PERRONE ELIO

Elio Perrone è una realtà familiare di Castiglione Tinella, sulle colline piemontesi al confine tra Langhe e Monferrato, dove la famiglia Perrone coltiva la vite e in particolare il Moscato dalla fine dell’Ottocento. L’azienda porta il nome di Elio Perrone, padre dell’attuale titolare Stefano, ma quel nome possiede oggi un significato ancora più profondo perché è stato dato anche al figlio di Stefano, creando simbolicamente un legame tra passato e futuro della famiglia. Stefano assume la guida della cantina nel 1989 e progressivamente ne modifica l’impostazione, mantenendo il patrimonio ricevuto dalle generazioni precedenti ma introducendo una ricerca molto personale su vitigni, vigneti e stili di vinificazione. Oggi lavora insieme alla moglie Giuliana, che cura anche l’identità artistica e le etichette, e proprio questa attenzione quasi artigianale per ogni dettaglio ha portato a definire Elio Perrone una vera “sartoria enologica”: ogni vendemmia viene osservata individualmente e ogni vino viene costruito cercando un equilibrio specifico, senza applicare automaticamente la stessa ricetta da un’annata all’altra. Il Moscato rappresenta il punto di partenza e rimane una delle anime più autentiche dell’azienda. Castiglione Tinella è uno dei territori storicamente più importanti per il Moscato Bianco e qui nasce Sourgal, che prende il nome dall’omonimo vigneto collocato sulla sommità di una collina. Stefano considera proprio questa varietà una sorta di scuola enologica: un'uva estremamente aromatica ma delicata, nella quale persino pochi giorni di differenza nella vendemmia possono modificare sensibilmente equilibrio e profilo aromatico. L’obiettivo è quindi accompagnarla il meno possibile, preservandone profumi, freschezza e immediatezza. Questa esperienza maturata sul Moscato è diventata negli anni il principio applicato anche agli altri vitigni: osservazione della pianta, scelta precisa del momento della raccolta e interventi di cantina pensati per assecondare la materia prima anziché forzarla. L’altro grande protagonista è la Barbera e soprattutto il vigneto Mongovone, a Isola d’Asti, acquistato dalla famiglia nel 2000. La vigna, piantata nel 1932 ed esposta a sud, si trova su quella che Stefano descrive come l’ultima lingua di terra di Langa all’interno del territorio monferrino ed è caratterizzata da una significativa presenza di calcare attivo e microelementi. Da qui nasce Mongovone, Barbera d’Asti Superiore che rappresenta una delle interpretazioni più importanti della cantina: fermentazione in acciaio e successivo affinamento di circa dodici mesi in piccole botti di rovere francese, per una Barbera pensata non soltanto sulla freschezza tipica del vitigno ma anche sulla concentrazione, sulla complessità e sulla capacità di evolvere nel tempo. Dallo stesso vigneto viene selezionata inoltre una piccola quantità di uve surmature destinate a Nō, lasciate appassire lentamente in cassette a temperatura e umidità controllate per ottenere una lettura più ricca e concentrata della Barbera. Tasmorcan rappresenta invece il volto più immediato e dinamico della varietà, costruito sulla ricerca di eleganza, profumo e bevibilità. La curiosità di Stefano ha progressivamente ampliato la produzione oltre i due vitigni storici. Bigarò nasce dall’incontro tra Moscato e Brachetto ed è diventato una delle etichette più riconoscibili della casa, mentre Gi riunisce Moscato, Chardonnay e Viognier e rappresenta volutamente il dialogo tra varietà locale e vitigni internazionali. Il Langhe Nebbiolo possiede invece un significato personale: il padre di Stefano coltivava due piccoli filari di Nebbiolo destinati al vino di famiglia, successivamente eliminati durante l’ampliamento della cantina; Stefano ha deciso di reimpiantare il vitigno proprio in sua memoria, realizzando a Castiglione Tinella un Nebbiolo che matura per dodici mesi in botti da 25 ettolitri e ricerca soprattutto eleganza, freschezza e finezza tannica. Più recentemente è entrato nel progetto anche il Riesling, piantato nel 2022 in una zona più fresca e meno esposta di Castiglione Tinella proprio per conservarne acidità e carattere: fermenta in acciaio e rimane sulle fecce per circa cinque mesi prima dell’imbottigliamento. Elio Perrone rappresenta così una cantina piemontese profondamente legata alle proprie radici ma difficilmente riconducibile a un modello tradizionale rigido. Stefano non ha costruito la produzione esclusivamente intorno alle denominazioni più conosciute, ma ha utilizzato Moscato, Barbera, Nebbiolo, Brachetto, Chardonnay, Viognier e Riesling come materiali differenti attraverso cui sviluppare una propria idea di vino. Anche l’estetica diventa parte del progetto: Giuliana realizza le etichette e Stefano sceglie personalmente forme e bottiglie cercando una coerenza tra contenuto e immagine. È proprio da questa attenzione che nasce il concetto di “sartoria enologica”: osservare ogni vigneto, interpretare ogni vendemmia e lasciare uscire un vino dalla cantina soltanto quando viene considerato realmente compiuto. Sourgal racconta le radici di Castiglione Tinella, Mongovone mostra la profondità che la Barbera può raggiungere, Bigarò e Gi esprimono la componente più creativa, mentre Nebbiolo e Riesling testimoniano una ricerca ancora in evoluzione. Il filo conduttore rimane la famiglia Perrone: Elio, Stefano, Giuliana e il giovane Elio, tre generazioni unite da un nome e da un'idea molto precisa, quella di conservare ciò che è stato ricevuto senza rinunciare alla libertà di reinterpretarlo.