LA FELCE

VINO ROSSO "FELCEROSSO" 2025 - LA FELCE

Regular price €11,50 Sale price€15,00you save €3,50

Abbinamenti, La grande forza del Felcerosso 2025 è proprio la sua versatilità a tavola. È perfetto con salumi, focacce farcite, torte salate e antipasti rustici, ma accompagna con naturalezza anche pasta al ragù, primi piatti con verdure, risotti ai funghi, carni bianche e arrosti di maiale. La freschezza e il tannino leggero consentono di portarlo anche su preparazioni meno convenzionali per un rosso, compresi alcuni piatti di pesce saporiti della cucina ligure. Pizza, farinata, verdure grigliate e formaggi di media stagionatura sono altrettanto naturali compagni di tavola.
Alcol, 12%
Annata, 2025
Denominazione, Vino Rosso
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Liguria (Italia)
Temperatura di servizio, 16-18°
Vitigni, Canaiolo, Massaretta, Merlot, Sangiovese

NOTE SENSORIALI:

Il Felcerosso 2025 è il rosso più immediato e conviviale di La Felce, una bottiglia che racconta bene l’idea di vino di Andrea Marcesini: pochi interventi, grande attenzione alla vigna e soprattutto la volontà di ottenere un rosso da tavola autentico, fresco e istintivamente piacevole. Nasce sulle colline dell’estremo Levante ligure, tra Luni e Castelnuovo Magra, dove l’influenza del mare e il carattere mediterraneo del territorio contribuiscono a conservarne energia e fragranza. Nel calice si presenta con un rosso rubino luminoso e vivo. Il profilo aromatico è dominato dalla freschezza del frutto, con ciliegia, lampone e piccoli frutti rossi accompagnati da rosa canina, erbe mediterranee, pepe e leggere sfumature terrose. In bocca è agile, succoso e dinamico, con un’acidità ben presente, tannini delicati e una componente sapida che rende il sorso particolarmente scorrevole. I suoi 12% di alcol ne sottolineano ulteriormente il carattere leggero e gastronomico. Il finale è asciutto, fresco e leggermente speziato, senza alcuna pesantezza: un rosso che non cerca concentrazione o muscoli, ma naturalezza, ritmo e quella facilità di beva che invita immediatamente al bicchiere successivo.

CURIOSITÀ:

Il Felcerosso 2025 nasce dall’assemblaggio di Sangiovese, Massaretta, Canaiolo e Merlot provenienti da circa 2 ettari di vigneto coltivati da La Felce nell’area di Ortonovo, oggi Luni, in provincia di La Spezia. Le viti hanno un’età media di circa 45 anni, crescono prevalentemente su terreni sabbiosi e sono allevate tra Guyot e cordone speronato, con una densità intorno ai 5.000 ceppi per ettaro e una produzione media di circa 50 ettolitri per ettaro. La conduzione è biologica e la vendemmia viene effettuata manualmente. In cantina Andrea Marcesini mantiene una lavorazione estremamente essenziale: le uve affrontano una breve macerazione sulle bucce di circa 5 giorni e la fermentazione parte spontaneamente grazie ai lieviti indigeni all’interno di vasche di cemento. Terminata questa fase, il vino prosegue l’affinamento in acciaio inox, senza alcun passaggio in legno, proprio per conservare intatti frutto, freschezza e immediatezza. Anche l’utilizzo della solforosa è molto contenuto, con un valore totale indicato intorno ai 40 mg/l. La produzione della 2025 si aggira sulle 9.000 bottiglie. La Felce è oggi guidata da Andrea insieme al figlio Francesco e lavora complessivamente circa 6 ettari di vigneto: un piccolo progetto agricolo ligure nel quale fermentazioni spontanee, viticoltura biologica e interventi ridotti in cantina non sono elementi costruiti per seguire una moda, ma il naturale proseguimento di un modo di fare vino legato alla tradizione familiare.

La Felce

La Felce è la piccola azienda agricola di Andrea Marcesini, situata nell’estremo Levante ligure, nell’area di Luni al confine con la Toscana, un territorio nel quale le colline scendono rapidamente verso il mare e il Vermentino trova una delle proprie espressioni più caratteristiche. Le origini del progetto risalgono al secondo dopoguerra, quando il nonno Renato Marcesini conduceva una classica azienda contadina policolturale nella quale vigneti, ortaggi, frutta e allevamento convivevano all’interno della stessa economia familiare. Negli anni Settanta Renato costruisce una piccola cantina nella propria abitazione e comincia a produrre vino in damigiana destinato alla vendita locale; Andrea cresce quindi con il ricordo di quei vini quotidiani e proprio la volontà di recuperarne autenticità e immediatezza diventerà molti anni dopo il punto di partenza della sua filosofia. Dopo gli studi agrari, nel 1998 prende definitivamente in mano l’attività del nonno e nasce La Felce, mentre i primi imbottigliamenti segnano il passaggio dalla produzione prevalentemente sfusa a un progetto vitivinicolo con una propria identità. Oggi Andrea è affiancato dal figlio Francesco e lavora circa 6 ettari di vigneto, inseriti in una proprietà nella quale continuano a trovare spazio olivi, orti e zafferano: una dimensione agricola volutamente conservata, perché La Felce non nasce come semplice cantina ma come prosecuzione della cultura contadina della famiglia. I vigneti sono distribuiti tra Luni e Castelnuovo Magra, nel territorio dei Colli di Luni, e comprendono numerose parcelle, alcune caratterizzate da piante che superano i cinquant’anni. I suoli cambiano sensibilmente secondo la posizione: nei vigneti collinari destinati soprattutto al Vermentino prevalgono formazioni sedimentarie e arenarie, mentre nelle zone più pianeggianti compaiono terreni sabbiosi e ciottolosi. Il Vermentino rappresenta naturalmente il vitigno principale, affiancato da Trebbiano, Malvasia, Massaretta, Canaiolo, Sangiovese, Alicante e altre varietà che testimoniano la storica mescolanza ampelografica di questa zona di confine tra Liguria e Toscana. Andrea conduce le vigne secondo principi biologici da molti anni e la proprietà risulta certificata biologica dalla vendemmia 2022; niente diserbanti o concimi chimici di sintesi, filari inerbiti e utilizzo estremamente contenuto anche dei prodotti ammessi in agricoltura biologica. È una filosofia nata molto prima della diffusione commerciale del vino naturale e legata soprattutto al desiderio di produrre vini simili a quelli che Andrea ricordava dall’infanzia. La Felce è stata inoltre la prima azienda ligure a entrare nel progetto Triple “A”, con cui nel 2025 ha celebrato dieci anni di collaborazione. La stessa essenzialità continua in cantina, dove Andrea cerca di limitare il più possibile tecnologia, additivi e correzioni. Le fermentazioni avvengono spontaneamente attraverso i lieviti indigeni e acciaio e cemento rappresentano i principali contenitori di vinificazione e affinamento; la solforosa viene utilizzata in quantità molto contenute, principalmente quando necessaria in prossimità dell’imbottigliamento. Alcuni vini vengono semplicemente travasati e stabilizzati naturalmente, mentre sulle etichette più immediate può essere utilizzata una leggera filtrazione. La gamma racconta differenti livelli di questa filosofia. FelceBianco nasce dall’incontro di Malvasia, Trebbiano e Vermentino, raccolti e co-fermentati secondo una logica che richiama i vecchi vini contadini di campo; FelceRosso riunisce invece diverse varietà rosse tradizionalmente presenti nei vigneti familiari. Monte dei Frati porta il Vermentino al centro della scena e rappresenta una lettura più precisa del territorio dei Colli di Luni, mentre In Origine 400 è una delle interpretazioni più personali: Vermentino, Trebbiano e Malvasia di Candia provenienti anche da vecchie vigne vengono macerati sulle bucce per circa dieci-quindici giorni, fermentano spontaneamente e maturano successivamente in acciaio, mostrando quanto la tradizione locale dei bianchi possa assumere profondità e struttura senza ricorrere al legno. Reconteso esplora invece il patrimonio delle uve rosse e Non Sempre rappresenta una delle selezioni prodotte soltanto quando l’annata e la materia prima permettono ad Andrea di ottenere il carattere desiderato. La Felce rappresenta così una Liguria profondamente agricola e distante da qualsiasi costruzione stilistica. Andrea Marcesini non ha cercato di trasformare la piccola azienda del nonno in una cantina tecnologicamente sofisticata, ma ha seguito quasi il percorso opposto: recuperare il vino come alimento quotidiano, conservare vecchie vigne e varietà locali e intervenire il meno possibile perché siano uva, annata e territorio a determinare il risultato. Anche il nome scelto per l’azienda è significativo: la felce cresce spontaneamente nei terreni umidi e acidi della zona ed è una delle piante terrestri più antiche, immagine che Andrea associa idealmente alla resistenza e al radicamento. Accanto alla produzione vinicola ha inoltre sviluppato iniziative di agricoltura sociale legate all’inserimento e al recupero attraverso il lavoro agricolo, ulteriore testimonianza di una concezione della terra che va oltre la semplice produzione commerciale. Oggi Andrea e Francesco continuano quindi un percorso iniziato da Renato nel dopoguerra attraverso appena pochi ettari, fermentazioni spontanee, vecchie vigne e un Vermentino profondamente legato ai Colli di Luni. La Felce è proprio questo: una cantina che ha scelto di diventare contemporanea senza abbandonare la propria origine contadina, trasformando semplicità, biodiversità e minimo intervento in una delle interpretazioni più riconoscibili del vino naturale ligure.