NOELIA RICCI

ROMAGNA DOC TREBBIANO BIO "BRO'" 2025- NOELIA RICCI

Regular price €12,90 Sale price€14,50you save €1,60

Abbinamenti, La combinazione tra sapidità, freschezza e leggera presa materica rende il Brò 2025 decisamente gastronomico. È particolarmente riuscito con crudi di pesce, alici, crostacei, molluschi e pesce alla griglia, dove la componente salina del vino crea continuità con il piatto mentre acidità e finale amaricante mantengono il palato pulito. Si comporta molto bene anche con primi di mare, risotti alle verdure, paste con erbe aromatiche e preparazioni a base di pesce più saporite, comprese quelle in umido. La breve macerazione e il lavoro sulle fecce gli regalano inoltre abbastanza consistenza per accompagnare carni bianche delicate, verdure al forno e formaggi freschi.
Alcol, 12,5%
Annata, 2025
Denominazione, Romagna DOC
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Emilia Romagna (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Trebbiano 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Brò 2025 di Noelia Ricci è un Trebbiano romagnolo che abbandona qualsiasi idea di neutralità per mostrare un carattere deciso, salino e profondamente territoriale. Nasce sulle colline di Predappio, in un paesaggio rivolto verso l’Adriatico dove argille, calcare e antichi sedimenti marini contribuiscono a dare al vino una particolare tensione. Nel calice si presenta con un giallo paglierino luminoso, ancora attraversato da giovani riflessi verdolini. Il naso è fresco e sfaccettato, con mela, pesca e albicocca che incontrano scorza d’arancia, fiori gialli ed erbe di campo, accompagnati da una sensazione minerale che diventa più evidente con l’ossigenazione. In bocca possiede una materia sorprendente per un Trebbiano, frutto anche del breve contatto con le bucce e della permanenza sulle fecce fini: il sorso è succoso e dinamico, sostenuto da una freschezza ben presente e soprattutto da una marcata componente sapida. La chiusura è asciutta, persistente e leggermente amaricante, con ritorni agrumati ed erbacei che aumentano ulteriormente la sensazione di bevibilità. Un bianco apparentemente semplice nell’approccio, ma capace di mostrare personalità e profondità senza ricorrere al legno.

CURIOSITÁ:

Il Brò 2025 è un Romagna DOC Trebbiano biologico ottenuto da Trebbiano Romagnolo e Trebbiano di Spagna, provenienti dai vigneti di Noelia Ricci nell’area di Predappio, a circa 200 metri di altitudine. Le vigne sono state impiantate tra il 2001 e il 2012, sono allevate a Guyot con una densità di circa 4.500 ceppi per ettaro e affondano le radici in particolari argille color ocra ricche di calcare e minerali sulfurei. La resa indicativa è di circa 9.000 chilogrammi per ettaro, equivalenti a circa 2 chilogrammi di uva per pianta. La vendemmia viene effettuata manualmente, normalmente durante la prima settimana di settembre, utilizzando piccole cassette da 15 chilogrammi. In cantina la fermentazione parte spontaneamente in acciaio e una piccola parte delle bucce rimane a contatto con il mosto, scelta che conferisce maggiore struttura e carattere senza trasformare Brò in un vero vino macerato. L’affinamento prosegue per circa 6 mesi in acciaio sulle fecce fini, mantenendo ancora una piccola quota di bucce, seguito da almeno 4 mesi di riposo in bottiglia. Non viene utilizzato legno e la produzione si aggira intorno alle 10.000 bottiglie. La prima annata di Brò risale al 2014. Anche l’etichetta racconta il progetto: vi compare una balena, scelta come simbolo della memoria, della famiglia e dell’esperienza, ma anche come richiamo al mare che milioni di anni fa occupava queste terre. Il vino diventa così uno dei tasselli con cui il progetto Noelia Ricci, nato all’interno della storica Tenuta Pandolfa e dedicato alla figura familiare di Noelia, cerca di recuperare l’identità più autentica della viticoltura di Predappio.

Noelia Ricci

Noelia Ricci è un progetto vitivinicolo nato nel 2010 all’interno della storica Tenuta Pandolfa, a Predappio, ai piedi dell’Appennino Tosco-Romagnolo, con l’obiettivo preciso di recuperare una lettura autentica e contemporanea del Sangiovese di Romagna. La storia della tenuta è molto più antica: dal 1626 al 1941 appartenne ai Marchesi Albicini, per poi essere acquistata dall’imprenditore forlivese Giuseppe Ricci. Durante la Seconda guerra mondiale la proprietà venne occupata dalle truppe tedesche e successivamente coinvolta nei combattimenti con l’esercito polacco, mentre le cantine offrirono rifugio a numerosi sfollati. Negli anni Cinquanta Giuseppe avviò una profonda ricostruzione della tenuta, acquistò due poderi confinanti e piantò Sangiovese, Trebbiano e Albana. Alla sua morte, nel 1980, fu la figlia Noelia Ricci a intuire con particolare lucidità il potenziale viticolo di queste colline, avviando nuovi impianti e la costruzione della cantina. Oggi la proprietà è nelle mani della nipote Paola Piscopo, mentre è il figlio Marco Cirese, quarta generazione della famiglia, ad aver dato forma al progetto che porta il nome della bisnonna. Nel 2010 Marco avvia infatti un lavoro di zonazione all’interno dei 140 ettari complessivi della Tenuta Pandolfa e seleziona inizialmente i migliori 7 ettari, diventati oggi circa 9, costruendo di fatto una piccola tenuta nella tenuta, interamente dedicata ai vitigni autoctoni. La prima vendemmia commercializzata è la 2013.  Il cuore di Noelia Ricci si trova a San Cristoforo, nella sottozona Predappio della Romagna DOC, su un crinale esposto prevalentemente a sud-est compreso tra circa 200 e 340 metri di altitudine. È un territorio geologicamente particolarmente complesso, nel quale convergono tre differenti matrici: lo Spungone proveniente dall’area di Bertinoro, le arenarie legate a Modigliana e le marne sulfuree caratteristiche di Predappio. I terreni sono prevalentemente argillosi, ma la presenza di sabbie color ocra li rende più leggeri, mentre calcare e minerali sulfurei contribuiscono in maniera importante alla loro identità. Anche il clima possiede caratteristiche particolari: la matrice è continentale, ma salendo lungo il crinale aumentano le escursioni termiche e diventa significativa l’influenza dell’Adriatico, distante circa 50 chilometri, i cui venti raggiungono le colline favorendo ventilazione e contenendo l’umidità. Marco Cirese ha scelto di concentrare l’intero progetto esclusivamente su Sangiovese e Trebbiano, interpretandoli non attraverso concentrazione e potenza, ma cercando di recuperare il carattere storico dei vini di Predappio. La filosofia dichiarata è infatti quasi opposta a quella che ha segnato una parte della produzione italiana tra gli anni Novanta e Duemila: niente estrazioni esasperate, colori artificialmente profondi o alcolicità elevate, ma vini più chiari, dinamici, fini e soprattutto capaci di invitare alla beva. I primi vigneti dell’attuale progetto risalgono alla fine degli anni Novanta, sono allevati a Guyot e protetti da frangivento che mitigano gli eccessi di calore e ventilazione estiva. La gestione del terreno prevede sovescio e pratiche orientate al mantenimento dell’equilibrio della pianta e dal millesimo 2021 tutti i vini di Noelia Ricci sono biologici. La stessa ricerca di essenzialità continua in cantina. Le fermentazioni sono spontanee, affidate ai lieviti indigeni, e l’obiettivo è accompagnare Sangiovese e Trebbiano senza trasformarli attraverso un'impronta enologica dominante. Il vino simbolo è Godenza, Romagna DOC Sangiovese Predappio prodotto esclusivamente dalle uve della storica Vigna Godenza, situata a San Cristoforo tra 300 e 340 metri di altitudine. Le vigne risalgono al 1999 e affondano le radici in argille color ocra, marne calcaree e sabbie; la vendemmia è manuale, con rese intorno ai 5.000 kg per ettaro. Il Sangiovese fermenta spontaneamente in acciaio e rimane sulle bucce per circa 45 giorni, svolge la malolattica e viene affinato per 12 mesi in cemento crudo, senza chiarifica né filtrazione, prima di trascorrere almeno altri nove mesi in bottiglia. La produzione è di appena circa 6.000 bottiglie. Il Sangiovese rappresenta invece la lettura più immediata e quotidiana del territorio: sempre 100% Sangiovese, proveniente da vigne poste tra 250 e 300 metri, con i differenti cloni vinificati separatamente, circa 18 giorni di macerazione e un affinamento di otto mesi per il 70% in acciaio e il 30% in cemento. Brò completa la gamma mettendo al centro il Trebbiano, nelle componenti Trebbiano Romagnolo e Trebbiano di Spagna, coltivato intorno ai 200 metri su argille color ocra ricche di calcare e minerali sulfurei. Anche qui la fermentazione è spontanea, ma una piccola parte delle bucce rimane a contatto con il mosto; il vino affina poi per sei mesi in acciaio sulle fecce fini, sempre con una piccola quota di bucce, prima di almeno quattro mesi in bottiglia. Non si tratta quindi di un bianco costruito semplicemente sulla freschezza, ma di un tentativo di restituire struttura e dignità territoriale a un vitigno storicamente molto diffuso in Romagna e per lungo tempo destinato soprattutto a produzioni semplici. Noelia Ricci rappresenta così uno dei progetti più interessanti della nuova Romagna del vino proprio perché non cerca di reinventare il territorio, ma di tornare indietro per comprenderlo meglio. Marco Cirese ha isolato appena nove ettari all’interno di una proprietà di 140, concentrandosi su due sole varietà e su un preciso crinale di San Cristoforo, trattandolo quasi come un piccolo cru indipendente. Godenza approfondisce la capacità del Sangiovese di Predappio di diventare un vino complesso e longevo; Il Sangiovese ne racconta il lato più immediato e scorrevole; Brò recupera invece il Trebbiano come autentico vino di territorio. Dietro queste bottiglie rimane una storia familiare che attraversa quattro generazioni: Giuseppe Ricci ricostruisce la Pandolfa dopo la guerra, Noelia riconosce il valore viticolo delle sue colline, Paola Piscopo ne conserva il patrimonio e Marco Cirese lo trasforma in un progetto autonomo. È proprio questa continuità a spiegare il nome Noelia Ricci: non un marchio costruito artificialmente, ma l’omaggio alla donna che per prima comprese il potenziale di questi pendii. Fermentazioni spontanee, cemento, acciaio, assenza di chiarifiche e filtrazioni nei vini principali, agricoltura biologica e soprattutto il rifiuto della sovraestrazione diventano strumenti al servizio di una precisa idea di Romagna. Una Romagna nella quale il Sangiovese può essere chiaro, sottile e profondamente territoriale e nella quale Predappio viene raccontata non attraverso la forza, ma attraverso argille, sabbie, calcare, vento adriatico e quella naturale facilità di beva che Noelia Ricci considera parte integrante della tradizione locale.