CASTELLO DEI RAMPOLLA

TOSCANA IGT "BIANCO DI SANTA LUCIA" 2025 - CASTELLO DEI RAMPOLLA

Regular price €21,90 Sale price€25,00you save €3,10

Abbinamenti, Ideale con crudità di mare, crostacei, cucina asiatica, piatti speziati, formaggi di media stagionatura, carni bianche, cucina vegetariana, funghi e preparazioni a base di verdure. La sua struttura lo rende perfetto anche con piatti importanti e ricchi di sapore.
Alcol, 12%
Annata, 2025
Denominazione, Toscana Bianco IGT
Filosofia, Naturale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Toscana (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Trebbiano, Chardonnay, Traminer, Sauvignon Blanc e Malvasia

NOTE SENSORIALI:

Nel calice si presenta con un intenso giallo dorato, spesso attraversato da leggere sfumature ambrate dovute alla macerazione. Il bouquet è ricco, profondo e in continua evoluzione, con profumi di albicocca, pesca gialla, agrumi canditi e scorza d'arancia, accompagnati da eleganti note di erbe officinali, fiori secchi, tè, miele, pietra focaia e delicate sfumature speziate, che raccontano tutta la complessità della vinificazione. Al palato è ampio, materico e straordinariamente dinamico. La struttura importante è sostenuta da una vibrante freschezza e da una marcata sapidità minerale che donano equilibrio e tensione. La lieve trama tannica, derivante dalla macerazione sulle bucce, conferisce profondità e personalità al sorso, mentre il finale è lunghissimo, sapido e persistente, con eleganti ritorni agrumati, balsamici e minerali.

CURIOSITÁ:

Il Bianco di Santa Lucia 2025 di Castello dei Rampolla è una delle etichette più originali e innovative della tenuta di Panzano in Chianti, un vino che interpreta il bianco toscano con uno spirito libero, sperimentale e profondamente territoriale. Nato dalla continua ricerca della famiglia Di Napoli Rampolla, pioniera della viticoltura biodinamica in Toscana, questo vino rompe gli schemi della tradizione grazie a una vinificazione ispirata ai metodi ancestrali, capace di valorizzare al massimo l'identità delle uve e del territorio. La cuvée è composta da Trebbiano, Chardonnay, Traminer, Sauvignon Blanc e Malvasia, provenienti da vigneti coltivati secondo i principi dell'agricoltura biodinamica sui terreni di galestro e alberese di Panzano. Ogni varietà viene raccolta manualmente e vinificata separatamente. La fermentazione avviene spontaneamente con lieviti indigeni all'interno di contenitori in Clayver, innovativi recipienti in gres ceramico che favoriscono una delicata micro-ossigenazione senza cedere aromi al vino. Gran parte delle uve fermenta con una macerazione sulle bucce, conferendo al vino una maggiore complessità aromatica e una struttura che richiama il mondo degli orange wine, mentre una piccola parte viene pressata direttamente a grappolo intero. L'affinamento prosegue per 10-12 mesi sulle fecce fini, senza ricorrere al legno e generalmente senza aggiunta di solfiti, preservando la massima autenticità del vino.

Castello Dei Rampolla

Castello dei Rampolla è una delle aziende che hanno segnato più profondamente l’evoluzione moderna del Chianti Classico, capace prima di rompere con alcune convenzioni della denominazione e successivamente di diventare una delle realtà pioniere della biodinamica in Toscana. La proprietà si trova a Panzano in Chianti, nella celebre Conca d’Oro, anfiteatro naturale esposto prevalentemente a sud e caratterizzato da terreni ricchi di marne e calcare. Le terre appartengono alla famiglia di Napoli Rampolla dal 1739, ma la storia vitivinicola contemporanea comincia nel 1965, quando Alceo di Napoli Rampolla eredita l’azienda Santa Lucia in Faulle e, insieme alla moglie Livia Borgia e ai quattro figli, decide di trasformare la tradizionale proprietà agricola in una realtà orientata alla produzione di grandi vini. La prima vigna viene impiantata nel 1968 e con la vendemmia 1975 arriva il primo Chianti Classico imbottigliato direttamente. Alceo possiede però una visione decisamente anticonvenzionale per l’epoca: affascinato dal Cabernet Sauvignon, sceglie di introdurlo in un territorio dominato dal Sangiovese e, con la collaborazione di Giacomo Tachis, sviluppa un vino capace di unire le due varietà. Nasce così Sammarco, la cui prima bottiglia viene presentata nel 1980 e che diventerà una delle etichette simbolo della rivoluzione qualitativa toscana. Nel 1991 viene impiantata la Vigna d’Alceo, vigneto ad altissima densità rivolto a sud, con Cabernet Sauvignon allevato ad alberello a pochi centimetri dal terreno; da questa ricerca nascerà D’Alceo, prodotto per la prima volta nel 1996 attraverso Cabernet Sauvignon e Petit Verdot e destinato a diventare una delle espressioni più prestigiose dell’azienda. Dopo Alceo, sono i figli Maurizia e Luca di Napoli Rampolla a imprimere alla proprietà una seconda trasformazione ancora più radicale. Nel 1994 comincia infatti la conversione alla biodinamica, quando questo approccio era praticamente sconosciuto nel Chianti Classico e ancora lontanissimo dal diventare un tema centrale della viticoltura italiana. L’idea parte da una concezione molto precisa: l’uomo non deve considerarsi proprietario assoluto della terra, ma parte dell’ecosistema e custode temporaneo della sua vitalità. Nei vigneti vengono quindi eliminati i prodotti chimici di sintesi, si diffondono sovescio e inerbimento, si favoriscono fiori, erbe spontanee e insetti e si utilizzano preparati biodinamici dinamizzati attraverso particolari flowforms. I trattamenti sono basati principalmente su rame, zolfo, propoli e preparazioni vegetali, mentre negli ultimi anni l’azienda ha ulteriormente approfondito l’agricoltura rigenerativa attraverso infusi di ortica ed equiseto e altri prodotti di origine naturale. Anche la meccanizzazione viene affrontata con la stessa sensibilità: vengono privilegiate macchine molto leggere, in parte elettriche, per ridurre compattamento del terreno, rumore e impatto sull’ecosistema. La densità dei vigneti può raggiungere 8.000-10.000 piante per ettaro e le rese per singola vite rimangono estremamente contenute, favorendo competizione radicale e concentrazione naturale delle uve. La stessa ricerca continua in cantina, dove Castello dei Rampolla ha progressivamente ridotto l’intervento enologico e soprattutto il ruolo del legno nuovo, sperimentando materiali differenti per accompagnare il vino senza modificarne il carattere. Nel 2008 iniziano le prove con le anfore realizzate nella vicina Impruneta, territorio storicamente celebre per la lavorazione della terracotta; successivamente entrano in cantina anche ceramica, cocciopesto e altri contenitori inerti. Nel 2010 nasce Sangiovese di Santa Lucia, vinificato interamente in anfora e senza aggiunta di solfiti, una delle espressioni che meglio raccontano l’evoluzione contemporanea della proprietà. Le macerazioni possono essere lunghe, generalmente nell’ordine di 25-30 giorni, mentre gli affinamenti vengono modulati secondo vino e vendemmia. La gamma rappresenta perfettamente le diverse fasi della storia aziendale: il Chianti Classico racconta il legame originario con Panzano e il Sangiovese; Sammarco conserva la grande intuizione di Alceo e l’incontro tra tradizione chiantigiana e Cabernet Sauvignon; D’Alceo rappresenta invece l’unione simbolica tra le due generazioni, perché utilizza Cabernet Sauvignon e Petit Verdot secondo la visione di Alceo ma nasce da uve coltivate secondo la biodinamica introdotta da Maurizia e Luca. A queste bottiglie si sono aggiunte interpretazioni ancora più libere come Sangiovese di Santa Lucia, Liù e Bianco di Santa Lucia, attraverso le quali l’azienda continua a sperimentare macerazioni, anfore e materiali differenti. Castello dei Rampolla rappresenta quindi un caso raro nella storia del vino italiano perché è riuscito a essere rivoluzionario in due epoche differenti. Negli anni Settanta Alceo sfida le consuetudini del Chianti Classico introducendo il Cabernet Sauvignon e affidandosi alla sensibilità di Giacomo Tachis; dagli anni Novanta Maurizia e Luca mettono invece in discussione l’agricoltura convenzionale, convertendo la proprietà alla biodinamica e spingendo progressivamente la cantina verso vinificazioni sempre meno invasive. In entrambi i casi l’obiettivo rimane però lo stesso: interpretare la Conca d’Oro senza immobilizzarla dentro una formula. Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot, alte densità d’impianto, biodiversità, sovescio, anfore di Impruneta, cocciopesto e riduzione della solforosa sono diventati nel tempo strumenti differenti di una ricerca iniziata da Alceo nel 1965 e mai realmente conclusa. Dietro vini diventati iconici come Sammarco e D’Alceo rimane così una delle proprietà più originali di Panzano in Chianti, capace di dimostrare come tradizione e sperimentazione non siano necessariamente opposte: Castello dei Rampolla ha costruito la propria identità proprio continuando a cambiare, mantenendo come unico punto fermo la vitalità della terra e la volontà di lasciare che sia il vigneto della Conca d’Oro a determinare il carattere del vino.