ABBAZIA SAN GIORGIO

TERRE SICILIANE IGT BIANCO NON FILTRATO "CANTODELGRILLO" 2020 - ABBAZIA SAN GIORGIO

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Abbinamenti, La macerazione sulle bucce rende il Cantodelgrillo 2020 decisamente più strutturato e versatile rispetto a un classico bianco siciliano. È splendido con cous cous di pesce, zuppe di mare, molluschi, crostacei e pesce affumicato, dove la sua sapidità riesce a dialogare naturalmente con la componente marina del piatto. La struttura e la leggera presa tannica permettono però di spingersi molto oltre: funziona magnificamente con carni bianche, preparazioni speziate, torte salate, uova e verdure arrosto, soprattutto melanzane, zucca e peperoni. Particolarmente interessante è l’incontro con la cucina mediorientale e asiatica, dal curry alle preparazioni con spezie, zenzero ed erbe aromatiche, perché l’intensità del vino riesce a sostenere sapori che metterebbero in difficoltà molti bianchi tradizionali.
Alcol, 13%
Annata, 2020
Denominazione, Terre Siciliane Bianco IGT
Filosofia, Biodinamico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Sicilia (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Grillo 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Cantodelgrillo 2020 di Abbazia San Giorgio è un bianco macerato che racconta Pantelleria attraverso un’interpretazione libera e profondamente mediterranea del Grillo. Non cerca la precisione cristallina di un bianco convenzionale, ma materia, energia e una forte connessione con il carattere vulcanico e marino dell’isola. Nel calice si presenta con un giallo dorato intenso che vira verso tonalità ambrate e aranciate, naturalmente velato per la scelta di non filtrare il vino. Il profilo aromatico è ampio e mutevole: scorza d’arancia, albicocca, pesca matura e agrumi si intrecciano a fiori di acacia, erbe spontanee, macchia mediterranea e leggere sensazioni speziate. Con l’ossigenazione emergono richiami di zenzero, frutta disidratata e una netta componente salmastra che rimanda immediatamente al paesaggio pantesco. In bocca è materico e polposo, con una delicata trama tannica derivante dalla macerazione sulle bucce che aggiunge profondità senza irrigidire il sorso. Freschezza e soprattutto sapidità mantengono il vino dinamico, creando un bellissimo contrasto con la maturità del frutto. Il finale è lungo, asciutto e mediterraneo, segnato da agrumi, erbe aromatiche e una persistente sensazione salina. Un orange wine di grande personalità, volutamente vivo e poco addomesticato, nel quale il Grillo assume un volto decisamente più complesso e gastronomico.

CURIOSITÁ:

Il Cantodelgrillo 2020 nasce da 100% Grillo coltivato a Pantelleria, dove Abbazia San Giorgio porta avanti il progetto avviato da Battista Belvisi insieme a Beppe Fontana, con una filosofia fondata su agricoltura biologica, lavorazioni manuali e interventi ridotti al minimo in cantina. Le vigne si trovano nella parte sud-orientale dell’isola, nell’area di Khamma, in un ambiente estremo nel quale vento, sole, vicinanza del mare e terreni di origine vulcanica determinano profondamente il carattere delle uve. Per questa cuvée il Grillo proviene da una piccola parcella di circa un ettaro, con viti impiantate intorno al 2010 e poste indicativamente sui 300 metri di altitudine. Dopo la vendemmia manuale, i grappoli vengono diraspati e lavorati senza ricorrere a fermentazioni selezionate: la fermentazione parte spontaneamente grazie ai lieviti naturalmente presenti sulle uve. L’elemento fondamentale della vinificazione è la permanenza del mosto a contatto con le bucce, che per questa interpretazione si prolunga indicativamente per circa 15 giorni e conferisce al vino colore, struttura e quella sottile componente tannica che lo distingue da un normale bianco. Terminata la fermentazione, il Cantodelgrillo prosegue la propria evoluzione esclusivamente in acciaio, senza ricorrere al legno, preservando così l’identità del Grillo e la forte impronta salina del territorio. Viene infine imbottigliato senza filtrazioni, coerentemente con l’approccio poco interventista della cantina. È un vino che sintetizza molto bene la filosofia di Abbazia San Giorgio: non costruire un gusto prestabilito, ma accompagnare l’uva cercando di trasferire nel bicchiere il carattere selvaggio, vulcanico e marino di Pantelleria.

Abbazia San Giorgio

Abbazia San Giorgio è una piccola realtà vitivinicola artigianale dell’isola di Pantelleria, fondata nel 2015 da Battista Belvisi con l’obiettivo di interpretare uno dei territori più estremi e affascinanti del Mediterraneo attraverso una viticoltura essenziale, biologica e profondamente rispettosa dell’identità dell’isola. Il progetto nasce dopo una lunga esperienza maturata da Belvisi nel mondo del vino naturale e prende forma sul versante sud-orientale di Pantelleria, nella zona di Khamma, dove i vigneti si confrontano quotidianamente con vento, siccità, sole intenso e terreni di origine vulcanica. Il nome Abbazia San Giorgio richiama una località dell’isola e identifica una proprietà volutamente piccola, costruita non sulla ricerca dei grandi numeri ma sulla possibilità di seguire direttamente ogni fase della produzione. Il patrimonio aziendale comprende pochi ettari di vigneto, coltivati prevalentemente ad alberello pantesco, l’antichissimo sistema di allevamento riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Le piante vengono mantenute molto basse e collocate all’interno di piccole conche scavate nel terreno, una soluzione sviluppata nei secoli dagli agricoltori panteschi per proteggerle dai fortissimi venti dell’isola e contemporaneamente favorire la raccolta della poca umidità disponibile. I terreni sono di chiara matrice vulcanica, ricchi di pietra lavica e minerali, poveri di sostanza organica e capaci di drenare rapidamente le rare precipitazioni: condizioni estreme che obbligano le radici a lavorare in profondità e contribuiscono alla concentrazione e alla particolare impronta sapida dei vini. Lo Zibibbo, nome locale del Moscato d’Alessandria, è inevitabilmente il grande protagonista e viene interpretato da Battista Belvisi non soltanto attraverso la tradizione dolce del Passito di Pantelleria, ma soprattutto come straordinaria materia prima per vini secchi, macerati e fortemente territoriali. Accanto allo Zibibbo trovano spazio varietà a bacca rossa come Pignatello, nome con cui sull’isola viene tradizionalmente indicato il Perricone, e Alicante, contribuendo a raccontare un volto meno conosciuto della viticoltura pantesca. L’intera superficie viene condotta secondo agricoltura biologica, senza diserbanti o prodotti chimici di sintesi, e il lavoro manuale assume inevitabilmente un ruolo fondamentale in un territorio nel quale la meccanizzazione è estremamente difficile. Anche in cantina l’approccio è volutamente poco interventista: le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni presenti sulle uve, non vengono utilizzati additivi enologici destinati a correggere o standardizzare il vino e la solforosa viene mantenuta a livelli estremamente bassi o, in alcune cuvée, completamente evitata. Le macerazioni sulle bucce rappresentano uno degli strumenti fondamentali della produzione, soprattutto per lo Zibibbo, perché permettono di estrarre non soltanto la componente aromatica tipica della varietà ma anche tannino, struttura e quella componente salina e mediterranea che distingue i vini dell’isola. Orange è una delle etichette più rappresentative di questa filosofia: Zibibbo vinificato secco con prolungato contatto con le bucce, capace di trasformare l’esuberanza aromatica del Moscato d’Alessandria in un vino più profondo, materico e gastronomico. Lustro segue una lettura differente dello stesso vitigno, mentre Cloé e altri vini della gamma permettono di esplorare ulteriormente le possibilità delle uve pantesche attraverso vinificazioni essenziali e affinamenti prevalentemente in contenitori neutri. Bat è invece una delle interpretazioni che mostrano il lato rosso dell’isola, attraverso varietà mediterranee capaci di conservare freschezza nonostante il clima caldo e l’intensa insolazione. La produzione complessiva rimane molto contenuta e le differenti etichette possono cambiare leggermente da una vendemmia all’altra, conseguenza naturale di una filosofia che preferisce seguire l’annata piuttosto che correggerla per ottenere ogni anno vini identici. Abbazia San Giorgio rappresenta così una delle interpretazioni più autenticamente artigianali della Pantelleria contemporanea: un progetto relativamente giovane, nato nel 2015, ma costruito attorno a pratiche agricole che appartengono da secoli alla cultura dell’isola. Battista Belvisi ha scelto di utilizzare lo Zibibbo fuori dagli schemi più convenzionali, mostrando come questa varietà possa produrre non soltanto grandi vini dolci, ma anche bianchi secchi e macerati capaci di esprimere sale, erbe mediterranee, agrumi, frutta matura e la particolare energia dei terreni vulcanici. Alberello pantesco, agricoltura biologica, fermentazioni spontanee, macerazioni e interventi minimi diventano quindi strumenti per raccontare un paesaggio prima ancora che uno stile produttivo. In ogni bottiglia rimane riconoscibile quella combinazione estrema di vento, sole, pietra lavica e mare che rende Pantelleria un luogo viticolo unico al mondo e che Abbazia San Giorgio cerca di trasferire nel vino con la minore mediazione possibile.