ARPEPE

VALTELLINA SUPERIORE DOCG NEBBIOLO GRUMELLO "ROCCA DE PIRO" 2022 - ARPEPE

Regular price €37,00 Sale price€44,00you save €7,00

Abbinamenti, La finezza di "Rocca de Piro" permette abbinamenti eleganti prima ancora che potenti. È magnifico con bresaola della Valtellina, pizzoccheri, sciatt, polenta taragna e funghi porcini, ma trova una dimensione ancora più raffinata con anatra, faraona, piccione, vitello arrosto, agnello e selvaggina da piuma. Splendido con risotti ai funghi, preparazioni al tartufo e formaggi d'alpeggio stagionati, può accompagnare anche piatti di carne meno strutturati grazie alla finezza del tannino.
Alcol, 13,5%
Annata, 2022
Denominazione, Valtellina Superiore DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Chiavennasca (Nebbiolo) 100%

NOTE SENSORIALI:

"Rocca de Piro" 2022 si presenta con il classico rubino luminoso e trasparente della Chiavennasca, con primi riflessi granato destinati ad accentuarsi con l'evoluzione. Il naso possiede una bellissima finezza alpina: ciliegia, lampone, ribes rosso e fragolina di bosco anticipano sfumature di rosa, violetta ed erbe di montagna, seguite lentamente da pepe, spezie fini, scorza d'arancia, sottobosco e richiami minerali. Il sorso è teso e verticale, lontanissimo da qualsiasi ricerca di potenza: il frutto rosso rimane succoso e preciso, sostenuto da un'acidità vibrante e da un tannino finissimo, presente ma mai aggressivo. La sensazione minerale cresce progressivamente e dona al vino un carattere quasi roccioso, mentre la freschezza amplifica la lunghezza della bevuta. Nel finale ritornano piccoli frutti rossi, erbe alpine e spezie, accompagnati da una persistente vena sapida. È un Nebbiolo che racconta il Grumello attraverso trasparenza, energia e profondità, capace di mostrare grande eleganza già giovane ma costruito per sviluppare nel tempo tutta la complessità tipica della Chiavennasca.

CURIOSITÀ:

Il Valtellina Superiore DOCG Grumello "Rocca de Piro" 2022 di ARPEPE è una delle interpretazioni più identitarie della Chiavennasca, il nome valtellinese del Nebbiolo, e nasce nella storica sottozona Grumello, immediatamente a est di Sondrio. Il nome della cuvée richiama l'antica denominazione della fortificazione che domina questi vigneti, oggi conosciuta come Castel Grumello, costruita nel XIII secolo dalla famiglia De Piro e divenuta uno dei simboli del paesaggio vitato valtellinese. Sotto il castello, ARPEPE coltiva il Nebbiolo su spettacolari terrazzamenti strappati alla montagna: le viti hanno un'età media superiore ai 50 anni, sono allevate tra 350 e 500 metri di altitudine, con esposizione sud, e affondano le radici in terreni estremamente poveri derivati dalla disgregazione della roccia metamorfica. I vigneti sono inerbiti e sostenuti dagli storici muri a secco delle Alpi Retiche, in un contesto nel quale la meccanizzazione è ridottissima e gran parte delle operazioni viene ancora eseguita a mano. Nel 2022 la vendemmia è avvenuta il 2 ottobre: i grappoli sono stati raccolti in piccole cassette e trasportati a spalla, per poi essere lavorati nella cantina ARPEPE scavata nella montagna. La filosofia rimane quella tradizionale della famiglia Pelizzatti Perego, fondata su lunghe macerazioni in tini di legno, maturazioni lente e nessuna ricerca di concentrazione artificiale. "Rocca de Piro" 2022 è stato maturato in botte e affinato in bottiglia per almeno 24 mesi complessivi. La produzione è limitata a 12.893 bottiglie da 0,75 L, 150 Magnum e appena 35 Jeroboam da 3 litri: numeri che raccontano la dimensione artigianale di uno dei grandi Nebbiolo di montagna italiani.
Arpepe

ARPEPE è una delle cantine che meglio rappresentano l'anima della Valtellina e la straordinaria eleganza che il Nebbiolo riesce a raggiungere quando incontra la montagna. Dietro questo nome si trova la famiglia Pelizzatti Perego, protagonista della viticoltura valtellinese fin dal 1860. Una storia lunga oltre un secolo e mezzo, attraversata da cinque generazioni e da un legame con il territorio che non si è mai interrotto. La svolta fondamentale arriva nel 1984, quando Arturo Pelizzatti Perego riprende parte degli storici vigneti di famiglia e gli spazi di affinamento del Buon Consiglio, dando vita ad AR.PE.PE., acronimo del proprio nome. Più che una nuova cantina, è il ritorno alle origini e l'inizio di un progetto destinato a diventare uno dei riferimenti assoluti del Nebbiolo delle Alpi. Arturo sceglie fin dall'inizio una strada precisa: nessuna rincorsa alla quantità, nessuna scorciatoia e soprattutto nessuna fretta. Per lui il Nebbiolo valtellinese deve avere il tempo necessario per trasformare la forza della montagna in finezza. Questa convinzione diventa il principio fondamentale della cantina, sintetizzato nell'idea del "giusto tempo di attesa". Emblematico è quanto accade dopo la rinascita aziendale: per diverse vendemmie i vini rimangono nelle cantine del Buon Consiglio senza essere commercializzati, perché Arturo preferisce aspettare piuttosto che presentare bottiglie non ancora capaci di esprimere pienamente la propria identità. Dopo la sua scomparsa nel 2004, sono i figli Isabella, Emanuele e Guido Pelizzatti Perego a raccoglierne l'eredità e a proseguire il percorso familiare. La quinta generazione porta avanti la stessa visione con grande coerenza, custodendo le conoscenze tramandate dalla famiglia e interpretandole con sensibilità contemporanea. Il principio rimane immutato: non costruire il vino secondo uno stile prestabilito, ma permettere a ogni vigneto e a ogni vendemmia di raccontare la propria storia. Il vero patrimonio di ARPEPE si trova sulle spettacolari montagne del versante retico della Valtellina, dove il Nebbiolo, localmente chiamato Chiavennasca, cresce su ripidissimi terrazzamenti sostenuti dagli storici muri a secco. Le vigne guardano verso sud e beneficiano di un ambiente alpino unico, nel quale altitudine, esposizione, escursioni termiche e terreni poveri contribuiscono a creare vini caratterizzati più dalla finezza e dalla tensione che dalla potenza. Qui parlare di viticoltura eroica non è un'espressione retorica: le pendenze rendono estremamente difficile la meccanizzazione e gran parte delle operazioni deve essere svolta manualmente, trasformando ogni vendemmia in un lavoro di enorme precisione e fatica. È proprio questa frammentazione della montagna a diventare uno dei punti di forza della produzione. ARPEPE lavora in alcune delle zone più prestigiose del Valtellina Superiore DOCG, concentrandosi soprattutto su Sassella, Grumello e Inferno. Tre territori vicini geograficamente ma profondamente differenti nell'espressione del Nebbiolo. La cantina non cerca di uniformarli: al contrario, lascia che ciascuno mostri la propria personalità attraverso vinificazioni e affinamenti pensati per accompagnare il carattere della singola vigna. Da questa filosofia sono nate alcune delle etichette più rappresentative della Valtellina. Nomi come Rocce Rosse, Nuova Regina, Ultimi Raggi, Stella Retica, Buon Consiglio, Sant'Antonio, Rocca De Piro, Sesto Canto e Fiamme Antiche raccontano differenti luoghi, esposizioni e interpretazioni della Chiavennasca. Non si tratta semplicemente di una gamma di vini, ma di una vera lettura della montagna attraverso il Nebbiolo, nella quale ogni bottiglia rappresenta un frammento preciso del paesaggio valtellinese. In cantina ARPEPE rimane profondamente legata alla tradizione. Le conoscenze della famiglia sono state tramandate attraverso generazioni e persino attraverso le antiche agende di cantina conservate fin dal 1860, autentica memoria storica del lavoro dei Pelizzatti Perego. Le vinificazioni privilegiano estrazioni delicate e lunghi tempi di maturazione, mentre l'affinamento accompagna lentamente il Nebbiolo verso quella combinazione di eleganza, complessità e longevità che costituisce la firma della casa. Non esiste una ricetta identica per ogni vendemmia: è il vino a determinare il proprio percorso e il momento nel quale è realmente pronto. Il tempo, infatti, è probabilmente l'ingrediente più importante di ARPEPE. Alcuni vini vengono lasciati riposare per anni prima di raggiungere il mercato e persino l'imbottigliamento viene effettuato seguendo le fasi lunari, prima di un ulteriore periodo di affinamento in bottiglia. È una filosofia lontana dalla velocità commerciale contemporanea, ma perfettamente coerente con una cantina che considera il vino come il risultato di un processo naturale da accompagnare e non da accelerare. Oggi ARPEPE è considerata una delle realtà fondamentali per comprendere il Nebbiolo delle Alpi e una delle cantine che più hanno contribuito alla rinascita qualitativa e internazionale della Valtellina. La famiglia Pelizzatti Perego continua a custodire una viticoltura difficile e profondamente manuale, trasformando le pendenze, i muri a secco e la severità della montagna in vini di straordinaria finezza. Più che sulla concentrazione, i vini ARPEPE costruiscono la propria grandezza su eleganza, verticalità, freschezza e capacità di evoluzione. Sono vini che non cercano di impressionare immediatamente, ma che raccontano lentamente il luogo da cui provengono. Ed è forse proprio questa fedeltà assoluta alla Valtellina, insieme alla volontà di concedere al Nebbiolo tutto il tempo necessario, ad aver trasformato ARPEPE in uno dei nomi più autorevoli e riconoscibili della viticoltura italiana.