CANTINA FILIPPI

SOAVE DOC COLLI SCALIGERI BIO "MONTESERONI" 2023 - CANTINA FILIPPI

Regular price €24,50 Sale price€27,00you save €2,50

Abbinamenti, La struttura, la sapidità e la profondità del Monteseroni 2023 lo rendono un bianco decisamente gastronomico. È ideale con crostacei importanti, capesante, scampi e pesci al forno, ma accompagna magnificamente anche baccalà, risotti di mare e preparazioni con salse cremose. Molto interessante con pesci di lago, pollo alle erbe e carni bianche arrosto, dove la componente minerale e la freschezza riescono a sostenere piatti più strutturati senza perdere eleganza. La ricchezza della Garganega permette inoltre ottimi accostamenti con risotti ai funghi, verdure arrosto e formaggi di media stagionatura. Da provare anche con cucine delicatamente speziate, soprattutto preparazioni al curry non troppo piccanti.
Alcol, 12,5%
Annata, 2023
Denominazione, Soave DOC
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Veneto (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Garganega 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Soave DOC Colli Scaligeri “Monteseroni” 2023 di Cantina Filippi si presenta con un giallo paglierino luminoso, già attraversato da leggere sfumature dorate. Il naso è profondo e progressivo, con mela gialla, pera, albicocca e scorza di agrumi che si intrecciano a fiori bianchi e delicate note di mandorla. Con l’ossigenazione il profilo acquista maggiore complessità, lasciando emergere erbe aromatiche, spezie fini e una marcata componente minerale che richiama il gesso e la pietra, accompagnata da sottili sensazioni iodate. Al palato è materico e avvolgente, ma sostenuto da una freschezza precisa e soprattutto da una sapidità vibrante che dona tensione e continuità al sorso. La struttura è importante senza risultare pesante, con una trama quasi cremosa derivata dalla permanenza sulle fecce fini. Il finale è molto lungo, asciutto e austero, con ritorni di agrumi maturi, mandorla e mineralità. Un Soave di grande carattere, più profondo che immediato, capace di guadagnare ulteriore complessità con alcuni anni di bottiglia.

CURIOSITÁ:

Monteseroni rappresenta una delle espressioni più profonde della Garganega secondo Filippo Filippi e nasce da una minuscola parcella di circa un ettaro a Castelcerino, nella parte più alta del territorio di Soave. Le viti hanno un’età media di circa 75 anni, sono allevate secondo la tradizionale pergola veronese con circa 2.500 ceppi per ettaro e producono rese molto contenute, nell’ordine dei 30 ettolitri per ettaro. A distinguere nettamente Monteseroni dagli altri vigneti aziendali è soprattutto il terreno prevalentemente calcareo, mentre Castelcerino è maggiormente vulcanico e Vigne del Brà mescola argille e rocce basaltiche. La vendemmia è manuale, seguita da pressatura soffice, fermentazione spontanea con lieviti indigeni e affinamento sulle fecce fini in acciaio; il vino viene imbottigliato senza chiarifiche o filtrazioni invasive. La produzione è di appena circa 2.500 bottiglie. Il nome Monteseroni significa “monte dei galli cedroni” e identifica anche il rilievo sul quale crescono queste vecchie vigne, circondate dai boschi che caratterizzano il paesaggio della tenuta.

Cantina Filippi

Cantina Filippi è il progetto di Filippo Filippi a Castelcerino, sulle colline di Soave, in provincia di Verona, in uno dei punti più elevati dell’intero territorio della denominazione. Qui i vigneti raggiungono circa 400 metri di altitudine e sono immersi in un ambiente particolarmente integro, circondato da estese superfici boschive che contribuiscono a creare un microclima fresco e ventilato, caratterizzato da importanti escursioni termiche tra giorno e notte. La storia della proprietà precede di molto l’attuale cantina: l’antico edificio che ne costituisce il cuore risale al Trecento e nei primi decenni del Novecento la tenuta passa alla famiglia Visco, ramo materno di Filippo, già legata alla viticoltura. È proprio il nonno materno a piantare negli anni Cinquanta molte delle vecchie vigne di Garganega e Trebbiano di Soave che ancora oggi costituiscono uno dei patrimoni più preziosi dell’azienda. Filippo raccoglie questa eredità e nei primi anni Novanta dà forma al proprio progetto, scegliendo progressivamente di concentrarsi sulla valorizzazione delle singole vigne e sulla capacità del Soave di raccontare con precisione le differenze geologiche di Castelcerino. Oggi l’azienda dispone di circa 15-16 ettari vitati, inseriti in un ambiente nel quale il bosco mantiene un ruolo fondamentale: querce, castagni e vegetazione spontanea circondano le parcelle creando una biodiversità molto distante dall’immagine di una viticoltura intensiva. Le vigne sono condotte secondo agricoltura biologica certificata e Filippo ha progressivamente eliminato diserbanti, prodotti chimici invasivi e forzature agronomiche, cercando di preservare fertilità e vitalità naturale dei suoli. Molte piante sono ancora allevate secondo la tradizionale pergola veronese, sistema profondamente radicato nella storia viticola locale e particolarmente adatto alla Garganega. La filosofia di Filippi parte proprio dalla vigna e dalla convinzione che il Soave debba essere interpretato attraverso il terreno prima ancora che attraverso la tecnica di cantina. Il patrimonio aziendale è suddiviso principalmente tra tre cru: Castelcerino, Monteseroni e Vigne della Brà. Pur trovandosi relativamente vicini, presentano caratteristiche geologiche molto differenti. Castelcerino è fortemente segnato dall’origine vulcanica e dalla presenza di rocce basaltiche; Monteseroni si distingue invece per una maggiore componente calcarea; Vigne della Brà nasce su terreni nei quali argilla e rocce basaltiche costruiscono un ambiente ancora differente. Filippo vinifica separatamente queste provenienze proprio per mostrare quanto profondamente la Garganega possa cambiare espressione in funzione del suolo. Il Soave Castelcerino rappresenta la lettura più immediata del territorio e nasce da Garganega coltivata sulle componenti vulcaniche della collina, con vinificazione e affinamento prevalentemente in acciaio. Vigne della Brà possiede invece maggiore profondità e viene lasciato a lungo a contatto con i propri lieviti, generalmente per almeno 18 mesi, sviluppando struttura e complessità senza perdere la naturale tensione della varietà. Monteseroni nasce dalla componente più calcarea del patrimonio aziendale e segue anch’esso una lunga permanenza sulle fecce, offrendo una lettura ancora differente della Garganega. Questa separazione dei vigneti costituisce probabilmente l’aspetto più interessante del lavoro di Filippi: la tecnica rimane volutamente discreta proprio per permettere alle differenze tra basalto, argilla e calcare di emergere nel bicchiere. Accanto alla Garganega occupa un posto fondamentale il Trebbiano di Soave, varietà storica del territorio che Filippo conserva attraverso vecchie selezioni massali presenti nelle vigne aziendali. Turbiana nasce proprio da questo patrimonio e rappresenta una delle etichette più personali della cantina, oltre a contribuire alla conservazione di un vitigno che per lungo tempo ha ricevuto molta meno attenzione rispetto alla Garganega. In cantina l’approccio è essenziale e poco interventista. Le uve vengono raccolte manualmente, le fermentazioni avvengono spontaneamente attraverso i lieviti naturalmente presenti sulle uve e l’acciaio rappresenta uno dei contenitori principali. Filippo evita di accelerare artificialmente i tempi di maturazione e preferisce mantenere i vini sulle proprie fecce anche per periodi prolungati, imbottigliandoli quando ritiene abbiano raggiunto il corretto equilibrio. Non è quindi la tecnologia a determinare uno stile comune, ma il tempo necessario a ciascuna vigna per esprimersi. Questa filosofia ha contribuito a costruire Soave particolarmente longevi, capaci di evolvere ben oltre l’immagine tradizionale del bianco veneto da consumare giovane. Garganega e Trebbiano di Soave mostrano con gli anni una complessità crescente, mentre acidità, sapidità e struttura permettono alle migliori selezioni di affrontare evoluzioni importanti. Cantina Filippi rappresenta così una delle interpretazioni più territoriali e personali del Soave contemporaneo. Il valore del progetto non risiede soltanto nella conduzione biologica o nelle fermentazioni spontanee, ma soprattutto nella volontà di leggere separatamente un territorio estremamente complesso. Castelcerino, Monteseroni e Vigne della Brà diventano tre modi differenti di raccontare la stessa uva, mentre le vecchie pergole degli anni Cinquanta e il Trebbiano di Soave conservano la memoria agricola della famiglia. Intorno rimangono i boschi, parte integrante dell’identità della proprietà e della biodiversità che Filippo ha scelto di proteggere. È da questo equilibrio tra vecchie vigne, altitudine, basalto, calcare, bosco e lunghi tempi di affinamento che nasce la personalità di Filippi: vini senza forzature, costruiti più sull’attesa che sull’intervento e capaci di mostrare quanto il Soave possa essere non semplicemente un vino di varietà, ma soprattutto un grande vino di territorio.