ROAGNA

DOLCETTO D'ALBA DOC 2025 - ROAGNA

Prezzo di listino €33,50 Prezzo di vendita€39,00risparmi €5,50

Abbinamenti, La maggiore struttura rispetto a molti Dolcetto d’Alba rende il 2025 di Roagna estremamente versatile a tavola. È perfetto con battuta di Fassona, vitello tonnato, salumi piemontesi, tajarin al ragù e agnolotti del plin, ma la trama tannica e la freschezza gli consentono di accompagnare con grande naturalezza anche coniglio, faraona, arrosti di carni bianche e maiale. Molto interessante con risotti ai funghi e polenta, dove la componente terrosa del piatto richiama le sfumature più profonde sviluppate dal vino, così come con tome piemontesi e formaggi di media stagionatura.
Alcol, 13,5%
Annata, 2025
Denominazione, Dolcetto d'Alba DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Dolcetto 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Dolcetto d’Alba 2025 di Roagna è tutt’altro che un rosso secondario all’interno della produzione della famiglia: nasce infatti da vecchie vigne coltivate in alcuni dei grandi terroir di Barbaresco e viene lavorato con la stessa attenzione normalmente riservata ai Nebbiolo più importanti. Nel calice si presenta con un rosso rubino intenso e luminoso, ancora attraversato da vivaci sfumature violacee. Il naso è fragrante ma profondo, con ciliegia, mora, prugna e piccoli frutti rossi che si intrecciano a violetta, rosa canina, erbe aromatiche e leggere sfumature speziate. Con l’ossigenazione emerge una componente più terrosa e minerale, che rende il profilo decisamente più complesso rispetto all’immagine abituale del Dolcetto giovane e immediato. Al palato è succoso e dinamico, ma possiede anche struttura e una trama tannica ben definita, frutto della lunghissima permanenza sulle bucce. La freschezza mantiene il sorso teso e scorrevole, mentre il frutto rimane nitido fino alla chiusura, accompagnato da una piacevole vena sapida e dal caratteristico finale leggermente amaricante del vitigno. È un Dolcetto serio e territoriale, capace di conservare grande piacevolezza di beva ma anche di mostrare la profondità che vecchie vigne e una vinificazione particolarmente rigorosa possono regalare a questa varietà.

CURIOSITÁ:

Il Dolcetto d’Alba 2025 è prodotto da 100% Dolcetto proveniente da vecchie vigne di circa 45 anni coltivate da Roagna nel territorio di Barbaresco, all’interno delle prestigiose aree di Pajé e Asili. Pajé si trova nel cuore del comune di Barbaresco ed è caratterizzato da marne calcaree particolarmente ricche di calcare attivo, mentre Asili presenta terreni argilloso-calcarei con una significativa componente sabbiosa ed esposizioni che contribuiscono a preservare eleganza e freschezza. Le viti derivano da selezioni massali, secondo una filosofia fondamentale per Roagna, che conserva e riproduce il proprio patrimonio vegetale evitando l’impostazione clonale. La vendemmia è manuale e il lavoro in cantina segue metodi decisamente tradizionali: la fermentazione parte attraverso un pied de cuve preparato con lieviti indigeni e si svolge per circa 10 giorni in grandi tini di legno. È però ciò che accade successivamente a rendere questo Dolcetto particolarmente fuori dal comune: Roagna applica la tradizionale tecnica della steccatura a cappello sommerso e lascia il vino a contatto con le bucce per circa 90-100 giorni, una macerazione lunghissima persino rispetto a molti grandi rossi piemontesi. Terminata questa fase, il vino prosegue la propria maturazione per circa un anno tra grandi recipienti di rovere neutro e cemento, evitando qualsiasi impronta aromatica evidente del legno. Anche per il Dolcetto emerge quindi con chiarezza la filosofia della famiglia Roagna: vecchie vigne, selezione massale, fermentazioni spontanee, tempi lunghi e interventi ridotti al minimo, con l’obiettivo di lasciare che siano vitigno e vigneto a definire l’identità del vino.

Roagna

ROAGNA

Roagna è una delle realtà storiche più affascinanti delle Langhe, una famiglia di vignaioli le cui origini vengono fatte risalire alla seconda metà dell’Ottocento e che da cinque generazioni interpreta il Nebbiolo attraverso alcuni dei grandi cru di Barbaresco e Barolo. Il cuore storico si trova a Paglieri, frazione di Barbaresco, dove la famiglia possiede vigne nella celebre menzione geografica Asili e soprattutto nel cru Pajè, vero centro identitario della proprietà. Nel corso del Novecento Giovanni Roagna consolida l’attività familiare e il figlio Alfredo prosegue il lavoro, mentre dagli anni Duemila è Luca Roagna, affiancato dal padre Alfredo, a rappresentare la nuova generazione e a portare avanti una filosofia volutamente lontana dalle scorciatoie della viticoltura e dell’enologia moderne. Un passaggio fondamentale nella storia aziendale avviene nel 1989, quando la famiglia acquista la cascina Pira a Castiglione Falletto, entrando direttamente nel territorio del Barolo e aggiungendo ai vigneti di Barbaresco una proprietà situata nella MGA Pira, immediatamente sotto la Rocche di Castiglione. Oggi Roagna lavora quindi sui due versanti più prestigiosi delle Langhe, mantenendo però una dimensione relativamente contenuta e una concezione quasi artigianale del vigneto. Pajè, nel comune di Barbaresco, rappresenta uno dei luoghi simbolo: la famiglia ne possiede una parte importante e da questo vigneto nascono differenti selezioni, fino alle rarissime Vecchie Viti e alla cuvée Crichët Pajè, prodotta soltanto nelle annate considerate eccezionali da piante molto vecchie e commercializzata dopo lunghissimi affinamenti. Asili offre invece una delle espressioni più raffinate e floreali del Nebbiolo di Barbaresco, mentre Montefico completa il patrimonio storico della famiglia nel comune. Sul versante del Barolo, Pira costituisce il centro della produzione di Castiglione Falletto e dà origine sia al Barolo Pira sia alle selezioni provenienti dalle vigne più vecchie; la famiglia lavora inoltre uve da altri grandi terroir attraverso rapporti consolidati nel tempo. La filosofia agricola di Roagna è radicalmente orientata alla vitalità del vigneto: niente erbicidi né concimi chimici di sintesi, grande attenzione alla biodiversità, inerbimento spontaneo e lavorazioni estremamente limitate del terreno. Luca considera le erbe presenti tra i filari una componente dell’ecosistema e non semplicemente concorrenti della vite; vengono quindi mantenute e gestite senza trasformare il vigneto in una monocoltura sterile. Le vecchie vigne assumono un'importanza fondamentale e la propagazione viene effettuata attraverso selezioni massali provenienti dal patrimonio genetico aziendale, evitando di uniformare le parcelle attraverso cloni standardizzati. Le rese sono naturalmente contenute e la vendemmia viene eseguita manualmente, selezionando le uve in funzione della singola vigna. Anche in cantina Roagna segue un'impostazione fortemente tradizionale, ma sarebbe riduttivo definirla semplicemente “classica”: l’obiettivo è piuttosto eliminare tutto ciò che può accelerare artificialmente la trasformazione del vino. Le fermentazioni avvengono spontaneamente attraverso i lieviti indigeni e le macerazioni del Nebbiolo sono eccezionalmente lunghe, spesso nell’ordine di due o tre mesi e in alcuni casi ancora superiori, con utilizzo del tradizionale cappello sommerso. Dopo la fermentazione i vini affrontano lunghissimi affinamenti in grandi botti di rovere, generalmente neutre, evitando l’impronta aromatica del legno nuovo. La solforosa viene utilizzata con estrema moderazione, mentre chiarifiche e filtrazioni invasive vengono evitate. Il tempo diventa così uno degli ingredienti fondamentali: Barbaresco e Barolo possono rimanere per anni in cantina prima della commercializzazione, spesso molto più a lungo di quanto richiesto dai disciplinari, perché la famiglia considera l’uscita sul mercato una conseguenza dell’evoluzione del vino e non semplicemente di una scadenza normativa. Questa filosofia raggiunge la sua espressione più estrema nelle selezioni Vecchie Viti e soprattutto nel Crichët Pajè, uno dei vini più rari della denominazione, ottenuto dalle piante più antiche del Pajè e prodotto soltanto quando la vendemmia viene ritenuta adeguata. Accanto al Nebbiolo, Roagna conserva anche altre varietà tradizionali piemontesi: Dolcetto, Barbera e Nebbiolo destinato al Langhe Rosso permettono di osservare il medesimo approccio attraverso vini differenti, mentre il Langhe Bianco rappresenta una delle produzioni più particolari della casa e nasce da vecchie vigne con una presenza importante di Chardonnay affiancato da Nebbiolo vinificato in bianco, secondo composizioni che possono variare. La produzione complessiva rimane limitata e fortemente condizionata dall’andamento delle singole annate, perché la famiglia preferisce rinunciare a una selezione piuttosto che produrla quando la qualità non corrisponde alle proprie aspettative. Roagna occupa quindi una posizione particolare nel panorama delle Langhe: non è semplicemente un produttore tradizionalista, ma una cantina che ha trasformato lentezza, biodiversità e vecchie vigne in una vera filosofia produttiva. Pajè, Asili, Montefico e Pira non vengono interpretati attraverso uno stile aziendale che li rende simili tra loro, ma lasciati evolvere con tempi lunghissimi affinché siano proprio le differenze tra i cru a emergere. Alfredo e Luca Roagna hanno conservato pratiche che altrove erano state progressivamente abbandonate e contemporaneamente hanno approfondito temi estremamente attuali come selezione massale, biodiversità e tutela dei suoli. Il risultato sono Barbaresco e Barolo austeri in gioventù, profondi, complessi e costruiti per evolvere per decenni, nei quali il Nebbiolo viene considerato soprattutto uno strumento per raccontare la singola vigna. È questa fedeltà quasi assoluta al luogo e al tempo, più ancora della rarità delle bottiglie, ad aver reso Roagna uno dei nomi di riferimento del Piemonte e una delle interpretazioni più personali e riconoscibili del Nebbiolo delle Langhe.