MARC SOYARD

BOURGOGNE BLANC COTEAUX DE DIJION MONOPOLE "CRAS" 2022 - MARC SOYARD

Regular price €65,90 Sale price€110,00you save €44,10

Abbinamenti, Antipasti caldi di pesce, Antipasti di pesce al vapore, Affettati e salumi, Ostriche, Spaghetti alle vongole, Risotto ai frutti di mare o Formaggi freschi.
Alcol, 13%
Annata, 2022
Denominazione, Bourgogne AOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Borgogna (Francia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Chardonnay 100%

NOTE SENSORIALI:

Alla vista, giallo dorato luminoso. Il naso si esprime con un bellissimo bouquet floreale e con note agrumate, di erbe aromatiche e di vaniglia. Al palato, si sviluppa con grande struttura e corpo: caldo e fresco, evidenziate anche grande mineralità. Fine e armonico, gran finale di fiori bianchi e limone.

CURIOSITÁ: 

Originario della Jura, Marc Soyard ha prodotto la prima annata al Domaine de la Cras nel 2014. Precedentemente ha lavorato presso Domaine Bizot in Vosne Romanée. Marc ha adottato nella nuova realtà in cui si è immersola stessa filosofia naturale impostata alDomaine Bizot. Tutti i vigneti sonocoltivati seguendo i dettami dell'agricoltura biologica con alcune pratiche biodinamiche. Domaine de la Cras non ha tuttavia al momento alcuna certificazione. La cuvée La Cras Blanc è una selezione delle migliori viti, piantate nel 1983, esposte in cima alla collina Grand Bessy su un'area di poco superiore a 0,50 ha che domina Digione. Il terreno è composto da pietra calcarea argillosa su marna. Il vino è soggetto ad un invecchiamento prolungato in botti di rovere nuove aggiuntive rispetto alla cuvée Coteaux. Le uve vengono pressate in tre cicli separati. La vinificazione e la fermentazione avvengono in barrique. L'affinamento avviene per 15 mesi in barrique di rovere per il 50% nuove. Prima dell'imbottigliamento il vino subisce una leggera chiarificazione.

Marc Soyard

Marc Soyard è una delle personalità più singolari della Borgogna contemporanea, un vignaiolo capace di costruire il proprio percorso lontano dalle grandi dinastie familiari della regione e di riportare alla luce un territorio quasi dimenticato: le colline che circondano Dijon. Originario del Jura e senza una famiglia di viticoltori alle spalle, Marc si forma in viticoltura a Beaune e costruisce la propria esperienza direttamente tra le vigne. Fondamentale è l'incontro con Jean-Yves Bizot, uno dei produttori più ricercati di Vosne-Romanée: dal 2007 al 2013 Soyard lavora al Domaine Bizot, occupandosi del vigneto e partecipando al lavoro di cantina. Sei anni decisivi, durante i quali sviluppa una sensibilità fondata sulla precisione, sull'osservazione e sulla convinzione che meno si interviene su un'uva di grande qualità, maggiore sarà la capacità del vino di raccontare il proprio luogo d'origine. Nel 2013 arriva l'occasione che cambia completamente la sua storia. La città di Dijon acquisisce il Domaine de la Cras, una vasta proprietà agricola situata sulle alture alle porte della città, con l'obiettivo di preservare questo patrimonio naturale dall'espansione urbana e restituirgli una vocazione agricola. All'interno della tenuta si trovano circa 8 ettari di vigneto, cinque dedicati al Pinot Noir e tre allo Chardonnay. Il comune cerca un vignaiolo capace di prendere in mano il progetto e, dopo una selezione, sceglie proprio Marc Soyard. Dal 2014 Marc diventa così il volto e l'anima vitivinicola del Domaine de la Cras. La particolarità è che Soyard non è proprietario del domaine: coltiva le vigne, produce i vini e gestisce autonomamente il progetto all'interno di una proprietà appartenente alla città di Dijon. Una collaborazione decisamente insolita per la Borgogna, nella quale una parte dell'accordo con il comune viene tradizionalmente corrisposta anche attraverso bottiglie prodotte nella tenuta. Dietro questa curiosità si nasconde però un progetto molto più importante: recuperare l'antica identità viticola delle colline di Dijon. Prima della fillossera e della progressiva urbanizzazione, infatti, il territorio intorno alla città possedeva un patrimonio viticolo considerevole. Alla fine dell'Ottocento si contavano circa 1.200 ettari di vigneto, successivamente quasi completamente scomparsi. Il lavoro di Soyard assume quindi anche un valore culturale: riportare la vite sulle colline di Dijon significa recuperare un capitolo dimenticato della storia della Borgogna e dimostrare che questi terroir possono ancora produrre vini di grande carattere. Al Domaine de la Cras il vigneto rappresenta il centro assoluto del progetto. Le parcelle erano già lavorate secondo principi biologici quando Marc ne assume la gestione e negli anni vengono progressivamente integrate anche pratiche biodinamiche. Il lavoro è prevalentemente manuale e orientato alla vitalità dei terreni, alla biodiversità e all'equilibrio naturale delle piante. Soyard osserva molto e interviene poco, evitando di applicare protocolli rigidi e adattando ogni scelta alle condizioni della singola annata. I protagonisti sono naturalmente Pinot Noir e Chardonnay, le due grandi varietà della Borgogna. Le parcelle sorgono su pendii calcarei e pietrosi, con differenti esposizioni e pendenze che Marc cerca di mantenere riconoscibili nelle singole cuvée. Tra le interpretazioni più rappresentative troviamo Coteaux de Dijon e soprattutto Cras, proveniente dalle parcelle più ripide e vocate della proprietà e generalmente destinata ad affinamenti più lunghi. Domaine de la Cras occupa inoltre una posizione particolare perché rappresenta l'espressione simbolo della menzione Coteaux de Dijon, diventando uno dei protagonisti della riscoperta di questo antico vigneto borgognone. In cantina l'approccio è coerente con quanto avviene tra i filari: intervento minimo e massima libertà espressiva. Le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e per il Pinot Noir Soyard utilizza, a seconda dell'annata e della parcella, percentuali importanti di grappolo intero, arrivando in alcuni casi alla vinificazione integrale. Le estrazioni sono delicate e pensate per privilegiare energia e finezza piuttosto che concentrazione. La solforosa viene utilizzata in quantità molto contenute e numerosi vini vengono imbottigliati senza chiarifica e senza filtrazione. Anche l'affinamento diventa uno spazio di ricerca. Accanto alle tradizionali pièces borgognone, Marc utilizza botti di differenti dimensioni ed età e nel corso degli anni ha sperimentato anche contenitori realizzati con legni come acacia e castagno. Il contenitore non deve però lasciare una firma dominante: deve semplicemente accompagnare il vino, permettendogli di sviluppare complessità mantenendo intatti freschezza, tensione e carattere del vigneto. Uno degli aspetti più affascinanti di Marc Soyard è proprio la sua libertà creativa. Pur conoscendo profondamente i codici della Borgogna classica, non sente la necessità di seguirli rigidamente. Nel corso degli anni ha sperimentato con macerazioni differenti, cuvée assemblate attraverso più vendemmie, solera, orange wine, pét-nat e vin de voile, spesso realizzati in quantità minuscole. Ogni esperimento nasce dalla curiosità e dall'osservazione della materia prima, mai dalla volontà di seguire una moda. Parallelamente al Domaine de la Cras, Soyard porta avanti anche piccole produzioni provenienti da parcelle personali in Côte-d'Or, continuando a esplorare le possibilità offerte da zone meno conosciute della Borgogna. Questa doppia dimensione gli permette di mantenere una straordinaria libertà: da una parte il recupero storico dei Coteaux de Dijon, dall'altra una ricerca personale che attraversa vitigni, terroir e tecniche differenti. I vini di Marc Soyard non cercano la perfezione formale o l'omologazione. Sono vini vivi, energici, profondamente artigianali e spesso sorprendenti, nei quali il Pinot Noir conserva succosità e tensione e lo Chardonnay mostra una componente minerale, dinamica e verticale. Produzioni limitate, fermentazioni spontanee e un approccio estremamente personale rendono ogni cuvée una fotografia della vendemmia e del vigneto da cui proviene. Marc Soyard rappresenta così uno dei volti più autentici della nuova Borgogna: un vignaiolo senza una grande proprietà ereditata alle spalle, formatosi accanto a uno dei maestri di Vosne-Romanée e capace di trasformare un territorio dimenticato alle porte di Dijon in un progetto riconosciuto dagli appassionati di tutto il mondo. Domaine de la Cras è oggi molto più di una curiosità borgognona: è la dimostrazione che anche fuori dai climat più celebrati possono nascere vini di grande personalità quando vigneto, sensibilità e libertà vengono messi al centro del lavoro.