MURAJE

CAREMA DOC "PATLÙ" 2023 - MURAJE

Prezzo di listino €67,50 Prezzo di vendita€75,00risparmi €7,50

Abbinamenti, La profondità e il tannino finissimo del Patlù 2023 permettono abbinamenti importanti senza richiedere necessariamente piatti eccessivamente pesanti. È magnifico con brasati, arrosti di manzo, agnello e selvaggina, ma trova grande sintonia anche con agnolotti, ravioli di carne e primi piatti con funghi porcini. La componente fresca e minerale lo rende particolarmente interessante con fonduta, polenta e formaggi d’alpeggio, dove riesce a bilanciare la parte più ricca e grassa del piatto. Ottimo anche con tome piemontesi ben stagionate e preparazioni della cucina valdostana.
Alcol, 14,5%
Annata, 2023
Denominazione, Carema DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Nebbiolo Picotendro 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Carema DOC “Patlù” 2023 di Muraje si presenta con un rosso rubino luminoso e trasparente, già percorso da sottili sfumature granate. Il naso è profondo e decisamente alpino, con ciliegia croccante, lampone e piccoli frutti rossi accompagnati da rosa, violetta e delicati richiami di fiori di montagna. Con l’ossigenazione emergono erbe balsamiche, pepe, spezie fini e una netta sensazione minerale che richiama la roccia e la pietra bagnata. Al palato sorprende per la capacità di unire materia e leggerezza: il frutto è maturo e succoso, il tannino finissimo ma presente, mentre freschezza e sapidità imprimono al sorso una verticalità quasi montana. La struttura è importante senza diventare pesante e il finale è lunghissimo, asciutto e vibrante, con ritorni floreali, speziati e minerali. Un Carema di grande personalità, capace di coniugare profondità, eleganza e una straordinaria energia.

CURIOSITÁ:

Patlù è una delle selezioni più importanti di Muraje e nasce da Nebbiolo in purezza, localmente chiamato Picotendro, coltivato nell’anfiteatro di Carema tra circa 300 e 600 metri di altitudine. Qui le vigne crescono su antichi terrazzamenti sorretti dai caratteristici muri a secco – i “muraje” che danno il nome alla cantina – e sono allevate secondo la tradizionale pergola caremese, sostenuta dai pilun in pietra. I terreni sono di origine morenica glaciale, sabbiosi e limosi, poveri e fortemente drenanti. La vendemmia è manuale con selezione dei grappoli; dopo la diraspatura totale, il 2023 fermenta spontaneamente con lieviti indigeni in una vasca di cemento da 10 hl e rimane sulle bucce fino a dicembre. Dopo la svinatura passa in tonneaux usati, dove svolge spontaneamente la malolattica, seguita da un nuovo travaso durante l’estate. Il vino non viene chiarificato né filtrato e riceve soltanto minime aggiunte di solforosa. Il nome “Patlù”, unico nella gamma non legato all’architettura della pergola, indica in dialetto un animale peloso e selvatico ed è un affettuoso riferimento ai gatti che popolano le vigne di Federico e Deborah Santini.

Muraje

Muraje è una piccolissima azienda agricola di Carema, nell’estremo nord del Piemonte, fondata nel 2016 da Federico e Deborah Santini con l’obiettivo di recuperare e custodire uno dei paesaggi viticoli più estremi e fragili d’Italia. Il nome deriva direttamente dal dialetto caremese: i “muraje” sono i grandi muri a secco che sostengono i terrazzamenti dell’anfiteatro naturale di Carema, strutture costruite nei secoli per rendere coltivabili pendii che altrimenti sarebbero praticamente impossibili da lavorare. La loro manutenzione è parte integrante del lavoro del vignaiolo e rappresenta perfettamente la filosofia della cantina: produrre vino significa prima di tutto preservare un patrimonio agricolo che rischierebbe di scomparire. Federico e Deborah hanno iniziato recuperando vecchie parcelle abbandonate o difficili da lavorare e sono arrivati a circa 1,3-1,5 ettari complessivi, frammentati in numerosi minuscoli appezzamenti. È viticoltura eroica nel significato più concreto del termine: i vigneti si sviluppano indicativamente tra 300 e 600 metri di altitudine, le lavorazioni sono quasi interamente manuali e le viti crescono sulle tradizionali pergole caremesi, sostenute dai caratteristici pilun in pietra che durante il giorno accumulano il calore del sole e lo restituiscono lentamente durante la notte. Il Nebbiolo, localmente presente soprattutto nel biotipo Picotendro o Picotener, è il protagonista assoluto, ma nei vecchi vigneti sopravvivono anche varietà storiche dell’Alto Piemonte come Neyret, Ner d’Ala, Pugnet e Vernassa, testimonianza di una viticoltura precedente alla moderna specializzazione varietale. I terreni sono sottili, rocciosi e ricchi di componenti minerali e ferrose, sviluppati sulle ripide pareti dell’anfiteatro alpino; l’altitudine, le importanti escursioni termiche e la ventilazione permettono al Nebbiolo di raggiungere maturazioni lente conservando acidità e una trama aromatica particolarmente fine.  La conduzione dei vigneti è organica e l’approccio di Muraje cerca di ridurre gli interventi tanto in campagna quanto in cantina. Le uve vengono raccolte e selezionate manualmente, spesso in piccole cassette, mentre le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni. Il cemento occupa un ruolo importante nelle vinificazioni e viene affiancato, secondo la cuvée, da tonneaux e barrique esauste: il legno viene quindi utilizzato come recipiente di affinamento e lenta ossigenazione, non per imprimere aromi di rovere. La fermentazione malolattica avviene naturalmente, l’impiego della solforosa rimane molto contenuto e diversi vini vengono imbottigliati senza filtrazione. Le quantità sono inevitabilmente minuscole: la produzione complessiva viene indicata intorno alle 4.500 bottiglie annue, un numero che rende immediatamente comprensibile la scala artigianale del progetto. La gamma è costruita come una lettura progressiva del territorio. Lasù offre un’interpretazione più immediata del Nebbiolo e delle varietà locali; Percia esplora il Nebbiolo attraverso una vinificazione rosata, mentre Fielura porta nel progetto l’Erbaluce e quindi il volto bianco della viticoltura dell’Alto Piemonte. Il cuore rimane però il Carema DOC, declinato attraverso Sumié, Patlù e la Riserva. Sumié nasce dal Nebbiolo Picotendro di vigne che raggiungono mediamente circa cinquant’anni di età: fermentazione spontanea in cemento, lunghe macerazioni e affinamenti tra legni esausti e cemento costruiscono un Carema nel quale la finezza del Nebbiolo alpino convive con una componente rocciosa e sapida particolarmente evidente. Patlù approfondisce ulteriormente la lettura delle parcelle, mentre la Riserva rappresenta l’espressione più ambiziosa e destinata all’evoluzione. Muraje è quindi molto più di una giovane cantina nata nel 2016: è un progetto di recupero territoriale costruito intorno a una denominazione minuscola e a un paesaggio che può sopravvivere soltanto attraverso un'enorme quantità di lavoro manuale. Federico e Deborah Santini hanno scelto di recuperare terrazzamenti, muri a secco, pergole e vecchie vigne invece di cercare superfici più semplici da coltivare, trasformando la difficoltà stessa di Carema nel centro della propria identità. Il Nebbiolo Picotendro rimane il filo conduttore, ma la presenza di Neyret, Ner d’Ala, Pugnet, Vernassa ed Erbaluce restituisce anche la complessità della viticoltura storica locale. Fermentazioni spontanee, cemento, legni esausti, basse solforose e assenza di filtrazioni invasive servono soprattutto a non cancellare questa origine. In una produzione di appena poche migliaia di bottiglie, ogni appezzamento recuperato assume quindi un valore che va oltre il vino: significa mantenere in piedi i muraje, continuare a utilizzare le antiche pergole e impedire che un pezzo dell’anfiteatro vitato di Carema venga inghiottito dal bosco. È proprio questa relazione inscindibile tra vino e conservazione del paesaggio a rendere Muraje una delle interpretazioni più autentiche e affascinanti della viticoltura eroica dell’Alto Piemonte.