GULFI

TERRE SICILIENNE BLANCHE IGT "SOLEIL ET VENT" 2021 - MARCO DE BARTOLI

Prix régulier €21,50 Prix de solde€26,00vous économisez €4,50

Abbinamenti, La freschezza, la struttura e soprattutto la forte componente sapida del Carjcanti 2021 lo rendono un bianco estremamente gastronomico. È ideale con pesci alla griglia, dentice, ricciola, spigola e pesce spada, ma accompagna magnificamente anche crostacei, frutti di mare e primi piatti con molluschi. Molto interessante con baccalà, tonno scottato e preparazioni leggermente affumicate, dove la materia del vino riesce a sostenere sapori più intensi. La sua evoluzione permette inoltre abbinamenti con risotti ai funghi, verdure arrosto e carni bianche delicate. Da provare con un carpaccio di pesce spada agli agrumi oppure con una ricciola alla griglia accompagnata da erbe mediterranee.
Alcol, 12,5%
Annata, 2021
Denominazione, Terre Siciliane Bianco IGT
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Sicilia (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Carricante 100%

NOTES SENSORIELLES :

Vin blanc conçu à partir des raisins Zibibbo et Grillo dont les senteurs s'enlacent dans un même partenariat de plaisir et d'harmonie. La Terre Siciliane blanche IGP offre un bon corps avec une expressivité remarquable

CURIOSITÉ:

Les raisins sont égrappés, légèrement pressés et macérés à froid pendant environ 24 heures ; après le pressurage doux, le moût à basse température reste à décanter pendant 48 heures.
Gulfi

Gulfi è una delle realtà che hanno contribuito con maggiore decisione alla valorizzazione del Nero d’Avola come autentico vino di territorio, costruendo un progetto che attraversa alcuni dei paesaggi più affascinanti della Sicilia orientale: dai Monti Iblei di Chiaramonte Gulfi fino alle terre assolate di Pachino e al versante nord dell’Etna. La storia contemporanea della cantina è indissolubilmente legata a Vito Catania, che raccoglie un’eredità agricola e vitivinicola iniziata dalla sua famiglia tre generazioni prima e, dal 1996, la trasforma in un progetto molto più ambizioso. Il punto di partenza rimane Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, all’interno dell’area storica del Cerasuolo di Vittoria, dove la famiglia coltiva la vite e l’olivo e dove ancora oggi si trovano la cantina e il cuore dell’azienda. Vito comprende però che per raccontare davvero il Nero d’Avola non è sufficiente concentrarsi sul vitigno: occorre osservare come la stessa uva cambi radicalmente secondo il luogo in cui viene coltivata. Nasce così una ricerca fondata sulla selezione massale, sull’alberello tradizionale e soprattutto sulla vinificazione separata delle singole vigne. Il progetto raggiunge la sua espressione più affascinante a Pachino, nell’estremo sud-est della Sicilia, dove Gulfi individua quattro contrade destinate a diventare altrettante interpretazioni del Nero d’Avola: San Lorenzo, Bufaleffi, Baroni e Maccari. Da queste vigne nascono NeroSanlorè, NeroBufaleffj, NeroBaronj e NeroMaccarj, quattro cru ottenuti dalla stessa varietà e secondo una filosofia produttiva comune, ma profondamente differenti per caratteristiche dei terreni e microclima. È una scelta quasi rivoluzionaria per il Nero d’Avola degli anni Novanta: invece di utilizzare assemblaggi e tecnica di cantina per costruire uno stile uniforme, Gulfi mette il terroir al centro e utilizza il vitigno come strumento per evidenziare le differenze tra parcelle. Le vigne di Pachino si trovano a quote molto basse, in alcuni casi intorno ai 30 metri sul livello del mare, immerse in un clima mediterraneo caldo e luminosissimo e sottoposte alla costante influenza del mare. Il Nero d’Avola viene allevato ad alberello con densità elevate, secondo la tradizione della zona, e soprattutto senza irrigazione. Quest’ultimo elemento costituisce uno dei principi più importanti della filosofia Gulfi: lasciare che la vite cerchi autonomamente il proprio equilibrio, sviluppando apparati radicali capaci di esplorare in profondità il terreno. L’intera conduzione segue i principi dell’agricoltura biologica e la vendemmia viene effettuata manualmente. Nei quattro cru la vinificazione prevede lunghe macerazioni sulle bucce e affinamenti capaci di accompagnare la naturale struttura del Nero d’Avola senza cancellare le differenze tra le singole contrade. NeroMaccarj, ad esempio, nasce a Maccari su terreni calcareo-argillosi e matura per circa due anni in piccoli contenitori di rovere, seguiti da almeno un anno in bottiglia. Il risultato della ricerca di Vito Catania non è quindi un unico modello di Nero d’Avola, ma quattro personalità: vini che condividono varietà, clima mediterraneo e impostazione agricola, ma traducono in maniera differente la composizione del suolo e la vicinanza al mare. Accanto a Pachino rimane fondamentale Chiaramonte Gulfi. Qui il Nero d’Avola viene interpretato attraverso Rossojbleo e Nerojbleo, mentre il Cerasuolo di Vittoria racconta l’incontro storico tra Nero d’Avola e Frappato. Quest’ultimo, antica varietà del sud-est siciliano, porta fragranza, componente floreale e agilità, bilanciando naturalmente la maggiore profondità del Nero d’Avola. Gulfi produce sia Cerasuolo di Vittoria DOCG sia Cerasuolo di Vittoria Classico DOCG, quest’ultimo legato in particolare alle vigne Stidda e Coste e composto da Nero d’Avola per il 70% e Frappato per il restante 30%. Anche qui l’alberello rappresenta un elemento centrale e le selezioni aziendali derivano dal lavoro di recupero e propagazione del patrimonio vegetale locale. La geografia di Gulfi si spinge però ancora più lontano, fino al versante settentrionale dell’Etna. A Randazzo, nella zona di Monte La Guardia, la famiglia lavora Vigna Poggio, circa un ettaro e mezzo posto a 850 metri di altitudine. È un ambiente completamente opposto a Pachino: terreni vulcanici, terrazze sostenute da muri in pietra lavica, boschi di castagno e un clima decisamente più fresco. Le viti, in parte centenarie, raggiungono densità di circa 10.000 ceppi per ettaro e sono allevate ad alberello con il tradizionale tutore di castagno. Da Nerello Mascalese, accompagnato da una piccola percentuale di Nerello Cappuccio, nasce Reseca, Etna Rosso che completa idealmente il viaggio della famiglia attraverso la Sicilia orientale. Se a Pachino il vino nasce praticamente al livello del mare sotto il sole del Mediterraneo, sull’Etna la vite arriva a 850 metri e cresce sulla lava: due estremi geografici e climatici che raccontano perfettamente la curiosità di Vito Catania verso il concetto di territorio. L’azienda esplora sull’Etna anche il Carricante, altra varietà fondamentale della viticoltura vulcanica, attraverso Carjcanti, mentre la produzione comprende ulteriori interpretazioni che ampliano il racconto delle differenti anime siciliane. Dietro questa varietà di territori rimane però una filosofia agricola estremamente coerente. Gulfi considera il terreno un patrimonio ricevuto dalle generazioni precedenti e da consegnare migliorato a quelle successive. Da qui derivano agricoltura biologica, assenza di irrigazione nei vigneti tradizionali, vendemmia manuale, alberello e attenzione alla selezione massale: pratiche che non vengono presentate come semplici strumenti tecnici, ma come parte di una visione complessiva della viticoltura. È probabilmente questo il lascito più importante di Vito Catania: aver compreso molto presto che il futuro del Nero d’Avola non sarebbe passato soltanto dalla concentrazione o dalla potenza, ma dalla capacità di riconoscere e valorizzare le differenze tra i luoghi nei quali viene coltivato. San Lorenzo, Bufaleffi, Baroni e Maccari diventano così quattro nomi attraverso i quali leggere Pachino, mentre Chiaramonte Gulfi racconta l’anima iblea del progetto e Randazzo ne mostra quella vulcanica e montana. Gulfi rappresenta quindi una sorta di viaggio attraverso la Sicilia orientale, dal livello del mare fino agli 850 metri dell’Etna, con Nero d’Avola, Frappato, Nerello Mascalese e Carricante come interpreti di paesaggi profondamente differenti. Un progetto familiare che dal 1996 ha scelto di unire tradizione e ricerca, recuperando alberello e selezioni massali ma introducendo soprattutto una concezione moderna del cru: la convinzione che anche in Sicilia la stessa varietà possa raccontare vini completamente diversi semplicemente perché nasce qualche collina, qualche contrada o qualche chilometro più lontano.