MARC SOYARD

BOURGOGNE CHARDONNAY "DOMAINE DE LA CRAS" 2023 MAGNUM - MARC SOYARD

Regular price €106,90 Sale price€140,00you save €33,10

Abbinamenti, È uno Chardonnay capace di sostenere una cucina decisamente più importante rispetto al classico bianco d'aperitivo. Splendido con rombo, branzino, capesante, astice e crostacei, trova grande armonia con risotti ai funghi, pollame arrosto, faraona, vitello e carni bianche. Molto interessante anche con Comté, Brie, Camembert e formaggi a pasta molle, soprattutto quando iniziano ad acquisire maggiore complessità.
Alcol, 13,5%
Annata, 2023
Denominazione, Bourgogne AOC
Filosofia, Biologico
Formato, 1.5 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Borgogna (Francia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Chardonnay 100%

NOTE SENSORIALI:

Nel calice mostra uno Chardonnay di grande energia, lontano tanto dalle interpretazioni eccessivamente burrose quanto dai bianchi costruiti esclusivamente sull'acidità. Il naso parte da pera, mela, pesca bianca e agrumi maturi, per sviluppare progressivamente sfumature di fiori bianchi, mandorla fresca, miele d'acacia e leggere note di panificazione. Il legno rimane sullo sfondo, contribuendo soprattutto alla trama e alla profondità. In bocca possiede volume e concentrazione, ma la materia viene attraversata da una tensione fresca e minerale che mantiene il sorso vivo. La permanenza sulle fecce aggiunge consistenza e una delicata sensazione cremosa, mentre acidità e componente salina riportano continuamente il vino verso equilibrio e verticalità. La chiusura è lunga, leggermente sapida, con ritorni di frutta bianca, agrume e mandorla. È proprio il contrasto tra energia, materia e naturalezza a rappresentare la firma di Soyard: uno Chardonnay che non vuole essere perfettamente levigato, ma vivo, dinamico e capace di cambiare nel bicchiere.

CURIOSITÁ:

Il Bourgogne Chardonnay "Domaine de la Cras" 2023 Magnum di Marc Soyard è uno di quei vini che raccontano una Borgogna contemporanea, libera e profondamente artigianale. Il Domaine de la Cras si trova sulle alture alle porte di Digione, in un'area viticola oggi valorizzata dalla denominazione Bourgogne Coteaux de Dijon. La proprietà fu acquistata nel 2013 dal Grand Dijon con l'obiettivo di preservare dall'urbanizzazione un vasto patrimonio agricolo di circa 160 ettari; la gestione della parte viticola venne affidata a Marc Soyard, vignaiolo originario del Giura e formatosi per diversi anni accanto a Jean-Yves Bizot a Vosne-Romanée. La sua prima vendemmia al Domaine risale al 2014. Da allora Soyard ha costruito uno stile personale fondato su agricoltura biologica, pratiche di ispirazione biodinamica e interventi ridotti al minimo in cantina. Il 2023 nasce da Chardonnay in purezza, coltivato su terreni argillo-calcarei con marne in profondità e raccolto manualmente. Le uve vengono sottoposte a pressatura diretta e la fermentazione avviene naturalmente grazie ai lieviti indigeni, senza ricercare profili aromatici costruiti. L'élevage avviene in legno, con un impiego calibrato di fusti nuovi e usati, mentre il vino viene imbottigliato senza chiarifiche o filtrazioni invasive e con un utilizzo estremamente contenuto di solforosa. È una concezione dello Chardonnay borgognone nella quale materia e precisione convivono con una sensazione di libertà espressiva rara. Nel formato Magnum da 1,5 litri, l'evoluzione più lenta rende questa bottiglia ancora più interessante per l'affinamento.

Marc Soyard

Marc Soyard è una delle personalità più singolari della Borgogna contemporanea, un vignaiolo capace di costruire il proprio percorso lontano dalle grandi dinastie familiari della regione e di riportare alla luce un territorio quasi dimenticato: le colline che circondano Dijon. Originario del Jura e senza una famiglia di viticoltori alle spalle, Marc si forma in viticoltura a Beaune e costruisce la propria esperienza direttamente tra le vigne. Fondamentale è l'incontro con Jean-Yves Bizot, uno dei produttori più ricercati di Vosne-Romanée: dal 2007 al 2013 Soyard lavora al Domaine Bizot, occupandosi del vigneto e partecipando al lavoro di cantina. Sei anni decisivi, durante i quali sviluppa una sensibilità fondata sulla precisione, sull'osservazione e sulla convinzione che meno si interviene su un'uva di grande qualità, maggiore sarà la capacità del vino di raccontare il proprio luogo d'origine. Nel 2013 arriva l'occasione che cambia completamente la sua storia. La città di Dijon acquisisce il Domaine de la Cras, una vasta proprietà agricola situata sulle alture alle porte della città, con l'obiettivo di preservare questo patrimonio naturale dall'espansione urbana e restituirgli una vocazione agricola. All'interno della tenuta si trovano circa 8 ettari di vigneto, cinque dedicati al Pinot Noir e tre allo Chardonnay. Il comune cerca un vignaiolo capace di prendere in mano il progetto e, dopo una selezione, sceglie proprio Marc Soyard. Dal 2014 Marc diventa così il volto e l'anima vitivinicola del Domaine de la Cras. La particolarità è che Soyard non è proprietario del domaine: coltiva le vigne, produce i vini e gestisce autonomamente il progetto all'interno di una proprietà appartenente alla città di Dijon. Una collaborazione decisamente insolita per la Borgogna, nella quale una parte dell'accordo con il comune viene tradizionalmente corrisposta anche attraverso bottiglie prodotte nella tenuta. Dietro questa curiosità si nasconde però un progetto molto più importante: recuperare l'antica identità viticola delle colline di Dijon. Prima della fillossera e della progressiva urbanizzazione, infatti, il territorio intorno alla città possedeva un patrimonio viticolo considerevole. Alla fine dell'Ottocento si contavano circa 1.200 ettari di vigneto, successivamente quasi completamente scomparsi. Il lavoro di Soyard assume quindi anche un valore culturale: riportare la vite sulle colline di Dijon significa recuperare un capitolo dimenticato della storia della Borgogna e dimostrare che questi terroir possono ancora produrre vini di grande carattere. Al Domaine de la Cras il vigneto rappresenta il centro assoluto del progetto. Le parcelle erano già lavorate secondo principi biologici quando Marc ne assume la gestione e negli anni vengono progressivamente integrate anche pratiche biodinamiche. Il lavoro è prevalentemente manuale e orientato alla vitalità dei terreni, alla biodiversità e all'equilibrio naturale delle piante. Soyard osserva molto e interviene poco, evitando di applicare protocolli rigidi e adattando ogni scelta alle condizioni della singola annata. I protagonisti sono naturalmente Pinot Noir e Chardonnay, le due grandi varietà della Borgogna. Le parcelle sorgono su pendii calcarei e pietrosi, con differenti esposizioni e pendenze che Marc cerca di mantenere riconoscibili nelle singole cuvée. Tra le interpretazioni più rappresentative troviamo Coteaux de Dijon e soprattutto Cras, proveniente dalle parcelle più ripide e vocate della proprietà e generalmente destinata ad affinamenti più lunghi. Domaine de la Cras occupa inoltre una posizione particolare perché rappresenta l'espressione simbolo della menzione Coteaux de Dijon, diventando uno dei protagonisti della riscoperta di questo antico vigneto borgognone. In cantina l'approccio è coerente con quanto avviene tra i filari: intervento minimo e massima libertà espressiva. Le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e per il Pinot Noir Soyard utilizza, a seconda dell'annata e della parcella, percentuali importanti di grappolo intero, arrivando in alcuni casi alla vinificazione integrale. Le estrazioni sono delicate e pensate per privilegiare energia e finezza piuttosto che concentrazione. La solforosa viene utilizzata in quantità molto contenute e numerosi vini vengono imbottigliati senza chiarifica e senza filtrazione. Anche l'affinamento diventa uno spazio di ricerca. Accanto alle tradizionali pièces borgognone, Marc utilizza botti di differenti dimensioni ed età e nel corso degli anni ha sperimentato anche contenitori realizzati con legni come acacia e castagno. Il contenitore non deve però lasciare una firma dominante: deve semplicemente accompagnare il vino, permettendogli di sviluppare complessità mantenendo intatti freschezza, tensione e carattere del vigneto. Uno degli aspetti più affascinanti di Marc Soyard è proprio la sua libertà creativa. Pur conoscendo profondamente i codici della Borgogna classica, non sente la necessità di seguirli rigidamente. Nel corso degli anni ha sperimentato con macerazioni differenti, cuvée assemblate attraverso più vendemmie, solera, orange wine, pét-nat e vin de voile, spesso realizzati in quantità minuscole. Ogni esperimento nasce dalla curiosità e dall'osservazione della materia prima, mai dalla volontà di seguire una moda. Parallelamente al Domaine de la Cras, Soyard porta avanti anche piccole produzioni provenienti da parcelle personali in Côte-d'Or, continuando a esplorare le possibilità offerte da zone meno conosciute della Borgogna. Questa doppia dimensione gli permette di mantenere una straordinaria libertà: da una parte il recupero storico dei Coteaux de Dijon, dall'altra una ricerca personale che attraversa vitigni, terroir e tecniche differenti. I vini di Marc Soyard non cercano la perfezione formale o l'omologazione. Sono vini vivi, energici, profondamente artigianali e spesso sorprendenti, nei quali il Pinot Noir conserva succosità e tensione e lo Chardonnay mostra una componente minerale, dinamica e verticale. Produzioni limitate, fermentazioni spontanee e un approccio estremamente personale rendono ogni cuvée una fotografia della vendemmia e del vigneto da cui proviene. Marc Soyard rappresenta così uno dei volti più autentici della nuova Borgogna: un vignaiolo senza una grande proprietà ereditata alle spalle, formatosi accanto a uno dei maestri di Vosne-Romanée e capace di trasformare un territorio dimenticato alle porte di Dijon in un progetto riconosciuto dagli appassionati di tutto il mondo. Domaine de la Cras è oggi molto più di una curiosità borgognona: è la dimostrazione che anche fuori dai climat più celebrati possono nascere vini di grande personalità quando vigneto, sensibilità e libertà vengono messi al centro del lavoro.