STEPHANE REGNAULT

Stéphane Regnault è uno dei vigneron più interessanti della nuova generazione della Côte des Blancs e ha sede a Le Mesnil-sur-Oger, uno dei Grand Cru più prestigiosi della Champagne. Nato nel 1981 e cresciuto in una famiglia di viticoltori, Stéphane non entra immediatamente nell’azienda familiare: prima segue un percorso professionale lontano dalla Champagne, lavorando anche come ingegnere aerospaziale, per poi scegliere di tornare definitivamente alle vigne. Prima di iniziare a produrre Champagne con il proprio nome dedica diversi anni esclusivamente alla comprensione delle parcelle familiari, convinto che per interpretare un terroir sia necessario prima osservarne a lungo comportamento, maturità e differenze. Le prime vinificazioni personali partono da tre parcelle, due situate a Oger e una nella parte bassa di Le Mesnil-sur-Oger, tutte dedicate allo Chardonnay. È proprio il confronto tra queste vigne apparentemente simili, accomunate dalla craie ma differenti per esposizione, profondità del terreno e struttura del sottosuolo, a diventare il fondamento dell’intero progetto. Il domaine dispone di circa quattro ettari di Chardonnay distribuiti principalmente tra Le Mesnil-sur-Oger e Oger, due Grand Cru simbolo della Côte des Blancs. Stéphane lavora ogni parcella come un'identità autonoma e ha progressivamente trasformato la gestione dei vigneti: dopo un primo periodo di viticoltura tradizionale passa alle certificazioni HVE e Viticulture Durable en Champagne, per poi convertire l’intera proprietà all’agricoltura biologica, certificata dalla vendemmia 2020. Il suo approccio è inoltre fortemente influenzato dalla biodinamica: utilizza preparati come 500P, silice 501 e valeriana, insieme a infusioni e decotti di ortica, equiseto, consolida e achillea, con l’obiettivo di ridurre progressivamente rame e zolfo e soprattutto preservare la vitalità del suolo. In cantina la stessa ricerca continua attraverso fermentazioni spontanee con i lieviti naturalmente presenti sulle uve, perché Stéphane considera anche la popolazione microbica parte dell’identità della singola parcella. I vini rimangono a lungo sulle fecce e generalmente non vengono travasati prima del mese di giugno successivo alla vendemmia; la solforosa viene utilizzata in quantità molto contenute, soprattutto immediatamente dopo la pressatura, mentre durante l’élevage Stéphane preferisce ricorrere quando possibile al bâtonnage per proteggere naturalmente il vino dall’ossidazione. Acciaio e vecchi fûts vengono utilizzati secondo il carattere della parcella e le fermentazioni malolattiche vengono svolte, mentre una componente fondamentale della filosofia produttiva è rappresentata dalle réserves perpétuelles: ciascuna delle principali cuvée parcellari possiede la propria riserva, alimentata nel tempo esclusivamente con vini provenienti dallo stesso vigneto. Ma l’elemento che rende immediatamente riconoscibile Stéphane Regnault è il rapporto tra Champagne e musica. Stéphane è infatti appassionato di jazz e sassofonista e ha scelto di costruire l’identità delle proprie cuvée attraverso i modi della musica modale: Lydien, Mixolydien e Dorien. L’idea è precisa: come uno stesso brano assume atmosfere differenti quando viene suonato utilizzando modi musicali diversi, così lo Chardonnay cambia espressione secondo il terroir nel quale cresce. Lydien nasce dal lieu-dit Le Chemin de Flavigny a Oger, una parcella esposta in pieno sud con terreno superficiale leggero e un sottosuolo di craie compatta leggermente fratturata; Mixolydien proviene da un'altra parcella di Oger, mentre Dorien nasce da Les Hautes-Mottes, nella parte bassa di Le Mesnil-sur-Oger. Tutti vengono elaborati seguendo sostanzialmente lo stesso metodo, permettendo così al terroir, più che alla tecnica, di determinare le differenze tra i vini. Anche la numerazione delle cuvée segue una logica personale: il numero riportato accanto al nome deriva dalla somma delle ultime due cifre delle vendemmie che compongono l’assemblaggio; un Lydien N°45, per esempio, può nascere dall’unione delle vendemmie 2014, 2015 e 2016, perché 14+15+16 dà appunto 45. È un modo originale per dichiarare la natura multi-vintage del vino e contemporaneamente raccontare il ruolo della réserve perpétuelle. Chromatique rappresenta invece la sintesi del domaine: sempre Chardonnay in purezza, ma proveniente dall’insieme delle differenti parcelle di Le Mesnil-sur-Oger e Oger, con le vigne più gessose della parte bassa dei coteaux del Mesnil che incontrano i terreni generalmente più ricchi di Oger. Il nome richiama la scala cromatica, composta dall’insieme delle note disponibili, e proprio per questo Stéphane la considera l’assemblaggio di tutte le possibilità presenti nella proprietà. La relazione con il jazz è diventata ancora più concreta attraverso la collaborazione con il sassofonista Léon Phal: dalle quattro cuvée Chromatique, Dorien, Lydien e Mixolydien sono nati quattro brani musicali, riunendo in un unico progetto la ricerca del vigneron e quella del musicista. Stéphane produce inoltre piccolissime quantità di Coteaux Champenois, utilizzando il vino fermo come ulteriore strumento per comprendere lo Chardonnay e le singole parcelle senza l’intermediazione della seconda fermentazione. Il risultato è un domaine minuscolo ma dotato di un'identità estremamente precisa: un solo vitigno, lo Chardonnay; due Grand Cru, Le Mesnil-sur-Oger e Oger; agricoltura biologica con forte influenza biodinamica; fermentazioni spontanee; lunghi élevage sulle fecce; legno utilizzato senza finalità aromatica; réserves perpétuelles separate per parcella e dosaggi generalmente molto contenuti. Stéphane Regnault interpreta così la Côte des Blancs quasi come un musicista interpreta uno spartito: la materia di partenza rimane la stessa, ma esposizione, profondità del suolo, craie e singola parcella modificano ritmo, tensione e personalità del vino. È proprio questa fusione tra precisione territoriale e sensibilità musicale a rendere il progetto immediatamente riconoscibile: non semplicemente una piccola maison di Le Mesnil-sur-Oger, ma un lavoro costruito per dimostrare quanto differenti possano diventare pochi ettari di Chardonnay quando ogni parcella viene lasciata parlare con la propria voce.