AGRICOLA QUERCIABELLA

TOSCANA IGT BIANCO BIO "BATÀR" 2023 - AGRICOLA QUERCIABELLA

Prezzo di listino €92,50 Prezzo di vendita€102,00risparmi €9,50

Abbinamenti, La struttura e la cremosità del Batàr 2023 permettono abbinamenti decisamente più importanti rispetto a quelli normalmente associati a un vino bianco. È magnifico con astice, aragosta, capesante e rombo, soprattutto quando accompagnati da salse cremose o al burro, capaci di dialogare con la consistenza del vino. Uno degli abbinamenti più interessanti è il risotto allo zafferano: la speziatura dello zafferano richiama infatti una delle sfumature aromatiche che emergono naturalmente nel Batàr. Molto bene anche con tagliolini al tartufo bianco, porcini, ravioli di zucca al burro e salvia e preparazioni a base di funghi, soprattutto con qualche anno di evoluzione in bottiglia, quando il vino sviluppa una componente più profonda e ricca di umami. Può accompagnare senza difficoltà anche carni bianche, piatti vegetali strutturati e formaggi importanti come Parmigiano Reggiano, Pecorino di Pienza e Comté. È un bianco che merita un calice ampio e qualche minuto di ossigenazione; la stessa Querciabella suggerisce addirittura la decantazione.
Alcol, 14%
Annata, 2023
Denominazione, Toscana IGT
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Toscana (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Chardonnay, Pinot Bianco

NOTE SENSORIALI:

Il Batàr 2023 di Querciabella è uno dei grandi bianchi della Toscana, un vino capace di unire la ricchezza dello Chardonnay alla finezza del Pinot Bianco mantenendo una tensione sorprendente nonostante struttura e affinamento in legno. Nel calice si presenta con un giallo paglierino intenso e luminoso. Il naso è profondo e inizialmente misurato, poi si apre progressivamente su pera matura, mela, agrumi e frutta a polpa gialla, accompagnati da fiori, nocciola e delicate sensazioni cremose. Con l’ossigenazione emergono scorza di limone, mandorla, zafferano, zenzero e una sottile speziatura, mentre il legno rimane elegante e perfettamente integrato. In bocca è ampio e cremoso, ma immediatamente sostenuto da una freschezza precisa e da una componente minerale e sapida che alleggeriscono continuamente il sorso. La 2023 mostra un equilibrio particolarmente riuscito tra volume e tensione: la materia è importante, ma non diventa mai pesante. Il finale è lungo e stratificato, con ritorni di agrumi, pera, mandorla e spezie. È un bianco che può ricordare per impostazione alcuni grandi Chardonnay borgognoni, ma possiede ormai un’identità propria, profondamente legata alle alte colline di Ruffoli e capace di evolvere magnificamente per molti anni.

CURIOSITÁ:

Batàr nasce nel 1988 ed è diventato nel tempo il vino bianco simbolo di Querciabella. Oggi è prodotto da Chardonnay e Pinot Bianco in parti uguali, provenienti dai vigneti aziendali di Ruffoli, sulle colline di Greve in Chianti, tra circa 350 e 600 metri di altitudine. Lo Chardonnay arriva da due parcelle molto differenti: Casaocci Sud, intorno ai 350 metri su galestro ricco di argille scistose, e Il Pallonaio, che raggiunge circa 600 metri e presenta una maggiore componente di arenaria, capace di regalare maggiore tensione e carattere minerale. Il Pinot Bianco proviene invece dai versanti più freschi esposti a nord sotto la cantina, intorno ai 400 metri, dove terreni più densi contribuiscono alla cremosità e al volume del vino. Le rese sono molto basse, intorno ai 25 hl/ha. Le uve vengono selezionate manualmente e Chardonnay e Pinot Bianco sono microvinificati separatamente; la fermentazione avviene in barrique di rovere francese e il vino rimane per circa 9 mesi in legno sulle proprie fecce fini prima dell’assemblaggio definitivo e dell’ulteriore riposo in bottiglia. Dal 2010 Querciabella ha progressivamente ridotto l’influenza del legno nuovo e reso più delicato il lavoro sulle fecce, cercando maggiore freschezza e precisione. Curiosa anche la storia del nome: tra il 1988 e il 1991 il vino si chiamava Bâtard-Pinot, successivamente semplicemente Bâtard; nel 1995 divenne definitivamente Batàr, anche per evitare qualsiasi confusione con le celebri denominazioni borgognone che comprendono il nome Bâtard. La produzione è limitata a circa 16.000 bottiglie all’anno e il vino è certificato biologico e completamente vegano.

Agricola Querciabella

Agricola Querciabella nasce nel 1974 a Ruffoli, sulle colline sopra Greve in Chianti, dalla passione di Giuseppe “Pepito” Castiglioni, imprenditore, collezionista e grande appassionato di vino che acquista una piccola proprietà con l’ambizione di produrre vini capaci di esprimere il carattere più profondo della Toscana. Il nome significa letteralmente “bella quercia” e richiama Poggio della Querciabella, la collina coperta di querce che sovrasta la cantina. Fin dalle prime vendemmie il progetto si distingue per uno spirito fortemente innovativo: tra gli anni Ottanta e Novanta Pepito amplia il patrimonio viticolo, introduce accanto al Sangiovese alcune varietà francesi e dà vita a vini destinati a diventare simboli della tenuta, come Camartina e Batàr. A metà degli anni Novanta la guida passa al figlio Sebastiano Cossia Castiglioni, che imprime una svolta ancora più radicale orientando Querciabella verso una viticoltura fondata sulla tutela del suolo, della biodiversità e dell’intero ecosistema. L’azienda aveva già intrapreso la conduzione biologica nel 1988 e dal 2000 adotta principi biodinamici completamente vegetali, escludendo l’impiego di prodotti e derivati animali sia in vigneto sia durante la produzione dei vini. È una scelta pionieristica, maturata molto prima che sostenibilità, agricoltura biologica e vini vegan diventassero temi centrali nel settore. Oggi l'eredità della famiglia prosegue con Mita Castiglioni, figlia maggiore di Pepito, insieme ai figli Andrea e Selene, mentre il Sangiovese è tornato sempre più chiaramente al centro della ricerca aziendale. Il cuore storico rimane il Chianti Classico, dove i vigneti si distribuiscono principalmente tra Ruffoli e altre aree di Greve, Lamole e Radda, raggiungendo altitudini che vanno da circa 350 fino a quasi 700 metri. Questa ampia escursione altimetrica, unita alla complessità geologica del territorio, permette di ottenere espressioni profondamente differenti della stessa varietà. A Ruffoli le vigne più elevate incontrano terreni più magri e scheletrici, ricchi di galestro e arenaria, mentre scendendo di quota aumenta la componente argillosa; a Lamole, vicino ai 700 metri, prevalgono terreni sabbiosi con argilla e scisti, capaci di dare Sangiovese particolarmente fini e fragranti; Radda presenta invece condizioni più fresche, rocciose e ventilate, favorevoli a vini dalla spiccata acidità, dalla trama tannica precisa e dalla notevole capacità evolutiva. Questa diversità ha progressivamente portato Querciabella a superare l’idea di un unico Chianti Classico costruito attraverso l’assemblaggio indistinto delle proprie vigne. Dopo anni di studio, microvinificazioni e degustazioni parcellari, l’azienda ha sviluppato una lettura sempre più precisa dei singoli territori, culminata nelle Gran Selezione dedicate a Greve, Radda e Lamole. Il Sangiovese diventa così uno strumento attraverso il quale rendere leggibili altitudine, esposizione e composizione del terreno. Accanto a questa ricerca territoriale rimangono alcuni vini che hanno segnato profondamente la storia di Querciabella. Camartina, nato negli anni Ottanta, rappresenta l’anima più internazionale della tenuta ed è costruito sull’incontro tra Cabernet Sauvignon e Sangiovese, interpretati con l’ambizione e la longevità dei grandi rossi toscani. Batàr, la cui prima annata risale al 1988, è invece uno dei bianchi più iconici dell’azienda: nasce sulle colline di Ruffoli dall’unione di Chardonnay e Pinot Bianco coltivati tra circa 350 e 600 metri, su terreni che passano dalle componenti argillose e arenacee delle quote inferiori ai marnoscisti e agli argilloscisti delle zone più elevate. La fermentazione e il lungo affinamento sulle fecce in legno costruiscono un bianco di grande struttura e capacità evolutiva, concepito fin dall’origine non come semplice alternativa ai rossi toscani, ma come un vino da lungo invecchiamento. Palafreno rappresenta un’altra delle selezioni più rare della proprietà ed è dedicato al Merlot, mentre la produzione del Chianti Classico comprende, oltre alle Gran Selezione, il Chianti Classico DOCG e la Riserva, entrambi oggi interamente basati sul Sangiovese. Il progetto si estende anche alla Maremma, ad Alberese, nei pressi di Grosseto, dove il paesaggio cambia completamente. Qui i vigneti si trovano a quote molto più basse, generalmente tra 20 e 50 metri, su terreni composti da limo e sabbie alluvionali con ghiaie e ciottoli superficiali. Da questa seconda anima della proprietà nasce Mongrana, progetto avviato con la vendemmia 2005 e costruito sull’incontro tra Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot. Anche in Maremma la conduzione segue fin dall’origine i principi biologici e biodinamici vegetali, ma la vinificazione privilegia cemento e acciaio, preservando una lettura più immediata e mediterranea del territorio. Querciabella rappresenta quindi un caso particolare nella storia recente del vino toscano: una tenuta che negli anni Settanta nasce con uno spirito innovatore, attraversa la stagione dei grandi vini toscani costruiti anche attraverso varietà internazionali e successivamente approfondisce sempre di più il rapporto tra viticoltura, biodiversità e singola provenienza. L’evoluzione non ha cancellato le icone che ne hanno costruito la reputazione, come Batàr e Camartina, ma ha progressivamente riportato il Sangiovese e la geografia del Chianti Classico al centro della scena. Dopo cinquant’anni di storia, Querciabella continua così a muoversi tra due anime complementari: quella pionieristica, capace di mettere continuamente in discussione le convenzioni, e quella profondamente territoriale, che oggi cerca nelle differenze tra Ruffoli, Lamole e Radda la forma più autentica della propria identità. Una filosofia nella quale agricoltura biologica, biodinamica vegetale e vinificazioni sempre più attente alle singole parcelle non rappresentano semplicemente scelte tecniche, ma strumenti attraverso i quali preservare il luogo e permettere al vino di raccontarlo con la maggiore precisione possibile.