VALLE REALE

MONTEPULCIANO D'ABRUZZO DOC "VIGNETO SANT'EUSANIO" 2021 - VALLE REALE

Regular price €31,00

Abbinamenti, La combinazione tra struttura, freschezza e tannino rende il Vigneto Sant’Eusanio 2021 particolarmente adatto a una cucina saporita e strutturata. È magnifico con agnello arrosto, pecora alla brace, arrosticini, brasati e carni rosse alla griglia, dove l’acidità e la trama tannica riescono a bilanciare efficacemente succulenza e componente grassa. Funziona molto bene anche con ragù di carne, pappardelle alla selvaggina, funghi porcini e preparazioni a lunga cottura, mentre le sfumature di sottobosco e radici creano un legame naturale con piatti dal carattere autunnale. Per un abbinamento territoriale, arrosticini e pecorino abruzzese stagionato rappresentano due compagni particolarmente convincenti.
Alcol, 13%
Annata, 2021
Denominazione, Montepulciano d'Abruzzo DOC
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Abruzzo (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Montepulciano 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Montepulciano d’Abruzzo Vigneto Sant’Eusanio 2021 è una delle interpretazioni più particolari di Valle Reale, profondamente diversa dall’immagine più calda, morbida e potente spesso associata al Montepulciano abruzzese. Nasce infatti dal vigneto più alto della proprietà, immerso in un ambiente montano dove temperature fresche e fortissime escursioni termiche imprimono al vino tensione ed energia. Nel calice si presenta con un rosso rubino profondo, ancora attraversato da riflessi violacei. Il naso è intenso e complesso: violetta e fiori rossi introducono mora, mirtillo e piccoli frutti di bosco, seguiti da radici, muschio, humus, carruba ed erbe balsamiche. Con l’ossigenazione emergono sfumature più scure e terrose, capaci di rendere il profilo particolarmente territoriale. Al palato possiede concentrazione e materia, ma ciò che sorprende è soprattutto la sua verticalità: la freschezza attraversa il sorso con decisione, accompagnata da una marcata componente sapida e da tannini fitti, energici ma mai aggressivi. Il finale è lungo, profondo e leggermente austero, con ritorni di frutti scuri, erbe e sottobosco. Un Montepulciano di montagna nel senso più autentico del termine, nel quale la potenza del vitigno viene trasformata dall’altitudine in precisione, freschezza e grande capacità di evoluzione.

CURIOSITÁ:

Il Vigneto Sant’Eusanio 2021 è prodotto da 100% Montepulciano e proviene da una piccola parcella di circa 2 ettari situata a Popoli, a 497 metri sul livello del mare: è il vigneto più alto dell’intera proprietà Valle Reale. Le viti furono messe a dimora nel 2002 su un terreno povero, magro e ricchissimo di ciottoli, ma la vera particolarità di Sant’Eusanio è la sua esposizione a nord, decisamente insolita e determinante per l’identità del vino. Il vigneto è circondato da boschi di pini e registra alcune delle temperature più basse della valle, con escursioni termiche molto marcate tra giorno e notte. In queste condizioni il Montepulciano matura lentamente, mantenendo acidità e fragranza e sviluppando un profilo profondamente diverso da quello delle zone abruzzesi più vicine alla costa. Valle Reale lavora in biologico e ha costruito gran parte della propria filosofia proprio sullo studio delle singole parcelle e sulle differenze che altitudine, esposizione e microclima riescono a imprimere allo stesso vitigno. La vinificazione del Sant’Eusanio segue questa impostazione essenziale, evitando di sovraccaricare il vino con un’evidente impronta del legno e preservando il carattere del frutto e del vigneto; per questa cuvée l’affinamento è storicamente condotto prevalentemente in acciaio, seguito da un ulteriore riposo in bottiglia.

Valle Reale

Valle Reale è una delle realtà più interessanti dell’Abruzzo contemporaneo e nasce nel 1998, quando la famiglia Pizzolo decide di recuperare un vecchio vigneto di Montepulciano d’Abruzzo trovato all’interno della proprietà acquistata alcuni anni prima nei pressi di Popoli, in provincia di Pescara. Quel vigneto, piantato nel 1960 secondo la tradizionale pergola abruzzese e successivamente abbandonato, diventa il punto di partenza di un progetto molto più ampio: comprendere l’identità del Montepulciano coltivato in montagna e dimostrare quanto microclima, altitudine e singola parcella possano modificarne profondamente l’espressione. In collaborazione con il professor Leonardo Valenti dell’Università di Milano, la famiglia avvia una ricerca sulle origini del vitigno che individua proprio nelle aree montane circostanti alcune delle sue testimonianze storiche più antiche. Dalle migliori piante della vecchia vigna vengono quindi selezionate le gemme utilizzate per i nuovi impianti: nasce così una vera selezione massale aziendale, con il vecchio vigneto – oggi Vigneto San Calisto – che diventa letteralmente il “padre” del patrimonio di Montepulciano di Valle Reale. La proprietà comprende oggi 46 ettari di vigneto tra Popoli e Capestrano, oltre metà dei quali certificati biologici e i restanti in conversione, inseriti in uno scenario naturale straordinario tra il Parco Nazionale della Majella, il Gran Sasso e i Monti del Morrone. I vigneti si trovano mediamente intorno ai 350 metri di altitudine, prevalentemente esposti a sud-est e circondati dalle montagne come all’interno di un anfiteatro naturale. I terreni sono generalmente magri, ricchi di ciottoli e scheletro, ma sono soprattutto le differenze climatiche tra Popoli e Capestrano a determinare due interpretazioni molto diverse delle stesse varietà. A Popoli le correnti fredde provenienti dalle montagne provocano fortissime escursioni termiche e rallentano drasticamente la maturazione: il Montepulciano può essere vendemmiato addirittura all’inizio di novembre, sviluppando acidità, finezza aromatica e una notevole capacità di evoluzione. Capestrano si affaccia invece sulla Piana di Ofena, tradizionalmente definita il “forno d’Abruzzo”, dove le temperature estive sono sensibilmente superiori e la maturazione può anticipare di due o tre settimane. Qui i terreni presentano una maggiore componente argillosa e il Montepulciano assume generalmente maggiore potenza e concentrazione. Questa diversità ha portato Valle Reale a sviluppare una filosofia fortemente parcellare. San Calisto rimane il vigneto simbolo: otto ettari di vecchia pergola del 1960, dei quali soltanto la parte più alta, circa quattro ettari, viene destinata nelle annate migliori all’omonimo cru. Le vecchie piante, le correnti fredde e la maturazione lentissima danno origine a uno dei Montepulciano più longevi della proprietà. Vigneto di Popoli nasce invece dalle nuove vigne ottenute attraverso le gemme selezionate proprio a San Calisto, mentre a Capestrano il progetto si sviluppa dal 2003 attraverso 23 ettari impiantati con Montepulciano proveniente dalla stessa selezione massale e Trebbiano d’Abruzzo. All’interno di quest’area sono state progressivamente identificate parcelle autonome, tra cui Vigna del Convento, 4,5 ettari situati nella parte più alta degli antichi terreni appartenuti al Convento di San Francesco: qui il clima più caldo e il terreno ricco di scheletro ma con una buona presenza di argilla generano un Montepulciano più concentrato rispetto alle interpretazioni di Popoli. Il Trebbiano d’Abruzzo costituisce l’altra grande anima di Valle Reale e ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della filosofia aziendale. A Capestrano una parcella di circa un ettaro si trova sopra una delle sorgenti del fiume Tirino, in un ambiente caratterizzato da straordinaria biodiversità; a Popoli un altro ettaro di Trebbiano cresce invece in condizioni decisamente più fredde. Vinificando separatamente uve della stessa varietà e della stessa vendemmia con procedure identiche, l’azienda ha osservato differenze molto marcate nei tempi di fermentazione, nelle temperature e soprattutto nel profilo aromatico dei vini. Proprio questi esperimenti hanno rafforzato la convinzione che il territorio dovesse essere lasciato esprimere attraverso la fermentazione stessa. Dal 2007 Valle Reale utilizza quindi esclusivamente lieviti indigeni e fermentazioni spontanee, perfezionando nel tempo la tecnica del pied de cuve con l’obiettivo di ridurre l’intervento enologico e permettere alla biodiversità presente nei vigneti di trasferirsi nel vino. La gamma diventa così una vera cartografia di questa parte montana dell’Abruzzo: Montepulciano e Trebbiano vengono interpretati attraverso vigneti e microclimi differenti, con San Calisto come memoria genetica e storica del progetto e Popoli e Capestrano come due poli climatici quasi opposti. Particolarmente affascinante è inoltre la profondità storica del luogo: nei vigneti di Popoli si trovano i resti di strutture utilizzate già nel Medioevo dai monaci benedettini per produrre e conservare il vino. Il recupero di Sant’Angelo Extra Muros, iniziato alla fine del 2025, ha riportato alla luce una struttura del XII secolo utilizzata proprio come cantina gravitazionale su tre livelli, con una galleria scavata nella roccia lunga circa venti metri destinata alla conservazione del vino. È una testimonianza concreta di come queste montagne fossero considerate terre da vino molti secoli prima della nascita dell’azienda moderna. Valle Reale rappresenta quindi una lettura profondamente originale del Montepulciano d’Abruzzo: non il rosso caldo e generoso generalmente associato alla regione, ma un vitigno coltivato in quota, sottoposto a forti escursioni termiche e, a Popoli, a maturazioni così lente da protrarsi fino a novembre. La famiglia Pizzolo ha costruito l’intero progetto partendo da una vecchia pergola del 1960, utilizzandone il patrimonio genetico per creare le nuove vigne e trasformando progressivamente Popoli e Capestrano in un laboratorio naturale dedicato al rapporto tra vitigno, parcella e microclima. Agricoltura biologica, selezione massale, fermentazioni spontanee, lieviti indigeni e vinificazioni separate non rappresentano quindi elementi accessori, ma gli strumenti attraverso cui Valle Reale cerca di lasciare al territorio il compito di definire il vino. È proprio questa combinazione tra agricoltura di montagna, biodiversità e ricerca sul Montepulciano e sul Trebbiano a rendere Valle Reale una delle interpretazioni più personali e territoriali dell’Abruzzo moderno.