ROAGNA

LANGHE BIANCO DOC 2024 - ROAGNA

Prezzo di listino €33,50 Prezzo di vendita€39,00risparmi €5,50

Abbinamenti, La struttura del Langhe Bianco 2024 permette di andare ben oltre il classico aperitivo. È particolarmente adatto a pesci importanti, crostacei, molluschi, risotti di mare e preparazioni al forno, ma la consistenza del sorso consente di abbinarlo anche a tonno, rombo, baccalà e pesci accompagnati da salse più ricche. Molto interessante con coniglio, faraona e altre carni bianche, così come con primi piatti ai funghi e formaggi di media stagionatura.
Alcol, 13%
Annata, 2024
Denominazione, Langhe Bianco DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Chardonnay, Nebbiolo

NOTE SENSORIALI:

Il Langhe Bianco 2024 di Roagna è un bianco decisamente fuori dagli schemi delle Langhe, nato con l’ambizione di affrontare il tempo e costruito secondo la stessa filosofia rigorosa che Luca Roagna applica ai grandi rossi di famiglia. Lo Chardonnay costituisce la parte dominante dell’assemblaggio, affiancato da una piccola quota di Nebbiolo vinificato in bianco, scelta insolita che contribuisce a dare al vino tensione, struttura e una personalità difficilmente sovrapponibile ai classici Chardonnay piemontesi. Nel calice si presenta con un giallo paglierino luminoso, destinato ad acquistare sfumature più dorate con l’evoluzione. Il naso si apre lentamente su pera, mela gialla e agrumi maturi, per poi sviluppare note di fiori, camomilla, erbe aromatiche e sfumature più profonde di nocciola fresca e spezie. Con l’ossigenazione emergono sensazioni minerali e leggermente fumé che ne aumentano la complessità. Al palato possiede materia e profondità, ma è soprattutto la freschezza a dare ritmo al sorso: l’acidità agrumata attraversa una struttura ampia e conduce verso una chiusura sapida, tesa e persistente. Non è un bianco costruito sulla semplice immediatezza aromatica, ma sulla capacità di aprirsi progressivamente nel bicchiere e soprattutto di evolvere nel tempo.

CURIOSITÁ:

Il Langhe Bianco 2024 nasce prevalentemente da Chardonnay, completato da una piccola percentuale di Nebbiolo vinificato senza le bucce. Le informazioni disponibili sulla 2024 indicano proporzioni comprese indicativamente tra il 90 e il 95% di Chardonnay e il restante Nebbiolo: per questo è più corretto sottolineare la netta prevalenza dello Chardonnay senza attribuire all’annata una percentuale assoluta non univocamente documentata. Le uve provengono dalle vigne della famiglia nelle Langhe e, secondo le indicazioni dedicate alla 2024, anche dal vigneto del Carso nell’area di Barbaresco, su terreni nei quali marne calcaree, argilla e sabbie contribuiscono alla particolare tensione del vino. Prima della pressatura i grappoli vengono sottoposti a due selezioni manuali, così da lavorare soltanto frutti perfettamente integri. Un passaggio fondamentale nella filosofia dei bianchi di Roagna è il rapporto controllato con l’ossigeno prima della fermentazione: l’ossidazione prefermentativa del mosto viene ricercata volutamente per ottenere maggiore stabilità e capacità di evoluzione. La fermentazione avviene spontaneamente in tini di legno grazie a un pied de cuve preparato con lieviti indigeni e si protrae per circa dieci giorni. Il vino rimane poi a lungo sulle proprie fecce e matura in rovere neutro, secondo il metodo aziendale per circa due anni, senza che il legno debba lasciare un’impronta aromatica evidente. La produzione è estremamente limitata, generalmente nell’ordine di appena 5.000-6.000 bottiglie per annata. È proprio questa lavorazione lenta e apparentemente controcorrente a spiegare perché Roagna consideri i propri bianchi non come vini da consumare necessariamente giovani, ma come bottiglie concepite espressamente per sviluppare complessità con l’invecchiamento.

Roagna

ROAGNA

Roagna è una delle realtà storiche più affascinanti delle Langhe, una famiglia di vignaioli le cui origini vengono fatte risalire alla seconda metà dell’Ottocento e che da cinque generazioni interpreta il Nebbiolo attraverso alcuni dei grandi cru di Barbaresco e Barolo. Il cuore storico si trova a Paglieri, frazione di Barbaresco, dove la famiglia possiede vigne nella celebre menzione geografica Asili e soprattutto nel cru Pajè, vero centro identitario della proprietà. Nel corso del Novecento Giovanni Roagna consolida l’attività familiare e il figlio Alfredo prosegue il lavoro, mentre dagli anni Duemila è Luca Roagna, affiancato dal padre Alfredo, a rappresentare la nuova generazione e a portare avanti una filosofia volutamente lontana dalle scorciatoie della viticoltura e dell’enologia moderne. Un passaggio fondamentale nella storia aziendale avviene nel 1989, quando la famiglia acquista la cascina Pira a Castiglione Falletto, entrando direttamente nel territorio del Barolo e aggiungendo ai vigneti di Barbaresco una proprietà situata nella MGA Pira, immediatamente sotto la Rocche di Castiglione. Oggi Roagna lavora quindi sui due versanti più prestigiosi delle Langhe, mantenendo però una dimensione relativamente contenuta e una concezione quasi artigianale del vigneto. Pajè, nel comune di Barbaresco, rappresenta uno dei luoghi simbolo: la famiglia ne possiede una parte importante e da questo vigneto nascono differenti selezioni, fino alle rarissime Vecchie Viti e alla cuvée Crichët Pajè, prodotta soltanto nelle annate considerate eccezionali da piante molto vecchie e commercializzata dopo lunghissimi affinamenti. Asili offre invece una delle espressioni più raffinate e floreali del Nebbiolo di Barbaresco, mentre Montefico completa il patrimonio storico della famiglia nel comune. Sul versante del Barolo, Pira costituisce il centro della produzione di Castiglione Falletto e dà origine sia al Barolo Pira sia alle selezioni provenienti dalle vigne più vecchie; la famiglia lavora inoltre uve da altri grandi terroir attraverso rapporti consolidati nel tempo. La filosofia agricola di Roagna è radicalmente orientata alla vitalità del vigneto: niente erbicidi né concimi chimici di sintesi, grande attenzione alla biodiversità, inerbimento spontaneo e lavorazioni estremamente limitate del terreno. Luca considera le erbe presenti tra i filari una componente dell’ecosistema e non semplicemente concorrenti della vite; vengono quindi mantenute e gestite senza trasformare il vigneto in una monocoltura sterile. Le vecchie vigne assumono un'importanza fondamentale e la propagazione viene effettuata attraverso selezioni massali provenienti dal patrimonio genetico aziendale, evitando di uniformare le parcelle attraverso cloni standardizzati. Le rese sono naturalmente contenute e la vendemmia viene eseguita manualmente, selezionando le uve in funzione della singola vigna. Anche in cantina Roagna segue un'impostazione fortemente tradizionale, ma sarebbe riduttivo definirla semplicemente “classica”: l’obiettivo è piuttosto eliminare tutto ciò che può accelerare artificialmente la trasformazione del vino. Le fermentazioni avvengono spontaneamente attraverso i lieviti indigeni e le macerazioni del Nebbiolo sono eccezionalmente lunghe, spesso nell’ordine di due o tre mesi e in alcuni casi ancora superiori, con utilizzo del tradizionale cappello sommerso. Dopo la fermentazione i vini affrontano lunghissimi affinamenti in grandi botti di rovere, generalmente neutre, evitando l’impronta aromatica del legno nuovo. La solforosa viene utilizzata con estrema moderazione, mentre chiarifiche e filtrazioni invasive vengono evitate. Il tempo diventa così uno degli ingredienti fondamentali: Barbaresco e Barolo possono rimanere per anni in cantina prima della commercializzazione, spesso molto più a lungo di quanto richiesto dai disciplinari, perché la famiglia considera l’uscita sul mercato una conseguenza dell’evoluzione del vino e non semplicemente di una scadenza normativa. Questa filosofia raggiunge la sua espressione più estrema nelle selezioni Vecchie Viti e soprattutto nel Crichët Pajè, uno dei vini più rari della denominazione, ottenuto dalle piante più antiche del Pajè e prodotto soltanto quando la vendemmia viene ritenuta adeguata. Accanto al Nebbiolo, Roagna conserva anche altre varietà tradizionali piemontesi: Dolcetto, Barbera e Nebbiolo destinato al Langhe Rosso permettono di osservare il medesimo approccio attraverso vini differenti, mentre il Langhe Bianco rappresenta una delle produzioni più particolari della casa e nasce da vecchie vigne con una presenza importante di Chardonnay affiancato da Nebbiolo vinificato in bianco, secondo composizioni che possono variare. La produzione complessiva rimane limitata e fortemente condizionata dall’andamento delle singole annate, perché la famiglia preferisce rinunciare a una selezione piuttosto che produrla quando la qualità non corrisponde alle proprie aspettative. Roagna occupa quindi una posizione particolare nel panorama delle Langhe: non è semplicemente un produttore tradizionalista, ma una cantina che ha trasformato lentezza, biodiversità e vecchie vigne in una vera filosofia produttiva. Pajè, Asili, Montefico e Pira non vengono interpretati attraverso uno stile aziendale che li rende simili tra loro, ma lasciati evolvere con tempi lunghissimi affinché siano proprio le differenze tra i cru a emergere. Alfredo e Luca Roagna hanno conservato pratiche che altrove erano state progressivamente abbandonate e contemporaneamente hanno approfondito temi estremamente attuali come selezione massale, biodiversità e tutela dei suoli. Il risultato sono Barbaresco e Barolo austeri in gioventù, profondi, complessi e costruiti per evolvere per decenni, nei quali il Nebbiolo viene considerato soprattutto uno strumento per raccontare la singola vigna. È questa fedeltà quasi assoluta al luogo e al tempo, più ancora della rarità delle bottiglie, ad aver reso Roagna uno dei nomi di riferimento del Piemonte e una delle interpretazioni più personali e riconoscibili del Nebbiolo delle Langhe.