DECIMO FILARE

PIEMONTE ERBALUCE "RADIOS" 2021 - DECIMO FILARE

Prix régulier €22,00

Abbinamenti, La freschezza, la sapidità e la buona struttura del Radios 2021 lo rendono particolarmente adatto a una cucina di pesce e ai piatti del territorio canavesano. È ideale con trota e salmerino, pesci di lago, crostacei e molluschi, ma accompagna molto bene anche risotti alle verdure, primi piatti delicati, frittate alle erbe e torte salate. La maggiore profondità raggiunta con l’evoluzione permette di abbinarlo anche a carni bianche, coniglio e formaggi di media stagionatura, soprattutto tome piemontesi. Interessante con piatti a base di funghi, dove le sfumature più mature e minerali del vino trovano una naturale continuità.
Alcol, 13,5%
Annata, 2021
Denominazione, Vino bianco
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Erbaluce 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Piemonte Erbaluce “Radios” 2021 di Decimo Filare si presenta con un giallo paglierino luminoso, ormai arricchito da leggere sfumature dorate che raccontano i primi anni di evoluzione. Il naso è fine e progressivo, con mela gialla, pera e scorza di agrumi che si intrecciano a fiori di campo e delicate note di erbe aromatiche. Con l’ossigenazione emergono sfumature più profonde di camomilla, mandorla, spezie dolci e frutta bianca matura, accompagnate da una netta componente minerale che richiama la pietra e il gesso. Al palato è teso e dinamico, sostenuto dalla naturale acidità dell’Erbaluce e da una sapidità decisa che dona continuità al sorso. La materia ha una buona consistenza ma rimane agile, mentre la caratteristica sfumatura amaricante del vitigno accompagna una chiusura asciutta e persistente. Un Erbaluce di carattere, capace di combinare freschezza canavesana, profondità e una piacevole evoluzione aromatica.

CURIOSITÁ:

Dietro DecimoFilare ci sono Adriano e Marco Piano, padre e figlio, entrambi artigiani orafi a Ivrea che hanno trasformato la passione per il vino in una piccolissima realtà vitivinicola canavesana. Adriano è stato per circa dieci anni delegato AIS del Canavese, mentre il progetto aderisce anche al movimento dei Giovani Vignaioli Canavesani, nato per riportare attenzione sulle vigne e sulle varietà storiche del territorio. Radios è la loro interpretazione dell’Erbaluce, vitigno simbolo dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea, dove i terreni lasciati dagli antichi ghiacciai favoriscono vini naturalmente ricchi di acidità e sapidità. 

Decimo Filare

Decimo Filare è una piccola realtà vitivinicola del Canavese, con sede a Palazzo Canavese, nel territorio della provincia di Torino compreso all’interno del grande Anfiteatro Morenico di Ivrea. È un progetto di dimensione artigianale, inserito in quella nuova generazione di vignaioli che negli ultimi anni sta contribuendo a riportare attenzione su un’area piemontese rimasta a lungo ai margini rispetto alle denominazioni più conosciute della regione. Il Canavese possiede infatti una storia viticola antichissima, costruita su piccoli appezzamenti, terrazzamenti e vigneti spesso frammentati tra boschi, paesi e pendii morenici. La conformazione del territorio deriva dall’azione dell’antico ghiacciaio Balteo, che durante le glaciazioni ha trasportato dalle Alpi enormi quantità di rocce, sabbie, ghiaie e ciottoli, lasciando dopo il proprio ritiro uno dei più grandi anfiteatri morenici d’Europa. È all’interno di questo paesaggio che nasce l’identità di Decimo Filare, legata a una viticoltura su piccola scala e alla volontà di conservare una lettura autentica delle varietà coltivate localmente. La cantina si colloca nel movimento dei Giovani Vignaioli Canavesani, realtà che riunisce diversi piccoli produttori impegnati nel recupero e nella valorizzazione contemporanea del territorio. Il lavoro parte da vigneti nei quali la componente morenica dei suoli, la vicinanza dell’arco alpino e le escursioni termiche contribuiscono a creare condizioni particolari per la maturazione delle uve. Qui il vino tende naturalmente a costruirsi più sulla freschezza e sulla tensione che sulla concentrazione, caratteristiche che costituiscono uno dei tratti più riconoscibili della viticoltura canavesana. Decimo Filare interpreta questa identità attraverso produzioni estremamente limitate, mantenendo un rapporto diretto con il vigneto e privilegiando un approccio artigianale tanto in campagna quanto durante la trasformazione delle uve. Tra le etichette legate al progetto emerge Clara, vino ottenuto da Barbera, varietà che appartiene profondamente alla storia agricola piemontese e che nel Canavese assume un carattere particolare grazie al clima più fresco e alla natura dei terreni. La naturale acidità della Barbera trova infatti nelle condizioni pedemontane un ambiente capace di accentuarne energia e dinamismo, offrendo un'espressione differente rispetto alle interpretazioni più calde e strutturate del Monferrato o delle Langhe. Clara diventa così una delle bottiglie attraverso le quali Decimo Filare racconta il proprio territorio, privilegiando il carattere dell’uva e la bevibilità rispetto alla ricerca di concentrazione o costruzioni enologiche particolarmente marcate. Il progetto appartiene a una fase particolarmente interessante per il Canavese. Dopo decenni nei quali numerosi vigneti sono stati progressivamente abbandonati a causa della frammentazione delle proprietà, della difficoltà delle lavorazioni e dello spopolamento agricolo, una nuova generazione sta tornando a osservare queste colline come un patrimonio da recuperare. Piccole parcelle, vecchi impianti e varietà tradizionali diventano così il punto di partenza per una viticoltura contemporanea che non cerca di imitare le Langhe, ma di costruire una propria identità. Decimo Filare si inserisce pienamente in questo percorso: una produzione volutamente contenuta, nata in un territorio dalla forte impronta glaciale e legata a vini capaci di raccontare il volto più fresco e alpino del Piemonte. Più che attraverso grandi numeri o una lunga storia commerciale, la personalità della cantina emerge proprio dalla sua dimensione: pochi vini, un rapporto diretto con la terra e l’appartenenza a quella comunità di giovani vignaioli che sta contribuendo alla rinascita enologica del Canavese. Un progetto ancora giovane, ma rappresentativo di un territorio che sta riscoprendo il valore delle proprie vigne e della propria diversità, riportando al centro un paesaggio viticolo nel quale la montagna, i depositi dell’antico ghiacciaio e secoli di agricoltura continuano a lasciare un’impronta precisa nel vino.