CHAMPAGNE ROSÉ GRAND CRU "ANTHOLOGIE" - DOMAINE J.M. LABRUYÈRE
Abbinamenti, La struttura del Pinot Noir e la tensione dello Chardonnay rendono Anthologie uno Champagne Rosé capace di andare ben oltre l’aperitivo. È eccellente con tartare di tonno, salmone, crostacei e frutti di mare, ma la sua vinosità permette di accompagnarlo anche a pesci più strutturati alla griglia, sushi e sashimi, risotti di mare e preparazioni leggermente speziate. La componente di frutto rosso crea un interessante dialogo con anatra, piccione e carni bianche, soprattutto quando accompagnate da salse delicate o da piccoli frutti. Molto piacevole anche con formaggi freschi e cremosi.
Alcol, 12,5%
Annata, Sans Année
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Pinot Nero 75%, Chardonnay 25%
NOTE SENSORIALI:
Anthologie è il Rosé Grand Cru con cui J.M. Labruyère interpreta il volto più vinoso e gastronomico della Montagne de Reims, costruendo uno Champagne nel quale la forza del Pinot Noir incontra la precisione dello Chardonnay. Nel calice si presenta con un luminoso rosa salmone, attraversato da un perlage molto fine e persistente. Il naso è ampio e raffinato: fragola, lampone, ciliegia e piccoli frutti rossi si intrecciano a pesca, agrumi e leggere sfumature floreali, mentre con l’ossigenazione emergono mandorla, delicate note di panificazione, erbe aromatiche e una sottile vena speziata. In bocca è teso ma allo stesso tempo generoso, con una materia importante sostenuta da freschezza e mineralità. Il Pinot Noir dona struttura, profondità e una bella impronta di frutto rosso, mentre lo Chardonnay contribuisce allo slancio e alla precisione del sorso. La bollicina è cremosa e perfettamente integrata, il dosaggio contenuto lascia il palato asciutto e dinamico e il finale si allunga su ciliegia, agrumi, pepe e sensazioni minerali. Un Rosé di grande equilibrio, nel quale la componente fruttata non prende mai il sopravvento sulla tensione e sull’eleganza.
CURIOSITÀ:
Anthologie è un Rosé d’assemblage prodotto esclusivamente con uve provenienti dai vigneti Grand Cru di Verzenay e Verzy, sulla Montagne de Reims, dove J.M. Labruyère possiede circa 6 ettari coltivati prevalentemente a Pinot Noir, affiancato dallo Chardonnay. La composizione può cambiare leggermente tra le diverse edizioni: nelle versioni più recenti il Pinot Noir raggiunge circa l’87%, con una piccola parte vinificata in rosso, mentre lo Chardonnay completa l’assemblaggio; precedenti tiraggi riportavano invece proporzioni differenti, motivo per cui è corretto considerare l’uvaggio legato alla singola sboccatura. La filosofia produttiva è particolarmente rigorosa: le uve vengono raccolte e selezionate manualmente, ogni parcella e ogni varietà sono pressate e vinificate separatamente e del mosto viene utilizzata soltanto la parte più pregiata della pressatura, escludendo le tailles. Tutti i vini base svolgono la fermentazione malolattica e vengono successivamente assemblati con vini di riserva; dopo il tiraggio, Anthologie affronta una lunga permanenza sui lieviti, generalmente compresa tra 3 e 5 anni. Il dosaggio finale viene mantenuto molto basso per non mascherare la maturità delle uve e l’identità dei terroir. Il Domaine nasce dall’acquisizione, tra il 2012 e il 2014, di vigneti Grand Cru da parte di Édouard Labruyère, appartenente a una famiglia di vignaioli radicata in Borgogna dalla metà dell’Ottocento e oggi presente anche a Meursault e Pomerol. Proprio l’influenza borgognona è fondamentale per comprendere il progetto: le singole parcelle vengono considerate e vinificate separatamente, cercando di trasferire nello Champagne la stessa attenzione riservata all’identità dei singoli terroir.
Domaine Labruyere +
La storia vitivinicola della famiglia Labruyère nasce nel 1850 a Romanèche-Thorins, nel cuore di quello che sarebbe diventato il cru Moulin-à-Vent, quando Jean-Marie Labruyère si stabilisce nel borgo di Les Thorins e acquista i primi vigneti. Da allora sette generazioni hanno progressivamente costruito uno dei patrimoni familiari più interessanti del vino francese, partendo dal Beaujolais e arrivando successivamente in Borgogna, a Bordeaux e infine in Champagne. Il passaggio fondamentale della storia contemporanea avviene nel 2008, quando Jean-Pierre Labruyère affida al figlio Édouard la guida delle proprietà viticole di famiglia. Édouard intraprende un profondo lavoro di valorizzazione dei singoli terroir insieme all’enologa Nadine Gublin, figura centrale anche al Domaine Jacques Prieur di Meursault, applicando a Moulin-à-Vent una filosofia fortemente ispirata alla precisione parcellare borgognona. Domaine Labruyère rappresenta ancora oggi la culla della famiglia e possiede alcuni dei terroir più significativi della denominazione. Il protagonista assoluto è il Gamay, coltivato sui caratteristici terreni granitici ricchi di quarzo che distinguono Moulin-à-Vent e che permettono alla varietà di raggiungere una struttura e una capacità di invecchiamento decisamente superiori all’immagine più semplice e immediata spesso associata al Beaujolais. Il patrimonio comprende parcelle come Le Carquelin e Champ de Cour, ma il vero gioiello della proprietà è Le Clos du Moulin-à-Vent, circa un ettaro situato immediatamente ai piedi dello storico mulino e unico monopole dell’intera appellation. Ogni parcella viene vinificata separatamente con un approccio più vicino alla grande Borgogna che alla tradizionale vinificazione del Beaujolais: vendemmia manuale in piccole cassette, doppia selezione delle uve, fermentazioni in vasche di cemento termoregolate e affinamenti prolungati in legno, generalmente tra 16 e 20 mesi. L’obiettivo è mostrare quanto il Gamay, quando proviene da grandi terroir e viene lavorato senza scorciatoie, possa generare vini profondi, minerali e longevi. Questa stessa concezione del vino porta la famiglia nel 2012 ad aprire un nuovo capitolo in Champagne, scegliendo la Montagne de Reims e in particolare Verzenay, uno dei diciassette villaggi classificati Grand Cru e uno dei territori storicamente più prestigiosi per il Pinot Noir. Nasce così Champagne J.M. Labruyère, nome scelto da Édouard come omaggio al fondatore Jean-Marie, suo antenato di sei generazioni prima. Il progetto viene costruito insieme a Nadine Gublin e al tecnico champenois Vincent Van Waesberghe, applicando alle vigne di Champagne la stessa attenzione parcellare maturata tra Moulin-à-Vent, Meursault e Pomerol. Tra il 2012 e il 2014 la famiglia acquisisce circa sei ettari nei Grand Cru di Verzenay e Verzy, con un patrimonio composto indicativamente per il 70% da Pinot Noir e per il 30% da Chardonnay. Le vigne comprendono lieux-dits particolarmente interessanti come Les Rochelles, Les Champs Saint-Martin, Les Longues Raies, Les Champs Romés e Les Potences. A Verzenay la Montagne de Reims crea condizioni climatiche particolari e la craie costituisce la matrice fondamentale dei suoli, permettendo al Pinot Noir di sviluppare contemporaneamente struttura, tensione e grande capacità evolutiva. La vendemmia è manuale e la selezione comincia direttamente in vigneto; le parcelle vengono lavorate separatamente e la vinificazione utilizza acciaio e legno secondo l’identità delle uve, con un'impostazione volutamente ispirata alla Borgogna. Il progetto non nasce infatti con l’obiettivo di costruire semplicemente uno Champagne riconoscibile attraverso un assemblaggio costante, ma di leggere le differenze tra i singoli terroir Grand Cru e produrre vini capaci di esprimere la personalità delle vigne di Verzenay e Verzy. Anche per questo la produzione rimane estremamente selettiva e la famiglia controlla direttamente tutte le fasi, dalla coltivazione alla vinificazione e all’affinamento. Champagne J.M. Labruyère e Domaine Labruyère rappresentano quindi due anime dello stesso pensiero: da una parte il Gamay di Moulin-à-Vent, dall’altra Pinot Noir e Chardonnay della Montagne de Reims, ma in entrambi i casi la parcella viene considerata l’unità fondamentale attraverso cui interpretare il territorio. Il filo conduttore è la famiglia Labruyère, presente nel vino dal 1850 e capace nel tempo di costruire un patrimonio che comprende anche Domaine Jacques Prieur in Borgogna e Château Rouget a Pomerol. Édouard Labruyère e Nadine Gublin hanno trasferito tra queste proprietà una stessa ricerca di precisione, adattandola però alle caratteristiche di ogni regione: granito e Gamay a Moulin-à-Vent, craie e Pinot Noir a Verzenay. Le Clos du Moulin-à-Vent e i lieux-dits Grand Cru della Montagne de Reims diventano così due espressioni apparentemente lontane ma unite dalla medesima filosofia: partire da grandi vigneti, vinificarli individualmente e lasciare che sia il terroir, più che una ricetta di cantina, a costruire l’identità del vino.