PLANETA

Planeta è una delle realtà che hanno contribuito in maniera decisiva alla rinascita e alla nuova immagine del vino siciliano, costruendo un progetto capace di attraversare l’isola e raccontarne territori profondamente differenti. La famiglia possiede radici agricole antiche, ma la moderna avventura vitivinicola prende forma tra gli anni Ottanta e Novanta grazie soprattutto alla visione di Diego Planeta e della nuova generazione, con l’idea di dimostrare che la Sicilia non è un unico territorio del vino, ma un mosaico straordinariamente complesso di climi, suoli e varietà.
Il punto di partenza è Menfi, nella Sicilia occidentale, dove la famiglia coltiva la terra da generazioni. È qui che vengono realizzati i primi vigneti del nuovo progetto e, nel 1995, la prima vendemmia nella cantina di Ulmo. Fin dall’inizio Planeta sceglie di lavorare senza pregiudizi, affiancando alle varietà siciliane vitigni internazionali capaci di mettere alla prova le potenzialità di questi territori.
Lo Chardonnay diventa rapidamente uno dei vini simbolo di questa prima fase. In un momento nel quale la Sicilia era ancora conosciuta soprattutto per grandi volumi di produzione, Planeta contribuisce a mostrare che l’isola può dare origine anche a vini bianchi strutturati, complessi e capaci di confrontarsi con il panorama internazionale.
Questa esperienza non porta però la famiglia a costruire un unico stile da replicare in tutta la Sicilia. Al contrario, nasce progressivamente il desiderio di esplorare l’isola e individuare per ogni territorio le varietà maggiormente capaci di raccontarlo.
Alla fine degli anni Novanta Planeta arriva così a Vittoria, nella Sicilia sud-orientale. Il paesaggio cambia completamente: terre rosse e sabbiose, clima mediterraneo e vicinanza del mare creano l’ambiente nel quale Nero d’Avola e Frappato si incontrano dando origine al Cerasuolo di Vittoria.
La tenuta di Dorilli diventa il centro di questo progetto. Il Frappato porta profumo, delicatezza e freschezza, mentre il Nero d’Avola contribuisce con struttura e profondità. Il risultato racconta un volto della Sicilia molto diverso da quello sperimentato a Menfi e conferma la volontà della famiglia di adattare il proprio lavoro al territorio e non il territorio a uno stile prestabilito.
Poco dopo il viaggio prosegue verso Noto, uno dei luoghi storicamente più importanti per il Nero d’Avola. Nella tenuta di Buonivini la famiglia approfondisce il rapporto con questa varietà e realizza Santa Cecilia, una delle etichette più rappresentative della produzione Planeta.
Noto significa sole, mare, terre calcaree e un paesaggio segnato da ulivi, mandorli e carrubi. Qui anche il Moscato Bianco trova un ambiente particolarmente interessante, permettendo alla famiglia di esplorare un’altra antica tradizione della viticoltura siciliana.
La ricerca cambia nuovamente scenario con l’arrivo sull’Etna. A partire dalla fine degli anni Duemila Planeta investe sul versante settentrionale del vulcano, entrando in un ambiente completamente differente da tutto ciò che aveva incontrato fino a quel momento.
Altitudine, escursioni termiche, vendemmie tardive e terreni formati da differenti colate laviche definiscono una viticoltura profondamente legata alla storia geologica del vulcano. Nerello Mascalese e Carricante diventano gli interpreti principali di questo territorio, lavorati cercando soprattutto tensione, eleganza e riconoscibilità delle diverse provenienze.
La cantina di Feudo di Mezzo diventa il centro dell’esperienza etnea, circondata da vigneti distribuiti tra differenti contrade. Qui il concetto di territorio assume un significato quasi estremo: colate laviche appartenenti a epoche diverse possono creare suoli profondamente differenti anche tra parcelle relativamente vicine.
Alcuni vini richiamano direttamente questa storia. Il nome Eruzione 1614, per esempio, ricorda una delle più lunghe eruzioni documentate dell’Etna, trasformando la memoria geologica del vulcano in parte integrante dell’identità della bottiglia.
Il viaggio della famiglia raggiunge infine Capo Milazzo, nel nord-est della Sicilia. Qui il mare torna protagonista e Planeta recupera il rapporto con il Nocera e con la tradizione del Mamertino, denominazione dalle origini antichissime che permette di raccontare un altro capitolo della storia vitivinicola siciliana.
Menfi, Vittoria, Noto, Etna e Capo Milazzo diventano così cinque interpretazioni differenti della stessa isola. A Menfi convivono varietà siciliane e internazionali; a Vittoria dominano Nero d’Avola e Frappato; a Noto il Nero d’Avola trova una delle sue espressioni più mediterranee; sull’Etna sono protagonisti Nerello Mascalese e Carricante; a Capo Milazzo viene recuperata la tradizione del Nocera e del Mamertino.
Parallelamente al vino, Planeta ha mantenuto un rapporto molto forte con l’agricoltura nel suo significato più ampio. Oliveti, mandorleti e altre colture convivono con i vigneti, mentre il percorso verso il biologico e la tutela della biodiversità è diventato parte integrante della gestione delle proprietà.
Anche arte, gastronomia e ospitalità sono entrate progressivamente nel progetto familiare. Planeta considera infatti il vino come uno degli strumenti attraverso cui raccontare la cultura siciliana, insieme al paesaggio, alla cucina e alle tradizioni delle differenti comunità dell’isola.
Oggi le nuove generazioni continuano il percorso avviato da Diego Planeta, mantenendo la famiglia direttamente coinvolta nella gestione delle diverse tenute. Ciò che rimane immutato è soprattutto la curiosità verso il territorio e la volontà di approfondirne continuamente le differenze.
Planeta rappresenta così un vero viaggio attraverso la Sicilia del vino. Dalle colline di Menfi alle terre rosse di Vittoria, dal paesaggio mediterraneo di Noto alle lave dell’Etna fino alle vigne affacciate sul mare di Capo Milazzo, ogni territorio viene interpretato come un’identità autonoma. Una filosofia che ha contribuito a cambiare il modo di guardare alla viticoltura siciliana, mostrando come all’interno della stessa isola possano convivere mondi enologici completamente differenti.