Champagne Delalot è una delle realtà più piccole, personali e fuori dagli schemi della Vallée de la Marne, oggi legata indissolubilmente alla figura di Jérôme Lefèvre e alla storia viticola della famiglia materna, presente sulle colline dell’estremo occidentale della denominazione da otto generazioni. Il patrimonio arriva a Jérôme attraverso la madre Éliane Delalot, vignaiola che per anni aveva custodito queste minuscole parcelle con un approccio estremamente rispettoso, lavorandole quasi interamente a mano e senza ricorrere a una viticoltura intensiva. Jérôme segue inizialmente una strada completamente differente: studia storia dell’arte contemporanea, lavora come critico, curatore e insegnante a Parigi e coltiva parallelamente una grande passione per la musica, l’arte e la cultura underground. Il richiamo delle vigne familiari lo porta però progressivamente a cambiare vita e nel 2009 crea Champagne Delalot, iniziando contemporaneamente la conversione ufficiale dei vigneti all’agricoltura biologica; la prima vendemmia certificata arriva nel 2013. Il progetto nasce da una superficie minuscola, circa un ettaro certificato biologico, all’interno di un patrimonio complessivo comunque estremamente contenuto, con parcelle distribuite principalmente sui coteaux di Charly-sur-Marne, Saulchery e Bonneil, nella parte più occidentale della Vallée de la Marne. Successivamente il lavoro di Jérôme si estende anche verso Mont de Bonneil ed Essômes-sur-Marne, dove nuove vigne vengono immediatamente avviate alla conversione biologica. I vitigni sono Meunier, Pinot Noir e Chardonnay, ma è soprattutto il Meunier a rappresentare l’anima più profonda di Delalot: in questa zona della Vallée de la Marne, caratterizzata anche da terreni sabbiosi, il vitigno trova condizioni particolarmente interessanti e viene trattato da Jérôme non come semplice elemento da assemblaggio, ma come autentico interprete delle singole parcelle. La produzione è microscopica, nell’ordine di circa 5.000-6.000 bottiglie biologiche all’anno, e questa dimensione permette un livello di attenzione difficilmente applicabile su superfici maggiori. L’approccio agricolo di Jérôme è influenzato in maniera evidente dal pensiero di Masanobu Fukuoka e dalla sua idea di agricoltura naturale: il vigneto viene osservato come un ecosistema e non come una semplice macchina produttiva, cercando di limitare il più possibile lavorazioni invasive, prodotti esterni e meccanizzazione. Le parcelle vengono lavorate manualmente e, quando necessario, attraverso la trazione animale, con una cura quasi individuale delle piante e rese naturalmente molto contenute. È un modo di intendere la viticoltura perfettamente coerente con la formazione culturale di Lefèvre: invece di applicare un protocollo fisso, Jérôme osserva ogni vigneto e ogni vendemmia come qualcosa di irripetibile. Lo stesso principio continua in cantina, dove fermentazioni lente, élevage precisi e utilizzo del legno vengono modulati secondo la personalità della singola cuvée. Le vinificazioni cercano di essere il meno invasive possibile e il vino viene accompagnato piuttosto che costruito, lasciando che maturità dell’uva, ossigeno, lieviti e tempo contribuiscano naturalmente alla sua evoluzione. Anche per questo Delalot non propone una gamma pensata per riprodurre ogni anno esattamente lo stesso profilo: le cuvée sono essenzialmente millesimate e in larga parte parcellari, concepite come interpretazioni di un luogo e di una specifica vendemmia. Pléiades, Les Illuminations, Impressions e Les Dionysiaques sono diventate le etichette più rappresentative di questa filosofia. Pléiades nasce dal desiderio di raccontare attraverso una singola cuvée la complessità delle vigne familiari; Impressions porta il lavoro verso un'espressione particolarmente essenziale, mentre Les Illuminations esplora anche il colore e la materia delle uve nere attraverso un rosé di forte personalità. Les Dionysiaques rappresenta invece il lato dell’assemblaggio, pur mantenendo quella libertà interpretativa che caratterizza tutta la produzione. Persino le etichette diventano parte del progetto: Jérôme concepisce infatti ogni Champagne quasi come un'opera d’arte, non soltanto per formazione personale ma perché considera ogni vendemmia un evento irripetibile che deve possedere una propria identità estetica oltre che gustativa. Nel 2020 questa ricerca trova un nuovo spazio con la nascita della Maison Jérôme Lefèvre, struttura che riunisce Champagne Delalot e le cuvée prodotte direttamente con il nome Jérôme Lefèvre. Dal 2021 lo status di négociant permette inoltre di lavorare piccolissime quantità di uve provenienti da altri terroir selezionati, ampliando il campo della sperimentazione. La distinzione rimane però importante: Delalot continua a rappresentare soprattutto il patrimonio familiare, le vigne ricevute attraverso Éliane e la lettura più intima dei coteaux di Charly-sur-Marne, Saulchery e Bonneil; le bottiglie firmate Jérôme Lefèvre diventano invece uno spazio ancora più libero, nel quale ogni anno può nascere una cuvée completamente differente, destinata spesso a essere prodotta una sola volta. Accanto agli Champagne vengono realizzati anche rarissimi Coteaux Champenois bianchi e rossi, ulteriore testimonianza della volontà di osservare il terroir senza necessariamente passare attraverso la presa di spuma. Champagne Delalot occupa quindi una posizione decisamente particolare nella Champagne contemporanea: una produzione di poche migliaia di bottiglie, vigneti lavorati manualmente, agricoltura biologica certificata, ispirazione all’agricoltura naturale, predominanza del Meunier e cuvée che cambiano secondo parcella e millesimo. Ma soprattutto rappresenta l’incontro tra due mondi apparentemente lontani: quello contadino di Éliane Delalot e quello artistico e culturale di Jérôme Lefèvre. Per lui produrre Champagne non significa replicare un modello stilistico, ma interpretare ogni vendemmia come si interpreterebbe un'opera, lasciandole una propria voce, un proprio ritmo e perfino una propria immagine. È proprio questa libertà, sostenuta da un patrimonio viticolo minuscolo e da un lavoro agricolo estremamente rigoroso, ad aver trasformato Champagne Delalot in uno dei progetti più singolari della Vallée de la Marne: vini rari, parcellari e volutamente irripetibili, nei quali il Meunier e i piccoli coteaux dell’estremo ovest della Champagne diventano materia di una ricerca continuamente in evoluzione.
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