BIANCO RIFERMENTATO FRIZZANTE "VERDERAME" 2022 - VECCHIO CONSORZIO 1953
Abbinamenti, Ottimo anche da solo, come aperitivo conviviale o per un brindisi spontaneo tra amici. Un vino fresco, diretto e sincero, proprio come chi ama condividerlo.
Alcol, 11,5%
Annata,
Denominazione, Vino bianco frizzante
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Emilia Romagna (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Sauvignon, Ortrugo e Trebbiano
NOTE SENSORIALI:
Al calice appare di un giallo paglierino leggermente velato, con bollicine sottili e vivaci che salgono leggere. Al naso emergono aromi freschi e fragranti: fiori bianchi, mela verde, scorza di limone, con un sottile richiamo erbaceo e un accenno minerale. Al palato è secco, con un’acidità ben definita che lo rende estremamente pulito e rinfrescante. La frizzantezza accentua la sensazione di leggerezza e bevibilità, mentre un finale sapido regala persistenza e invita al sorso successivo.
CURIOSITÁ:
Verderame è un vino bianco frizzante che nasce nei Colli Piacentini sotto il progetto Vecchio Consorzio 1953. È un blend territoriale composto da Sauvignon, Ortrugo e Trebbiano, coltivati in regime biologico e vinificati con metodologie naturali: fermentazione spontanea con lieviti indigeni, rifermentazione in bottiglia (metodo ancestrale), nessuna chiarifica o filtrazione, nessuna manipolazione invasiva. Il risultato è un vino che racchiude l’energia del territorio, la freschezza delle uve bianche autoctone e la spontaneità del frizzante artigianale.
Vecchio Consorzio 1953 +
Vecchio Consorzio 1953 è un progetto che nasce nei Colli Piacentini con l’obiettivo di ridare voce a un territorio troppo spesso dimenticato. Un territorio ricco di biodiversità, cultura agricola e potenzialità, ma segnato da anni di abbandono e perdita di identità. L’idea è semplice e potente: riportare vita dove la vite rischiava di scomparire. A fondarlo sono due produttori, Massimiliano Croci e Pietro Gazzola, entrambi eredi di storie familiari legate al vino, che hanno deciso di unire le forze per dare forma a una visione comune. Così, nel 2022, nasce il Vecchio Consorzio, all’interno di un edificio simbolico: l’ex Consorzio Agrario costruito nel 1953 a Bacedasco Basso, nel cuore della Val d’Arda. Un luogo che un tempo era il punto di riferimento per la comunità contadina, e che oggi torna a vivere come cantina, spazio di vinificazione e condivisione. Il progetto ruota attorno a un’idea chiara: produrre vino in modo etico, sostenibile e comunitario. Vecchio Consorzio raccoglie uve esclusivamente da piccoli viticoltori locali che coltivano in biologico, riconoscendo loro un prezzo giusto. In cantina si segue una filosofia a basso intervento: si usano solo lieviti indigeni, non si effettuano chiarifiche né controlli sulle temperature. Tutto è pensato per lasciare parlare le uve, il territorio e l’annata, senza forzature. La gamma dei vini racconta la ricchezza varietale della zona e si compone di sei etichette principali. Tre sono rifermentati in bottiglia: Verderame, un bianco da Trebbiano, Ortrugo e Sauvignon; Stringimi Forte, un macerato da Malvasia di Candia Aromatica, Trebbiano e Ortrugo; e Ciao Truccato, un rosato frizzante da Barbera e Croatina. Gli altri tre sono fermi: Potenza Arancione, un bianco macerato da Malvasia e Moscato Bianco; Era la Notte, rosato da Barbera e Croatina; e Filo da Torcere, un rosso fermo dalle stesse varietà. Accanto ai vini, il Vecchio Consorzio produce anche Spacco, un sidro secco da mele antiche di montagna, fermentato naturalmente. Anche in questo caso, l’attenzione è per la biodiversità e la riscoperta di varietà dimenticate. A rendere ancora più personale ogni bottiglia ci sono le etichette, disegnate dall’artista Tiziano Carboni, che raccontano storie di famiglie, lavoro contadino e memoria collettiva. Ogni vino è un frammento di paesaggio, un racconto da bere. Vecchio Consorzio 1953 è, in definitiva, un atto d’amore verso la terra. Un progetto che unisce agricoltura, artigianato, cultura e visione sociale. Una cantina che non si limita a produrre vino, ma lavora per ricostruire un legame tra persone, paesaggio e futuro.