MOSER

TRENTO DOC BLANC DE BLANCS EXTRA BRUT RISERVA "TRACCE" 2011 - MOSER

Prix régulier €89,50 Prix de solde€99,00vous économisez €9,50

Abbinamenti, La cremosità e la profondità raggiunte dopo undici anni sui lieviti rendono Tracce 2011 una bollicina da grande cucina. È magnifico con ostriche, scampi, astice, aragosta e capesante, ma accompagna splendidamente anche rombo, baccalà, ricciola e pesci arrosto. La componente evolutiva permette di spingersi verso risotti ai porcini, piatti al tartufo, carni bianche e preparazioni con salse al burro, mentre acidità e sapidità sostengono molto bene formaggi stagionati di montagna. Da provare con capesante scottate al burro nocciola oppure con un risotto ai porcini e Parmigiano. È anche una bottiglia da degustare da sola, lasciandola evolvere lentamente nel calice.
Alcol, 12,5%
Annata, 2011
Denominazione, Trento DOC Riserva
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Trentino Alto Adige (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Chardonnay 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Trento DOC Extra Brut Riserva “Tracce” 2011 di Moser si presenta con un giallo dorato luminoso, percorso da un perlage finissimo, fitto e perfettamente integrato. Il naso è profondo e stratificato: mela Golden matura, cedro e scorza d’arancia candita si intrecciano a fiori secchi, miele e frutta secca, mentre la lunghissima permanenza sui lieviti porta sfumature di brioche, crosta di pane, nocciola e delicata pasticceria. Con l’ossigenazione emergono note più evolute di spezie, cera e leggere sensazioni tostate, accompagnate da una marcata impronta minerale. Al palato è cremoso e avvolgente ma ancora sorprendentemente teso, con una freschezza viva e una sapidità decisa che sostengono la profondità acquisita nel tempo. La bollicina è sottile e setosa, il sorso asciutto e continuo. Il finale è lunghissimo, salino ed elegante, con ritorni di agrumi canditi, frutta secca e lievito. Un grande Chardonnay di montagna trasformato dal tempo senza perdere energia.

CURIOSITÀ:

Tracce 2011 è un vino particolarmente significativo per Moser: rappresenta la prima annata di questa Riserva e coincide simbolicamente con il passaggio generazionale da Francesco e Diego Moser ai figli Carlo e Matteo, oggi rispettivamente alla guida dell’azienda e della parte enologica. Nasce esclusivamente da Chardonnay selezionato nei migliori vigneti di Maso Warth e della Valle di Cembra. A Maso Warth le vigne si trovano a circa 350 metri su terreni prevalentemente calcarei influenzati dall’Ora del Garda; in Valle di Cembra salgono invece tra 500 e 650 metri, su suoli argillosi, calcarei e porfirici caratterizzati da forti escursioni termiche. Le piante hanno mediamente tra 15 e 35 anni e sono allevate tra pergola e Guyot. Le uve vengono raccolte manualmente, pressate intere con selezione del solo mosto fiore e vinificate interamente in acciaio. Dopo il tiraggio inizia però la vera particolarità di Tracce: ben 132 mesi, quindi undici anni, sui lieviti selezionati. La produzione è limitata a circa 2.700 bottiglie.

Moser

Moser è una storica realtà familiare trentina nata nel 1979 dall’iniziativa dei fratelli Diego e Francesco Moser, ma le sue radici viticole affondano molto più indietro nella tradizione contadina della famiglia e nella Valle di Cembra, dove i Moser coltivano la terra da generazioni. La cantina nasce inizialmente a Palù di Giovo, paese d’origine della famiglia posto su una terrazza naturale a circa 550 metri di altitudine, e proprio qui vengono prodotte le prime bottiglie. Francesco Moser porta nel progetto la stessa determinazione che ne ha segnato la straordinaria carriera ciclistica, ma il legame con il vino precede i suoi successi sportivi e appartiene alla storia agricola familiare. Negli anni Ottanta la proprietà si amplia oltre la Valle di Cembra con l’acquisizione di Maso Warth, antica tenuta vescovile situata sulle colline sopra Trento e circondata da un anfiteatro naturale di vigneti. Oggi Maso Warth rappresenta il cuore produttivo dell’azienda: qui si trovano la moderna cantina, gli spazi di affinamento, la sala degustazione e un piccolo museo dedicato alle imprese sportive della famiglia. La gestione è passata progressivamente alla nuova generazione, con Carlo impegnato nella conduzione aziendale e Matteo Moser responsabile della parte enologica, mantenendo Francesco come figura simbolica di una storia nella quale viticoltura e ciclismo sono diventati inevitabilmente intrecciati. I vigneti si distribuiscono tra due ambienti profondamente differenti e complementari: la Valle di Cembra e le colline della Valle dell’Adige comprese tra Trento e San Michele all’Adige. In Valle di Cembra la viticoltura assume caratteristiche quasi eroiche, con filari posti su pendii ripidissimi e terrazzamenti sostenuti dai tradizionali muri a secco, ad altitudini che possono raggiungere i 600-700 metri. I terreni sono fortemente segnati dal porfido, mentre l’altitudine e le importanti escursioni termiche tra giorno e notte permettono alle uve di maturare lentamente conservando acidità e precisione aromatica. Sulle colline di Trento cambia invece completamente la matrice geologica: a Maso Warth dominano calcare e dolomia e i vigneti, posti intorno ai 350 metri, sono esposti prevalentemente a sud-est e attraversati durante l’estate dall’Ora del Garda, il vento che risale la Valle dell’Adige contribuendo a ventilare i grappoli e moderare le temperature. È proprio l’incontro tra questi due territori a costituire uno dei principali elementi dello stile Moser. Chardonnay e Pinot Nero sono protagonisti della produzione Trentodoc, mentre Müller-Thurgau, Riesling Renano, Gewürztraminer, Moscato Giallo, Sauvignon Blanc, Lagrein e Teroldego compongono il patrimonio dedicato ai vini fermi. La vendemmia viene effettuata manualmente e le uve vengono trasportate in piccoli contenitori per conservarne l’integrità; per le basi spumante i grappoli vengono pressati interi e delicatamente, selezionando esclusivamente il mosto fiore. La cantina di Maso Warth è stata progettata su differenti livelli per sfruttare la gravità e ridurre gli spostamenti meccanici delle uve e dei mosti, mentre acciaio e grandi botti di legno vengono utilizzati secondo la provenienza e la destinazione delle singole basi. Il Metodo Classico rappresenta l’eccellenza aziendale fin dal 1984 ed è proprio in quell’anno che nasce la bottiglia destinata a diventare il simbolo assoluto della cantina: il Trentodoc 51,151. Il nome richiama i 51 chilometri e 151 metri percorsi da Francesco Moser il 23 gennaio 1984 a Città del Messico durante il celebre Record dell’Ora. Il 51,151 è prodotto esclusivamente da Chardonnay raccolto nei vigneti di Maso Warth, sulle colline intorno a Trento e nei terrazzamenti della Valle di Cembra; le diverse basi vengono vinificate separatamente e affinate prevalentemente in acciaio, con una piccola parte in legno, prima dell’assemblaggio e della seconda fermentazione in bottiglia. La permanenza sui lieviti è di almeno 30 mesi e permette di combinare la freschezza delle uve di montagna della Valle di Cembra con la componente sapida e minerale delle colline calcaree di Trento. Accanto al 51,151 la collezione Trentodoc comprende Rosé, Brut Nature, Blauen e Tracce, cuvée attraverso le quali la famiglia approfondisce differenti interpretazioni di Chardonnay e Pinot Nero, giocando su tempi di affinamento, dosage e provenienza delle uve. Parallelamente la linea Warth raccoglie i vini fermi e permette di osservare un altro volto del Trentino: Müller-Thurgau e Riesling raccontano soprattutto altitudine e freschezza, Gewürztraminer e Moscato Giallo valorizzano la componente aromatica, mentre Teroldego e Lagrein rappresentano il versante rosso e più profondamente territoriale della produzione. Oggi Moser è quindi molto più della cantina legata al nome di uno dei più grandi ciclisti italiani: è un progetto familiare nel quale la nuova generazione ha progressivamente rafforzato la componente tecnica e territoriale, mantenendo però intatto il legame con la Valle di Cembra. Carlo e Matteo hanno raccolto l’eredità di Diego e Francesco portando maggiore precisione in vigneto e in cantina e sviluppando soprattutto il potenziale del Metodo Classico. Il 51,151 rimane inevitabilmente l’etichetta iconica e il collegamento più immediato con Francesco Moser, ma dietro quel numero esiste un lavoro costruito su territori estremamente differenti: porfido, forti pendenze ed escursioni termiche in Valle di Cembra; calcare, dolomia e ventilazione dell’Ora del Garda a Maso Warth. È proprio l’incontro tra questi elementi, insieme alla raccolta manuale, alla pressatura soffice e ai lunghi affinamenti sui lieviti, a definire l’identità contemporanea della famiglia Moser: una cantina nata nel 1979 dalle radici contadine di Palù di Giovo e diventata oggi una delle realtà più riconoscibili del Trentodoc, capace di trasformare la propria storia sportiva in un simbolo senza permettere che questa prenda il posto del vero protagonista, il territorio trentino.