Nicola Gatta è un vignaiolo di Gussago, sulle colline bresciane, che ha costruito la propria identità attraversoun’interpretazione estremamente personale del Metodo Classico. Il suo progetto nasce in un territoriogeograficamente vicino e storicamente legato alla Franciacorta, ma segue volutamente una stradaautonoma, fondata sulla viticoltura artigianale, sulle fermentazioni spontanee e su lunghi affinamenti inbottiglia. Il cuore dell’azienda si trova sulle colline di Gussago, un ambiente caratterizzato da vigneti posti aquote più elevate rispetto a buona parte della pianura circostante e da una significativa presenza di calcarenei terreni. È proprio questa componente geologica a rappresentare uno degli elementi fondamentali nellalettura che Nicola dà dei propri vini. La scelta di lavorare a Gussago non è semplicemente geografica. Nicolaconsidera queste colline un territorio dotato di una propria identità e cerca di trasferirne nei vini la freschezza,la tensione e il carattere minerale, evitando di costruire le cuvée secondo un modello stilistico prestabilito.Chardonnay e Pinot Nero sono le due varietà sulle quali si concentra principalmente il lavoro. Lo Chardonnayviene apprezzato per la capacità di mantenere freschezza e verticalità durante i lunghi affinamenti, mentre ilPinot Nero contribuisce con maggiore struttura, profondità e intensità. Uno degli aspetti più caratteristici delprogetto è la decisione di non utilizzare la denominazione Franciacorta DOCG. Pur operando in un territorioimmediatamente associato a questa importante realtà spumantistica, Nicola preferisce commercializzare ipropri vini fuori dalla denominazione, mantenendo maggiore libertà nelle scelte produttive. Questa decisionenon significa prendere le distanze dal territorio. Al contrario, tutta la filosofia della cantina nasce dalla volontàdi approfondire le caratteristiche specifiche di Gussago senza doverle necessariamente ricondurre a uno stilecomune. Il lavoro comincia naturalmente in vigneto. Nicola segue un’agricoltura ispirata ai principibiodinamici, cercando di preservare la fertilità naturale dei terreni e l’equilibrio delle piante attraversointerventi ridotti e una costante osservazione delle vigne. La vitalità del suolo viene consideratafondamentale. L’obiettivo non è semplicemente ottenere grappoli perfetti dal punto di vista estetico, macreare le condizioni affinché le piante possano sviluppare un rapporto profondo con il terreno e raggiungerenaturalmente un equilibrio tra maturità e acidità. Una volta arrivate in cantina, le uve vengono lavorateseguendo lo stesso principio di essenzialità. Le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lievitiindigeni e il vino viene accompagnato evitando pratiche destinate a standardizzarne il profilo. Nicola ha sceltoinoltre di non utilizzare chiarificanti e stabilizzanti e lavora senza aggiunta di solforosa. È un approccio cherichiede grande precisione durante tutte le fasi della produzione, perché ridurre gli strumenti di protezionesignifica affidarsi ancora maggiormente alla qualità e alla sanità delle uve. La rifermentazione in bottigliasecondo il Metodo Classico rappresenta il passaggio fondamentale. È però soprattutto il lungo contatto con ilieviti a diventare uno degli elementi più riconoscibili della produzione, permettendo ai vini di sviluppareprogressivamente complessità e profondità. Il tempo viene raccontato attraverso un linguaggio diventatoquasi una firma di Nicola Gatta. Gli affinamenti non sono indicati semplicemente in mesi, ma attraverso ilnumero delle lune trascorse sui lieviti, collegando simbolicamente l’evoluzione del vino al ritmo naturale delciclo lunare. Nascono così cuvée identificate attraverso differenti numeri di lune, ciascuna caratterizzata datempi di maturazione e interpretazioni diverse. Più che una semplice scelta comunicativa, questa indicazionepermette di comprendere immediatamente quanto il tempo rappresenti una componente fondamentale delprogetto. Le cuvée ottenute prevalentemente o esclusivamente da Chardonnay mostrano il volto più verticaledella produzione. Freschezza e componente calcarea vengono accompagnate dalla permanenza sui lieviti,che progressivamente aggiunge volume e complessità senza cancellare la tensione originaria. Il Pinot Nerooffre invece una lettura più strutturata. Nelle interpretazioni in purezza può mostrare maggiore profondità emateria, pur mantenendo quella componente fresca che Nicola considera essenziale per l’equilibrio dei propriMetodo Classico. Anche il rosato permette di esplorare un’altra espressione del Pinot Nero, lavorando sulrapporto tra frutto, struttura e affinamento. Cambiano le proporzioni, i tempi e le caratteristiche delle singolecuvée, ma rimane costante la volontà di mantenere il vino libero da sovrastrutture aromatiche. Il dosaggioviene mantenuto estremamente contenuto o completamente escluso in diverse interpretazioni. Nicolapreferisce affidare l’equilibrio alla maturità naturale delle uve, all’acidità e al lungo affinamento piuttosto cheutilizzare lo zucchero per modificare il profilo finale. Questa filosofia rende il tempo uno dei veri ingredienti deisuoi vini. Le lunghe permanenze sui lieviti non servono semplicemente ad aumentare la complessitàaromatica, ma permettono a struttura, acidità e materia di integrarsi lentamente fino a raggiungere unequilibrio naturale. Nicola Gatta rappresenta così una delle interpretazioni più personali del Metodo Classicoitaliano. Chardonnay e Pinot Nero, i terreni calcarei di Gussago, la viticoltura ispirata alla biodinamica, lefermentazioni spontanee e gli affinamenti scanditi dalle lune costruiscono un progetto immediatamentericonoscibile. Una scelta di indipendenza che non significa allontanarsi dal territorio, ma cercare diraccontarlo con maggiore libertà, lasciando che siano la vigna, il tempo e l’annata a determinare il carattere di ogni bottiglia.
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