BRICCO CIARLA

BARBARESCO DOCG "SAN STUNET" 2022 - BRICCO CIARLA

Prix régulier €59,00 Prix de solde€67,00vous économisez €8,00

Abbinamenti, La struttura, la sapidità e il tannino importante del San Stunet 2022 richiedono piatti capaci di sostenerne la personalità. È magnifico con brasato, guancia di manzo, arrosti di vitello e agnello, ma trova una naturale sintonia anche con tajarin al ragù, agnolotti del plin e risotti ai funghi porcini. Molto interessante con anatra, faraona e selvaggina da piuma, dove la freschezza del Nebbiolo alleggerisce la succulenza della carne. Le sfumature floreali, terrose e speziate permettono inoltre abbinamenti raffinati con tartufo e formaggi piemontesi di lunga stagionatura, dal Castelmagno alle tome più mature. Da provare anche con polenta e funghi o con una tagliata di manzo accompagnata da erbe aromatiche.
Alcol, 15%
Annata, 2022
Denominazione, Barbaresco DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Nebbiolo 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Barbaresco DOCG “San Stunet” 2022 di Bricco Ciarla si presenta con un rosso rubino luminoso, già attraversato da sottili riflessi granati. Il naso è intenso e progressivo, con ciliegia scura, susina rossa e lampone che si intrecciano a rosa appassita e arancia sanguinella. Con l’ossigenazione emergono alloro, pepe, liquirizia, spezie fini e richiami più profondi di terra e pietra focaia, che aggiungono complessità senza togliere nitidezza al frutto. Al palato è materico e saporito, con una struttura importante sostenuta da freschezza e da una trama tannica fitta, incisiva ma di grande precisione. Il frutto rimane carnoso e succoso, mentre una netta componente sapida accompagna la progressione fino alla chiusura. Il finale è lungo, asciutto e speziato, con ritorni floreali, di frutta rossa e pepe. Un Barbaresco energico e profondo, più austero del Ferrere, ma capace di coniugare forza, finezza e notevole prospettiva evolutiva.

CURIOSITÁ:

San Stunet nasce da Nebbiolo in purezza proveniente dall’omonima MGA di Treiso, una menzione geografica particolarmente articolata che si sviluppa tra circa 280 e 420 metri e deve il proprio nome alla piccola cappella di San Stefanetto che domina uno dei versanti della collina. Bricco Ciarla considera questa etichetta l’espressione più prestigiosa della propria produzione. Le uve vengono raccolte manualmente e sottoposte a pigiatura soffice; la fermentazione parte spontaneamente con lieviti indigeni e dura circa 20 giorni in vasche di cemento e acciaio a temperatura controllata, con rimontaggi periodici. Terminata questa fase, il vino prosegue con una lunga macerazione a cappello sommerso, tecnica tradizionale che permette un’estrazione lenta e profonda dal Nebbiolo. Dopo la svinatura e la fermentazione malolattica, matura per circa 14-16 mesi in botti di rovere prima dell’imbottigliamento. Bricco Ciarla è oggi guidata da Massimo Marcarino e Matteo Franchi, eredi di una storia iniziata nel 1962 con l’acquisto della proprietà da parte del nonno Giacomo Marcarino.

Bricco Ciarla

Bricco Ciarla è una giovane realtà di Treiso nata dall’amicizia tra Matteo Franchi e Massimo Marcarino e dalla volontà di trasformare un patrimonio viticolo familiare in un progetto capace di raccontare con precisione uno dei territori più importanti del Barbaresco. La cantina prende forma nel 2022, ma le sue radici sono molto più profonde e risalgono al 1962, quando Giacomo Marcarino, nonno di Massimo, acquistò dalla famiglia Chiarla una proprietà situata sulla sommità di una collina di Treiso. Proprio da questo passaggio nasce il nome: “bricco” nel linguaggio piemontese identifica la parte alta di una collina, mentre “Ciarla” deriva dalla famiglia che precedentemente possedeva quei terreni. Matteo e Massimo sono amici fin dall’infanzia, cresciuti tra le vigne delle Langhe, e decidono di unire esperienze e sensibilità per dare una nuova prospettiva al lavoro delle generazioni che li hanno preceduti. Oggi Bricco Ciarla coltiva circa cinque ettari distribuiti tra Treiso e Neviglie, una dimensione volutamente contenuta che permette di seguire direttamente le parcelle e di mantenere una forte relazione tra ogni vino e il vigneto dal quale proviene. Il Nebbiolo rappresenta naturalmente il centro del progetto e trova le sue espressioni più importanti nei due Barbaresco DOCG provenienti dalle MGA Ferrere e San Stunet. Ferrere è una delle menzioni geografiche più estese di Treiso, ma Bricco Ciarla lavora una porzione specifica della zona, ottenendo un Nebbiolo nel quale struttura, profondità e componente speziata convivono con il tannino tipico della denominazione. San Stunet offre invece un’interpretazione maggiormente giocata sulla finezza, sulla precisione del frutto e sull’eleganza. La scelta di produrre separatamente i due Barbaresco è centrale nella filosofia aziendale: non costruire un unico modello di Nebbiolo, ma permettere a vigne differenti dello stesso comune di mostrare personalità autonome. Le uve vengono raccolte manualmente e vinificate con un approccio che mette insieme tradizione e controllo contemporaneo. Le fermentazioni sono spontanee, affidate ai lieviti indigeni, e avvengono in vasche di cemento e acciaio a temperatura controllata. Per i Barbaresco la fermentazione si sviluppa per circa venti giorni con rimontaggi regolari; San Stunet prosegue inoltre con una lunga macerazione a cappello sommerso, tecnica profondamente legata alla tradizione piemontese. Dopo la fermentazione malolattica, i vini vengono trasferiti in botti di rovere nelle quali maturano indicativamente per 14-16 mesi prima dell’imbottigliamento. Il legno viene quindi utilizzato per accompagnare l’evoluzione del Nebbiolo senza cercare di sovrapporre al vino una firma aromatica estranea alla provenienza. Accanto ai due Barbaresco nasce Treviglie, Langhe Nebbiolo il cui nome deriva dall’unione di Treiso e Neviglie, i due comuni dai quali provengono le uve. Anche qui il Nebbiolo è in purezza e la raccolta manuale è seguita da fermentazione spontanea in cemento e acciaio, con una macerazione più breve, generalmente di 10-12 giorni. Dopo la malolattica il vino trascorre circa 8-10 mesi in rovere, mantenendo un profilo più immediato rispetto ai Barbaresco ma senza rinunciare alla struttura e all’identità varietale. La Barbera trova invece la propria espressione in Boarina, Barbera d’Alba Superiore proveniente da una microzona interna alla MGA Ferrere storicamente conosciuta proprio con questo nome. Anche in questo caso fermentazione spontanea, cemento e acciaio costituiscono il punto di partenza, mentre l’affinamento di circa 8-10 mesi in rovere permette di accompagnare la naturale acidità della varietà verso una maggiore morbidezza senza cancellarne l’energia. La gamma comprende inoltre Solo Cemento, progetto che evidenzia già nel nome la scelta del contenitore e la volontà di preservare il frutto evitando l’influenza aromatica del legno, e un Moscato d’Asti DOCG che completa il racconto delle varietà tradizionalmente presenti sulle colline tra Treiso e Neviglie. Bricco Ciarla appartiene quindi a quella nuova generazione di piccole aziende delle Langhe che non nasce dall’acquisto recente di un marchio o dalla costruzione di una grande struttura produttiva, ma dal recupero di una storia agricola familiare. Matteo Franchi e Massimo Marcarino hanno scelto di partire dalle vigne acquistate da Giacomo Marcarino nel 1962 e di trasformare quel patrimonio in una cantina con una propria identità, mantenendo la produzione su scala artigianale e concentrandosi soprattutto sulla lettura delle singole provenienze. Ferrere e San Stunet costituiscono il vertice di questa ricerca e mostrano due volti differenti del Nebbiolo di Treiso; Treviglie allarga lo sguardo verso Neviglie, mentre Boarina recupera persino il nome storico di una piccola zona interna a Ferrere. È proprio questa attenzione alla geografia più minuta delle Langhe a definire meglio Bricco Ciarla: una cantina giovanissima nella sua forma attuale, fondata nel 2022, ma costruita su una terra entrata nella storia della famiglia sessant’anni prima, oggi interpretata attraverso fermentazioni spontanee, cemento, acciaio, legno utilizzato con misura e soprattutto la volontà di lasciare che siano Nebbiolo, Barbera e le singole vigne a raccontare il carattere delle colline di Treiso.