FATTORIA SAN LORENZO

MARCHE BIANCO IGT "LE OCHE" 2024 MAGNUM - FATTORIA SAN LORENZO

Regular price €30,00 Sale price€34,00you save €4,00

Abbinamenti, Perfetto con piatti di pesce anche importanti
Alcol, 14%
Annata, 2024
Denominazione, Marche Bianco IGT
Filosofia, Tradizionale
Formato, 1.5 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Marche (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Verdicchio 100%

NOTE SENSORIALI:

Il vino “Le Oche” si presenta nel calice con veste paglierina luminosa, che vira verso il dorato. Naso identitario e di buona complessità, che squaderna sentori di mandorla, pera, sambuco e acacia, restituendo un quadro generoso ed estremamente invitante. Il sorso non è da meno, tant'è che all'assaggio il vino si dimostra solare e generoso, giocato su tattilità morbide e bella spinta sapida. Ben più che didattico.

CURIOSITÁ:

“Le Oche” di Fattoria San Lorenzo è un vino bianco a base di Verdicchio di grandissima finezza ed aderenza territoriale, una fusione chirurgica di materia generosa e allungo salino. Potremmo definire senza timore di smentite Natalino Crognaletti, una delle due facce più rappresentative del Verdicchio italiano, dato che come Corrado Dottori (altra figura emblematica) ha saputo cogliere l'essenza di un territorio dall'immensa vocazione, e di riuscire nel non banale intento di farlo suo senza prevaricarlo. Le vigne di Natalino sorgono a Montecarotto, in piena zona Castelli di Jesi, e vengono coltivate con pochi gesti di grande semplicità, dimenticando l'uso di qualsiasi sostanza chimica e intervenendo solo quando strettamente necessario. Verdicchio in primis, Montepulciano e un po' di Sangiovese, trovano dunque qui un contesto perfetto per esprimersi, dando vita a liquidi di grande definizione stilistica e godibilità, accomunati su tutta la linea da un rapporto qualità prezzo difficilmente eguagliabile.

Fattoria San Lorenzo

Fattoria San Lorenzo è una delle realtà più rappresentative del Verdicchio contemporaneo e nasce a Montecarotto, nel cuore dei Castelli di Jesi, dalla storia agricola della famiglia Crognaletti. L’identità moderna della cantina prende forma nel 1995 con Natalino Crognaletti, terza generazione di una famiglia che aveva già costruito un rapporto profondo con vite e vino: il nonno Enrico era vignaiolo, vinificatore e bottaio, mentre il padre Gino era un esperto potatore e si dedicò a un importante lavoro di selezione delle piante di Verdicchio, patrimonio che Natalino avrebbe successivamente valorizzato nei propri vigneti.  Oggi Fattoria San Lorenzo lavora circa 24 ettari vitati e produce nell’ordine delle 80.000 bottiglie, con vigneti concentrati nell’area di Montecarotto e nelle colline circostanti, in un paesaggio caratterizzato da terreni prevalentemente argilloso-calcarei e dalla significativa influenza climatica dell’Adriatico. Il Verdicchio è il centro assoluto del progetto e viene interpretato non come un bianco da consumare necessariamente giovane, ma come una varietà capace di struttura, profondità e soprattutto di lunghissime evoluzioni. Il lavoro agricolo segue principi biologici e pratiche di ispirazione biodinamica, evitando la chimica di sintesi e privilegiando un rapporto diretto con la fertilità naturale del terreno; questa impostazione prosegue in cantina attraverso fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, interventi ridotti, aggiunte molto contenute di solforosa e lunghi affinamenti sulle fecce. Cemento, acciaio e vecchie botti vengono utilizzati come strumenti di affinamento senza ricercare un'impronta aromatica del contenitore, lasciando invece che siano vitigno, annata e tempo a determinare il carattere finale del vino. È proprio il tempo uno dei concetti fondamentali per comprendere Natalino Crognaletti: i suoi Verdicchio vengono spesso lasciati maturare a lungo prima dell’imbottigliamento e possiedono una capacità evolutiva che ha contribuito a modificare la percezione stessa della varietà. La gamma costruisce una sorta di progressione attraverso differenti interpretazioni del Verdicchio. Il Bianco di Gino è dedicato al padre e rappresenta l’espressione più immediata e quotidiana della filosofia aziendale; Le Oche nasce dalla Vigna delle Oche a Montecarotto e affronta un lungo affinamento sulle proprie fecce, mostrando maggiore struttura e profondità; Campo delle Oche porta ulteriormente avanti questa ricerca attraverso selezione, concentrazione e lunghi tempi di maturazione, mentre Il San Lorenzo rappresenta una delle interpretazioni più rare e ambiziose della cantina, prodotta nelle annate considerate particolarmente adatte a un'evoluzione prolungata. Accanto ai bianchi, Natalino lavora anche varietà rosse come Montepulciano, Sangiovese e Syrah, dando origine a vini come Rosso di Gino, Artù e Solleone, nei quali la stessa filosofia viene applicata attraverso fermentazioni spontanee, macerazioni importanti e affinamenti capaci di accompagnare la naturale struttura delle uve. Fattoria San Lorenzo rimane però indissolubilmente legata al Verdicchio e alla Vigna delle Oche, diventata nel tempo quasi un simbolo della proprietà. Dietro questi vini esiste una continuità familiare estremamente concreta: Enrico costruiva le botti, Gino selezionava e potava le migliori piante e Natalino ha raccolto entrambe le esperienze trasformandole in una propria visione del vino. Non si tratta di una ricerca della naturalità fine a se stessa, ma della volontà di ridurre progressivamente la distanza tra vigneto e bottiglia, lasciando che fermentazioni spontanee, lunghe soste sulle fecce e affinamenti pazienti restituiscano il carattere dell’annata e delle colline di Montecarotto. È proprio questa combinazione tra cultura contadina, vecchie selezioni di Verdicchio e una vinificazione volutamente poco interventista ad aver reso Fattoria San Lorenzo una delle firme più riconoscibili dei Castelli di Jesi: vini energici, profondi e spesso sorprendentemente longevi, attraverso i quali Natalino Crognaletti continua il lavoro iniziato dalle generazioni precedenti senza trasformarlo in nostalgia, ma utilizzandolo come base per una delle interpretazioni più personali del Verdicchio marchigiano.