1701 SOCIETÀ AGRICOLA

FRANCIACORTA DOCG BRUT SATÈN BIO 2020 - 1701 SOCIETÀ AGRICOLA

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Abbinamenti, La cremosità del perlage e la completa assenza di dosaggio rendono il Satèn 2020 particolarmente versatile a tavola. È splendido con ostriche, tartare e carpacci di pesce, scampi, gamberi e crostacei, ma accompagna molto bene anche risotti di mare, spaghetti alle vongole e pesci al forno. La maggiore rotondità tipica del Satèn permette abbinamenti riusciti con capesante al burro, salmone, baccalà e preparazioni caratterizzate da una componente cremosa, mentre freschezza e sapidità mantengono il palato sempre dinamico. Interessante anche con tempura, fritti delicati e formaggi freschi o di media stagionatura. Da provare con un risotto ai gamberi oppure con capesante scottate.
Alcol, 12,5%
Annata, 2020
Denominazione, Franciacorta DOCG
Filosofia, Biodinamico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Chardonnay 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Franciacorta DOCG Brut Satèn 2020 di 1701 Società Agricola si presenta con un giallo paglierino luminoso, impreziosito da riflessi dorati e da un perlage finissimo, continuo e particolarmente cremoso. Il naso è elegante e progressivo, con mela gialla, pesca bianca e scorza di agrumi che si intrecciano a fiori bianchi, mandorla e leggere note di zenzero. Con l’ossigenazione emergono sfumature più mature di crosta di pane, biscotto e delicata pasticceria, accompagnate da una sottile impronta minerale. Al palato è morbido e avvolgente, coerentemente con lo stile Satèn, ma senza perdere tensione: freschezza e sapidità attraversano una tessitura setosa, mentre la bollicina rimane perfettamente integrata. La completa assenza di dosaggio evita qualsiasi sensazione zuccherina e rende la chiusura precisa e dinamica. Il finale è lungo, asciutto e minerale, con ritorni agrumati, di mandorla e pane tostato. Un Satèn elegante e gastronomico, in cui cremosità e rigore convivono con grande naturalezza.

CURIOSITÁ:

Il Satèn 2020 è uno Chardonnay in purezza proveniente esclusivamente dal vigneto Sabbioni di Cazzago San Martino, il più vecchio dell’azienda e quello che 1701 considera particolarmente adatto a esprimere equilibrio tra acidità, struttura e sapidità. Le viti sono allevate a Guyot unilaterale con circa 5.555 ceppi per ettaro su un terreno morenico profondo, ricco di scheletro e con depositi limo-sabbiosi superficiali. La prima fermentazione avviene con lieviti indigeni per il 75% in acciaio e per il restante 25% in barrique di rovere francese di terzo passaggio; segue la rifermentazione in bottiglia secondo il Metodo Classico e una permanenza minima di 30 mesi sui lieviti. Il dosaggio dichiarato per questa specifica annata è 0 g/l, pur mantenendo in etichetta la tipologia Brut Satèn. Furono prodotte circa 8.096 bottiglie e appena 41 Magnum. 1701 è il progetto di Silvia e Federico Stefini e rappresenta una realtà pionieristica in Franciacorta, certificata biologica e successivamente biodinamica Demeter.

1701 Società Agricola

1701 è una delle realtà che hanno contribuito maggiormente a introdurre la biodinamica nel panorama della Franciacorta contemporanea. Il progetto nasce nel 2011, quando i fratelli Silvia e Federico Stefini, insieme agli amici Marco, Giulio e Andrea, rilevano dalla famiglia Conti Bettoni Cazzago una storica azienda agricola di Cazzago San Martino con l’obiettivo di produrre vini capaci di unire il Metodo Classico franciacortino a un rapporto radicalmente diverso con la terra. Il nome scelto custodisce direttamente la memoria della proprietà: 1701 è infatti l’anno della prima vinificazione documentata delle uve provenienti dal Brolo, antico vigneto racchiuso da mura dell’XI secolo situato accanto a Palazzo Bettoni, ancora oggi parte fondamentale del patrimonio aziendale e origine di una delle selezioni più identitarie della cantina. Fin dall’inizio Silvia e Federico scelgono di mettere la vitalità del suolo al centro del progetto e intraprendono un percorso biologico e biodinamico che porta alla certificazione biologica nel 2015 e, l’anno successivo, alla certificazione Demeter: nel 2016 1701 diventa così la prima cantina della Franciacorta certificata biodinamica. La proprietà storica si sviluppa a Cazzago San Martino, nel settore centrale dell’anfiteatro morenico franciacortino, su terreni profondi formati dai depositi lasciati dagli antichi ghiacciai, ricchi di scheletro e caratterizzati superficialmente da sabbia e limo; il patrimonio è dominato dallo Chardonnay, affiancato dal Pinot Nero, mentre fonti recenti legate alla cantina segnalano anche un ampliamento del progetto verso Gussago, territorio più elevato e maggiormente calcareo. In vigneto la biodinamica non viene interpretata come semplice certificazione, ma come un sistema agricolo completo: sono banditi fertilizzanti sintetici e pesticidi chimici, si lavora per aumentare la quantità e la qualità dell’humus, vengono utilizzati sovescio e preparati biodinamici come cornoletame e silice, insieme a compost e preparazioni ottenute da ortica, camomilla, achillea, valeriana, corteccia di quercia e tarassaco. Grande attenzione viene riservata anche alle micorrize e alla vita microbiologica del terreno, con l’obiettivo di costruire un ecosistema nel quale la vite possa trovare naturalmente equilibrio e capacità di adattamento. La stessa filosofia prosegue in cantina attraverso un’impostazione volutamente poco interventista. Le uve provenienti dalle diverse vigne vengono mantenute separate, fermentano spontaneamente con lieviti indigeni e possono essere vinificate o affinate in acciaio, cemento, anfore di terracotta, barrique da 225 litri e tonneaux da 500 litri, scegliendo il contenitore in funzione della singola massa anziché applicare una ricetta uniforme. Non vengono utilizzati additivi o coadiuvanti enologici, i vini non vengono chiarificati né filtrati e uno degli elementi più caratteristici della produzione è l’assenza di zucchero e liqueur al momento del dégorgement: i Franciacorta di 1701 sono costruiti intorno al concetto di Nature e vengono quindi portati all’equilibrio attraverso maturità delle uve, assemblaggio e permanenza sui lieviti, non attraverso il dosage. Il Franciacorta Brut Nature rappresenta la sintesi più immediata di questa filosofia: nasce prevalentemente da Chardonnay con una quota di Pinot Nero, provenienti dai vigneti Sabbioni, Magrì e Brolo, fermenta con lieviti indigeni tra acciaio e cemento e rimane almeno 18 mesi sui lieviti prima di essere commercializzato a dosaggio zero. Il Satèn porta invece lo Chardonnay al centro della scena: nelle versioni attuali è prodotto in purezza dal vigneto Sabbioni, con una parte della fermentazione in vecchie barrique di rovere francese, almeno 30 mesi sui lieviti e ancora una volta nessun dosage, interpretazione decisamente personale di una tipologia normalmente associata a maggiore morbidezza. Rosé Nature approfondisce il Pinot Nero, mentre Dosaggio Zero Riserva rappresenta una delle espressioni più mature e complesse della produzione. Il Brolo possiede un significato ancora più particolare perché riporta il progetto direttamente alla sua origine storica: il vigneto murato che ha dato il nome alla cantina viene utilizzato per un Blanc de Noirs capace di collegare simbolicamente la viticoltura attuale con quella documentata già nel 1701. Accanto ai Franciacorta, la cantina ha sviluppato anche vini fermi e rifermentati che consentono maggiore libertà espressiva, tra cui Surnàt e Sullerba, mostrando come la biodinamica sia per gli Stefini un punto di partenza e non un semplice elemento distintivo applicato esclusivamente al Metodo Classico. 1701 aderisce inoltre a Renaissance des Appellations, associazione internazionale fondata da Nicolas Joly che riunisce produttori legati alla biodinamica, e a Vi.Te – Vignaioli e Territori, collocando il progetto all’interno di una rete di vignaioli accomunati dalla volontà di mettere origine e agricoltura davanti alla tecnica. Ciò che rende 1701 particolarmente interessante è proprio il contrasto tra la profondità storica del luogo e la giovinezza del progetto contemporaneo: Palazzo Bettoni, il Brolo medievale e una tradizione vinicola documentata da oltre tre secoli vengono reinterpretati da una generazione che ha scelto fermentazioni spontanee, biodinamica certificata, anfore, cemento, assenza di chiarifica e filtrazione e dosaggio zero. Silvia e Federico Stefini non hanno quindi semplicemente rilevato una cantina della Franciacorta, ma hanno utilizzato quel patrimonio per costruire un modello agricolo differente, nel quale Chardonnay e Pinot Nero diventano soprattutto interpreti dei suoli morenici di Cazzago San Martino. È questa combinazione tra memoria, biodiversità e intervento minimo ad aver reso 1701 una delle realtà più riconoscibili della Franciacorta artigianale e, soprattutto, la prima a trasformare la biodinamica certificata in uno dei fondamenti della propria identità.