DOMAINE DE MOOR

CHABLIS "BEL AIR ET CLARDY" 2023 - DE MOOR

Prezzo di listino €68,00 Prezzo di vendita€85,00risparmi €17,00

Abbinamenti, La tensione e la marcata sapidità del Chablis Bel Air et Clardy 2023 lo rendono naturalmente portato verso la cucina di mare. È magnifico con ostriche, crudi di pesce, sashimi, tartare, crostacei e frutti di mare, dove la componente salina del vino crea una continuità particolarmente elegante con quella del piatto. Ottimo con spaghetti alle vongole, sogliola alla mugnaia, branzino e pesce bianco alla griglia, ma la maggiore consistenza acquisita durante l’affinamento sulle fecce permette di spingersi anche verso preparazioni più ricche, come risotti mantecati, pollo alle erbe o carni bianche accompagnate da salse delicate. In chiave borgognona è splendido con le gougères appena sfornate e con formaggi come il Chaource, dove freschezza e sapidità riescono a bilanciare perfettamente la parte cremosa.
Alcol, 12,5%
Annata, 2023
Denominazione, Chablis AOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Borgogna (Francia)
Temperatura di servizio, 12/14°
Vitigni, Chardonnay 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Chablis Bel Air et Clardy 2023 di Alice e Olivier De Moor è uno Chardonnay di grande tensione e personalità, nato dall’unione di due parcelle di Courgis che rappresentano una parte fondamentale della storia del domaine. È uno Chablis che non ricerca la perfezione formale, ma una lettura estremamente trasparente del territorio, con quella combinazione di materia, energia e impronta salina che ha reso i De Moor uno dei riferimenti del vino artigianale di Chablis. Nel calice si presenta con un giallo paglierino luminoso. Il naso si apre su limone, cedro e mandarino, per poi lasciare spazio a pera fresca, mela, nettarina e delicati fiori bianchi. Con l’ossigenazione emergono sfumature di cera d’api, nocciola, pietra bagnata e una componente quasi marina che aggiunge profondità. In bocca è teso e incisivo, ma tutt’altro che esile: la freschezza attraversa una materia piena e ben definita, mentre la lunga permanenza sulle fecce dona consistenza e una sottile cremosità. La componente salina diventa sempre più evidente nella progressione e accompagna verso un finale lungo, agrumato e gessoso. La 2023 mostra un bellissimo equilibrio tra maturità del frutto e verticalità, dando vita a uno Chablis energico, profondo e già espressivo, ma con tutte le caratteristiche per evolvere magnificamente in bottiglia.

CURIOSITÁ:

Bel Air et Clardy è prodotto da 100% Chardonnay e nasce dall’assemblaggio di due parcelle distinte, Bel Air e Clardy, situate nei pressi di Courgis, a sud di Chablis: sono luoghi particolarmente importanti per Alice e Olivier De Moor perché proprio qui Olivier piantò alcune delle prime vigne del progetto. Le piante hanno oggi circa trent’anni e crescono su differenti declinazioni del grande patrimonio geologico chablisien. A Bel Air domina un sottile strato argilloso-calcareo posto sopra la roccia del Kimmeridgiano, ricchissima di antichi fossili marini, mentre Clardy presenta terreni più superficiali, con argille bianche molto drenanti e marne adagiate direttamente sulla roccia calcarea. Alice e Olivier, entrambi enologi, lavorano a Courgis dalla fine degli anni Ottanta e hanno progressivamente convertito i vigneti all’agricoltura biologica, oggi certificata. La vendemmia è manuale e la fermentazione avviene spontaneamente grazie ai lieviti indigeni, senza cercare di uniformare il carattere dell’annata. Per la 2023 le informazioni disponibili indicano una vinificazione divisa tra pièces di rovere e contenitori in vetroresina, seguita da circa 12 mesi di affinamento sulle fecce fini negli stessi materiali. Anche l’annata merita attenzione: il 2023 a Chablis è stato segnato da un inverno mite, una primavera umida con forte pressione delle malattie fungine e successivamente da una fase asciutta, mentre il caldo in prossimità della vendemmia, iniziata intorno alla prima metà di settembre, ha consentito di raggiungere una buona maturazione delle uve. Il risultato è un Bel Air et Clardy particolarmente espressivo, capace di mantenere l’impronta calcarea e salina che costituisce la firma di questa cuvée.

Domaine De Moor

Domaine De Moor è una delle realtà che hanno maggiormente contribuito a ridefinire il volto contemporaneo di Chablis, nata dall’incontro tra Alice, originaria del Jura, e Olivier De Moor, cresciuto a Courgis, piccolo villaggio situato pochi chilometri a sud-ovest di Chablis. Entrambi si formano in enologia a Digione e il loro progetto prende forma alla fine degli anni Ottanta, quando Olivier decide di recuperare il legame con le terre di famiglia e nel 1989 mette a dimora le prime vigne nelle parcelle Bel-Air, Clardy e Rosette. Per alcuni anni i due continuano a lavorare parallelamente presso altre aziende, accumulando esperienza prima di dedicarsi completamente alla propria produzione; le prime vinificazioni arrivano nella prima metà degli anni Novanta e il patrimonio si amplia progressivamente verso Chitry, Saint-Bris e, successivamente, alcuni importanti Premier Cru di Chablis. Fin dall’inizio Alice e Olivier seguono una strada profondamente personale rispetto al modello produttivo allora dominante nel Chablisien: rese contenute, vendemmia manuale, lavorazione dei terreni e progressivo abbandono delle pratiche enologiche capaci di uniformare il vino diventano i principi fondamentali del domaine. La conversione all’agricoltura biologica viene avviata nel 2005 e porta successivamente alla certificazione, facendo di De Moor uno dei precursori di questo approccio in una zona nella quale clima umido e pressione delle malattie fungine rendono particolarmente complessa la gestione biologica del vigneto. Il patrimonio aziendale rimane volutamente contenuto ed è distribuito principalmente tra Courgis, Chitry, Saint-Bris e alcune parcelle classificate Chablis Premier Cru. Lo Chardonnay rappresenta naturalmente il cuore della produzione, affiancato dall’Aligoté e dal Sauvignon coltivato nell’area di Saint-Bris. Il grande filo conduttore geologico è costituito dal calcare e dalle celebri marne kimmeridgiane ricche di fossili marini, ma Alice e Olivier hanno sempre posto particolare attenzione alle differenze esistenti anche tra vigneti molto vicini. Bel-Air e Clardy presentano suoli argillo-calcarei relativamente sottili sopra la roccia calcarea, mentre Rosette è una parcella particolarmente ripida e complessa, con pendenze che possono raggiungere circa il 40% e variazioni di terreno tali da richiedere una lettura distinta delle diverse sezioni del vigneto. A Chitry vengono coltivati Chardonnay e Aligoté, mentre l’ingresso di parcelle nei Premier Cru Vau de Vey e Mont de Milieu ha permesso al domaine di confrontarsi con due terroir di maggiore classificazione mantenendo esattamente la stessa filosofia applicata alle denominazioni più semplici. In vigneto non vengono utilizzati diserbanti chimici di sintesi e il terreno viene lavorato cercando di favorire attività biologica e approfondimento radicale; rame e zolfo vengono impiegati con misura e affiancati da preparazioni ed estratti vegetali, mentre la vendemmia viene effettuata manualmente in piccole cassette per preservare l’integrità delle uve. L’obiettivo è arrivare in cantina con una materia prima sufficientemente sana e matura da rendere superflua la maggior parte delle correzioni. Anche la vinificazione segue questa logica di sottrazione: i mosti vengono movimentati delicatamente, le fermentazioni partono spontaneamente attraverso i lieviti presenti naturalmente sulle uve e in cantina e non vengono utilizzati sistematicamente lieviti selezionati, chiarifiche, correzioni o filtrazioni. La solforosa viene mantenuta a livelli estremamente contenuti e generalmente introdotta soltanto quando Alice e Olivier la ritengono realmente necessaria, spesso in prossimità dell’imbottigliamento. Gli élevage sono lunghi e possono protrarsi per dodici, sedici mesi o oltre, prevalentemente in vecchie pièces borgognone e altri contenitori neutri, utilizzando il legno come strumento di lenta ossigenazione e non come fonte di aromi. L’Humeur du Temps è diventato uno dei vini simbolo del domaine e rappresenta una lettura dello Chardonnay proveniente dai vigneti intorno a Courgis, capace di cambiare sensibilmente secondo l’annata senza perdere la tensione calcarea che caratterizza il territorio. Bel-Air et Clardy approfondisce ulteriormente il rapporto con le parcelle storiche, mentre Coteau de Rosette nasce da uno dei vigneti più particolari della proprietà e costituisce una delle espressioni più ricercate del lavoro di Alice e Olivier. Vau de Vey e Mont de Milieu portano la stessa sensibilità all’interno della gerarchia dei Premier Cru, mostrando due interpretazioni differenti dello Chardonnay di Chablis senza modificare il vino attraverso una vinificazione più ambiziosa o invasiva. Un ruolo altrettanto importante è occupato dall’Aligoté: De Moor è stato tra i produttori che hanno contribuito alla sua rivalutazione contemporanea, trattandolo con la stessa attenzione riservata allo Chardonnay e dimostrando come vecchie vigne, rese contenute e piena maturità possano trasformare un vitigno a lungo considerato secondario in vini profondi, salini e capaci di evolvere. A Saint-Bris il Sauvignon aggiunge un’altra dimensione al progetto, offrendo una lettura completamente differente dei terreni calcarei dello Yonne. Dal 2009 Alice e Olivier hanno inoltre sviluppato Le Vendangeur Masqué, attività di négoce attraverso la quale acquistano uve da viticoltori selezionati e le vinificano personalmente secondo la propria filosofia, mantenendo chiaramente distinta questa produzione dai vini provenienti direttamente dai vigneti del domaine. Domaine De Moor occupa oggi una posizione fondamentale nella storia recente del Chablisien perché molte delle scelte diventate centrali per una nuova generazione di vignaioli erano qui praticate quando apparivano ancora decisamente controcorrente: agricoltura biologica, vendemmia manuale, fermentazioni spontanee, rese contenute, lunghi affinamenti, assenza di filtrazioni sistematiche e utilizzo minimo della solforosa. Alice e Olivier non hanno però mai costruito la propria identità semplicemente intorno alla definizione di “vino naturale”: il loro lavoro nasce piuttosto dalla volontà di eliminare tutto ciò che potrebbe rendere uniforme l’espressione dell’uva e lasciare che ogni bottiglia racconti in maniera libera la propria origine e la propria annata. Chardonnay, Aligoté e Sauvignon assumono così personalità differenti tra Courgis, Chitry, Saint-Bris, Vau de Vey e Mont de Milieu, mentre calcare e marne kimmeridgiane rimangono il filo conduttore dell’intero progetto. È questa combinazione tra rigore agricolo, intervento minimo in cantina e sensibilità quasi ossessiva verso le singole parcelle ad aver trasformato le prime vigne piantate nel 1989 in uno dei domaines più riconoscibili e influenti dello Chablis contemporaneo.