CANTINA FILIPPI

VERONA IGT TREBBIANO BIO "TURBIANA" 2021 - CANTINA FILIPPI

Prezzo di listino €19,95 Prezzo di vendita€24,90risparmi €4,95

Abbinamenti, La struttura e la spiccata mineralità del Turbiana 2021 ne fanno un bianco decisamente gastronomico. È ideale con pesci al forno, crostacei, baccalà e primi piatti di mare, ma la sua materia permette di accompagnarlo con grande soddisfazione anche a risotti, funghi, verdure arrosto e carni bianche. Particolarmente interessante con pollo e coniglio, dove freschezza e sapidità riescono a bilanciare perfettamente la succulenza della carne. Per un abbinamento più territoriale, è sorprendente con tortellini o cappelletti in brodo di gallina, accostamento suggerito anche da chi segue da vicino la produzione di Filippi.
Alcol, 12,5%
Annata, 2021
Denominazione, Verona IGT
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Veneto (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Trebbiano 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Verona IGT Trebbiano Bio “Turbiana” 2021 di Cantina Filippi si presenta con un giallo paglierino luminoso, arricchito dall’evoluzione da leggere sfumature dorate. Il naso è fine e progressivo, inizialmente giocato su mela gialla, pera, scorza d’arancia e frutta a polpa bianca, accompagnate da erbe aromatiche e delicati richiami floreali. Con l’ossigenazione emergono sensazioni più profonde di frutta matura, lievito, mandorla e una netta componente minerale, con richiami di pietra e leggere sfumature quasi fumé. Al palato è morbido e avvolgente, ma immediatamente attraversato da una freschezza incisiva e da una sapidità molto marcata che imprimono tensione al sorso. La materia è consistente senza risultare pesante, mentre la permanenza sulle fecce dona maggiore profondità e una piacevole sensazione cremosa. Il finale è lungo, asciutto e leggermente amaricante, con ritorni di agrumi, erbe e mineralità. Un Trebbiano originale e territoriale, capace di combinare maturità, energia e una forte impronta minerale.

CURIOSITÁ:

Turbiana è una delle produzioni più limitate e particolari di Filippo Filippi e nasce da Trebbiano in purezza coltivato nel vigneto più alto della tenuta, sulle colline di Castelcerino, intorno ai 400 metri di altitudine. La parcella misura appena un ettaro, con viti di circa vent’anni allevate a spalliera su terreni poveri, sassosi e prevalentemente calcareo-sabbiosi, con influenze vulcaniche tipiche dell’area di Soave. Il materiale vegetale deriva inoltre da una selezione massale di vecchi ceppi di Trebbiano di Soave presenti storicamente nella proprietà, elemento che rende questa piccola vigna particolarmente legata alla storia familiare. Le rese sono molto basse, intorno ai 30 ettolitri per ettaro, e la produzione si limita a circa 2.500 bottiglie. La vendemmia viene effettuata manualmente e piuttosto tardivamente; segue una pressatura soffice e la fermentazione spontanea con lieviti indigeni. Il 2021 rimane quindi per circa sei mesi sulle fecce fini in acciaio, senza chiarifiche né filtrazioni e con un utilizzo minimo di solforosa. Filippi conduce i vigneti in biologico certificato e ricerca nei propri vini soprattutto trasparenza del territorio, mineralità e capacità di evoluzione.

Cantina Filippi

Cantina Filippi è il progetto di Filippo Filippi a Castelcerino, sulle colline di Soave, in provincia di Verona, in uno dei punti più elevati dell’intero territorio della denominazione. Qui i vigneti raggiungono circa 400 metri di altitudine e sono immersi in un ambiente particolarmente integro, circondato da estese superfici boschive che contribuiscono a creare un microclima fresco e ventilato, caratterizzato da importanti escursioni termiche tra giorno e notte. La storia della proprietà precede di molto l’attuale cantina: l’antico edificio che ne costituisce il cuore risale al Trecento e nei primi decenni del Novecento la tenuta passa alla famiglia Visco, ramo materno di Filippo, già legata alla viticoltura. È proprio il nonno materno a piantare negli anni Cinquanta molte delle vecchie vigne di Garganega e Trebbiano di Soave che ancora oggi costituiscono uno dei patrimoni più preziosi dell’azienda. Filippo raccoglie questa eredità e nei primi anni Novanta dà forma al proprio progetto, scegliendo progressivamente di concentrarsi sulla valorizzazione delle singole vigne e sulla capacità del Soave di raccontare con precisione le differenze geologiche di Castelcerino. Oggi l’azienda dispone di circa 15-16 ettari vitati, inseriti in un ambiente nel quale il bosco mantiene un ruolo fondamentale: querce, castagni e vegetazione spontanea circondano le parcelle creando una biodiversità molto distante dall’immagine di una viticoltura intensiva. Le vigne sono condotte secondo agricoltura biologica certificata e Filippo ha progressivamente eliminato diserbanti, prodotti chimici invasivi e forzature agronomiche, cercando di preservare fertilità e vitalità naturale dei suoli. Molte piante sono ancora allevate secondo la tradizionale pergola veronese, sistema profondamente radicato nella storia viticola locale e particolarmente adatto alla Garganega. La filosofia di Filippi parte proprio dalla vigna e dalla convinzione che il Soave debba essere interpretato attraverso il terreno prima ancora che attraverso la tecnica di cantina. Il patrimonio aziendale è suddiviso principalmente tra tre cru: Castelcerino, Monteseroni e Vigne della Brà. Pur trovandosi relativamente vicini, presentano caratteristiche geologiche molto differenti. Castelcerino è fortemente segnato dall’origine vulcanica e dalla presenza di rocce basaltiche; Monteseroni si distingue invece per una maggiore componente calcarea; Vigne della Brà nasce su terreni nei quali argilla e rocce basaltiche costruiscono un ambiente ancora differente. Filippo vinifica separatamente queste provenienze proprio per mostrare quanto profondamente la Garganega possa cambiare espressione in funzione del suolo. Il Soave Castelcerino rappresenta la lettura più immediata del territorio e nasce da Garganega coltivata sulle componenti vulcaniche della collina, con vinificazione e affinamento prevalentemente in acciaio. Vigne della Brà possiede invece maggiore profondità e viene lasciato a lungo a contatto con i propri lieviti, generalmente per almeno 18 mesi, sviluppando struttura e complessità senza perdere la naturale tensione della varietà. Monteseroni nasce dalla componente più calcarea del patrimonio aziendale e segue anch’esso una lunga permanenza sulle fecce, offrendo una lettura ancora differente della Garganega. Questa separazione dei vigneti costituisce probabilmente l’aspetto più interessante del lavoro di Filippi: la tecnica rimane volutamente discreta proprio per permettere alle differenze tra basalto, argilla e calcare di emergere nel bicchiere. Accanto alla Garganega occupa un posto fondamentale il Trebbiano di Soave, varietà storica del territorio che Filippo conserva attraverso vecchie selezioni massali presenti nelle vigne aziendali. Turbiana nasce proprio da questo patrimonio e rappresenta una delle etichette più personali della cantina, oltre a contribuire alla conservazione di un vitigno che per lungo tempo ha ricevuto molta meno attenzione rispetto alla Garganega. In cantina l’approccio è essenziale e poco interventista. Le uve vengono raccolte manualmente, le fermentazioni avvengono spontaneamente attraverso i lieviti naturalmente presenti sulle uve e l’acciaio rappresenta uno dei contenitori principali. Filippo evita di accelerare artificialmente i tempi di maturazione e preferisce mantenere i vini sulle proprie fecce anche per periodi prolungati, imbottigliandoli quando ritiene abbiano raggiunto il corretto equilibrio. Non è quindi la tecnologia a determinare uno stile comune, ma il tempo necessario a ciascuna vigna per esprimersi. Questa filosofia ha contribuito a costruire Soave particolarmente longevi, capaci di evolvere ben oltre l’immagine tradizionale del bianco veneto da consumare giovane. Garganega e Trebbiano di Soave mostrano con gli anni una complessità crescente, mentre acidità, sapidità e struttura permettono alle migliori selezioni di affrontare evoluzioni importanti. Cantina Filippi rappresenta così una delle interpretazioni più territoriali e personali del Soave contemporaneo. Il valore del progetto non risiede soltanto nella conduzione biologica o nelle fermentazioni spontanee, ma soprattutto nella volontà di leggere separatamente un territorio estremamente complesso. Castelcerino, Monteseroni e Vigne della Brà diventano tre modi differenti di raccontare la stessa uva, mentre le vecchie pergole degli anni Cinquanta e il Trebbiano di Soave conservano la memoria agricola della famiglia. Intorno rimangono i boschi, parte integrante dell’identità della proprietà e della biodiversità che Filippo ha scelto di proteggere. È da questo equilibrio tra vecchie vigne, altitudine, basalto, calcare, bosco e lunghi tempi di affinamento che nasce la personalità di Filippi: vini senza forzature, costruiti più sull’attesa che sull’intervento e capaci di mostrare quanto il Soave possa essere non semplicemente un vino di varietà, ma soprattutto un grande vino di territorio.