GRECO DI TUFO DOCG "VIGNA DEI CIAMILLO" 2019 - VILLA DIAMANTE
Abbinamenti, Si abbina a piatti dai sapori di grande intensità.
Alcol, 13,5%
Annata, 2019
Denominazione, Greco di Tufo DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Campania (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Greco 100%
NOTE SENSORIALI:
Splendida veste paglierino con netti riverberi dorati. Ventaglio olfattivo che si apre ad una raffinata compattezza aromatica composta da fresia bianca, magnolia, susina gialla matura, gelso bianco, ananas, pesca noce, confetto alla mandorla, fieno, erba tagliata, tiglio, timo, maggiorana, malva, sbuffi di basilico, finocchietto selvatico e sfumature minerali. Assaggio morbido, avvolgente e di bella soddisfazione che presenta un buon corpo, di decisa freschezza e puntellato da continua sapidità. Finale persistente nelle sensazioni fruttate e vegetali.
CURIOSITÀ:
Vino artigiano, sa uve proprie, ottenuto con concimazioni organiche e trattamenti fitosanitari a base di rame e zolfo.
Villa Diamante +

Villa Diamante è una delle realtà simbolo di Montefredane e una delle cantine che maggiormente hanno contribuito a dimostrare la straordinaria capacità evolutiva del Fiano di Avellino. La sua storia nasce prima di tutto da un incontro: nell’estate del 1976 Antoine Gaita, nato in Belgio da una famiglia di emigranti italiani, e Diamante Maria Renna, nata negli Stati Uniti anch’essa da una famiglia di origine italiana, si incontrano proprio a Montefredane, paese dal quale provenivano le rispettive famiglie. Dal loro legame nasce un progetto di vita che nel 1996 diventa ufficialmente Azienda Agricola Villa Diamante. Antoine, ingegnere chimico di formazione e uomo di enorme curiosità, sviluppa progressivamente una visione del Fiano profondamente diversa rispetto alla consuetudine dell’epoca: non un bianco da consumare giovane affidandosi esclusivamente alla freschezza e all’aromaticità varietale, ma un grande vino capace di costruire complessità attraverso maturità dell’uva, territorio, tempo e lunghi affinamenti. Il centro del progetto diventa Contrada Toppole, sulle colline di Montefredane, dove le vigne si trovano intorno ai 400-500 metri di altitudine e beneficiano di ventilazione costante, importanti escursioni termiche tra giorno e notte e temperature generalmente più fresche rispetto ad altre aree dell’Irpinia. I terreni sono profondi, prevalentemente argillosi, con marne calcaree, pietre e componenti di origine vulcanica, mentre alcune parcelle possiedono esposizioni settentrionali e nord-occidentali che rallentano ulteriormente la maturazione. Antoine comprende che proprio queste condizioni possono diventare la chiave per produrre Fiano capaci di maturare lentamente e conservare acidità anche attraverso vendemmie relativamente tardive, spesso protratte fino a ottobre. Le rese vengono mantenute basse attraverso potature e diradamenti severi e dal 2003 i vigneti vengono condotti in regime biologico, seguendo una filosofia fondata sul minimo intervento e sul rispetto dell’equilibrio naturale della pianta. Una frase di Antoine sintetizza perfettamente il suo pensiero: la vigna deve rappresentare la mediazione tra il suolo e la bottiglia e il compito del viticoltore è riuscire a trasferire il terreno nel bicchiere. La stessa impostazione continua in cantina, dove il Fiano viene lavorato senza cercare immediatezza o aromi costruiti. Fermentazioni spontanee, assenza di chiarifica e filtrazione e soprattutto lunghissime permanenze sulle fecce fini diventano progressivamente la firma produttiva di Villa Diamante. Antoine comprende molto presto che il Fiano ha bisogno di tempo e decide di ritardare l’uscita dei vini rispetto alla consuetudine, lasciandoli evolvere a lungo prima della commercializzazione. Vigna della Congregazione diventa così una delle interpretazioni più riconoscibili del Fiano di Avellino: nasce dalle vigne di Montefredane e viene affinato in acciaio sulle proprie fecce, sviluppando nel tempo una complessità che può passare dagli agrumi, dai fiori e dalle erbe aromatiche delle prime fasi verso note di nocciola, resina, miele, spezie, idrocarburi e sensazioni affumicate con l’evoluzione in bottiglia. La longevità diventa uno degli elementi distintivi del vino e contribuisce a cambiare la percezione stessa del Fiano, dimostrando quanto questo vitigno possa trasformarsi dopo dieci, quindici o più anni. Clos d’Haut nasce invece da una specifica parcella di circa 1,5 ettari individuata da Antoine a Montefredane e sviluppa un'altra lettura dello stesso territorio, mantenendo al centro la capacità del Fiano di esprimere profondità, tensione e quelle particolari sfumature affumicate e quasi torbate che la famiglia associa a questa vigna. Accanto al Fiano, Villa Diamante ha esplorato anche il Greco e soprattutto l’Aglianico, arrivando alla produzione del Taurasi, oggi rappresentato da Adultimum, ma è indiscutibilmente il Fiano a costituire il centro spirituale e produttivo dell’azienda. Nel 2009 Antoine lascia definitivamente il proprio lavoro di ingegnere per dedicarsi completamente alla cantina e approfondisce ulteriormente la propria formazione enologica, ma nel gennaio 2015 la sua prematura scomparsa interrompe improvvisamente questo percorso. Diamante decide però di non vendere l’azienda e di continuare il progetto costruito insieme al marito; al suo fianco arriva la figlia Serena Gaita, che sceglie a sua volta di cambiare vita, studiare enologia e assumere progressivamente la responsabilità della vigna e della cantina. È un passaggio generazionale particolarmente significativo perché Serena non cerca di reinventare Villa Diamante, ma di comprendere fino in fondo il pensiero del padre e proseguirlo attraverso una sensibilità propria. La produzione rimane volutamente minuscola e il tempo continua a essere considerato un ingrediente fondamentale: vendemmie mature, fermentazioni spontanee, lunghi affinamenti sulle fecce, nessuna chiarifica o filtrazione e uscite ritardate permettono al Fiano di svilupparsi lentamente senza essere forzato verso un profilo immediatamente commerciale. Villa Diamante rappresenta quindi molto più di una piccola cantina irpina: è una storia d’amore, di ricerca e di continuità familiare che ha contribuito concretamente alla rivalutazione del Fiano di Avellino come grande vino bianco da invecchiamento. Antoine Gaita intuì negli anni Novanta ciò che oggi appare molto più evidente: il Fiano di Montefredane non ha bisogno di essere costruito attraverso la tecnica, ma soprattutto di maturità, suolo e tempo. Diamante e Serena continuano oggi quella visione nello stesso luogo in cui tutto è cominciato, tra le vigne ventilate di Contrada Toppole. Vigna della Congregazione e Clos d’Haut rimangono le due espressioni più emblematiche di questa filosofia e raccontano un Fiano lontano dall’idea di semplice bianco fresco e aromatico: profondo, materico, minerale e soprattutto capace di trasformarsi per molti anni in bottiglia. È proprio questa fedeltà al tempo e al territorio, insieme alla storia profondamente umana della famiglia Gaita-Renna, ad aver reso Villa Diamante una delle realtà più personali e riconoscibili dell’intera Irpinia.