L'ARCHETIPO

L’Archetipo è una realtà familiare di Castellaneta, in provincia di Taranto, nata da una storia agricola iniziata nel 1970 con Carlo Dibenedetto e trasformata nel corso delle generazioni in uno dei progetti più originali della viticoltura artigianale pugliese. La figura centrale di questa evoluzione è Francesco Valentino Dibenedetto, agronomo e contadino, che dagli anni Ottanta comincia a mettere radicalmente in discussione il modello agricolo convenzionale. Il primo passaggio è verso l’agricoltura biologica; dal 2000 approfondisce invece la biodinamica e il pensiero di Rudolf Steiner, ma anche questo approccio non gli appare sufficiente per restituire piena vitalità al terreno. L’incontro con le idee dell’agricoltore e filosofo giapponese Masanobu Fukuoka lo conduce infine verso quella che la famiglia definisce “agricoltura sinergica”: un modello basato sulla convinzione che fertilità e salute della pianta dipendano dall’equilibrio dell’intero ecosistema e soprattutto dalla vitalità dell’humus. Il principio più caratteristico è l’assenza di aratura profonda: il terreno non viene rivoltato per non interrompere le relazioni tra radici, microrganismi, sostanza organica e altre forme di vita presenti nel suolo; non vengono utilizzati fertilizzanti chimici o pesticidi di sintesi e le consociazioni vegetali vengono considerate parte integrante della fertilità del vigneto. Oggi Francesco porta avanti questo percorso insieme alla moglie Anna Maria Passarelli e ai figli Carlo Nazareno, Domenico, Andrea e Maria Clelia, ciascuno coinvolto direttamente nella gestione dell’azienda. I vigneti si trovano in Contrada Tafuri, nei pressi di Castellaneta, ai piedi della Murgia, a circa 320 metri di altitudine. Intorno alla cantina si estendono circa 20 ettari vitati su caratteristici terreni di terra rossa derivata dai processi di carsificazione ed erosione dei rilievi calcarei della Murgia. È un ambiente mediterraneo luminoso e ventilato nel quale L’Archetipo ha scelto di mettere al centro soprattutto le varietà storicamente adattate a queste condizioni: Primitivo, Aglianico, Greco, Fiano e Susumaniello, affiancati da cultivar meno diffuse che la famiglia ha contribuito a recuperare, come Maresco e Marchione. Dal 2013 il recupero delle antiche varietà pugliesi è diventato infatti uno degli elementi dichiarati del progetto, non come semplice operazione storica ma come strumento per ricostruire biodiversità e conservare materiale vegetale sviluppatosi nel territorio nel corso delle generazioni. Le vigne sono allevate con una densità indicativa di 4.545 piante per ettaro e la vendemmia viene effettuata esclusivamente a mano. La cantina attuale, realizzata nel 2010 interamente in tufo, è stata concepita per sfruttare naturalmente condizioni termiche favorevoli alla vinificazione e alla maturazione dei vini. Anche qui la filosofia rimane coerente con il vigneto: fermentazioni affidate esclusivamente ai lieviti indigeni, nessun chiarificante o stabilizzante, nessuna filtrazione, livelli ridotti di solforosa e affinamenti sulle fecce nobili. L’obiettivo non è costruire vini tecnicamente uniformi, ma accompagnare la trasformazione dell’uva cercando di conservare il più possibile ciò che proviene dal terreno, dalla varietà e dall’annata. La gamma è particolarmente ampia e permette di osservare questa filosofia applicata a vitigni e tecniche differenti. Primitivo, Primitivo Mistico, Aglianico, Primitivo-Aglianico, Niuru Maru, Susumaniello Rosso e Radicale costituiscono il nucleo dei rossi; Greco, Fiano e Verdeca Sette Lune quello dei bianchi, mentre Primitivo e Susumaniello vengono interpretati anche in rosato. Litrotto Bianco e Litrotto Rosso rappresentano il volto più immediato e quotidiano della produzione. Particolarmente interessante è il lavoro sulle bollicine: dal 2015 la famiglia ha recuperato la spumantizzazione attraverso rifermentazioni naturali e oggi produce Marasco, Susumante e Moscatello Selvatico, utilizzando anche varietà autoctone o quasi dimenticate. Questo percorso ha consentito a L’Archetipo di dimostrare come il patrimonio ampelografico pugliese possa essere interpretato ben oltre l’immagine tradizionale dei rossi potenti e maturi del Sud Italia. Nel 2016 l’azienda entra inoltre nel circuito Triple “A” – Agricoltori, Artigiani, Artisti – riconoscimento coerente con una filosofia produttiva che aveva già intrapreso da molti anni. L’Archetipo rappresenta quindi molto più di una cantina orientata al vino naturale: è il risultato di oltre quarant’anni di ricerca agricola condotta da Francesco Valentino Dibenedetto e oggi condivisa con l’intera famiglia. Il passaggio dal biologico alla biodinamica e infine all’agricoltura sinergica racconta una continua messa in discussione delle pratiche adottate, con il suolo come vero centro del progetto. Il nome stesso sintetizza questa visione: tornare all’“archetipo” significa cercare la forma originaria e naturale delle cose, lasciando che l’ecosistema recuperi progressivamente la propria autonomia. La nuova generazione sta continuando questo percorso attraverso la tutela delle varietà locali, il monitoraggio della vitalità dei terreni e una vinificazione sempre meno interventista. Primitivo, Aglianico, Susumaniello, Greco, Fiano, Maresco e Marchione diventano così non soltanto varietà da trasformare in vino, ma parti di un sistema agricolo più complesso nel quale humus, piante, microrganismi e clima devono tornare a lavorare insieme. È questa concezione radicalmente agricola, prima ancora che enologica, a rendere L’Archetipo una delle esperienze più personali e riconoscibili della viticoltura pugliese contemporanea.