VINO SPUMANTE BLANC DE BLANCS NATURE "CRU 479 - CAMPIANI OVEST" 50 LUNE - NICOLA GATTA
Abbinamenti, Il Cru 479 Campiani Ovest 50 Lune possiede struttura e tensione sufficienti per essere considerato prima di tutto un grande vino da tavola. È splendido con ostriche, scampi, gamberi rossi e crudi di mare, ma la profondità dello Chardonnay e il lungo affinamento permettono di accompagnarlo a crostacei alla griglia, astice, rombo, baccalà e pesci al forno. Interessante con risotti, funghi, fritti importanti e formaggi di media stagionatura, mentre le sfumature più mature di miele, agrume e frutta secca consentono abbinamenti anche con pollame e carni bianche. Non è casuale che Nicola abbia presentato i propri Campiani anche accanto a preparazioni importanti e territoriali come lo spiedo bresciano, sottolineando la dimensione decisamente gastronomica di questi vini.
Alcol, 12%
Annata, NV
Denominazione, Vino Spumante
Filosofia, Artigianale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Chardonnay 100%
NOTE SENSORIALI:
Campiani Ovest è uno Chardonnay che combina tensione e ampiezza, mostrando un carattere capace di cambiare profondamente con l’evoluzione. Nicola Gatta ha descritto una delle sboccature del 479 come particolarmente espressiva e ampia, sottolineandone la stratificazione e le leggere sfumature ossidative accompagnate da sensazioni di miele e agrume. Nel calice il profilo può quindi muoversi dal cedro e dagli agrumi maturi verso mela, frutta a polpa gialla, miele e mandorla, per poi aprirsi su sfumature più evolutive e minerali. Le 50 lune sui lieviti contribuiscono alla complessità e all’integrazione del perlage, senza però cancellare il carattere più importante del vino: la tensione. Durante la Première dedicata ai parcellari, Gatta ha evidenziato proprio la particolare rigidità dello Chardonnay 479, considerandola un elemento estremamente interessante e soprattutto una promessa di longevità. Al palato è quindi profondo e strutturato, ma attraversato da una freschezza decisa; il dosaggio Nature lascia il sorso asciutto e permette alla componente sapida e minerale di emergere senza mediazioni. Il finale è lungo e progressivo, tra agrume, frutta secca, sfumature evolutive e una persistente tensione minerale. Un Metodo Classico che non ricerca l’immediatezza, ma chiede tempo nel calice esattamente come ne ha richiesto durante la propria maturazione.
CURIOSITÁ:
Il “Cru 479 – Campiani Ovest” 50 Lune rappresenta uno dei progetti più precisi e territoriali di Nicola Gatta: non una cuvée pensata per raccontare genericamente Gussago, ma un vero vino parcellare, nato per mettere sotto una lente d’ingrandimento un singolo vigneto e comprenderne l’identità nel tempo. Il numero 479 identifica il parcellare dedicato allo Chardonnay di Campiani Ovest, contrapposto al 151 Campiani Est dedicato al Pinot Nero. È lo stesso Nicola a definire questi Cru come una “lente d’ingrandimento sul suolo di Gussago”, un progetto attraverso il quale osservare quanto esposizione, posizione e caratteristiche della singola parcella possano modificare il carattere del vino. Campiani Ovest possiede inoltre una maturazione particolare: Gatta racconta di raccogliere qui lo Chardonnay anche una quindicina di giorni più tardi rispetto ad alcuni vigneti posti più in basso, cercando ogni anno quel delicatissimo punto di equilibrio tra piena maturazione dell'uva e conservazione dell’acidità. Dopo la vinificazione, il vino affronta 50 lune sui lieviti, poco più di quattro anni, prima della sboccatura Nature. È una delle bottiglie che meglio spiegano l’evoluzione del lavoro di Gatta: dopo aver raccontato per anni le colline calcaree di Gussago attraverso le proprie cuvée, con il 479 restringe il campo fino a una singola parcella, lasciando che Chardonnay, esposizione e tempo ne definiscano la voce.
Nicola Gatta +
Nicola Gatta è un vignaiolo di Gussago, sulle colline bresciane, che ha costruito la propria identità attraverso un’interpretazione estremamente personale del Metodo Classico. Il suo progetto nasce in un territorio geograficamente vicino e storicamente legato alla Franciacorta, ma segue volutamente una strada autonoma, fondata sulla viticoltura artigianale, sulle fermentazioni spontanee e su lunghi affinamenti in bottiglia.
Il cuore dell’azienda si trova sulle colline di Gussago, un ambiente caratterizzato da vigneti posti a quote più elevate rispetto a buona parte della pianura circostante e da una significativa presenza di calcare nei terreni. È proprio questa componente geologica a rappresentare uno degli elementi fondamentali nella lettura che Nicola dà dei propri vini.
La scelta di lavorare a Gussago non è semplicemente geografica. Nicola considera queste colline un territorio dotato di una propria identità e cerca di trasferirne nei vini la freschezza, la tensione e il carattere minerale, evitando di costruire le cuvée secondo un modello stilistico prestabilito.
Chardonnay e Pinot Nero sono le due varietà sulle quali si concentra principalmente il lavoro. Lo Chardonnay viene apprezzato per la capacità di mantenere freschezza e verticalità durante i lunghi affinamenti, mentre il Pinot Nero contribuisce con maggiore struttura, profondità e intensità.
Uno degli aspetti più caratteristici del progetto è la decisione di non utilizzare la denominazione Franciacorta DOCG. Pur operando in un territorio immediatamente associato a questa importante realtà spumantistica, Nicola preferisce commercializzare i propri vini fuori dalla denominazione, mantenendo maggiore libertà nelle scelte produttive.
Questa decisione non significa prendere le distanze dal territorio. Al contrario, tutta la filosofia della cantina nasce dalla volontà di approfondire le caratteristiche specifiche di Gussago senza doverle necessariamente ricondurre a uno stile comune.
Il lavoro comincia naturalmente in vigneto. Nicola segue un’agricoltura ispirata ai principi biodinamici, cercando di preservare la fertilità naturale dei terreni e l’equilibrio delle piante attraverso interventi ridotti e una costante osservazione delle vigne.
La vitalità del suolo viene considerata fondamentale. L’obiettivo non è semplicemente ottenere grappoli perfetti dal punto di vista estetico, ma creare le condizioni affinché le piante possano sviluppare un rapporto profondo con il terreno e raggiungere naturalmente un equilibrio tra maturità e acidità.
Una volta arrivate in cantina, le uve vengono lavorate seguendo lo stesso principio di essenzialità. Le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e il vino viene accompagnato evitando pratiche destinate a standardizzarne il profilo.
Nicola ha scelto inoltre di non utilizzare chiarificanti e stabilizzanti e lavora senza aggiunta di solforosa. È un approccio che richiede grande precisione durante tutte le fasi della produzione, perché ridurre gli strumenti di protezione significa affidarsi ancora maggiormente alla qualità e alla sanità delle uve.
La rifermentazione in bottiglia secondo il Metodo Classico rappresenta il passaggio fondamentale. È però soprattutto il lungo contatto con i lieviti a diventare uno degli elementi più riconoscibili della produzione, permettendo ai vini di sviluppare progressivamente complessità e profondità.
Il tempo viene raccontato attraverso un linguaggio diventato quasi una firma di Nicola Gatta. Gli affinamenti non sono indicati semplicemente in mesi, ma attraverso il numero delle lune trascorse sui lieviti, collegando simbolicamente l’evoluzione del vino al ritmo naturale del ciclo lunare.
Nascono così cuvée identificate attraverso differenti numeri di lune, ciascuna caratterizzata da tempi di maturazione e interpretazioni diverse. Più che una semplice scelta comunicativa, questa indicazione permette di comprendere immediatamente quanto il tempo rappresenti una componente fondamentale del progetto.
Le cuvée ottenute prevalentemente o esclusivamente da Chardonnay mostrano il volto più verticale della produzione. Freschezza e componente calcarea vengono accompagnate dalla permanenza sui lieviti, che progressivamente aggiunge volume e complessità senza cancellare la tensione originaria. Il Pinot Nero offre invece una lettura più strutturata. Nelle interpretazioni in purezza può mostrare maggiore profondità e materia, pur mantenendo quella componente fresca che Nicola considera essenziale per l’equilibrio dei propri Metodo Classico. Anche il rosato permette di esplorare un’altra espressione del Pinot Nero, lavorando sul rapporto tra frutto, struttura e affinamento. Cambiano le proporzioni, i tempi e le caratteristiche delle singole cuvée, ma rimane costante la volontà di mantenere il vino libero da sovrastrutture aromatiche. Il dosaggio viene mantenuto estremamente contenuto o completamente escluso in diverse interpretazioni. Nicola preferisce affidare l’equilibrio alla maturità naturale delle uve, all’acidità e al lungo affinamento piuttosto che utilizzare lo zucchero per modificare il profilo finale. Questa filosofia rende il tempo uno dei veri ingredienti dei suoi vini. Le lunghe permanenze sui lieviti non servono semplicemente ad aumentare la complessità aromatica, ma permettono a struttura, acidità e materia di integrarsi lentamente fino a raggiungere un equilibrio naturale.
Nicola Gatta rappresenta così una delle interpretazioni più personali del Metodo Classico italiano. Chardonnay e Pinot Nero, i terreni calcarei di Gussago, la viticoltura ispirata alla biodinamica, le fermentazioni spontanee e gli affinamenti scanditi dalle lune costruiscono un progetto immediatamente riconoscibile. Una scelta di indipendenza che non significa allontanarsi dal territorio, ma cercare di raccontarlo con maggiore libertà, lasciando che siano la vigna, il tempo e l’annata a determinare il carattere di ogni bottiglia.