MARCO DE BARTOLI

BIANCO TERRE SICILIANE IGT BIOLOGICO "GRILLO INTEGER" 2023 - MARCO DE BARTOLI

Prezzo di listino €29,90 Prezzo di vendita€33,00risparmi €3,10

Abbinamenti, La struttura, la macerazione sulle bucce e la forte componente sapida rendono il Grillo Integer 2023 un bianco da affrontare a tavola quasi con la stessa libertà di un rosso. È splendido con pesci saporiti alla griglia, tonno, ricciola, pesce spada e baccalà, ma accompagna molto bene anche crostacei, primi piatti di mare intensi e preparazioni mediterranee ricche di erbe aromatiche, capperi e olive. La componente materica permette di spingersi verso cous cous di pesce, carni bianche, verdure arrostite e piatti speziati, mentre la lieve presa tannica e la sapidità creano un bellissimo contrasto con formaggi di media stagionatura. È particolarmente interessante con la cucina siciliana, dove ingredienti dolci, salati, speziati e mediterranei possono trovare nel vino un interlocutore di pari intensità.
Alcol, 13%
Annata, 2023
Denominazione, Grillo Superiore Sicilia DOC
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Sicilia (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Grillo 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Grillo Integer 2023 è una delle interpretazioni più radicali e identitarie del Grillo secondo Marco De Bartoli, un bianco macerato che nasce a Marsala con l’obiettivo di lasciare parlare il vitigno e il territorio attraverso un intervento in cantina ridotto all’essenziale. Nel calice si presenta con un giallo dorato intenso, naturalmente meno cristallino rispetto a un bianco convenzionale proprio per l’assenza di filtrazione e stabilizzazione. Il naso è profondo e mutevole: albicocca, pesca gialla e scorza di agrumi si intrecciano a erbe mediterranee, fiori secchi e sfumature più materiche di frutta secca, spezie e pietra focaia. Con l’ossigenazione emergono sensazioni salmastre e leggermente affumicate che richiamano immediatamente il paesaggio di Marsala. In bocca è pieno, asciutto e succoso, con una consistenza importante derivata dalla fermentazione a contatto con le bucce e una sottile presa tannica che ne amplifica la dimensione gastronomica. La ricchezza viene attraversata da freschezza e soprattutto da una decisa componente sapida, che mantiene il sorso dinamico e conduce verso un finale lungo, asciutto e minerale. È un Grillo lontanissimo dall’idea del bianco siciliano semplicemente aromatico e solare: Integer ricerca piuttosto materia, energia e autenticità, mostrando il lato più profondo e mediterraneo del vitigno.

    CURIOSITÁ:

    Integer 2023 nasce da 100% Grillo proveniente dalle vigne di Contrada Samperi, a Marsala, dove le piante, con oltre vent’anni di età, crescono su terreni calcarei a tessitura sabbioso-limosa e sono allevate a Guyot con una densità di circa 3.500 ceppi per ettaro e rese intorno ai 60 quintali per ettaro. Il nome deriva dal latino “integer”, cioè integro, e sintetizza perfettamente l’idea alla base del progetto: ottenere un vino il meno possibile modificato rispetto alla materia da cui nasce. In vigna non vengono utilizzati diserbanti o concimi chimici e i trattamenti sono ridotti al minimo, mentre la vendemmia è manuale e avviene generalmente a partire dalla prima settimana di settembre. Dopo la selezione dei grappoli, le uve vengono diraspate e iniziano spontaneamente la fermentazione con i propri lieviti indigeni in vecchie botti e anfore di terracotta aperte. Le bucce rimangono a contatto con il mosto durante la fermentazione, senza rimontaggi né follature e senza controllo diretto della temperatura. Vengono svolte sia la fermentazione alcolica sia la malolattica; dopo la svinatura il vino ritorna negli stessi recipienti e vi rimane per circa un anno sulle proprie fecce fini. Non vengono effettuate chiarifiche, stabilizzazioni, refrigerazioni o filtrazioni: è la sedimentazione naturale a illimpidire progressivamente il vino. Anche la solforosa non viene aggiunta durante la lavorazione. Integer è quindi molto più di un Grillo macerato: rappresenta uno dei progetti con cui la famiglia De Bartoli porta all’estremo la filosofia iniziata da Marco, cercando di preservare integralmente il rapporto tra varietà autoctona, annata e territorio di Marsala.

    Marco De Bartoli

    Marco De Bartoli è una delle figure che hanno cambiato più profondamente la storia moderna del vino siciliano, un produttore visionario che ha restituito dignità al Marsala recuperandone le radici più antiche e ha dimostrato il valore straordinario di due varietà simbolo della Sicilia occidentale: il Grillo a Marsala e lo Zibibbo a Pantelleria. La storia nasce in Contrada Samperi, nell’entroterra marsalese, all’interno di un antico baglio appartenente alla famiglia De Bartoli da oltre due secoli. Quando Marco decide di dedicarsi al vino trova un territorio dalla tradizione gloriosa ma profondamente trasformato rispetto al passato e sceglie una strada radicalmente diversa da quella dominante: tornare alle origini, recuperare le pratiche storiche e dimostrare che il Marsala poteva nuovamente essere considerato uno dei grandi vini italiani. Il punto di partenza è il Grillo, varietà che Marco riconosce come elemento fondamentale dell’identità marsalese e che diventerà il filo conduttore di gran parte della sua ricerca. Nel 1978 recupera nel baglio di Samperi l’antico metodo del perpetuo, utilizzando vecchi vini già presenti nelle botti e aggiungendo progressivamente vino nuovo ottenuto da Grillo maturo. Da questa intuizione nasce nel 1980 Vecchio Samperi, destinato a diventare il vino simbolo della cantina e uno dei vini italiani più riconoscibili nel panorama della produzione artigianale. Il principio è quello utilizzato a Marsala prima dell’arrivo degli inglesi e della diffusione della fortificazione: piccole quantità di vino giovane vengono periodicamente aggiunte alle botti contenenti vini di annate precedenti, creando nel corso degli anni una massa in continua evoluzione. Vecchio Samperi raggiunge naturalmente una notevole gradazione alcolica attraverso maturazione delle uve, fermentazione e lunghissimo affinamento, senza aggiunta di alcol. Proprio per questo non può essere commercializzato come Marsala DOC, ma rappresenta paradossalmente una delle interpretazioni più vicine al vino che esisteva nel territorio prima della nascita del Marsala fortificato. Il nome rende omaggio direttamente alla Contrada Samperi, caratterizzata da terreni prevalentemente calcarei e sabbiosi e dalla forte influenza del clima mediterraneo. Qui il Grillo viene allevato sia ad alberello sia a Guyot, con rese contenute e raccolte manuali, mentre le fermentazioni del Vecchio Samperi avvengono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e si svolgono tradizionalmente in fusti di rovere e castagno. Il vino prosegue poi il proprio percorso nel sistema perpetuo, nel quale il tempo diventa un vero elemento produttivo. La ricerca di Marco non si ferma però al recupero della tradizione. Nel 1985 nasce Vigna La Miccia, una personale interpretazione del Marsala Superiore Oro ottenuta esclusivamente da Grillo e concepita per conservare maggiormente i profumi primari dell’uva. Seguono le grandi riserve di Marsala, nelle quali la fortificazione viene effettuata attraverso la mistella, ottenuta da mosto fresco e acquavite provenienti dalle stesse uve. Marco dimostra così che recuperare la tradizione non significa necessariamente ripeterla in maniera immobile, ma comprenderne profondamente le origini per poterla reinterpretare. Nel 1990 compie un’altra scelta destinata a lasciare il segno: utilizza il Grillo per produrre Grappoli del Grillo, un vino bianco secco in purezza. All’epoca questa varietà era conosciuta soprattutto come componente fondamentale del Marsala e raramente veniva considerata capace di dare autonomamente grandi vini bianchi. Marco ne comprende invece struttura, complessità e straordinaria capacità di evoluzione, contribuendo in maniera determinante alla riscoperta contemporanea del Grillo. Fermentazioni con lieviti indigeni, affinamenti sulle fecce e utilizzo ragionato del legno permettono alla varietà di mostrare una profondità molto distante dall’immagine di semplice uva da vino base che le era stata attribuita per decenni. L’altra grande anima della famiglia nasce a Pantelleria. Marco riconosce nello Zibibbo e nella viticoltura eroica dell’isola un patrimonio altrettanto importante e acquisisce vigneti nella Contrada Bukkuram, nome di origine araba legato al significato di “padre della vigna”. Qui il paesaggio cambia completamente: terreni vulcanici, vento quasi costante, scarsissime precipitazioni e viti allevate nel tradizionale alberello pantesco costruiscono uno degli ambienti viticoli più estremi del Mediterraneo. Da queste uve nasce Bukkuram, interpretazione del Passito di Pantelleria nella quale lo Zibibbo raggiunge concentrazione e complessità attraverso l’appassimento, mantenendo però quella freschezza e quella componente salina indispensabili per evitare che la dolcezza diventi pesante. Samperi e Bukkuram diventano così i due poli della filosofia De Bartoli: due isole viticole all’interno della stessa Sicilia occidentale, una calcarea e dominata dal Grillo, l’altra vulcanica e affidata allo Zibibbo. Marco De Bartoli scompare nel 2011, lasciando un’eredità che va molto oltre le singole bottiglie. Il suo lavoro ha contribuito a cambiare la percezione del Marsala, del Grillo e dello stesso vino siciliano, dimostrando che tradizioni considerate superate potevano diventare straordinariamente contemporanee quando interpretate senza compromessi. Oggi sono i figli Renato, Sebastiano e Giuseppina a proseguire il progetto, mantenendo le due anime di Samperi e Pantelleria e continuando la ricerca sulle varietà autoctone. Alla produzione storica si affiancano vini come Integer, Vignaverde, Lucido, Sole e Vento e Terzavia, quest’ultimo dedicato alla spumantizzazione secondo Metodo Classico e nato ancora una volta dalla volontà di esplorare possibilità nuove partendo dalle uve e dai territori siciliani. La famiglia continua così a sviluppare l’intuizione originaria di Marco: innovare non significa cancellare ciò che esisteva prima, ma comprenderlo abbastanza profondamente da potergli restituire un significato contemporaneo. Marco De Bartoli rimane per questo una figura fondamentale del vino italiano, un produttore che ha avuto il coraggio di mettere in discussione convenzioni e disciplinari pur di rimanere fedele alla propria idea di territorio. Vecchio Samperi ne rappresenta ancora oggi la sintesi più potente: Grillo, botti, ossigeno e decenni di tempo, senza fortificazione, per riportare alla luce il vino che a Marsala esisteva prima che il mondo decidesse cosa dovesse essere il Marsala.