BAROLO DOCG "CERRETTA" 2022 - GIACOMO CONTERNO
Abbinamenti, Cerretta vuole una cucina capace di reggere la sua struttura. Lo vediamo benissimo con brasato al Barolo, guancia di manzo, Fassona, grandi arrosti, lepre e selvaggina, ma anche con piccione e anatra. Naturalmente funzionano benissimo tajarin al ragù e agnolotti del plin, mentre con porcini e tartufo bianco d’Alba entra in gioco tutta quella parte terrosa, balsamica e speziata che con gli anni diventerà ancora più evidente. Bellissimo anche con formaggi piemontesi di lunga stagionatura.
Alcol, 14,5%
Annata, 2022
Denominazione, Barolo DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Nebbiolo 100%
NOTE SENSORIALI:
Il Cerretta 2022 è forse il Barolo di Conterno che mostra il lato più scuro e potente di Serralunga. Al naso troviamo ciliegia matura, prugna e piccoli frutti rossi, poi rosa scura, violetta, rabarbaro, liquirizia e spezie, con il tempo accompagnate da tabacco, erbe balsamiche e quella sensazione quasi ferrosa e minerale che torna spesso nei vini di questo vigneto. In bocca ha una struttura importante, con un tannino fitto, profondo e ancora molto giovane, ma quello che colpisce è l’equilibrio tra questa potenza e la freschezza che accompagna tutto il sorso. Il frutto è maturo e generoso, come ci si aspetta dalla 2022, ma non diventa mai pesante. Il finale è lunghissimo, sapido e leggermente austero, con ritorni di frutto scuro, fiori, liquirizia e spezie. Rispetto a Francia lo troviamo più carnoso e potente, meno giocato sulla verticalità e probabilmente ancora più severo da giovane. È un Barolo che oggi fa già capire perfettamente da dove arriva, ma che ha soprattutto bisogno di tempo.
CURIOSITÁ:
Cerretta entra nella storia di Giacomo Conterno nel 2008, quando Roberto Conterno acquista circa tre ettari in questa MGA nella parte settentrionale di Serralunga d’Alba: due ettari di Nebbiolo e uno di Barbera. La differenza con Francia è interessante perché Cerretta presenta terreni più pesanti e ricchi di argilla, con esposizione prevalentemente occidentale, caratteristiche che contribuiscono a costruire vini profondi, strutturati e particolarmente tannici. Roberto Conterno decise addirittura di non produrre immediatamente Barolo: le uve delle prime due vendemmie, 2008 e 2009, furono declassate a Langhe Nebbiolo perché non le considerava ancora all’altezza del livello desiderato. Il primo Barolo Cerretta arrivò così con la 2010. La 2022 è Nebbiolo in purezza, con rese molto basse, intorno ai 20 hl/ha, fermentazione e macerazione di circa tre-quattro settimane in tini di legno e successivamente quattro anni nelle grandi botti. È probabilmente uno dei confronti più belli da fare insieme a Francia: stessa cantina, stesso comune e stesso vitigno, ma due anime completamente diverse di Serralunga.
Giacomo Conterno +

Giacomo Conterno è uno di quei nomi per cui la parola “produttore” sembra quasi riduttiva: è un pezzo di storia del Barolo, una cantina che ha contribuito a definire cosa possa diventare il Nebbiolo quando territorio, tempo e rigore vengono messi davanti a tutto il resto. Le origini risalgono alla famiglia Conterno di Monforte d’Alba e alla figura di Giovanni Conterno, che già nei primi anni del Novecento produceva vino nell’osteria di famiglia. È però il figlio Giacomo a dare forma alla cantina così come la conosciamo, imbottigliando Barolo destinati a lunghissimi affinamenti e costruendo quella filosofia che ancora oggi rimane praticamente intatta. Nel 1924 nasce il primo Barolo Monfortino Riserva, una bottiglia destinata a diventare uno dei grandi miti del vino italiano. Successivamente la proprietà passa a Giovanni Conterno, figlio di Giacomo, che continua con assoluta coerenza il lavoro del padre e nel 1974 compie probabilmente l’acquisto più importante della storia aziendale: la Cascina Francia a Serralunga d’Alba. Fino a quel momento la famiglia acquistava parte delle uve da viticoltori selezionati; con Francia entra invece in possesso di uno dei grandi terroir di Serralunga e può controllare direttamente la produzione dalla vigna alla bottiglia. Dal 2003 la cantina è guidata da Roberto Conterno, che rappresenta oggi la terza generazione e ha avuto il merito, tutt’altro che scontato, di far evolvere un mito senza snaturarlo. Il patrimonio si è ampliato nel 2008 con l’acquisizione di Cerretta, sempre a Serralunga d’Alba, e soprattutto nel 2015 con l’acquisto della storica Cantina Nervi di Gattinara, diventata successivamente Nervi-Conterno, portando la famiglia a confrontarsi anche con il Nebbiolo dell’Alto Piemonte. Il cuore di Giacomo Conterno rimane però Serralunga e in particolare Francia, un grande vigneto di circa 14 ettari complessivi posto intorno ai 400 metri di altitudine su terreni caratterizzati dalle marne calcaree tipiche della Formazione di Lequio, capaci di dare Nebbiolo austeri, profondi e straordinariamente longevi. Qui vengono coltivati Nebbiolo e Barbera e da queste vigne nascono il Barolo Francia, la Barbera d’Alba Francia e, soltanto nelle annate considerate davvero eccezionali, il Monfortino. Cerretta offre una lettura differente dello stesso comune, con maggiore presenza di argilla e vini generalmente più potenti, scuri e strutturati. Roberto ha inoltre ampliato ulteriormente la precisione territoriale attraverso Arione, storica MGA di Serralunga confinante proprio con Francia e acquisita nel 2015: un terroir capace di produrre un Nebbiolo più floreale, slanciato e raffinato, che completa perfettamente il carattere più profondo di Francia e quello più muscolare di Cerretta. In vigna il lavoro è maniacale, con rese contenute, selezioni severissime e un’attenzione assoluta alla maturità dell’uva; non interessa ottenere semplicemente concentrazione, ma materia perfettamente sana e tannini maturi, perché tutta la filosofia successiva dipende dalla qualità di ciò che entra in cantina. Ed è proprio qui che Conterno rimane incredibilmente fedele alla propria storia. Niente barrique, niente scorciatoie e nessuna ricerca di morbidezza immediata: il Nebbiolo fermenta in grandi tini con lunghe macerazioni e successivamente matura per anni nelle enormi botti di rovere di Slavonia che sono diventate quasi un simbolo della cantina. Il Barolo Francia, Cerretta e Arione vengono vinificati separatamente e affinano lungamente prima dell’imbottigliamento, ma il Monfortino appartiene a un'altra categoria. Non nasce da una parcella chiamata Monfortino: è una selezione delle migliori uve di Nebbiolo provenienti principalmente da Francia e viene prodotto esclusivamente quando Roberto ritiene che la vendemmia abbia caratteristiche realmente eccezionali. Se non esistono quelle condizioni, semplicemente non si fa. La macerazione è lunghissima e l’affinamento nelle grandi botti può arrivare a circa sette anni prima dell’imbottigliamento, senza cercare di accelerare nulla. È questo uno dei motivi per cui Monfortino è diventato uno dei Barolo più ricercati e longevi al mondo: non è pensato per essere impressionante appena aperto, ma per attraversare decenni mantenendo energia, tannino, freschezza e una complessità aromatica che cresce lentamente con il tempo. Accanto al Nebbiolo, la Barbera occupa un ruolo tutt’altro che secondario. Barbera d’Alba Francia e Barbera d’Alba Cerretta vengono trattate con lo stesso rigore dei Barolo e mostrano quanto questa varietà possa raggiungere profondità e capacità di evoluzione quando proviene da grandi vigne e viene lavorata senza considerarla un semplice vino quotidiano. Roberto Conterno ha inoltre introdotto strumenti tecnologici estremamente sofisticati per il controllo delle uve, tra cui sistemi di selezione ottica capaci di analizzare ogni singolo acino, dimostrando bene cosa significhi per lui essere tradizionalista: non rifiutare la tecnologia, ma utilizzarla dove può migliorare la materia prima senza modificare l’identità del vino. È forse proprio questo l’aspetto che trovo più interessante di Giacomo Conterno. Non è una cantina rimasta ferma nel passato. Roberto ha acquistato nuovi grandi vigneti, investito in tecnologia, sviluppato una conoscenza sempre più precisa delle parcelle e portato il progetto fino a Gattinara, ma non ha mai toccato i principi fondamentali ricevuti dal padre e dal nonno. Francia, Cerretta e Arione vengono lasciate parlare attraverso il Nebbiolo; il legno serve ad accompagnare il vino e non ad aromatizzarlo; il tempo non è un problema da abbreviare, ma uno degli ingredienti fondamentali. E sopra tutto rimane Monfortino, prodotto per la prima volta nel 1924 e ancora oggi realizzato soltanto quando l’annata lo merita davvero. A mio avviso è proprio questa coerenza, più ancora della rarità o dei prezzi raggiunti dalle bottiglie, a spiegare perché Giacomo Conterno sia diventato un riferimento assoluto: qui non si cerca di fare un Barolo che piaccia subito, si cerca di fare un grande vino capace di essere ancora lì, vivo e riconoscibile, dopo trenta, quaranta o cinquant’anni.