VALLE REALE

MONTEPULCIANO D'ABRUZZO DOC BIODINAMICO "VIGNETO DI POPOLI" 2016 - VALLE REALE

Regular price €41,50

Abbinamenti, La maturità e la profondità raggiunte dal Vigneto di Popoli 2016 permettono oggi abbinamenti importanti ma non necessariamente pesanti, perché il vino conserva una freschezza sorprendente. È magnifico con agnello e capretto arrosto, guancia di manzo, brasati, costine cotte lentamente e carni alla brace, dove tannino e acidità riescono a bilanciare perfettamente succulenza e componente grassa. Si abbina molto bene anche a pappardelle o maccheroni alla chitarra con ragù di carne, selvaggina, funghi e preparazioni della cucina abruzzese più intensa. Ottimo con pecorini stagionati e altri formaggi di buona maturazione.
Alcol, 12,5%
Annata, 2016
Denominazione, Montepulciano d'Abruzzo DOC
Filosofia, Biodinamico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Abruzzo (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Montepulciano 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Vigneto di Popoli 2016 è una delle interpretazioni più profonde e territoriali del Montepulciano d’Abruzzo firmate Valle Reale, nata in un contesto montano molto distante dall’immagine più calda e mediterranea normalmente associata alla regione. Nel calice mostra un rosso rubino-granato profondo, ancora vivo nonostante l’importante evoluzione in bottiglia. Il profilo aromatico è ampio e maturo: ciliegia scura, mora, ribes e prugna si intrecciano a violetta e fiori secchi, per lasciare progressivamente spazio a pepe nero, liquirizia, erbe balsamiche, tabacco, cuoio e sottobosco. Il tempo ha reso il quadro particolarmente armonioso e il legno è ormai perfettamente assorbito dalla materia. In bocca sorprende soprattutto per l’equilibrio tra struttura e freschezza: è pieno e avvolgente, ma non pesante, con tannini fini e levigati e una componente sapida che accompagna il frutto per tutto il sorso. Il finale è lungo, minerale e balsamico, con ritorni di frutta scura, spezie e terra. La 2016 è oggi in una fase estremamente interessante, nella quale la naturale forza del Montepulciano incontra l’eleganza e la tensione conferite dal particolare microclima di Popoli.

CURIOSITÁ:

Il Vigneto di Popoli 2016 nasce da 100% Montepulciano coltivato a circa 350 metri di altitudine nell’area di Popoli, in un ambiente circondato dalla Majella e dai Monti del Morrone e caratterizzato da forti escursioni termiche. La parcella guarda verso sud-est e affonda le radici in terreni poveri, ricchi di ciottoli, argilla e componente calcarea; una parte importante delle piante appartiene alla vecchia viticoltura aziendale e viene ancora allevata secondo la tradizionale pergola abruzzese. Il luogo possiede anche una storia affascinante: nei pressi delle vigne si trovano i resti di un’antica grotta-cantina risalente indicativamente al Trecento, utilizzata dai monaci benedettini provenienti da San Benedetto in Perillis per produrre e conservare il vino. La vendemmia 2016 fu segnata da una forte gelata primaverile, ma la vecchia pergola di Montepulciano riuscì a resistere meglio rispetto agli impianti a spalliera; l’estate successivamente calda consentì di raggiungere una piena maturità fenolica e di ottenere un vino particolarmente strutturato e predisposto all’invecchiamento. Le uve vengono raccolte manualmente molto tardi, tradizionalmente anche nel mese di novembre, una conseguenza del clima fresco di Popoli. La fermentazione è spontanea con lieviti indigeni e la lavorazione segue la filosofia poco interventista sviluppata da Valle Reale; per questa cuvée la macerazione si aggira intorno ai 10 giorni e l’evoluzione prosegue tra acciaio e tonneaux di rovere francese. Per la 2016 furono prodotte esattamente 34.620 bottiglie, un dato comunicato direttamente dalla cantina. È proprio l’incontro tra vecchie vigne, clima montano, maturazione lentissima e fermentazioni spontanee a rendere Vigneto di Popoli un Montepulciano profondamente diverso dalle interpretazioni più potenti e solari della denominazione.

Valle Reale

Valle Reale è una delle realtà più interessanti dell’Abruzzo contemporaneo e nasce nel 1998, quando la famiglia Pizzolo decide di recuperare un vecchio vigneto di Montepulciano d’Abruzzo trovato all’interno della proprietà acquistata alcuni anni prima nei pressi di Popoli, in provincia di Pescara. Quel vigneto, piantato nel 1960 secondo la tradizionale pergola abruzzese e successivamente abbandonato, diventa il punto di partenza di un progetto molto più ampio: comprendere l’identità del Montepulciano coltivato in montagna e dimostrare quanto microclima, altitudine e singola parcella possano modificarne profondamente l’espressione. In collaborazione con il professor Leonardo Valenti dell’Università di Milano, la famiglia avvia una ricerca sulle origini del vitigno che individua proprio nelle aree montane circostanti alcune delle sue testimonianze storiche più antiche. Dalle migliori piante della vecchia vigna vengono quindi selezionate le gemme utilizzate per i nuovi impianti: nasce così una vera selezione massale aziendale, con il vecchio vigneto – oggi Vigneto San Calisto – che diventa letteralmente il “padre” del patrimonio di Montepulciano di Valle Reale. La proprietà comprende oggi 46 ettari di vigneto tra Popoli e Capestrano, oltre metà dei quali certificati biologici e i restanti in conversione, inseriti in uno scenario naturale straordinario tra il Parco Nazionale della Majella, il Gran Sasso e i Monti del Morrone. I vigneti si trovano mediamente intorno ai 350 metri di altitudine, prevalentemente esposti a sud-est e circondati dalle montagne come all’interno di un anfiteatro naturale. I terreni sono generalmente magri, ricchi di ciottoli e scheletro, ma sono soprattutto le differenze climatiche tra Popoli e Capestrano a determinare due interpretazioni molto diverse delle stesse varietà. A Popoli le correnti fredde provenienti dalle montagne provocano fortissime escursioni termiche e rallentano drasticamente la maturazione: il Montepulciano può essere vendemmiato addirittura all’inizio di novembre, sviluppando acidità, finezza aromatica e una notevole capacità di evoluzione. Capestrano si affaccia invece sulla Piana di Ofena, tradizionalmente definita il “forno d’Abruzzo”, dove le temperature estive sono sensibilmente superiori e la maturazione può anticipare di due o tre settimane. Qui i terreni presentano una maggiore componente argillosa e il Montepulciano assume generalmente maggiore potenza e concentrazione. Questa diversità ha portato Valle Reale a sviluppare una filosofia fortemente parcellare. San Calisto rimane il vigneto simbolo: otto ettari di vecchia pergola del 1960, dei quali soltanto la parte più alta, circa quattro ettari, viene destinata nelle annate migliori all’omonimo cru. Le vecchie piante, le correnti fredde e la maturazione lentissima danno origine a uno dei Montepulciano più longevi della proprietà. Vigneto di Popoli nasce invece dalle nuove vigne ottenute attraverso le gemme selezionate proprio a San Calisto, mentre a Capestrano il progetto si sviluppa dal 2003 attraverso 23 ettari impiantati con Montepulciano proveniente dalla stessa selezione massale e Trebbiano d’Abruzzo. All’interno di quest’area sono state progressivamente identificate parcelle autonome, tra cui Vigna del Convento, 4,5 ettari situati nella parte più alta degli antichi terreni appartenuti al Convento di San Francesco: qui il clima più caldo e il terreno ricco di scheletro ma con una buona presenza di argilla generano un Montepulciano più concentrato rispetto alle interpretazioni di Popoli. Il Trebbiano d’Abruzzo costituisce l’altra grande anima di Valle Reale e ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della filosofia aziendale. A Capestrano una parcella di circa un ettaro si trova sopra una delle sorgenti del fiume Tirino, in un ambiente caratterizzato da straordinaria biodiversità; a Popoli un altro ettaro di Trebbiano cresce invece in condizioni decisamente più fredde. Vinificando separatamente uve della stessa varietà e della stessa vendemmia con procedure identiche, l’azienda ha osservato differenze molto marcate nei tempi di fermentazione, nelle temperature e soprattutto nel profilo aromatico dei vini. Proprio questi esperimenti hanno rafforzato la convinzione che il territorio dovesse essere lasciato esprimere attraverso la fermentazione stessa. Dal 2007 Valle Reale utilizza quindi esclusivamente lieviti indigeni e fermentazioni spontanee, perfezionando nel tempo la tecnica del pied de cuve con l’obiettivo di ridurre l’intervento enologico e permettere alla biodiversità presente nei vigneti di trasferirsi nel vino. La gamma diventa così una vera cartografia di questa parte montana dell’Abruzzo: Montepulciano e Trebbiano vengono interpretati attraverso vigneti e microclimi differenti, con San Calisto come memoria genetica e storica del progetto e Popoli e Capestrano come due poli climatici quasi opposti. Particolarmente affascinante è inoltre la profondità storica del luogo: nei vigneti di Popoli si trovano i resti di strutture utilizzate già nel Medioevo dai monaci benedettini per produrre e conservare il vino. Il recupero di Sant’Angelo Extra Muros, iniziato alla fine del 2025, ha riportato alla luce una struttura del XII secolo utilizzata proprio come cantina gravitazionale su tre livelli, con una galleria scavata nella roccia lunga circa venti metri destinata alla conservazione del vino. È una testimonianza concreta di come queste montagne fossero considerate terre da vino molti secoli prima della nascita dell’azienda moderna. Valle Reale rappresenta quindi una lettura profondamente originale del Montepulciano d’Abruzzo: non il rosso caldo e generoso generalmente associato alla regione, ma un vitigno coltivato in quota, sottoposto a forti escursioni termiche e, a Popoli, a maturazioni così lente da protrarsi fino a novembre. La famiglia Pizzolo ha costruito l’intero progetto partendo da una vecchia pergola del 1960, utilizzandone il patrimonio genetico per creare le nuove vigne e trasformando progressivamente Popoli e Capestrano in un laboratorio naturale dedicato al rapporto tra vitigno, parcella e microclima. Agricoltura biologica, selezione massale, fermentazioni spontanee, lieviti indigeni e vinificazioni separate non rappresentano quindi elementi accessori, ma gli strumenti attraverso cui Valle Reale cerca di lasciare al territorio il compito di definire il vino. È proprio questa combinazione tra agricoltura di montagna, biodiversità e ricerca sul Montepulciano e sul Trebbiano a rendere Valle Reale una delle interpretazioni più personali e territoriali dell’Abruzzo moderno.