PIETRA MARKO TAVČAR
Pietra è il piccolo progetto vitivinicolo di Marko Tavčar nel cuore del Carso sloveno, a Kreplje, nei pressi di Dutovlje e a pochi chilometri dal confine italiano. È una realtà profondamente artigianale, costruita attorno a pochi ettari di vigneto e a tre varietà che appartengono intimamente alla cultura di queste terre: Vitovska, Malvasia Istriana e Terrano. Lo stesso nome Pietra racconta immediatamente il luogo. Kreplje è legato etimologicamente alla roccia e qui la pietra non è soltanto parte del paesaggio, ma una presenza continua nella vita del vignaiolo: il Carso è una terra dura, scavata nella roccia calcarea, battuta dalla Bora e sottoposta a estati calde e asciutte, nella quale coltivare significa confrontarsi quotidianamente con condizioni tutt’altro che semplici. Marko Tavčar ha scelto proprio questa difficoltà come fondamento del proprio lavoro, recuperando una concezione agricola nella quale la vite deve convivere con il paesaggio invece di dominarlo. I suoi vigneti sono distribuiti tra Kreplje, Dutovlje e Gorjansko e comprendono parcelle molto differenti per età delle piante, profondità del terreno ed esposizione. In alcune zone lo strato di terra è estremamente sottile e sotto poche decine di centimetri emerge già la roccia calcarea, localmente chiamata “pokarbonata”; altrove le radici riescono a scendere maggiormente prima di incontrare la pietra. Questa variabilità rappresenta uno degli elementi più affascinanti del progetto, perché Marko osserva e vinifica le diverse vigne cercando di conservarne le caratteristiche anziché uniformarle attraverso la tecnica. Il lavoro agricolo segue un approccio naturale, con lavorazioni prevalentemente manuali e grande attenzione alla biodiversità. Le vigne convivono con boschi, prati, alberi da frutto e colture differenti, in un paesaggio nel quale la monocultura non ha completamente cancellato la struttura dell’antica agricoltura carsica. Marko è inoltre profondamente legato all’apicoltura e produce miele dalle proprie arnie, un’attività che racconta bene la sua attenzione verso l’equilibrio dell’ambiente e la presenza degli insetti impollinatori. Particolarmente preziose sono alcune vecchie parcelle di Gorjansko, lavorate insieme all’amico e vignaiolo Marko Fon, dove sopravvivono piante molto vecchie, alcune centenarie e a piede franco. Qui si incontra ancora la “liera”, antico sistema di allevamento locale caratterizzato da grandi distanze tra le piante e tra i filari: una disposizione nata quando il vigneto non era una coltura specializzata, ma condivideva lo stesso terreno con ortaggi, cereali e altre produzioni necessarie alla famiglia contadina. È una testimonianza concreta di una viticoltura precedente alla modernizzazione agricola e rappresenta uno dei patrimoni più affascinanti custoditi da Tavčar. La Vitovska è probabilmente la varietà che meglio traduce la sua idea di Carso. Marko non cerca concentrazione o aromaticità esasperate, ma tensione, delicatezza e soprattutto quella componente minerale e salina che considera parte essenziale dell’identità dell’uva. La Vitovska viene lavorata attraverso fermentazioni spontanee e brevi macerazioni sulle bucce, spesso nell’ordine di pochi giorni, seguite da affinamenti tra acciaio e cemento. Il contatto con le bucce non serve quindi a trasformarla necessariamente in un orange wine potente e tannico, ma a dare maggiore profondità e struttura a una varietà naturalmente discreta, lasciando emergere note di erbe, frutta, fiori e soprattutto una marcata sensazione pietrosa e sapida. La Malvasia Istriana possiede invece un carattere naturalmente più aromatico e mediterraneo e Marko la interpreta attraverso differenti vigne ed età delle piante. Anche in questo caso le macerazioni rimangono generalmente misurate e la fermentazione è spontanea, mentre il cemento assume un ruolo importante durante l’affinamento. Nelle vecchie vigne la Malvasia può raggiungere concentrazioni importanti, ma il terreno carsico e la componente calcarea contribuiscono a mantenere quella tensione salina che costituisce una sorta di filo conduttore della produzione. Il Terrano rappresenta l’anima rossa del progetto. Localmente il vitigno è conosciuto come Refošk e appartiene alla famiglia dei Refoschi, pur possedendo caratteristiche proprie e una storia intimamente legata al Carso. È una varietà caratterizzata da acidità importante, colore profondo e una personalità spesso selvatica, che richiede grande attenzione nella scelta del momento della vendemmia. Quando raggiunge una maturazione completa, Marko riesce a trasformarne l’energia naturale in vini profondi ma estremamente dinamici, nei quali frutti scuri, spezie e note terrose convivono con una freschezza quasi tagliente. In cantina l’intervento rimane ridotto all’essenziale: fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, nessuna necessità di costruire profili aromatici attraverso correzioni invasive e assenza di chiarifiche o filtrazioni quando non ritenute necessarie. Acciaio e cemento sono contenitori particolarmente importanti perché permettono ai vini di evolvere senza sovrapporre aromi estranei alla personalità delle uve e del terreno. La produzione è inevitabilmente molto limitata e alcune selezioni provenienti dalle vecchie parcelle raggiungono appena poche centinaia di bottiglie. È proprio questa dimensione a rendere Pietra un progetto profondamente personale: Marko conosce direttamente le vigne, lavora parcelle minuscole e può adattare ogni vinificazione alla vendemmia senza la necessità di ottenere grandi volumi o uno stile perfettamente identico anno dopo anno. Vitovska, Malvasia e Terrano diventano così tre modi differenti di raccontare lo stesso Carso, una terra nella quale il vino nasce letteralmente tra la roccia. Pietra rappresenta una viticoltura di confine, geograficamente vicinissima all’Italia ma profondamente radicata nella cultura slovena, dove la Bora, il calcare, le vecchie liere e una biodiversità ancora sorprendentemente integra definiscono il carattere delle bottiglie. Il progetto di Marko Tavčar non cerca di addomesticare questa natura difficile: preferisce accompagnarla, lasciando che la pietra, dopo aver condizionato per tutta la stagione la vita delle radici, trovi infine il proprio modo di raccontarsi nel vino.