, Moscato e Malvasia vengono trasformati in vini fermi, macerati, passiti, rifermentati e Metodo Classico. Caccialupo interpreta il Buttafuoco attraverso l’uvaggio storico di Croatina, Barbera, Uva Rara e Ughetta di Canneto e affina in grandi botti di rovere di Slavonia; Regina di Cuori mette invece al centro la Croatina, mentre Peparino esplora il Pinot Nero vinificato in rosso. Riva Longa rappresenta una delle espressioni più particolari della Croatina: vendemmia tardiva, circa due mesi di appassimento in pianta, macerazione sulle bucce di sessanta giorni, fermentazione spontanea e dodici mesi in grandi botti di Slavonia, senza chiarifica, filtrazione o aggiunta di solfiti. Anche i bianchi mostrano una forte componente sperimentale: Sette Nani è dedicato al Riesling, mentre Fumetto, Tuttosole e altre cuvée esplorano lunghe macerazioni di Pinot Grigio, Moscato e varietà locali; sul fronte delle bollicine, Bullicine e Festajole utilizzano la rifermentazione per interpretazioni più immediate, mentre Aeronautica Naturale porta il Pinot Nero nel Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese. Tenuta Fornace rappresenta quindi una lettura estremamente personale dell’Oltrepò contemporaneo: dietro una gamma volutamente creativa esiste un progetto agricolo molto preciso, costruito sull’associazione tra vitigno e singolo territorio, sulla biodiversità e sulla volontà di intervenire il meno possibile durante la trasformazione dell’uva. Andrea Rossi definisce il vignaiolo più come accompagnatore che come artefice del vino, principio che spiega fermentazioni spontanee, assenza di filtrazione, utilizzo minimo della solforosa e ricerca continua su macerazioni e affinamenti. Dalle argille di Rovescala alle vigne più fresche di Mornico Losana, dai vecchi Pinot Nero di Cascina Mosca al tradizionale uvaggio del Buttafuoco di Canneto Pavese, ogni tenuta viene utilizzata per dare una collocazione precisa alle varietà storiche. È questa combinazione tra una storia familiare iniziata nell’Ottocento e una visione decisamente contemporanea dell’agricoltura biologica, biodinamica e rigenerativa a definire Tenuta Fornace: una cantina che utilizza il vino naturale non come semplice categoria stilistica, ma come conseguenza di terreni vivi, fermentazioni spontanee e della ricerca di un rapporto il più possibile diretto tra uva, territorio e bottiglia.