Jérôme Blin è uno dei vignaioli più interessanti della Vallée de la Marne occidentale e conduce il proprio domaine a Vincelles, piccolo villaggio situato lungo la Marna, dove la sua famiglia coltiva la vite da diverse generazioni. La storia viticola familiare risale almeno al XVII secolo, ma per lungo tempo l’attività rimane quella tipica di molti piccoli viticoltori champenois: coltivare le proprie parcelle e conferire gran parte delle uve alle cooperative o alle maison della regione. Jérôme rappresenta la nuova generazione e decide progressivamente di cambiare direzione, recuperando il patrimonio familiare e scegliendo di vinificare direttamente le proprie uve per raccontare con maggiore precisione il territorio di Vincelles. Dopo la formazione viticola ed enologica e diverse esperienze professionali, rientra nell’azienda di famiglia e sviluppa un progetto personale costruito intorno a pochi ettari e a una concezione fortemente artigianale dello Champagne. Il vigneto è estremamente frammentato e si sviluppa principalmente tra Vincelles e i comuni vicini della Vallée de la Marne, su terreni nei quali argille, marne, sabbie e componenti calcaree cambiano anche a breve distanza. Il Meunier rappresenta naturalmente il vitigno centrale: in questa parte della Vallée de la Marne trova condizioni ideali e Jérôme lo considera un vero interprete del terroir, non semplicemente una varietà destinata a portare frutto e morbidezza agli assemblaggi. Accanto al Meunier vengono coltivati Chardonnay e Pinot Noir, ma uno degli aspetti più affascinanti del domaine è la presenza e la valorizzazione di varietà storiche della Champagne, recuperate per preservare biodiversità e patrimonio ampelografico. Jérôme lavora infatti anche con Pinot Blanc, Petit Meslier, Arbane e Fromenteau, antico nome champenois del Pinot Gris, utilizzandoli in alcune delle cuvée più personali della cantina. In vigneto il lavoro è orientato verso l’agricoltura biologica e biodinamica, con una forte attenzione alla vita del terreno e alla riduzione degli interventi. Niente erbicidi sistemici, lavorazioni del suolo, inerbimenti, preparati vegetali e osservazione costante delle singole parcelle costituiscono la base di una filosofia che considera la qualità dello Champagne una conseguenza diretta della qualità dell’uva. Le rese vengono mantenute sotto controllo e la vendemmia è manuale, con raccolte stabilite in funzione della maturità delle differenti vigne. Anche in cantina l’approccio è volutamente poco interventista: le parcelle vengono vinificate separatamente, le fermentazioni vengono affidate prevalentemente ai lieviti indigeni e l’utilizzo della solforosa è molto contenuto. Acciaio, pièces e vecchi fûts vengono scelti secondo il carattere del vino, utilizzando il legno soprattutto come strumento di affinamento e micro-ossigenazione piuttosto che per apportare aromi. I vins clairs vengono lasciati maturare lentamente e i dosaggi finali sono generalmente molto bassi, spesso nelle categorie Extra Brut o Brut Nature, così da non modificare l’equilibrio costruito attraverso la maturità dell’uva e l’affinamento. La gamma riflette perfettamente questa ricerca. La Pouillote rappresenta una delle cuvée più conosciute e porta in primo piano il Meunier, mostrando il volto succoso, vinoso e contemporaneamente teso che questa varietà può assumere nei terroir di Vincelles. Les Caillasses approfondisce invece il rapporto con una specifica parcella e con la componente minerale dei terreni, mentre Octave è una delle cuvée attraverso cui Jérôme esplora maggiormente la complessità derivante dall’assemblaggio e dall’affinamento. Ma è soprattutto Cuvée 6 Cépages a sintetizzare una parte fondamentale della sua filosofia: un assemblaggio che riunisce sei varietà della Champagne e recupera, accanto a Chardonnay, Pinot Noir e Meunier, alcuni vitigni storici ormai rarissimi. Non si tratta di una semplice curiosità enologica, ma della volontà di ricordare che la Champagne, prima della progressiva standardizzazione del Novecento, possedeva una biodiversità varietale molto più ampia. Jérôme considera queste uve un patrimonio da conservare e allo stesso tempo uno strumento interessante per affrontare le trasformazioni climatiche della regione, perché maturazioni, acidità e comportamento agronomico possono essere molto differenti rispetto ai tre vitigni oggi dominanti. Le produzioni sono estremamente limitate e molte cuvée vengono realizzate soltanto in poche migliaia o centinaia di bottiglie, permettendo al vignaiolo di seguire personalmente ogni fase del lavoro. Jérôme Blin rappresenta così perfettamente la trasformazione della Vallée de la Marne contemporanea: un territorio storicamente conosciuto soprattutto per il Meunier destinato agli assemblaggi delle grandi maison viene reinterpretato attraverso singole parcelle, fermentazioni spontanee, vecchi legni, dosaggi minimi e recupero delle varietà dimenticate. La sua Champagne non cerca uniformità tra le annate, ma lascia emergere differenze di vendemmia, vigneto e vitigno. Dietro ogni bottiglia rimane la dimensione di un piccolo domaine familiare di Vincelles, nel quale il Meunier conserva il ruolo principale ma dialoga con Chardonnay, Pinot Noir e antiche varietà champenois. È proprio questa combinazione tra memoria e sperimentazione a definire Jérôme Blin: un vignaiolo che utilizza il patrimonio ricevuto dalle generazioni precedenti non per replicare uno stile, ma per recuperare una Champagne agricola, biodiversa e profondamente legata alle proprie parcelle.
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