L'ARCIGLIONE DI CATALDO CALABRETTA

CIRÒ DOC BIANCO 2025 - L'ARCIGLIONE DI CATALDO CALABRETTA

Regular price €13,50 Sale price€15,00you save €1,50

Abbinamenti, La marcata sapidità e la freschezza del Cirò Bianco 2025 lo rendono particolarmente efficace con la cucina di mare. È perfetto con crudi di pesce, tartare, carpacci, crostacei e molluschi, ma possiede sufficiente struttura per accompagnare pesce alla griglia, fritture, spaghetti alle vongole e primi piatti con condimenti di mare anche leggermente più saporiti. La componente agrumata ed erbacea crea un bellissimo equilibrio con preparazioni mediterranee a base di pomodoro, capperi, olive ed erbe aromatiche, mentre la permanenza sulle fecce gli permette di affrontare senza difficoltà risotti di pesce e carni bianche delicate. Ottimo anche con formaggi freschi e verdure grigliate.
Alcol, 11%
Annata, 2025
Denominazione, Cirò DOC
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Calabria (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Greco Bianco 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Cirò Bianco 2025 di L’Arciglione di Cataldo Calabretta è un bianco mediterraneo essenziale e profondamente territoriale, nel quale il Greco Bianco viene interpretato senza sovrastrutture per mettere in primo piano freschezza, sapidità e il carattere solare della costa ionica calabrese. Nel calice si presenta con un giallo paglierino luminoso, che tende verso leggere sfumature dorate. Il naso è nitido e progressivo: fiori bianchi, pesca bianca e frutta a polpa gialla incontrano scorza di agrumi, camomilla ed erbe aromatiche, con richiami di rosmarino e macchia mediterranea che accompagnano una sottile sensazione marina. Al palato è asciutto, energico e particolarmente salino, con una freschezza ben presente che bilancia la maturità del frutto e rende il sorso estremamente scorrevole. La permanenza sulle fecce fini aggiunge una piacevole consistenza senza appesantirne il profilo, mentre il finale rimane lungo, minerale e saporito, con ritorni agrumati ed erbacei. È un Cirò Bianco che non cerca opulenza o aromaticità esasperate, ma precisione e carattere, mostrando un lato del Greco Bianco decisamente gastronomico e mediterraneo.

CURIOSITÁ:

Il Cirò Bianco 2025 nasce da 100% Greco Bianco coltivato in biologico nell’area di Cirò Marina, dove Cataldo Calabretta porta avanti insieme alle sorelle Maria e Michela un progetto profondamente legato alla storia agricola della famiglia, presente nella viticoltura locale da quattro generazioni. Cataldo, dopo gli studi in viticoltura ed enologia a Milano e diverse esperienze formative, è tornato in Calabria scegliendo di valorizzare i vitigni e le pratiche tradizionali del territorio attraverso un approccio poco interventista. Le vigne destinate al Cirò Bianco sono allevate ad alberello e crescono intorno ai 100 metri di altitudine su terreni prevalentemente argilloso-calcarei, in un ambiente caldo e asciutto mitigato dall’influenza del vicino Mar Ionio. Le piante hanno oltre vent’anni e le differenti esposizioni contribuiscono a mantenere equilibrio tra maturità e freschezza. La vendemmia viene effettuata manualmente e in cantina la fermentazione parte spontaneamente grazie ai lieviti indigeni, senza ricorrere al legno. Il vino rimane per circa 6 mesi in acciaio sulle proprie fecce fini, accompagnato da bâtonnage che ne aumenta consistenza e complessità mantenendo però intatta la componente più fresca e salina. La fermentazione malolattica non viene svolta, scelta importante per preservare tensione e vitalità. È una lavorazione volutamente semplice soltanto in apparenza, pensata per lasciare al Greco Bianco e al territorio di Cirò il ruolo di assoluti protagonisti.

L'arciglione Di Cataldo Calabretta

L’Arciglione è il progetto attraverso cui Cataldo Calabretta porta avanti la tradizione vitivinicola della propria famiglia a Cirò Marina, nel Crotonese, rappresentandone oggi la quarta generazione. Dopo la formazione in Viticoltura ed Enologia alla Facoltà di Agraria di Milano e diverse esperienze professionali in altre aziende, Cataldo sceglie di tornare in Calabria e recuperare il patrimonio familiare insieme alle sorelle, ristrutturando l’antica cantina e impostando il lavoro attorno a un principio molto preciso: il vino deve essere prima di tutto conseguenza del lavoro svolto in vigna. Il nome L’Arciglione deriva dalla tradizionale ronca utilizzata per la potatura dai vignaioli cirotani e possiede per Cataldo un significato profondamente personale: l’esemplare diventato simbolo dell’azienda apparteneva al nonno, anch’egli di nome Cataldo. Più che un semplice marchio, l’arciglione sintetizza quindi la sua idea di terroir, inteso come incontro tra territorio, clima, vitigno e soprattutto lavoro dell’uomo, che attraverso la potatura interpreta ogni pianta in funzione del terreno, del vigore e del vino che vuole ottenere.  Il cuore della produzione è naturalmente il Cirò e il Gaglioppo, coltivato nelle colline della zona storica della denominazione su terreni prevalentemente argilloso-calcarei e attraverso il tradizionale allevamento ad alberello. La viticoltura è certificata biologica e il lavoro rimane fortemente manuale, con vendemmie effettuate a mano e una filosofia che cerca di preservare il più possibile l’equilibrio naturale della pianta. Il Gaglioppo è il vitigno attraverso cui Cataldo racconta soprattutto la propria terra: una varietà capace di unire struttura, tannino, freschezza e una forte impronta mediterranea, interpretata senza cercare concentrazioni esasperate o maturazioni eccessive. Accanto ad esso trovano spazio Greco Bianco, Ansonica, Alicante e Malvasia, costruendo una gamma che recupera differenti volti della viticoltura calabrese. Il Cirò Rosato nasce dal Gaglioppo e rappresenta una delle espressioni storicamente più autentiche della denominazione, mentre un secondo rosato viene prodotto da Alicante; il Cirò Bianco valorizza il Greco Bianco e l’Ansonica viene vinificata autonomamente come Calabria IGT. La produzione comprende inoltre un passito da Malvasia e altre piccole sperimentazioni, mantenendo però sempre i vitigni autoctoni al centro del progetto. In cantina Cataldo segue una filosofia poco interventista coerente con il lavoro agricolo: le fermentazioni sono spontanee, condotte attraverso i lieviti naturalmente presenti sulle uve, senza ricorrere a lieviti selezionati o attivanti di fermentazione, mentre l’impiego della solforosa viene mantenuto il più basso possibile. Particolarmente significativa è stata la scelta di recuperare le vecchie vasche di cemento della cantina familiare, considerate da Cataldo ideali per accompagnare il Gaglioppo senza modificarne il carattere attraverso aromi provenienti dal legno. Il Cirò Rosso Classico Superiore L’Arciglione rappresenta perfettamente questa impostazione: nasce da Gaglioppo in purezza coltivato ad alberello, fermenta spontaneamente e, nelle versioni recenti, affronta una macerazione relativamente breve prima di maturare per circa diciotto mesi in cemento. La Riserva approfondisce invece il potenziale evolutivo del vitigno e viene prodotta nelle annate considerate più adatte partendo da una selezione di Gaglioppo: la versione 2020, per esempio, ha affrontato una macerazione di circa due settimane seguita da dodici mesi in rovere di Slavonia, dodici mesi in cemento e altri dodici mesi in bottiglia, dimostrando come il legno venga utilizzato soltanto quando può accompagnare la struttura del vino senza sostituirsi all’identità del territorio. Anche i bianchi seguono una filosofia essenziale: il Greco Bianco viene fermentato spontaneamente e affinato in acciaio sulle fecce, conservando freschezza, sapidità e quella componente mediterranea di erbe aromatiche che caratterizza le interpretazioni più territoriali della zona. L’Arciglione rappresenta così molto bene quella generazione di vignaioli che ha contribuito alla nuova attenzione internazionale verso Cirò senza rinnegare la cultura contadina da cui proviene. Cataldo non ha cercato di trasformare il Gaglioppo in un rosso costruito secondo modelli esterni alla Calabria, ma ha recuperato alberello, fermentazioni spontanee, cemento e soprattutto una concezione profondamente agricola del vino. La sua stessa definizione di terroir comprende esplicitamente la responsabilità dell’uomo nei confronti dell’ambiente, ed è proprio per questo che l’antica ronca del nonno è diventata il simbolo più efficace dell’azienda. Dietro ogni bottiglia rimangono la zona storica del Cirò, i terreni argilloso-calcarei, il clima mediterraneo e vitigni come Gaglioppo e Greco Bianco, ma soprattutto quattro generazioni di conoscenza delle vigne. L’Arciglione di Cataldo Calabretta è quindi molto più di un nome commerciale: è la sintesi di un progetto costruito sul ritorno alle proprie origini e sulla convinzione che il futuro del Cirò possa passare proprio dalla valorizzazione delle pratiche, dei vitigni e della sensibilità agricola che ne hanno definito per secoli l’identità.