SORDO GIOVANNI

LANGHE BIANCO DOC "FORÉSTÉ" 2025 - SORDO

Prezzo di listino €10,50 Prezzo di vendita€14,00risparmi €3,50

Abbinamenti, È un bianco estremamente versatile, capace di accompagnare sia un aperitivo sia un intero pranzo a base di piatti freschi e delicati. Lo vediamo benissimo con tartare di ricciola, carpacci di pesce, gamberi, scampi e crostacei alla griglia, dove la componente agrumata e la sapidità riescono a valorizzare la dolcezza naturale del pesce. Molto interessante con risotti alle verdure, pasta con zucchine e gamberi, asparagi, frittate alle erbe e preparazioni vegetariane, soprattutto quando sono presenti ingredienti aromatici. La sua struttura permette anche abbinamenti con pollo al limone, tacchino alle erbe e carni bianche leggere, mentre la componente floreale del Viognier lo rende piacevole con piatti della cucina asiatica poco piccanti. Da provare anche con formaggi freschi, caprini e robiola.
Alcol, 12,5%
Annata, 2025
Denominazione, Langhe DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Sauvignon Blanc 50%, Chardonnay 30%, Viognier 20%

NOTE SENSORIALI:

Il Forésté 2025 di Sordo è un bianco delle Langhe che sorprende per la capacità di unire freschezza, aromaticità e una piacevole struttura, grazie all'incontro di tre vitigni dalle personalità molto diverse. Nel calice si presenta con un giallo paglierino luminoso, attraversato da delicati riflessi verdolini. Al naso troviamo pesca bianca, pera e agrumi freschi, accompagnati da fiori di gelsomino, biancospino e zagara. Con qualche minuto nel bicchiere emergono sfumature di salvia, erbe aromatiche e frutta a polpa gialla, che rendono il profilo particolarmente invitante. In bocca è fresco e armonioso, con un ingresso morbido e leggermente cremoso che lascia spazio a una bella vivacità. Il Sauvignon Blanc porta slancio e precisione, lo Chardonnay contribuisce alla rotondità del sorso, mentre il Viognier aggiunge una componente floreale e una sensazione di maggiore ampiezza. Il finale è pulito, sapido e persistente, con ritorni di agrumi, fiori bianchi e una delicata nota erbacea. È un vino che punta sulla piacevolezza immediata, ma senza rinunciare a una personalità ben definita.

CURIOSITÁ:

Il nome Forésté significa “forestiero” in dialetto piemontese ed è stato scelto dalla famiglia Sordo per raccontare l'incontro tra tre vitigni internazionali coltivati nel cuore delle Langhe: 50% Sauvignon Blanc, 30% Chardonnay e 20% Viognier. Un progetto relativamente recente, nato con la vendemmia 2024, che affianca alla lunga tradizione della cantina nei grandi rossi piemontesi un bianco dal carattere contemporaneo. Le uve provengono da vigneti situati tra Castiglione Falletto e La Morra, a un'altitudine compresa tra 230 e 250 metri, con esposizione nord-ovest. La vinificazione avviene in acciaio a temperatura controllata, per preservare la componente aromatica dei tre vitigni, seguita da circa quattro mesi di maturazione sempre in acciaio e da un ulteriore affinamento di due mesi in bottiglia. La particolarità del Forésté sta proprio nell'equilibrio tra varietà differenti: il Sauvignon Blanc dona freschezza, lo Chardonnay struttura e il Viognier una riconoscibile impronta floreale. Un modo originale di interpretare le Langhe, dimostrando che questo territorio può esprimersi anche attraverso bianchi moderni e versatili.

Sordo Giovanni

Sordo Giovanni è una storica realtà familiare di Castiglione Falletto, nel cuore delle Langhe e della denominazione Barolo, dove la famiglia Sordo coltiva la vite da quattro generazioni. Le origini dell’azienda risalgono ai primi anni del Novecento, ma è con Giuseppe Sordo, nonno dell’attuale generazione, che prende forma il nucleo della proprietà attraverso l’acquisto di alcuni vigneti. Il passaggio decisivo avviene con il figlio Giovanni, che insieme alla moglie Maria amplia progressivamente il patrimonio viticolo e trasforma l’attività familiare in una vera cantina, legando definitivamente il nome Sordo alla produzione di Barolo. Negli anni successivi l’azienda cresce attraverso una scelta particolarmente importante: acquisire parcelle in territori differenti della denominazione invece di concentrare tutte le vigne attorno alla sede di Castiglione Falletto. Questa visione ha permesso alla famiglia di costruire nel tempo un patrimonio straordinariamente articolato, oggi distribuito tra alcuni dei comuni e delle MGA più prestigiosi delle Langhe. La proprietà comprende numerosi ettari vitati e attraversa Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, Barolo, La Morra, Novello, Grinzane Cavour e Verduno, creando un vero mosaico attraverso il quale osservare le differenti espressioni del Nebbiolo. È proprio questa diversità a rappresentare il cuore dell’identità di Sordo: lo stesso vitigno viene coltivato su terreni, esposizioni e altitudini differenti e successivamente vinificato separatamente per conservare il carattere delle singole provenienze. Tra le MGA più importanti della famiglia si trovano nomi che appartengono alla storia del Barolo. Monprivato, a Castiglione Falletto, rappresenta uno dei vigneti più prestigiosi del comune ed è capace di dare Nebbiolo di particolare finezza e profondità; Parussi offre un’altra interpretazione dello stesso territorio, generalmente caratterizzata da maggiore struttura e intensità. A Serralunga d’Alba la famiglia possiede vigne in Gabutti, cru celebre per la capacità di generare Barolo austeri, profondi e destinati a lunghe evoluzioni. Monvigliero porta invece nel territorio di Verduno, dove il Nebbiolo assume frequentemente un profilo più floreale, speziato e raffinato, mentre Ravera permette di confrontarsi con una delle MGA più importanti di Novello, caratterizzata da altitudine e freschezza capaci di produrre vini particolarmente tesi e longevi. A questi territori si aggiungono altre parcelle di grande valore, formando una delle collezioni di vigneti più interessanti della denominazione. La possibilità di produrre numerosi Barolo da singola MGA non viene interpretata semplicemente come un modo per ampliare la gamma, ma come uno strumento per raccontare la complessità geografica delle Langhe. Ogni vigneto possiede infatti una propria combinazione di suolo, esposizione e microclima e il lavoro della famiglia consiste nel preservare queste differenze fino alla bottiglia. I terreni cambiano sensibilmente attraversando la denominazione: dalle marne più fini e ricche di componenti calcaree delle zone occidentali fino alle formazioni più antiche e compatte che caratterizzano diversi versanti di Serralunga e Monforte. Queste variazioni contribuiscono a determinare la struttura tannica, la componente aromatica e i tempi di evoluzione del Nebbiolo, permettendo ai Barolo Sordo di diventare quasi una lettura comparata delle diverse anime della denominazione. In vigneto il lavoro è orientato alla ricerca dell’equilibrio naturale delle piante e alla conservazione della fertilità dei terreni. La famiglia dedica particolare attenzione alla gestione del suolo e alla qualità delle uve, partendo dalla convinzione che il carattere di ogni cru debba essere costruito prima di tutto tra i filari. La vendemmia viene effettuata selezionando attentamente i grappoli e rispettando i differenti tempi di maturazione delle singole parcelle, particolarmente importanti in una proprietà distribuita su territori tanto diversi. In cantina l’impostazione rimane legata alla tradizione classica del Barolo. Le vinificazioni sono pensate per estrarre lentamente colore, aromi e tannini dal Nebbiolo, evitando di trasformare la tecnica in protagonista. Un elemento particolarmente caratteristico della cantina è rappresentato dalle grandi botti di rovere utilizzate per i lunghi affinamenti, conservate nelle storiche cantine sotterranee di Castiglione Falletto. Il legno viene considerato soprattutto un recipiente capace di accompagnare l’evoluzione del vino attraverso una lenta ossigenazione, senza imprimere aromi che possano uniformare le differenze tra le singole MGA. È proprio il tempo a svolgere un ruolo fondamentale: il Nebbiolo viene lasciato maturare lentamente affinché tannino, acidità e struttura possano trovare un equilibrio naturale prima dell’imbottigliamento e continuare successivamente la propria evoluzione. Accanto ai Barolo di singola vigna, la famiglia produce una gamma che comprende le principali varietà della tradizione langarola. Nebbiolo, Barbera e Dolcetto mantengono un ruolo importante e permettono di raccontare una cultura agricola più ampia rispetto alla sola denominazione Barolo. La produzione comprende inoltre vini bianchi e altre interpretazioni del territorio, ma il Nebbiolo rimane inevitabilmente il centro attorno al quale ruota l’identità aziendale. Oggi le nuove generazioni della famiglia continuano il percorso iniziato da Giuseppe e sviluppato da Giovanni, custodendo un patrimonio viticolo costruito attraverso decenni di acquisizioni e conoscenza diretta delle colline. Sordo Giovanni rappresenta così una prospettiva particolarmente affascinante sul Barolo: non la storia di una singola vigna o di un solo comune, ma quella di una famiglia che ha scelto di attraversare l’intera denominazione raccogliendo parcelle in territori profondamente differenti. Monprivato, Parussi, Gabutti, Monvigliero, Ravera e le altre grandi vigne diventano le singole voci di questo racconto, unite da una filosofia tradizionale fondata su lunghe maturazioni, grandi botti e rispetto delle caratteristiche di ogni cru. Una cantina capace di trasformare il proprio patrimonio di vigneti in una vera geografia del Barolo, lasciando al Nebbiolo il compito di mostrare quanto profondamente possa cambiare passando da una collina all’altra.