GIAN LUCA COLOMBO

BARBERA D'ALBA SUPERIORE DOC 2024 - GIAN LUCA COLOMBO

Prezzo di listino €22,90 Prezzo di vendita€27,00risparmi €4,10

Abbinamenti, La ricchezza della Barbera d’Alba Superiore 2024 trova il proprio contrappunto nella vivace acidità del vitigno, rendendola particolarmente efficace con piatti intensi e succulenti. È perfetta con agnolotti al ragù, tajarin con sughi di carne, brasati, arrosti e carni rosse alla griglia, mentre con salsiccia, costine e preparazioni di maiale la freschezza riesce a contrastare magnificamente la componente grassa. Selvaggina e carni in umido ne valorizzano il lato più profondo e speziato, così come funghi porcini e formaggi di buona stagionatura. Può accompagnare anche una cucina piemontese più rustica, nella quale la generosità del piatto trova equilibrio nella naturale energia della Barbera.
Alcol, 14%
Annata, 2024
Denominazione, Barbera d'Alba Superiore DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Barbera 100%

NOTE SENSORIALI:

La Barbera d’Alba Superiore 2024 di Gian Luca Colombo è una lettura intensa e personale della Barbera, costruita sulla ricchezza delle vecchie vigne ma mantenuta viva da quella freschezza naturale che costituisce l’anima del vitigno. Nel calice si presenta con un rosso rubino profondo e brillante, ancora attraversato da riflessi violacei. Il naso è generoso ma preciso: amarena, prugna matura, ciliegia scura e cassis si intrecciano alla viola, per lasciare progressivamente spazio a liquirizia, chiodi di garofano e spezie più scure. L’affinamento aggiunge profondità senza trasformare il vino in una Barbera dominata dal legno. In bocca è piena, succosa e avvolgente, con una materia importante immediatamente attraversata da una freschezza vibrante. Il tannino è levigato e ben inserito, mentre una vena sapida mantiene dinamico il sorso nonostante la concentrazione. Il finale è lungo e persistente, nuovamente giocato tra frutto scuro, spezie e una piacevole tensione. Una Barbera di sostanza, ma soprattutto di equilibrio, nella quale Gian Luca Colombo riesce a far convivere maturità del frutto, energia e una sorprendente facilità di beva.

CURIOSITÁ:

La Barbera d’Alba Superiore 2024 è prodotta da 100% Barbera proveniente da vecchie vigne situate tra Magliano Alfieri e Roddi, con parcelle poste indicativamente tra i 200 e i 290 metri di altitudine. L’età delle piante è uno degli elementi più importanti della cuvée: a seconda delle parcelle si incontrano viti di circa 50 anni e ceppi che raggiungono gli 80-90 anni, naturalmente caratterizzati da produzioni contenute e da una maggiore concentrazione delle uve. Gian Luca Colombo, enologo formatosi ad Alba e vignaiolo dal 2011, conduce un progetto di dimensioni volutamente ridotte e segue le vigne secondo un’impostazione biologica e biodinamica, adattando però vinificazione e affinamento alle caratteristiche di ogni vendemmia anziché applicare una ricetta immutabile. La 2024 affronta una macerazione piuttosto lunga, nell’ambito di uno stile che può arrivare indicativamente da 22 fino a 40 giorni di contatto con le bucce, con fermentazione in acciaio e utilizzo dei lieviti indigeni. Anche l’affinamento viene modulato in funzione dell’annata: la parte principale matura per circa un anno in grandi botti di rovere, prevalentemente austriaco, mentre quantità più piccole possono essere destinate a tonneaux e barrique già utilizzati e, secondo alcune indicazioni relative alla 2024, anche alla terracotta. Il vino non viene sottoposto a chiarifiche o filtrazioni. È proprio questa libertà di adattare contenitori e tempi alla singola vendemmia a rappresentare uno dei tratti distintivi di Colombo: il legno non deve costruire uno stile, ma accompagnare una Barbera proveniente da vecchie vigne preservandone energia e identità.

Gian Luca Colombo

Gian Luca Colombo è uno dei vignaioli più interessanti della nuova generazione delle Langhe, enologo e agricoltore che ha costruito a Roddi, in provincia di Cuneo, un progetto profondamente personale nel quale conoscenza tecnica, sensibilità biodinamica e osservazione della natura convivono senza trasformarsi in regole rigide. Cresciuto nelle Langhe e formatosi nel mondo dell’enologia, Colombo ha maturato esperienze come consulente per diverse aziende prima di intraprendere un percorso produttivo autonomo. Il progetto prende forma nel 2011 e negli anni successivi la sua figura emerge rapidamente nel panorama piemontese, fino al riconoscimento ottenuto nel 2014 con il Premio Giulio Gambelli, dedicato ai giovani enologi italiani. La sede dell’azienda si trova in località Ravinali a Roddi, ma i vigneti attraversano differenti zone delle Langhe, permettendo a Gian Luca di confrontarsi con varietà, altitudini ed esposizioni molto diverse. Il principio che guida il suo lavoro è quello dell’interpretazione: Colombo preferisce considerarsi qualcuno che interpreta vigneti piuttosto che un semplice produttore, perché ogni vino dovrebbe riuscire a conservare le caratteristiche della varietà, del luogo e soprattutto dell’annata. Non esiste quindi una formula da applicare indistintamente a tutte le vendemmie. Tempi di raccolta, macerazioni, contenitori e affinamenti possono cambiare seguendo ciò che la stagione e la materia prima richiedono. La proprietà viene condotta secondo principi biologici e biodinamici e, nel corso del tempo, è stata trasformata in un organismo agricolo molto più articolato della semplice monocultura viticola. Tra i filari e nei terreni aziendali convivono infatti alberi da frutto, ortaggi, farro monococco e animali, comprese galline e pecore, creando un ambiente nel quale biodiversità e fertilità del terreno diventano parti fondamentali della produzione. È un'impostazione che parte dalla convinzione che un grande vino possa nascere soltanto da uve sane e vitali e che queste, a loro volta, siano il risultato di un ecosistema agricolo equilibrato. Anche per questo la produzione rimane necessariamente limitata e il lavoro manuale assume un ruolo centrale. In cantina la stessa filosofia si traduce nella ricerca della massima trasparenza varietale. Le vinificazioni vengono impostate per evitare che la tecnica diventi più riconoscibile del vigneto e i vini non vengono chiarificati o filtrati. Macerazioni e tempi di estrazione cambiano sensibilmente secondo varietà e vendemmia e possono diventare particolarmente lunghi nel caso del Nebbiolo. Per gli affinamenti Gian Luca predilige soprattutto grandi botti di rovere austriaco, affiancandole quando necessario a terracotta e cemento. Il legno non viene utilizzato per costruire una firma aromatica, ma come strumento di maturazione, cercando di preservare frutto, energia e identità della materia prima. Uno degli aspetti più originali del progetto è la presenza del Pinot Nero, varietà estremamente esigente che Colombo coltiva in differenti vigneti tra Novello e Dogliani, raggiungendo altitudini che arrivano fino a circa 550 metri. È un vitigno che lo stesso produttore considera una continua prova di umiltà, proprio per la sua sensibilità e per la capacità di reagire in maniera evidente alle caratteristiche del luogo e dell’annata. Il Langhe Pinot Nero viene sottoposto a macerazioni che possono variare indicativamente da poco più di tre settimane fino a quaranta giorni e matura prevalentemente in grandi botti di rovere austriaco, con la possibilità di utilizzare anche la terracotta. Accanto al Pinot Nero, la Barbera occupa un posto particolarmente importante e Gian Luca la considera la varietà con la quale sente una delle maggiori affinità. Le uve provengono anche da vecchi vigneti di Magliano Alfieri e Roddi, con piante che in alcune parcelle raggiungono età considerevoli. La Barbera d’Alba Superiore viene interpretata senza cercare di correggerne la naturale acidità, ma trasformandola in energia e profondità, attraverso lunghe macerazioni e affinamenti principalmente in grandi botti. Il Nebbiolo rappresenta naturalmente un altro capitolo fondamentale. Per il Nebbiolo d’Alba vengono utilizzate anche uve provenienti da un vigneto di oltre cinquant’anni a Roddi, mentre il Barolo amplia ulteriormente la geografia aziendale attraverso differenti provenienze, tra cui Bricco Ambrogio a Roddi e Ravera. Le macerazioni del Barolo possono protrarsi fino a circa sessanta giorni e l’affinamento prevede almeno diciotto mesi in grandi botti di rovere austriaco, seguiti eventualmente da un passaggio in terracotta o cemento prima dell’imbottigliamento. L’obiettivo rimane quello di accompagnare la naturale forza del Nebbiolo senza renderlo pesante, lasciando che tannino, acidità e profilo aromatico trovino progressivamente il proprio equilibrio. Particolarmente interessante è anche il rapporto con il Pelaverga Piccolo, rara varietà piemontese storicamente associata a Verduno e ai territori limitrofi. Dopo anni di attesa Colombo ha iniziato a produrre il proprio Verduno Pelaverga lavorando uve provenienti da Roddi e scegliendo per l’affinamento esclusivamente la terracotta, contenitore neutro che permette al carattere speziato e fragrante della varietà di rimanere protagonista. La gamma diventa così un percorso attraverso alcune delle differenti anime delle Langhe: la profondità del Nebbiolo, l’acidità vibrante della Barbera, la fragilità affascinante del Pinot Nero e la speziatura del Pelaverga vengono affrontate senza cercare di ricondurle a un unico modello stilistico. È proprio questo rifiuto delle formule precostituite a definire Gian Luca Colombo. Biologico e biodinamico non vengono utilizzati semplicemente come definizioni, ma inseriti in una visione agricola più ampia nella quale vigneto, animali, colture e biodiversità partecipano allo stesso sistema. Allo stesso modo, grandi botti, terracotta e cemento non rappresentano una dichiarazione ideologica, ma strumenti scelti di volta in volta in funzione del vino. Gian Luca Colombo costruisce così una lettura contemporanea delle Langhe fondata sulla libertà di interpretare ogni vendemmia in maniera differente, cercando di intervenire con precisione senza cancellare ciò che la natura ha prodotto. Un equilibrio costantemente ricercato tra conoscenza e istinto, tecnica e sensibilità, nel quale l’obiettivo finale rimane semplice quanto difficile: portare in bottiglia vini capaci di raccontare con sincerità il vitigno, la vigna e l’annata da cui sono nati.