PODERE LE RIPI

Podere Le Ripi è una delle realtà più originali di Montalcino, nata nel 1998 dall’incontro tra Francesco Illy, appartenente alla famiglia del celebre gruppo del caffè, e un territorio che inizialmente non aveva acquistato con l’intenzione di produrre vino. La proprietà si trova sul versante orientale di Montalcino, nei pressi di Castelnuovo dell’Abate e dell’Abbazia di Sant’Antimo, in una zona relativamente incontaminata che Francesco scelse prima di tutto come luogo in cui vivere e sviluppare un progetto agricolo. L’interesse per la viticoltura cresce progressivamente e nel 2000 vengono impiantati i primi vigneti, dando origine a un percorso molto personale nel quale agricoltura biodinamica, ricerca sulla biodiversità e sperimentazione diventano rapidamente elementi centrali. Oggi Podere Le Ripi dispone di circa 34 ettari complessivi, dei quali una parte relativamente piccola è destinata alla vite, distribuiti tra due aree profondamente differenti di Montalcino: il nucleo originario di Castelnuovo dell’Abate, caratterizzato da terreni ricchi di galestro, calcare e componenti minerali, e una seconda proprietà sul versante occidentale, nell’area di Montalcino, dove argille, calcari e sedimenti di origine differente permettono al Sangiovese di assumere un altro carattere. La scelta fondamentale arriva già nei primi anni Duemila, quando Francesco decide di orientare l’intera azienda verso la biodinamica, eliminando erbicidi e prodotti chimici di sintesi e sviluppando un sistema agricolo nel quale vigneto, bosco, olivi, orti, animali e vegetazione spontanea devono convivere come parti dello stesso organismo. Compost aziendale, preparati biodinamici, lavorazioni attente del terreno, inerbimenti e incremento della biodiversità sono utilizzati per costruire fertilità e vitalità senza forzare la pianta, mentre le rese vengono mantenute naturalmente molto contenute. Una delle sperimentazioni più radicali è Bonsai, un vigneto di Sangiovese impiantato nel 2005 con una densità straordinaria che arriva a circa 62.500 piante per ettaro, contro le poche migliaia normalmente presenti nei vigneti tradizionali. Le viti sono poste a circa 40 centimetri l’una dall’altra e devono quindi competere intensamente per acqua e sostanze nutritive, sviluppando apparati radicali profondi e producendo pochissimi grappoli per pianta. Da questa minuscola parcella nasce Bonsai, Toscana IGT Sangiovese prodotto in quantità estremamente limitate e diventato uno dei simboli della filosofia sperimentale della cantina. Altrettanto straordinaria è la cantina, progettata secondo i principi della geometria aurea e costruita interamente a mano utilizzando oltre 750.000 mattoni. La struttura scende nel sottosuolo attraverso una grande spirale e sfrutta naturalmente gravità, temperatura e umidità, riducendo la necessità di sistemi meccanici durante le fasi di lavorazione. La costruzione ha richiesto circa sette anni ed è diventata uno degli elementi architettonici più riconoscibili di Montalcino, ma la sua funzione rimane prima di tutto produttiva: creare un ambiente stabile nel quale i vini possano fermentare e maturare lentamente. In cantina l’approccio è coerente con quello adottato nei vigneti: fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, macerazioni calibrate secondo vendemmia e parcella, utilizzo estremamente limitato della tecnologia e lunghi affinamenti in grandi botti di rovere, evitando che il legno nuovo diventi protagonista aromatico. Il Sangiovese rappresenta naturalmente il centro assoluto della produzione e trova differenti interpretazioni secondo provenienza e affinamento. Amore e Magia è uno dei Brunello di Montalcino simbolo della proprietà e nasce dalle vigne di Castelnuovo dell’Abate, esprimendo il volto più mediterraneo, profondo e minerale del territorio; Lupi e Sirene proviene invece dai vigneti situati sul versante occidentale di Montalcino e mostra un profilo differente, generalmente più austero e verticale. Cielo d’Ulisse rappresenta un’altra interpretazione del Brunello e prende il nome da Ulisse, contadino che lavorava quelle terre prima dell’arrivo della famiglia Illy, mantenendo così un legame diretto con la memoria agricola della proprietà. Accanto ai Brunello trovano spazio Rosso di Montalcino e Toscana IGT, attraverso i quali il domaine sperimenta tempi di macerazione, contenitori e differenti espressioni del Sangiovese senza essere necessariamente vincolato dalle regole della denominazione. Podere Le Ripi è quindi molto più di una cantina nata dall’investimento di Francesco Illy a Montalcino: è un progetto agricolo costruito progressivamente intorno all’idea che la qualità del vino dipenda prima di tutto dalla complessità dell’ecosistema nel quale cresce la vite. La biodinamica, l’altissima densità del vigneto Bonsai, la cantina sotterranea in mattoni e la scelta di lavorare il Sangiovese attraverso parcelle e territori differenti non sono elementi isolati, ma parti della stessa ricerca. In poco più di venticinque anni Francesco Illy ha trasformato una proprietà inizialmente acquistata senza un vero progetto enologico in una delle realtà più riconoscibili e sperimentali di Montalcino, mantenendo però il Sangiovese e il territorio come punti di riferimento assoluti. È proprio il contrasto tra sperimentazione radicale e rispetto della tradizione a definire Podere Le Ripi: una cantina capace di utilizzare biodinamica, architettura e ricerca agronomica non per allontanarsi da Montalcino, ma per cercare una lettura sempre più profonda della sua terra.