TENUTA SAN GUIDO

Tenuta San Guido è una delle proprietà che hanno cambiato in maniera più profonda la storia del vino italiano e il suo nome è indissolubilmente legato al Sassicaia, nato dall’intuizione del marchese Mario Incisa della Rocchetta nel territorio di Bolgheri. La tenuta si estende per circa 2.500 ettari tra la costa tirrenica e le colline dell’entroterra, lungo quel celebre Viale dei Cipressi reso immortale da Giosuè Carducci, ma il vigneto occupa soltanto una piccola parte, circa il 5% dell’intera proprietà: il resto costituisce un ecosistema complesso nel quale convivono boschi, macchia mediterranea, coltivazioni, allevamento dei purosangue Dormello-Olgiata e il Rifugio Faunistico Padule di Bolgheri. La storia moderna comincia quando Mario Incisa della Rocchetta, arrivato a Bolgheri dopo il matrimonio con Clarice della Gherardesca, riconosce nei terreni sassosi della parte alta della proprietà una sorprendente somiglianza con le Graves bordolesi e decide di sperimentare Cabernet in una Toscana ancora profondamente legata ai vitigni tradizionali. Nel 1944 impianta poco più di un ettaro di Cabernet Sauvignon a Castiglioncello di Bolgheri, a circa 400 metri di altitudine: nasce così il nucleo originario di quello che diventerà Sassicaia. Per oltre vent’anni il vino rimane un esperimento privato destinato esclusivamente alla famiglia e agli amici; le annate dal 1945 al 1967 non vengono commercializzate e proprio l’assaggio delle vecchie bottiglie convince Mario che quel Cabernet apparentemente austero in gioventù possiede una straordinaria capacità di evolvere. La svolta arriva con il figlio Nicolò Incisa della Rocchetta e con il fondamentale contributo dell’enologo Giacomo Tachis: la produzione viene resa più precisa, vengono perfezionati vigneti, vinificazioni e affinamenti e l’annata 1968 diventa la prima ufficialmente commercializzata, arrivando sul mercato nel 1971. Sassicaia nasce dall’unione di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc e prende il proprio nome dai terreni ricchi di sassi e ciottoli sui quali Mario aveva scelto di piantare le vigne. La proprietà dispone di parcelle estremamente differenti tra loro: una prima fascia pedecollinare si sviluppa intorno agli 80-100 metri di altitudine, mentre le vigne più elevate raggiungono i 250-400 metri; calcari, galestro, marne, argille, pietre e ciottoli creano un mosaico geologico particolarmente complesso, mentre il mare Tirreno mitiga le temperature e le colline retrostanti proteggono la tenuta dai venti più freddi. È proprio la possibilità di selezionare Cabernet provenienti da altitudini, esposizioni e suoli differenti a costituire una delle chiavi della complessità del Sassicaia. Mario introdusse inoltre rese contenute, potature severe e l’utilizzo delle barrique secondo l’ispirazione bordolese, scelte rivoluzionarie nell’Italia dell’epoca. Il riconoscimento internazionale arriva definitivamente nel 1978, quando il Sassicaia 1972 si impone al primo posto tra 33 Cabernet provenienti da tutto il mondo in una degustazione alla cieca organizzata a Londra da Decanter; da quel momento il vino diventa progressivamente uno dei simboli assoluti dell’enologia italiana. Parallelamente contribuisce in maniera determinante alla trasformazione di Bolgheri in uno dei grandi territori viticoli internazionali, fino a ottenere un riconoscimento praticamente unico: dopo essere stata inizialmente individuata come sottozona, nel 2013 nasce la Bolgheri Sassicaia DOC, denominazione interamente compresa all’interno dei confini di Tenuta San Guido e riservata esclusivamente al vino della proprietà. Sassicaia diventa così il primo vino italiano prodotto da una singola tenuta a disporre di una denominazione specificamente dedicata. La storia enologica di San Guido non si esaurisce però con il suo vino simbolo. Dopo oltre vent’anni di sperimentazioni, nel 2000 viene presentato Guidalberto, nato dalla volontà di esplorare una diversa interpretazione dei vitigni bordolesi e oggi costruito sull’incontro tra Cabernet Sauvignon e Merlot. Il nome rende omaggio a Guidalberto della Gherardesca, antenato della famiglia e figura fondamentale nello sviluppo agricolo di Bolgheri nella prima metà dell’Ottocento, al quale è legata anche la realizzazione del celebre Viale dei Cipressi. Il Merlot, coltivato soprattutto nei terreni più ricchi di argilla e limo, porta morbidezza, frutto e rotondità, mentre il Cabernet mantiene quella verticalità che costituisce il filo conduttore stilistico della tenuta. Nel 2002 nasce infine Le Difese, il vino più immediato della proprietà, nel quale Cabernet Sauvignon e Sangiovese costruiscono un legame ancora più esplicito con la Toscana; il nome richiama le zanne del cinghiale raffigurate sull’etichetta. Sassicaia, Guidalberto e Le Difese costituiscono ancora oggi le sole tre etichette vinicole di Tenuta San Guido, ciascuna con una personalità autonoma ma unite da una ricerca comune di eleganza, equilibrio e capacità di evoluzione. Dopo Mario, Nicolò Incisa della Rocchetta ha avuto il ruolo fondamentale di trasformare l’intuizione paterna in una delle aziende più riconosciute al mondo, mentre oggi la nuova generazione della famiglia, con Priscilla Incisa della Rocchetta, continua a custodire e sviluppare questo patrimonio. La responsabilità della produzione enologica è affidata a Carlo Paoli, affiancato da Alessio Bartolomei e Matilde Gentili, con il compito di preservare quella cifra stilistica nata oltre ottant’anni fa. Tenuta San Guido rimane quindi molto più della cantina che produce Sassicaia: è un enorme patrimonio naturale nel quale vigneto, bosco, fauna, cavalli e agricoltura convivono all’interno dello stesso paesaggio. E proprio il fatto che soltanto una minima parte dei 2.500 ettari sia stata destinata alla vite racconta meglio di qualsiasi altra cosa la filosofia della proprietà: scegliere esclusivamente i terreni considerati realmente vocati e lasciare che siano le differenze di altitudine, esposizione, geologia e microclima a costruire la complessità dei vini. Da quel primo ettaro di Cabernet piantato da Mario Incisa nel 1944 è nata non soltanto una delle bottiglie italiane più celebri al mondo, ma una nuova idea di Bolgheri e, in parte, una nuova strada per l’intera enologia italiana.